Dichiarazione di voto
Data: 
Giovedì, 23 Luglio, 2020
Nome: 
Maurizio Martina

A.C. 2451-A

 

Grazie, Presidente. Fare memoria per non dimenticare. Fare memoria per riflettere rigorosamente su ciò che non ha funzionato, sugli errori da non ripetere. Fare memoria per ricordare il valore di quanto di positivo si è manifestato. Queste sono le parole pronunciate dal Presidente Mattarella il 28 giugno scorso, a Bergamo, davanti al cimitero monumentale della città. Io penso di poter dire che queste parole rappresentano il senso profondo della proposta che qui siamo chiamati a votare questa mattina, perché, proprio con questo spirito, in modo unitario fra tutte le forze di maggioranza e di opposizione, abbiamo lavorato per istituire, il 18 marzo di ogni anno, la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia. Ringrazio tutte le colleghe e i colleghi che hanno lavorato a questa proposta, a partire dai colleghi Morelli, Mulé alla presidente Lorefice.

Noi proponiamo una giornata per ricordare tutte le vittime di questa tragedia, senza eccezioni, senza distinguo, per i tantissimi medici, infermieri, farmacisti, sanitari deceduti, - li abbiamo ricordati anche lunedì, quando abbiamo iniziato la discussione generale -, per le vittime delle nostre forze dell'ordine, per i volontari delle associazioni, per i lavoratori, tanti lavoratori di settori cruciali essenziali, per i sindaci, per gli amministratori locali, che non ce l'hanno fatta, per i tantissimi anziani deceduti nelle case di riposo, per tutti quelli che in solitudine, a casa, in ogni luogo, ci hanno lasciato senza sentire l'affetto vicino dei propri cari, una tragedia nella tragedia. Il 18 marzo è una data che rimarrà scolpita nella mente di tutti, con l'immagine straziante di quei carri militari che, nella mia città, Bergamo, accompagnavano in altri luoghi le salme di tanti, troppi, nostri concittadini. E noi abbiamo ancora nelle orecchie il silenzio di quei giorni, interrotto drammaticamente in maniera ossessiva dalle ambulanze. Quel momento, quelle immagini, hanno segnato, secondo me, secondo noi, il passaggio collettivo di comprensione di quello che stava accadendo, di quell'immane tragedia. C'è un prima e un dopo, rispetto a quella notte, nella comprensione di quello che è accaduto. Qualcuno può pensare che questo passo della giornata in memoria delle vittime sia inutile, che una giornata della memoria, in fondo, non cambi le cose, che una giornata non serva a nulla. Io, noi, siamo invece tenacemente convinti che ci sia bisogno di costruire una memoria collettiva, condivisa, di quello che è accaduto, perché un grande Paese fa così.

Un grande Paese, un Paese che nelle differenze riesce a uscire più forte da quello che è accaduto, riesce ad elaborare insieme il lutto. Una comunità nazionale forte non si regge solo sulla sommatoria di ricordi individuali o privati; non regge un Paese solo sui ricordi individuali e privati, ha bisogno di elaborare insieme quello che è accaduto, proprio per trarne anche le giuste lezioni. E mi sia consentito di dire che questa mattina in quest'Aula non mi pare abbiamo l'attenzione giusta per utilizzare questo momento per iniziare a trarre alcune lezioni; trarre alcune lezioni per ribadire, ad esempio, la centralità del nostro Servizio sanitario nazionale, rafforzarlo a tutela di tutti, diversamente da quello che è accaduto in questi anni, che ha attraversato tutti noi e che ha minato i caratteri di universalità, di un diritto essenziale come il diritto alla cura; riscoprire l'idea di uno Stato presente prima del mercato, prima dalle convenienze di parte, far tesoro dello straordinario protagonismo del volontariato, delle reti della solidarietà diffusa, della società attiva, che anche in quest'emergenza spesso sono arrivate prima dello Stato e certamente prima del mercato. Dare più forza reale agli investimenti in formazione, nella scuola, nella ricerca, fare insomma fino in fondo quel salto di qualità nella collaborazione reciproca che ci può permettere di guardare al futuro con speranza. Questo vale per l'Italia come per la nostra casa comune europea, in queste ore segnata da un confronto decisivo tra una visione miope e antistorica. A proposito di nazionalismi, c'è sempre qualcuno più nazionalista di te, e te lo trovi alla porta accanto, poi magari viene qui e urli, ma forse qualche lezione bisognerebbe impararla anche in quest'Aula, a proposito di nazionalismo.

Avere l'ambizione giusta, anche in sede europea, appunto, di un salto di qualità nel progetto per rispondere a una crisi senza precedenti, e per fortuna questo è avvenuto in questi giorni. Io voglio pensare che ci sia una relazione tra quello che è accaduto in questi giorni in Europa, anche grazie al contributo italiano, e persino questa idea di una Giornata della Memoria per le vittime di questa tragedia. C'è una connessione tra queste cose, e per tutto questo noi abbiamo il dovere della memoria e il dovere della responsabilità di un impegno per il futuro. A proposito di memoria che si fa responsabilità, credo che dovremmo riflettere tutti su un punto in particolare, che è stato detto, è stato scritto, io voglio ribadirlo in quest'Aula oggi: superata l'emergenza sanitaria, il sentimento di solidarietà diffuso che abbiamo visto in questi mesi rischia di indebolirsi, può prevalere l'indifferenza o peggio ancora può prevalere la rabbia. Chi faceva fatica prima della pandemia rischia di fare ancora più fatica, lo sappiamo, e accanto a loro altri si aggiungeranno, già lo vediamo. Allora la parola chiave per tutti dovrebbe essere davvero solidarietà. E noi qui dentro, soprattutto noi qui dentro, non dovremmo consentire di contrapporre i temi della protezione sociale ai temi dello sviluppo e del rilancio, perché oggi più che mai queste due questioni sono intimamente connesse. Guai se dessimo fiato a un conflitto tra protezione sociale e rilancio economico, è un rischio mortale per il nostro Paese! Dunque noi tutti, qui dentro prima di tutto, con le nostre legittime posizioni di parte, penso che non dovremmo permettere che la crisi sanitaria diventi automaticamente una crisi economica, sociale e magari poi anche una crisi democratica. Siamo capaci di rispondere a questa sfida insieme, nel rispetto reciproco delle differenze che ci attraversano? Guardate che ne va del Paese, non ne va di questa o quella maggioranza; non ne va nemmeno di questo o quel Governo, ne va del Paese e della sua capacità di progettare il futuro dopo quello che è avvenuto. Mi sia permesso di dire che a volte in quest'Aula non abbiamo respirato la giusta consapevolezza del momento che stiamo attraversando. Non l'abbiamo respirata questa giusta consapevolezza del momento che stiamo attraversando, anche adesso. Quando guardavo il Parlamento fuori di qui prima di arrivarci ho sempre pensato che in questo luogo c'è una solennità nei momenti che rende particolare questo luogo, ma purtroppo devo riscontrare che trovo più solennità fuori di qui, spesso, che dentro quest'Aula. Non lo dico per polemica, lo dico perché mi piange il cuore, perché tanti ci guardano e sanno che quello che si respira qui dentro dovrebbe trasferire un di più al Paese di responsabilità, di consapevolezza, che francamente io non vedo. Non voglio lasciare ai miei figli un Paese dove si immagina che il Parlamento sia un luogo, quando va bene, vuoto, quando va male inutile. Quando va bene vuoto, quando va male inutile. Allora è anche con questo spirito che ci siamo messi a lavorare sulla Giornata della memoria delle vittime di questa tragedia, con la consapevolezza che serve al Paese ricordare collettivamente, ma anche con la consapevolezza - mi sia permesso di dirlo - che tocca a noi essere all'altezza di questo momento. La speranza è che, diversamente da una Giornata della memoria, in questo luogo noi si sia all'altezza ogni giorno del nostro Paese. per queste ragioni annuncio il voto favorevole del Partito Democratico.