13/03/2019
Luigi Marattin
Boccia, Boschi, De Micheli, Madia, Melilli, Navarra, Padoan, Enrico Borghi, Fiano
1-00141

 La Camera,

   premesso che:

    sulla base dei dati comunicati dall'Istat il 5 marzo 2019, nel terzo e quarto trimestre 2018 – dopo 14 trimestri di crescita ininterrotta – la variazione congiunturale del Prodotto interno lordo (Pil) è risultata negativa e, nel quarto trimestre, si è azzerata anche la variazione tendenziale rispetto al quarto trimestre dell'anno procedente;

    secondo quanto diffuso dall'istituto di statistica il 27 febbraio 2019, la fiducia delle imprese è in costante diminuzione dal giugno 2018, passando da un valore indice di 105,2 al 98,3 del febbraio 2019, che rappresenta il punto più basso degli ultimi anni; secondo gli stessi dati, si assiste ad un medesimo fenomeno di inversione del clima di fiducia dei consumatori, passato dal valore indice di 116,2 del luglio 2018 al 112,4 di febbraio 2019;

    il rapido deteriorarsi della crescita del reddito e del clima di fiducia degli agenti economici nazionali sta dando luogo a ripercussioni negative nel mercato del lavoro: i dati diffusi dall'Istat il 1° marzo 2019 evidenziano che, dall'insediamento del Governo Conte (1° giugno 2018) al 31 gennaio 2019 si sono persi 91 mila occupati e, in particolare, 53 mila unità di lavoro dipendente a tempo indeterminato, mentre si osserva un aumento di 32 mila unità di lavoro a tempo determinato;

    da maggio 2018 a dicembre 2018 si è inoltre verificato un deflusso di investimenti di portafoglio esteri dal nostro Paese pari cumulativamente a 109,4 miliardi di euro (di cui 88,1 miliardi relativi a strumenti di debito della pubblica amministrazione), come si osserva nei dati diffusi da Banca d'Italia il 19 gennaio;

    il deciso peggioramento della congiuntura economica – dovuto al peggioramento della domanda interna e non alla componente estera – rende con assoluta evidenza del tutto irrealistico il quadro macroeconomico aggiornato dal Governo il 30 dicembre 2018, e basato su una crescita annua del prodotto interno lordo pari all'1 per cento – da ultimo criticata dall'Ocse, che stima un tasso addirittura negativo, pari a -0,2 per cento – e ad un indebitamento netto nominale pari al 2 per cento del reddito nazionale;

    nonostante gli annunci ripetutamente effettuati dal Governo fin dall'estate 2018, risultano ancora sostanzialmente fermi gli investimenti pubblici, previsti addirittura in calo di più di un miliardo di euro sull'esercizio 2019;

    questi andamenti confermano, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, l'incapacità di programmazione dimostrata dal Governo, aggravata da un'inversione di tendenza nella trasparenza che le diverse fasi del ciclo di bilancio imporrebbero, ai sensi della normativa nazionale ed europea, al processo di condivisione degli obiettivi di finanza pubblica;

    la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018, che ha costituito il primo documento di programmazione presentato dal Governo in carica, oltre a proporre uno scenario programmatico inattendibile, come già previsto dai più autorevoli osservatori nazionali e internazionali, risultava altresì, per la prima volta, priva di alcuni elementi fondamentali, quali l'analisi di sensitività della dinamica del rapporto debito/prodotto interno lordo alle variabili macroeconomiche che ne determinano l'evoluzione e, nell'annesso relativo alla relazione al Parlamento, il piano di rientro di cui all'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012;

    i documenti programmatici di finanza pubblica svolgono una delicata e importante funzione informativa a livello nazionale, comunitario e internazionale, in grado di rendere pienamente visibili le scelte di policy; previsioni tendenziose e inattendibili possono compromettere notevolmente l'efficacia della programmazione finanziaria,

impegna il Governo:

1) al fine di assicurare la trasparenza e l'affidabilità dei conti pubblici, al servizio del Parlamento e dei cittadini, a delineare al più presto, nell'ambito del prossimo documento di economia e finanza – comunque da presentare alle Camere entro il 10 aprile 2019 – l'effetto sui conti pubblici del deciso peggioramento della congiuntura macroeconomica;

2) a chiarire come intenda rispettare gli impegni di finanza pubblica concordati con la Commissione europea ed esposti nell'aggiornamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica del 30 dicembre 2018, al fine di scongiurare una costosa procedura di infrazione;

3) a specificare come intenda evitare il peggioramento del rapporto debito/prodotto interno lordo – inevitabile, dato l'andamento della congiuntura, in assenza di interventi correttivi – che avrebbe pesanti ripercussioni sul costo di finanziamento delle passività dello Stato, innescando un pericoloso circolo vizioso già sperimentato in anni recenti in alcuni Stati membri dell'Unione europea;

4) ad esporre chiaramente quali nuove iniziative di politica economica intenda adottare nel corso del 2019 per contrastare la recessione, sostenere il reddito dei lavoratori e migliorare le condizioni strutturali di competitività e produttività del sistema delle imprese.