Cultura

Decreti Buona Scuola: approvati i pareri

17/03/2017

Dopo mesi di audizioni e di confronto con il mondo della scuola, la commissione Cultura della Camera ha espresso pareri favorevoli sugli schemi degli otto decreti attuativi della Buona Scuola apportando diverse modifiche e aggiornamenti. Molti gli aspetti che renderanno concrete e operative le scelte e le impostazioni contenute nella legge 107 del 2015, dal reclutamento degli insegnanti al diritto allo studio, dal sistema integrato nido-materna all'inclusione degli alunni disabili.  

Ora i testi torneranno in mano al Governo.

 

SCHEMI DEGLI 8 DECRETI DELLA BUONA SCUOLA

 

La Commissione Cultura della Camera ha terminato l’esame dei decreti di legge delega previsti dalla Legge 107/2015 con la votazione dei pareri che hanno raccolto molte delle osservazioni emerse nel corso delle audizioni che hanno coinvolto 76 realtà e che sono state l’occasione di un vero e aperto confronto con il mondo della scuola. In questo senso, abbiamo dato seguito all’impegno serio assunto dal Governo circa la necessità di procedere ad una vera e articolata fase di ascolto. 

Le deleghe rappresentano la parte più innovativa e qualificante della legge 107, quella che guarda al futuro e alla scuola che immaginiamo.

Rivelano e concretizzano la vera portata di riforma della Buona Scuola mettendo le studentesse e gli studenti al centro di un progetto che punta a fornire loro un’istruzione e una formazione adeguate a standard e obiettivi internazionali. Abbiamo deciso di investire sul sapere e sul saper fare, per dare alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi gli strumenti utili per realizzare il loro progetto di vita e contribuire alla crescita e alla competitività del Paese.

Le otto deleghe riguardano:

  1. il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
  2. la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità;
  3. l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 (dalla nascita fino a sei anni);
  4. l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato;
  5. il diritto allo studio;
  6. la revisione dei percorsi dell'istruzione professionale;
  7. la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
  8. il riordino della normativa in materia di scuole italiane all'estero.

 

  1. Sistema di formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado

Oggi chi vuole insegnare nella scuola secondaria di I e II grado deve abilitarsi, dopo la laurea, attraverso il tirocinio formativo attivo (TFA). L’abilitazione consente di accedere alla seconda fascia delle graduatorie di istituto per fare le supplenze. Per il ruolo occorre attendere e superare un concorso.

La delega prevede che dopo la laurea si parteciperà ad un concorso: chi lo supererà si inserirà in un percorso di formazione di tre anni, due dei quali fatti anche a scuola. Il percorso si concluderà, dopo il terzo anno, con l’assunzione a tempo indeterminato. La delega riguarda le future e i futuri insegnanti e prevede una fase transitoria per chi oggi è già iscritto nelle graduatorie di istituto.

Con il parere abbiamo prevalentemente modificato la fase transitoria introducendo procedure di valutazione che garantiranno di coprire, in modo regolare e prestabilito, con docenti di ruolo i posti vacanti e disponibili, di assicurare la continuità didattica nelle scuole, di tener conto dell’esperienza e dei titoli di chi già insegna nelle scuole.

Nello specifico è stato stabilito che:

-  Il 50% dei posti vacanti e disponibili ogni anno siano coperti attingendo dalle graduatorie ad esaurimento (come stabilito dalla legge) fino al loro esaurimento, e che la quota restante (altro 50%) sia coperta mediante scorrimento delle graduatorie di merito dell'ultimo concorso compresi gli idonei oltre il 10%, avendo ovviamente riguardo dei legittimi diritti dei vincitori di concorso di essere immessi in ruolo.

-  Tutti i docenti in possesso del titolo abilitante all’insegnamento nella scuola secondaria o di specializzazione di sostegno siano inseriti entro l’anno scolastico 2017/2018 in una speciale graduatoria regionale di merito, ad esaurimento, sulla base dei titoli (incluso il servizio) posseduti e della valutazione conseguita in una apposita prova orale di natura didattico-metodologica. Questi docenti saranno ammessi direttamente al terzo anno del nuovo percorso di ingresso nella scuola e dovranno affrontare un anno di prova rafforzato; solo il superamento di questa fase consentirà loro di essere immessi in ruolo. A questi docenti dovrà essere riservata una quota di posti vacanti decrescente nel tempo.

-  I docenti non abilitati che abbiano svolto almeno 3 anni di servizio siano ammessi a partecipare prove concorsuali loro riservate (scritto e orale). I vincitori di tali concorsi saranno ammessi al nuovo percorso di ingresso con esonero dalle attività del secondo anno e dall’acquisizione dei crediti previsti per il secondo e terzo anno. Il primo concorso con la nuova formula sarà avviato nel 2018 e potranno partecipare i neo laureati che abbiano conseguito almeno 24 crediti formativi in “discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche”. I vincitori cominceranno il loro percorso formativo nell’anno scolastico 2019/2020.

 

  1. Promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità

L’inclusione scolastica è uno dei processi  più importanti perché si realizzi una vera inclusione sociale. Da come si sostiene e si realizza questo percorso può dipendere il futuro di molti studenti ed alunni con disabilità.

La delega sull'inclusione è stata una delle più delicate per la complessità del tema e le implicazioni che esso reca con sé, ed è stato raggiunto un buon punto di sintesi tra le esigenze delle famiglie, degli studenti, delle associazioni e degli insegnanti.

Centrale è il riconoscimento del principio di autodeterminazione dell’alunno con disabilità  e del ruolo della famiglia. Insieme ad essi la comunità scolastica e quella territoriale  concorrono ad assicurare il successo formativo, la crescita, lo sviluppo delle potenzialità di ciascun alunno. 

È stato riconosciuto il ruolo di partecipazione della famiglia che interverrà nella definizione del Profilo di funzionamento, che sostituisce la  valutazione  “diagnostica- funzionale”, in capo non più alla Commissione medica che accerterà solo la condizione di disabilità (legge 104/92) ma alla Unità di valutazione multidisciplinare composta da figure  professionali con  specializzazioni coerenti per la valutazione di alunni e studenti con disabilità in età evolutiva e da rappresentanti dell’ente locale che ha la presa in carico della persona con il concorso della scuola per quanto di competenza.

Il Profilo di funzionamento è lo strumento essenziale per la definizione del “Progetto individuale” (PI) in capo all’ente locale e del Piano Educativo Individualizzato (PEI) di cui è parte integrante.

Il PEI individua le strategie, gli strumenti e la modalità per realizzare un ambiente di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione, dell’interazione, dell’orientamento e delle autonomie ed è elaborato con i docenti contitolari o l’interno consiglio di classe con la collaborazione dei genitori e le figure professionali interne ed esterne alla scuola che interagiscono con l’alunno e la classe.

Le misure di sostegno e l’assegnazione delle risorse per il sostegno didattico sono quantificate dal dirigente scolastico sulla base di questo Piano Educativo e trasmesse al GIT (Gruppo Inclusione Territoriale).

La sfida contenuta in questa proposta sta nel riconoscimento che l’inclusione scolastica non è più, rispetto a ciò che purtroppo accade adesso, in capo ai soli docenti di sostegno, ma all’intera comunità scolastica e territoriale.

La famiglia partecipa al progetto individuale e al Gruppo per l'inclusione di ogni scuola (GLI). Inoltre, collaborerà alla definizione del Progetto Educativo Individualizzato nel consiglio di classe.

È stato rivisto anche il ruolo delle associazioni ribadendo la loro presenza nella Commissione per l’accertamento della disabilità e nel GLIR (Gruppi lavoro per l’inclusione regionale), GIT e GLI. Inoltre, nel Piano di Inclusione, elaborato dal GLI sulla base dei singoli PEI, la scuola indicherà le modalità attuative e quantificherà anche le risorse per il sostegno didattico che il dirigente scolastico proporrà al GIT per una verifica a livello territoriale. 

È stato inserito un richiamo all’art. 462 del TU 297 sul divieto di spostare i docenti dopo il ventesimo giorno dall’inizio delle lezioni e l’assegnazione dei collaboratori scolastici rispettando il genere degli alunni con disabilità.

Infine è stato chiesto di tenere conto del genere nell’assegnazione dei collaboratori scolastici, è stato riportato a 20 il numero degli alunni per classe, è stata rafforzata la formazione nelle classi in cui sono inseriti i disabili e recuperata l’esperienza e le buone pratiche di CTS e CTI inserendoli nella nuova governance della legge 107.

L’obiettivo è quello di poter arrivare alla definizione di un livello essenziale e le integrazioni, modifiche e condizioni poste nel parere alla delega avvicinano sicuramente di più rispetto al testo originario - senza smentirlo- il raggiungimento di un’inclusione scolastica e la partecipazione degli studenti alla comunità.

 

  1. Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6

La delega istituisce per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino al compimento dei 6 anni per garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali.

Attraverso la costituzione del Sistema integrato progressivamente si estenderanno, amplieranno e qualificheranno i servizi per l’infanzia, a partire dagli asili nido fino alle scuole dell’infanzia, su tutto il territorio nazionale.

A questo scopo viene creato un Fondo (670 milioni per i prossimi tre anni) per l’attribuzione di risorse agli enti locali. Con questo provvedimento anche il periodo 0/3 anni viene finalmente considerato parte del sistema educativo nazionale e, pur mantenendo la non obbligatorietà, si propone di offrire le stesse opportunità ai piccoli cittadini.

La delega prevede un Piano di azione nazionale per l’attuazione del Sistema integrato che coinvolgerà attivamente tutti gli attori in campo attraverso la cui implementazione si punta a raggiungere il coinvolgimento del 75 % dei comuni, il 100% dell'accesso alla scuola dell'infanzia e il 33% dell'accesso agli asili nido.

Sarà promossa la costituzione di Poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi, Poli che serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico di tutte le bambine e dei bambini. I Poli saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni). 

È prevista una specifica governance del Sistema integrato di educazione e di istruzione: in questo senso, viene rinnovato il ruolo delle Regioni per le autorizzazioni, l'accreditamento e la vigilanza sui punti di erogazione del servizio.

La delega, inoltre, sostiene la qualificazione del personale chiarendo i titoli per l'accesso alle professioni. Integra, ma non confonde, il periodo 0-3 con il periodo 3-6: pur sottolineando molto chiaramente le differenze degli obiettivi pedagogici, l’obiettivo dei Poli per l'Infanzia è dunque garantirne la continuità.

Con il parere abbiamo chiarito che per diventare educatore negli asili nido occorre la laurea triennale e che per insegnare nella scuola dell'infanzia serve conseguire la laurea magistrale. Ma se un docente di scuola dell'infanzia vuole dedicarsi ai bambini dei nidi al sotto dei tre anni deve acquisire altri 60 crediti formativi universitari. Si riconosce, ai fini dell'inserimento nelle graduatorie provinciali dei precari, il servizio prestato nelle sezioni primavera che accolgono i bambini di età compresa fra 24 e 36 mesi.

Infine, il fondo da attribuire agli enti locali andrà direttamente a loro senza transitare per le Regioni.

 

  1. Adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato

Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità entreranno in vigore dagli Esami del 2018.

Una scuola che non respinge i ragazzi ma li aiuta a superare le difficoltà anche promuovendoli se hanno insufficienze ed evitando la rigidità dei voti in decimi nel primo ciclo a favore del giudizio o di una lettera. Mentre nella delega approvata dal cdm è stato previsto che «nella scuola primaria, i docenti della classe, in sede di scrutinio, con decisione assunta all'unanimità, possono non ammettere l'alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali», nel parere abbiamo chiesto di premettere che gli alunni sono promossi «anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione». Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali degli alunni indichino livelli insufficienti, «l'istituzione scolastica, nell'ambito dell'autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento». Inoltre, l'esame del primo ciclo si deve concludere con il diploma anche per gli studenti disabili che hanno affrontato prove individualizzate in base al loro piano educativo. Nelle osservazioni è stato chiesto di considerare la possibilità che la valutazione nel primo ciclo non sia in voti decimali ma espressa in cinque livelli di apprendimento identificati con lettere o aggettivi descrittivi.

Per quanto riguarda la scuola media abbiamo chiesto di prevedere che in caso di insufficienza il consiglio di classe deliberi, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe successiva o all'esame conclusivo del primo ciclo. In caso di ammissione con carenze evidenziate in alcune discipline, in caso di non ammissione alla classe successiva o di non ammissione all'esame conclusivo del primo ciclo, l'istituzione scolastica attiva le strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento.

Inoltre, nei documenti di valutazione deve essere inserita solo la certificazione Invalsi di inglese e solo  nell'esame di stato della secondaria di secondo grado.

 

  1. Diritto allo studio

Nuova governance che garantisca maggiore partecipazione degli studenti, promozione di un sistema di welfare fondato su livelli di prestazioni nazionali, misure su libri di testo, tasse scolastiche, trasporti, potenziamento della carta dello studente “IoStudio”. Questi i principali contenuti della delega sul Diritto allo Studio.

Con il parere abbiamo incrementato da 10 a 30 milioni di euro il Fondo unico per il welfare dello studente e per il diritto allo studio.

Abbiamo ampliato allo Stato e alle Regioni gli adempimenti relativi alle modalità di erogazione delle prestazioni inerenti al diritto allo studio. Tali adempimenti saranno resi effettivi non solo perché Stato, Regioni ed Enti locali saranno chiamati a fornire il servizio (e non solamente a promuoverne lo sviluppo) in collaborazione con le Istituzioni scolastiche, ma anche perché, con riferimento a taluni servizi, come quello di trasporto degli alunni delle scuole primarie statali, si derogherà alle limitazioni previste dalla normativa.

Abbiamo stabilito che gli indici ISEE  siano rapportati all'esonero dal pagamento delle tasse scolastiche per gli alunni e gli studenti dell’istruzione secondaria di secondo grado degli ultimi due anni. Eventuali risparmi saranno indirizzati al Fondo unico per il welfare dello studente e per il diritto allo studio per l’erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti alle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado.

A partire al 2017 sono previsti 10 milioni di euro per l’erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti agli ultimi due anni delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, per l’acquisto di libri di testo, per la mobilità e il trasporto, per l’accesso a beni e servizi di natura culturale.

 

  1. Revisione dei percorsi dell’Istruzione professionale

I molti dati esaminati confermano che, senza un riordino, l’istruzione professionale avrebbe irrimediabilmente perso la propria funzione originaria e, con essa, la possibilità di portare avanti esperienze di grande valore formativo. Il lento declino delle iscrizioni, la crescita dei  tassi di abbandono (che arrivano fino a punte del 38%), un’utenza scolastica sempre più differenziata e con  bisogni formativi  ai quali è difficile dare risposte con un  impianto (quello del riordino Gelmini del 2010)  in tutto assimilabile a quello degli istituti tecnici e dei licei.

Il decreto legislativo definisce una nuova identità dell’istruzione professionale, innovando la sua offerta formativa, superando l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e rispondendo anche alle esigenze delle filiere produttive del territorio.

Questi obiettivi si concretizzano attraverso la definizione di un nuovo impianto didattico e metodologico basato sulla personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sull’orientamento degli studenti, sull’apprendimento per esperienze, specie di quelle in contesti operativi e di lavoro.

È stabilito anche un nuovo impianto organizzativo attraverso un piano di studi articolato per assi disciplinari e  maggiormente adattabile alle diverse filiere produttive presenti nei territori: ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste del proprio territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni.

Vengono rafforzate le attività laboratoriali: nel biennio più del 40% delle ore sarà destinato ad insegnamenti di indirizzo e attività di laboratorio, ci sarà uno spazio del 10% per apprendimenti personalizzati e per l’alternanza scuola-lavoro (dal secondo anno del biennio), e il resto delle ore sarà dedicato a insegnamenti generali. Nel triennio, invece, lo spazio per gli insegnamenti di indirizzo sarà superiore (55% per anno) per dare la possibilità ai giovani di specializzarsi e approfondire quanto appreso nel biennio, nell’ottica di un ingresso facilitato nel mondo del lavoro.

Il provvedimento non mette in discussione la possibilità per le scuole professionali di ampliare l’offerta formativa con percorsi di istruzione e formazione professionale di competenza regionale, tutt’altro: essa viene esplicitamente affermata  riconoscendo il principio di sussidiarietà nello svolgimento dei percorsi di leFP.

Viene estesa la possibilità per gli Istituti professionali di svolgere in IeFP anche il quarto anno per il conseguimento, oltre alla qualifica, anche  del diploma professionale. Infine, viene istituito un sistema permanente e strutturato di raccordo tra IP e leFP che consentirà, nel rispetto delle competenze regionali, di estendere il modello sul territorio nazionale e di  facilitare i passaggi tra sistemi.

Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019. 

 

  1. Promozione e diffusione della cultura umanistica

Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa saranno solo alcune delle arti che verranno potenziate negli istituti scolastici. Le scuole saranno aperte anche a contributi esterni: reti o poli a orientamento artistico e performativo di scuole collaboreranno con l’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione, ricerca educativa), le istituzioni Afam (Alta formazione musicale e coreutica), le Università, gli Its (Istituti tecnici superiori) e soggetti pubblici e privati sotto il coordinamento del Miur che a sua volta lavorerà a stretto contatto con il Ministero dei Beni Culturali.

La pratica musicale, già presente nelle scuole del primo ciclo, verrà potenziata e ulteriormente sviluppata e le scuole secondarie di II grado potranno collaborare con gli Istituti tecnici superiori per progetti di innovazione digitale e tecnologica applicata alla musica.

Il patrimonio culturale e artistico italiano può essere occasione di crescita per l’Italia se le nuove generazioni sapranno coniugare tradizione e innovazione. Per questo motivo l’alternanza scuola-lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

Con il parere abbiamo richiesto il superamento del limite del numero di cattedre di strumento per i licei musicali previsto nella versione iniziale del testo. Positiva l'istituzione dei corsi propedeutici nei conservatori che abbiamo rimodulato in modo da garantire maggiore spazio all'autonomia delle istituzioni.

 

  1. Riordino della normativa in materia di scuole italiane all'estero

Una scuola che formi cittadini italiani anche all’estero, diffondendo e promuovendo il nostro patrimonio culturale fuori dai confini nazionali, così come avviene nelle scuole del Paese: è questo l’obiettivo del decreto legislativo sulle scuole italiane all’estero.

La volontà è quella di colmare le distanze, estendendo le innovazioni introdotte dalla Buona Scuola anche negli istituti scolastici che operano fuori dal Paese. Questo si tradurrà, per esempio, nell’istituzione dell’organico del potenziamento all’estero, 50 nuovi insegnanti, nuove risorse professionali grazie alle quali si potrà lavorare di più su musica, arte o cinema e garantire il sostegno alle alunne e agli alunni che ne hanno bisogno.

Le scuole italiane all’estero potranno partecipare ai bandi relativi al Piano nazionale scuola digitale. Per quanto riguarda gli insegnanti Miur e Maeci definiranno criteri e modalità per la formazione del personale all’estero, per riconoscere un profilo professionale specifico. Il periodo di permanenza fuori dei docenti verrà ridotto dagli attuali 9 a 6 anni per evitare un periodo troppo lungo di distacco dal sistema nazionale.

Sono previste maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti che promuovono e diffondono la nostra cultura nel mondo e, infine, piena trasparenza delle scuole all’estero all’interno del portale unico della scuola.

Con il parere abbiamo cancellato la supremazia del decreto sulla contrattazione nazionale; per un'azione più coordinata viene prevista una cabina di regia tra i Ministeri; la denominazione "scuole amministrate dallo Stato" è sostituita da "scuole statali"; è previsto un richiamo più esplicito al ruolo degli enti gestori; si reinseriscono le casse scolastiche, prevedendo nuove modalità di gestione finanziaria delle scuole; gli elenchi del personale docente da inviare all'estero vengono sostituite dalle graduatorie, garantendo la massima pubblicità e trasparenza in ogni fase della selezione e viene soppresso il parere preventivo del Maeci sul piano triennale dell'offerta formativa.