Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 10 Aprile, 2019
Nome: 
Ivan Scalfarotto

 Doc. IV-ter, n. 12-A 

Grazie, Presidente. Anch'io voglio ringraziare la collega Lucia Annibali, che è stata la relatrice di questo provvedimento, che purtroppo quest'oggi non può essere in Aula con noi, e ringrazio anche il Presidente, di aver fatto le sue veci.

Ovviamente, come abbiamo fatto dall'inizio di questa legislatura, devo dire la Giunta si sta caratterizzando per un lavoro di strettissima attinenza a quello che è il dettato costituzionale, facendo del proprio meglio, pur essendo naturalmente un organo politico, per applicare la norma costituzionale nella sua funzione.

I padri e le madri costituenti quando scrissero la nostra Carta fondamentale avevano naturalmente in mente alcune finalità da raggiungere e a quelle finalità noi ci stiamo attenendo nel modo più stretto possibile ed è quello che abbiamo fatto anche in questo caso. L'articolo 68, comma 1, della Costituzione, dice semplicemente che i parlamentari non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio del loro mandato. Quale sia la ragione di questa norma è intuitiva. Infatti, la ragione può essere compresa intuitivamente senza necessita di grandi spiegazioni: si vuole fare in modo che chiunque abbia l'onere, la responsabilità, l'onore e il privilegio di rappresentare il popolo in quest'Aula possa farlo nella pienezza della propria libertà, perché ogni qualvolta esprime un'opinione o dà un voto lo fa non tanto per se stesso ma nell'espressione di quella che è la sovranità popolare. Un parlamentare che fosse potenzialmente nella posizione di essere intimidito, perché limitato nella possibilità di esprimere le proprie opinioni, di fatto sarebbe un parlamentare o una parlamentare che non rappresenta la nazione, che è il compito…Almeno quando parliamo di noi stessi.

Quindi, dicevo che evidentemente nel momento in cui noi avessimo un parlamentare o una parlamentare che fossero nella posizione di essere intimiditi non potrebbero svolgere quello che è il loro ufficio, non potrebbero espletare il dovere e la funzione per la quale sono qui.

Quindi, che cosa dobbiamo fare nella Giunta per le autorizzazioni e poi successivamente nell'Aula quando ci troviamo davanti a una richiesta di perseguire penalmente un collega o una collega per delle opinioni espresse o per il voto dato, evidentemente? Dobbiamo verificare se ci sia una correlazione tra l'attività parlamentare e quell'opinione espressa. È chiaro che questa norma in nessun modo può rappresentare una forma di impunità: il fatto di essere deputati della Repubblica non ci consente di dire qualsiasi cosa, non ci consente di offendere la reputazione dei nostri concittadini, non ci deve mettere in una posizione di privilegio nei confronti del resto della comunità nazionale. Ciò di cui dobbiamo essere sicuri e quello di cui dobbiamo accertarci come Parlamento è che però quelle opinioni espresse fossero quindi tipicamente collegate con la funzione del parlamentare. E, quindi, come lo facciamo, come andiamo a comprendere se le dichiarazioni sono o non sono strettamente collegate a quella funzione? In alcuni casi, signora Presidente, è semplice: quello che sto dicendo in questo preciso istante, qui in quest'Aula, è evidentemente coperto dall'articolo 68, primo comma, perché lei mi ha dato la parola per poter svolgere la mia funzione di parlamentare.

Ma ammettiamo che io dica delle cose fuori da quest'Aula, che le dica in una trasmissione televisiva, che le dica in un comizio o in un incontro pubblico. Tutto quello che dico è coperto? Evidentemente non può essere così, perché altrimenti si avrebbe, appunto, una forma di impunità. Allora, c'è un requisito oggettivo che ci viene in soccorso: se le dichiarazioni di un parlamentare o una parlamentare sono collegate a un atto parlamentare e, quindi, costituiscono la prosecuzione logica sul piano politico di un'attività svolta tipicamente nell'Aula del Parlamento di fatto quelle opinioni devono essere considerate insindacabili. È semplicemente questo ciò che abbiamo fatto in Giunta: siamo andati a vedere se le dichiarazioni dei colleghi Nesci e Parentela fossero o meno la prosecuzione di un atto tipico.

Ora, mi lasci dire una cosa per la chiarezza di tutti e spero che i colleghi ascoltino bene. La copertura costituzionale non è disponibile, non ci viene data come un regalo, non ci viene data come un privilegio. Se abbiamo questa prerogativa è perché la Costituzione vuole che noi facciamo il nostro mestiere. Quindi tramite lei, signora Presidente, dico al collega Parentela e alla collega Nesci se anche lei si vuole associare a quello che il collega ha detto in Aula… …che ciò che ha detto è del tutto irrilevante anche perché poi in Giunta in realtà ha chiesto di essere coperto dall'insindacabilità. Quindi, noto che c'è una differenza tra quello… …che ha dichiarato nella sua memoria in Giunta - e finisco subito - e quello che ha detto oggi Noi ci siamo limitati a quello. Dunque, poiché esiste - e concludo davvero - un'interrogazione che riguarda non New York City ma il comune di San Giovanni in Fiore e riguarda quel particolare atto e le dichiarazioni……si riferivano a quella interrogazione, per noi è fuori discussione, qualsiasi sia la loro opinione, che c'è un'insindacabilità a tutela non solo delle loro prerogative ma delle prerogative di quest'Aula.