Data: 
Lunedì, 9 Settembre, 2019
Nome: 
Pier Carlo Padoan

Grazie, Presidente. Il Presidente Conte ha delineato un quadro ampio di priorità del Paese per una crescita forte, sostenibile e inclusiva. La sfida è ora tradurre questo in un progetto concreto, a partire dalla difficile situazione in cui si trova il Paese. L'economia è tuttora in stagnazione e il suo debito cresce, ma il Paese ha di fronte a sé una doppia finestra di opportunità in Europa e in Italia per uscire dalla stagnazione e guardare al futuro con più ottimismo. In Europa stanno maturando le condizioni per il ricorso a politiche più espansive sia in campo monetario che, auspicabilmente, in campo fiscale, e ciò soprattutto nei Paesi che, come la Germania, ma non solo, dispongono di spazi di bilancio. Il quadro di debolezza dell'economia europea, Regno Unito compreso, e il quadro di conflittualità globale, soprattutto nelle relazioni commerciali, dovrebbero rappresentare una pressione molto potente sui Governi per l'adozione di un indirizzo espansivo; ne beneficerebbe tutta l'Europa e anche il nostro Paese.

Dall'Europa arrivano segnali anche su altri temi: l'avvio di un processo di revisione del Patto di stabilità e crescita e segnali relativi alle possibili flessibilità di bilancio per il nostro Paese. Quanto al primo aspetto, l'Italia è di nuovo nelle condizioni di poter giocare un ruolo propositivo molto rilevante. Il Patto di stabilità e crescita va rimodulato identificando maggior spazio al secondo termine, ma questa revisione va inserita in un quadro in cui l'Europa ridefinisca una strategia complessiva per la crescita, che preveda un progresso verso un'autentica capacità fiscale unificata. Le riforme al bilancio europeo in discussione in questi mesi vanno nella direzione giusta per migliorare convergenza e competitività; manca, però, un impegno all'introduzione di uno strumento di stabilizzazione auspicabilmente lungo le linee del meccanismo di assicurazione contro la disoccupazione ciclica già avanzato dai Governi italiani nella passata legislatura e richiamato dalla Presidente von der Leyen nel suo discorso inaugurale e dal Presidente del Consiglio nel suo discorso.

Quanto alla flessibilità già sono operative le modalità con cui questa viene concessa, ma non si tratta di un meccanismo automatico. La flessibilità premia i Paesi di cui sono chiari gli impegni per le riforme e gli investimenti pubblici, e per una ricomposizione della spesa orientata alla crescita sostenibile. Finestre di opportunità dall'Europa, dunque, che devono e possono essere sfruttate; ma il Paese può beneficiare di un'altra finestra di opportunità rappresentata dal giudizio positivo dei mercati finanziari, chiaramente espresso dalla caduta dei tassi di interesse e dalla salita dei valori di obbligazioni e titoli in Borsa.

I benefici in termini di minore spesa per interessi e maggiori spazi di bilancio sono evidenti. Si sta verificando l'opposto di quanto avvenuto all'inizio dell'esperienza del Governo gialloverde Allora, come tutti ricordano, i tassi di interesse raggiunsero livelli molto elevati e lo spread vide più che raddoppiare il suo livello a fronte di una politica ritenuta insostenibile e dannosa per il Paese. Tutto ciò conduceva al paradosso che una politica di bilancio disegnata per essere espansiva produceva effetti restrittivi e non solo tramite il più alto costo del finanziamento per famiglie, banche e imprese, ma anche per la caduta del livello di fiducia, che ha portato ad una contrazione della spesa, soprattutto quella per investimenti, ad un vero e proprio arresto del sistema economico. Oggi, il giudizio dei mercati è di segno opposto: i tassi d'interesse sui titoli decennali sono ai minimi storici e lo spread è pressoché tornato ai valori di quindici mesi fa. Quelle che offrono l'Europa e i mercati sono finestre di opportunità ampie. Il Governo ha l'obbligo politico nei confronti del Paese di utilizzarle al meglio e utilizzarle al meglio significa costruire, anche grazie a queste finestre, una prospettiva di crescita sostenibile e creatrice di occupazione. Sottolineo la parola “prospettiva”. Ciò che serve è un orizzonte temporale di medio termine, un credibile programma di legislatura che influenzi positivamente il grado di fiducia delle imprese, invogliandole ad investire; un programma credibile di riduzione del carico fiscale, in primo luogo, per i lavoratori; un programma credibile di trasformazione verso un'economia verde, ma anche un programma credibile che affronti i sempre presenti ostacoli strutturali agli investimenti nella pubblica amministrazione, nella giustizia civile, nel sistema formativo e nella scuola; ostacoli che si sono tradotti in scarsa propensione alla crescita e innovazione delle imprese, ostacoli che riducono la possibilità di creare occupazione e la ripresa del Mezzogiorno. È invece indispensabile per uscire definitivamente dalla stagnazione che gli investimenti riprendano a crescere, quelli privati ma anche quelli pubblici, in primo luogo quelli per i quali si dispone già di coperture.

Signor Presidente, si avvicina rapidamente la scadenza per la preparazione della legge di bilancio e, prima ancora, della Nota di aggiornamento al DEF. Gli spazi di bilancio per il 2020 sono assai stretti, visto anche l'impegno ad impedire l'attivazione delle nuove aliquote IVA e dati gli impegni di spesa già in bilancio; se ne discuterà diffusamente nelle prossime settimane, per cui non entro nel merito delle singole misure, ma anche in questo caso occorre rafforzare la prospettiva. Il quadro di finanza pubblica offre uno spazio più ampio, se collocato in un'ottica di medio periodo. In quest'ottica, la crescita allarga gli spazi di bilancio e favorisce la ripresa della caduta del debito, con impatti positivi sul rischio Paese e ulteriori guadagni in conto interessi. Offrire al Paese una credibile prospettiva di medio termine innescherebbe un circolo virtuoso, che permetterebbe di sfruttare al meglio le finestre di opportunità oggi disponibili: sta al Governo evitare queste finestre si chiudano senza che il Paese ne abbia approfittato.