Welfare

Contrastiamo la povertà. E anche la demagogia

09/03/2017

Approvata la legge per il contrasto alla povertà, i temi sociali sono prioritari nell’ agenda del governo e del Partito Democratico. Non parole o slogan ma da oggi una legge che aiuterà chi è in difficoltà a non sentirsi escluso.

Il provvedimento, mirato all’inclusione sociale, alla lotta all’emarginazione, è tanto più importante in un momento storico come il nostro ancora segnato da una  crisi economica significativa  che aumenta in modo progressivo il divario tra ricchi e poveri.

Con questa legge vogliamo dare una mano a chi ne ha più bisogno. Alle persone in povertà assoluta, dando priorità alle famiglie con minori, a chi superati i 55 anni si ritrova senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, alle famiglie con disabili gravi e alle donne in stato di gravidanza.

E veicola un concetto fondamentale per  una crescita sana della  società. La battaglia contro la povertà è anche innanzitutto la battaglia per il futuro di chi oggi è ancora giovane.  E proprio questa è stata la premessa nell’accogliere nel ddl le indicazioni  ricevute durante l’indagine sulla povertà minorile svolta dalla commssione bicamerale sull’Infanzia e Adolescenza .

Le misure approvate servono per dare un reddito di inclusione e più servizi sociali a chi vive in povertà assoluta, a partire dalle famiglie numerose o con figli disabili e dai disoccupati over 55. E’ l’intervento più importante mai varato in Italia contro la povertà assoluta.

Sono misure concrete, sostenibili ed efficaci perché rivolte a chi ha davvero bisogno: servono aiuti non demagogia..

Messe a disposizione nuove e ingenti risorse, impiegate per erogare contributi economici e servizi alla persona, oltre che per favorire percorsi di inclusione lavorativa e sociale.

Non solo la novità del reddito di inclusione, dunque, ma una riforma organica e strutturale del sistema delle politiche sociali che risponde a principi di equità, di efficacia nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni.

Si tratta di uno strumento universale, operante su tutto il territorio nazionale e permanente nel tempo, le cui risorse vengono dal Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Gli stanziamenti messi in campo sono di 800 milioni per il 2016, un miliardo e mezzo a partire dal 2017, 2 miliardi per il 2018.

La legge prevede inoltre la possibilità di incremento attraverso stanziamenti da altri provvedimenti di legge fino a coprire interamente la platea in condizione di povertà assoluta, cioè di coloro che non possono disporre dell'insieme dei beni e dei servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso.

Un approccio che tiene conto della persona, vista non solo nella sua condizione economica, ma con una valutazione multidisciplinare del bisogno.

I progetti di attivazione e di inclusione sociale divengono, così, personalizzati per il nucleo familiare e predisposti da una equipe costituita dagli ambiti sociali territoriali, più vicini al soggetto coinvolto, con la partecipazione anche degli altri servizi interessati. Per farlo è necessario un cambiamento nel funzionamento del sistema dei servizi sociali, con un maggiore  impegno in termini di controllo, di presa in carico, di monitoraggio e valutazione, nonché di capacità di relazione tra i Comuni e gli altri enti del territorio.

Il provvedimento prevede anche il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto della povertà, il rafforzamento delle forme di gestione associate ai servizi sociali e l’istituzione di un coordinamento per garantire su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni.

Solo con questa visione globale e riformatrice, capace di mettere al centro i bisogni delle persone e dei nuclei familiari, si possono rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l'eguaglianza dei cittadini ed eliminare la condizione di povertà, secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione e nel rispetto dei principi della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea.

Molto ancora resta da fare, ma è  un passo decisamente importante per restituire dignità a chi vive in condizione di fragilità.

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