Relatore
Data: 
Lunedì, 20 Luglio, 2020
Nome: 
Maurizio Martina

A.C. 2451-A

Grazie, Presidente. Presentiamo questa mattina all'Aula, alla Camera, il lavoro che abbiamo composto unitariamente tra - devo dire - tutte le forze parlamentari, nel solco delle proposte di legge presentate, che lei giustamente ha menzionato in premessa. Presentiamo questo lavoro nella consapevolezza che il nostro Paese ha bisogno di istituire una giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus, di farlo con la consapevolezza di quello che è accaduto e sta ancora in parte accadendo in questi giorni, di quello che è accaduto soprattutto nelle scorse settimane e negli scorsi mesi. Stiamo parlando - come sapete - di un evento drammatico, di una pandemia globale, di una realtà emergenziale che ha purtroppo portato oltre 35 mila morti nel nostro Paese, oltre 240 mila persone contagiate: una situazione ancora in divenire, una realtà che ancora non si può dire completamente superata, una condizione emergenziale che non può certo passare come una parentesi nella storia del nostro Paese, soprattutto nella prospettiva del nostro Paese. Lo stiamo vedendo anche in queste ore a proposito della difficoltà che l'intero continente europeo sta affrontando nell'immaginare le iniziative di accompagnamento alla fase postpandemica che appunto l'Unione europea sta discutendo proprio in queste giornate. Per noi è fondamentale riuscire ad attivare una giornata di ricordo di tutte le vittime di questa stagione drammatica. Abbiamo scelto insieme di lavorare all'indizione di una giornata nazionale in memoria di tutte le vittime, senza distinzione alcuna, nella consapevolezza che dentro questa vicenda drammatica certamente noi dobbiamo innanzitutto un grande plauso, un grande grazie ai tanti che purtroppo sono deceduti anche lavorando dentro l'emergenza. E mi riferisco, nello specifico, innanzitutto ai lavoratori del settore sanitario, ai medici, agli infermieri, ai tanti che sono deceduti e lavoravano per le associazioni di volontariato.

Mi riferisco ai tanti che, nelle Forze dell'ordine, negli organi della polizia, dei carabinieri e di tante realtà delle nostre Forze dell'ordine, purtroppo, sono deceduti durante questa emergenza. Ma il nostro obiettivo è stato quello dall'inizio di costruire un momento di ricordo generale che si riferisse a tutte le vittime di questa tragica stagione, di farlo con la consapevolezza che abbiamo vissuto in tante realtà del nostro Paese, in particolare in tante terre del Centronord, una situazione senza precedenti. Chi vi parla arriva dalla provincia di Bergamo e potete immaginare che cosa ha significato per noi in quella terra affrontare un'emergenza come questa. Lo facciamo nel ricordo, nella consapevolezza che purtroppo tante vittime sono morte in solitudine: c'è una grande tragedia nella tragedia di questa vicenda legata certamente alla solitudine che questa epidemia ha purtroppo lasciato quando, in particolare nelle fasi più drammatiche dell'emergenza, in tanti purtroppo sono deceduti soli, a casa, nelle case di riposo, senza gli affetti, senza la vicinanza dei propri familiari.

Per noi è fondamentale riconoscere attraverso una Giornata nazionale del ricordo questa tragedia; farlo, come abbiamo tutti convenuto, istituendo il 18 marzo questa Giornata. Il 18 marzo è la data simbolo di questi mesi drammatici, è la data in cui per la prima volta quei carri militari, che tutti abbiamo visto, hanno purtroppo scortato una parte delle vittime da COVID da Bergamo, da altre città, proprio per l'impossibilità di gestire tutti i deceduti in città. Quella immagine, io penso, nella sua drammaticità ha rappresentato una svolta nella consapevolezza generale di fronte all'emergenza pandemica, perché se fino a lì a tanti, ahimè, non era chiaro quello che stava succedendo, quell'immagine ha reso evidente, vorrei dire, al mondo intero, e non solo al nostro Paese, quello che stava accadendo. Quindi abbiamo scelto insieme di indirizzarci verso la data del 18 marzo proprio perché ci è parsa subito una data di svolta da questo punto di vista.

Vorrei dire, poi, che la proposta che presentiamo all'Aula prova a delineare alcuni strumenti, alcune attività che durante quella Giornata è importante che il Paese promuova, proprio per fare in modo che la memoria sia anche responsabilità verso il futuro. La proposta di legge che presentiamo, oltre, ovviamente, a definire alcuni passaggi per noi scontati, come l'organizzazione di un minuto di silenzio in tutti i luoghi pubblici e privati durante quella Giornata, però definisce anche alcune altre attività interessanti, a nostro giudizio, proprio per rivolgere la memoria al futuro. E qui mi riferisco, in particolare, alla possibilità contenuta nella proposta di legge di devolvere da parte di tutti i lavoratori italiani, pubblici e privati, un'ora o più delle ore di lavoro a favore del fondo per gli investimenti in ricerca, al dovere che nelle scuole di ogni ordine e grado si organizzino iniziative di comprensione di questa tragica vicenda, con particolare riferimento, ovviamente, alle giovani generazioni, che devono poter sapere anche in futuro quello che è accaduto proprio perché non accada più. La proposta di legge impegna, ovviamente, anche i mezzi pubblici di informazione a una programmazione dedicata per fare in modo che questa memoria si renda viva nell'opinione pubblica del Paese per sempre, di qui al futuro.

Voglio semplicemente citare in questa breve introduzione, diciamo, nella discussione generale, qui, il Presidente della Repubblica, il Presidente Mattarella, che, non più tardi di qualche settimana fa, il 28 giugno, proprio a Bergamo, davanti al cimitero monumentale di Bergamo, penso abbia pronunciato, a nome di tutto il Paese, le parole giuste per indirizzare anche questo lavoro della Giornata della memoria. Nei fatti, trovo in queste parole il senso di questa proposta. Il Presidente dice: il dovere della memoria, la responsabilità dell'impegno per il futuro, fare memoria per ricordare, fare memoria per riflettere rigorosamente su ciò che non ha funzionato, sulle carenze, sugli errori da non ripetere. Fare memoria anche per ricordare il valore di quanto di positivo si è manifestato in queste settimane drammatiche. Qui dobbiamo ovviamente ringraziare ancora una volta i tantissimi volontari, i tantissimi operatori del settore sanitario, delle forze dell'ordine, che hanno lavorato senza sosta a sostegno delle persone colpite, delle famiglie, dei territori più colpiti da questa tragedia.

Fare memoria - dice il Presidente della Repubblica - per caricarci di una responsabilità, quella di coltivare la memoria, perché senza coltivare la memoria noi rischieremmo di restare prigionieri di inerzie, di pigrizie, di vecchi vizi. Ecco, penso che un Paese, un grande Paese abbia bisogno di momenti collettivi di memoria proprio per guardare al futuro, e non solo per ricordare; per ricordare, ma per provare a guardare anche al futuro. Un grande Paese ha bisogno di un momento collettivo di ricordo di questa tragedia, anche perché non possiamo solo essere una somma di ricordi individuali; abbiamo bisogno, come è evidente, di riconoscerci in una memoria condivisa e collettiva. I grandi Paesi fanno questo sforzo. Non sembri, quindi, che la Giornata nazionale sia un atto burocratico-amministrativo: se fosse questo, non interesserebbe a nessuno, e non è certo la nostra volontà. La nostra volontà è quella di offrire uno strumento per la memoria collettiva, perché solo così noi possiamo davvero ricavare gli insegnamenti profondi di questa tragedia e far sì che non accada mai più.