25/07/2019 - 19:26

 

“Il governo ha portato in Aula un provvedimento bandiera che poco o nulla fa per i problemi reali, non quelli che si vorrebbero far percepire agli italiani, e che riguardano la sicurezza dei cittadini. Come ci si può girare dall’altra parte di fronte a una violenza quotidiana originata sempre più spesso dal web?”

Così Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico, dichiarando il voto contrario del Gruppo del Pd al decreto Sicurezza Bis

“L’odio in rete trasforma le parole in armi di offesa e ci pone di fronte a nuove sfide che riguardano la sicurezza. L’hate speech favorisce pregiudizi e intolleranze che portano a una discriminazione mirata e attacchi violenti, come troppo spesso vediamo dai fatti di cronaca. La comunità internazionale sta cercando di porre un freno, con strategie di contenimento e contrasto, e anche in Italia – spiega la deputata Dem - si è cercato di arginare il fenomeno attraverso l’istituzione di una Commissione Parlamentare, abbandonata poi con l’avvento di questa maggioranza”.

“Ci troviamo davanti a un problema da affrontare con urgenza. I dati di Vox sull’intolleranza dimostrano che è un fenomeno che continua a crescere sui social e che la rete dell’odio si agita in particolare contro le donne. Le responsabilità sono anche di quei politici che fanno un uso spregiudicato del linguaggio con toni intolleranti e discriminatori, volti a creare ad arte un clima culturale sempre più ostile al diverso e a legittimare la diffusione dei discorsi lesivi dei principi di uguaglianza e solidarietà che sono alle basi della nostra Costituzione.  

“I fenomeni d’odio sono considerati marginali da questo governo. Le offese sessiste, omofobe, e le minacce sono derubricate a battute. Così – conclude Annibali - neppure in un decreto che si autonomina “sicurezza” è stato trovato spazio per un tema che riguarda da vicino tutte le cittadine e i cittadini”.

17/07/2019 - 20:19

“Il codice rosso è stata una occasione mancata. Un provvedimento che è, nel suo complesso, debole e insufficiente e conserva tutte le criticità emerse nel corso della sua trattazione". Lo dichiara Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico

“Sia chiaro, tutti i provvedimenti volti a colmare vuoti normativi a tutela delle vittime di violenza maschile, non possono che essere salutati positivamente. E sicuramente questo disegno di legge contiene norme importanti. Però - sottolinea - non posso tacere il fatto che di fronte ad un atteggiamento aperto e costruttivo con cui il Partito Democratico ha lavorato durante tutto l'iter del provvedimento allo scopo di migliorarlo e di renderlo più incisivo e tecnicamente più efficace, la chiusura della maggioranza e del governo è stata pressoché totale. Il testo licenziato - prosegue la deputata Dem- conserva tutte le problematicità evidenziate da noi, da tutti gli auditi e da ultimo dal Consiglio Superiore della Magistratura. Mi riferisco in particolare, al cuore propagandistico del Codice rosso, all’obbligo per il pubblico ministero di sentire entro 3 giorni le vittime di presunti maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, atti persecutori e reati collegati. Un obbligo così generalizzato ed un termine così breve e perentorio, hanno molte controindicazioni: dal rischio di vittimizzazione secondaria a problemi organizzativi per gli uffici di procura, solo per citarne alcuni. Ma anche il coordinamento civile e penale che così com’è è del tutto insufficiente. E ancora, la formazione per il personale della Polizia di Stato, dell’arma dei carabinieri e della polizia penitenziaria, misura particolarmente importante ma che rischia di rimanere lettera morta a causa della mancanza di risorse. Una formazione che andrebbe estesa a tutti i soggetti che si trovano in contatto con la vittima di violenza. E poi il trattamento degli uomini violenti al fine di prevenirne la recidiva: anche qui c’è stata poca lungimiranza, si poteva e si doveva fare molto di più”.

“Oggi lo ha ammesso anche il Ministro Bonafede: questo provvedimento andava migliorato poteva essere un prodotto normativo migliore.  Non lo si è fatto, ancora una volta, per motivi tutti interni alla maggioranza- conclude Annibali- : il solito compromesso al ribasso”.

09/07/2019 - 13:19

“Fa piacere leggere che anche il Sottosegretario Spadafora si sia finalmente accorto che c’è una responsabilità politica precisa di alcuni ministri del suo governo nella “pericolosa deriva sessista” che sta vivendo il nostro Paese. Noi lo denunciamo da tempo nel silenzio generale”. Lo dichiara Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico

“La lotta alla violenza di genere non si può fare con gli slogan, occorre lavorare costantemente per sradicare la cultura e i pregiudizi che ancora resistono e che la alimentano. Invece – spiega la deputata Dem - assistiamo ad una pericolosa regressione del linguaggio e del discorso pubblico che minaccia i diritti delle donne. Ma la stigmatizzazione non ci basta, servono fatti concreti.  Vogliamo che il ddl Pillon venga ritirato, che l’affido condiviso in caso di violenza intrafamiliare e l’alienazione parenale spariscano dal tavolo. Su questo – sottolinea - il Sottosegretario Spadafora continua a glissare”.

“L'impressione – conclude Annibali - è che le scaramucce di queste ore siano solo funzionali a posizionamenti interni ad una alleanza che ogni giorno di più rivela le sue contraddizioni”.

03/07/2019 - 15:43

Servono risposte non propaganda

“Un governo assente, opaco e colpevolmente in ritardo sul contrasto alla violenza contro le donne. È questa la triste fotografia di una maggioranza inadeguata di fronte a un’emergenza che vede negli ultimi mesi aumentare le violenze sessuali e le percosse e che sta coinvolgendo drammaticamente le donne, e troppi uomini violenti, nel nostro Paese”.

Lo dichiarano Lucia Annibali e Maria Elena Boschi, deputate del Partito Democratico

“L’attuazione del piano nazionale antiviolenza varato nel 2017 è, di fatto, bloccato. La cabina di regia, dopo il suo insediamento, si è riunita una sola volta – spiegano le deputate Dem – e le opacità sull'operato del governo sono sotto gli occhi di tutti. Nessuna traccia della relazione alle Camere sull'uso delle risorse, sparita anche la relazione annuale sul piano d’azione straordinario contro la violenza di genere, niente neppure sul Piano strategico sulla violenza 2017-2020, nessun trasferimento alle Regioni dei fondi 2018/2019 stanziati dal governo a guida Pd per i centri antiviolenza e le case rifugio. Il sottosegretario Spadafora è latitante e, dopo aver svuotato di contenuti e azioni il dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dimentica colpevolmente anche gli obblighi di legge”.

“La maggioranza si riempie la bocca di parole, ma nei fatti è totalmente inconcludente nell'attuazione della Convenzione di Istanbul. E a dirlo non siamo noi, ma le reti di donne che ogni giorno lavorano per contrastare la violenza maschile sulle donne. Non si può pensare di portare avanti provvedimenti che appaiono di bandiera, come il Codice Rosso, senza confrontarsi con le associazioni, senza ascoltare i rilievi sollevati e, soprattutto, senza mettere prima in atto tutti gli adempimenti di legge che permetterebbero di dare attuazione ai mezzi di contrasto alla violenza già messi in campo. Ora - concludono Annibali e Boschi - è il momento delle risposte serie, non della propaganda”.

26/06/2019 - 13:39

Al Senato su codice rosso auspico più apertura

“Stupisce la polemica dei componenti pentastellati della delegazione italiana al Consiglio d'Europa. I fondi  2018/2019 destinati alle Regioni per finanziare i centri antiviolenza e le case rifugio sono stati stanziati, è bene ricordarlo, dal Governo Gentiloni e la collega Boschi ha semplicemente certificato lo stato delle cose”.

“Purtroppo, la verità è che il Sottosegretario Spadafora sta progressivamente depotenziando il ruolo che il dipartimento per le Pari Opportunità ha avuto negli ultimi anni nella prevenzione e nel contrasto della violenza maschile sulle donne, bloccando, nei fatti, l’attuazione del Piano Nazionale antiviolenza. Quel Piano – spiega la deputata Dem - è stato il frutto di un lavoro largo e condiviso, fatto di politiche integrate e trasversali, costruite attraverso il dialogo tra i vari livelli di governo e l’associazionismo di riferimento”.

“Un approccio che sembra essere andato perduto. Lo abbiamo visto anche in occasione dell’approvazione alla Camera del Codice rosso. Quel testo contiene norme importanti e condivisibili ma anche criticità evidenziate dal Partito democratico, da tutti gli auditi in Commissione e dal Consiglio Superiore della Magistratura. Mi auguro – conclude Annibali - che su questo al Senato la maggioranza dimostri un'apertura al confronto che alla Camera non ha avuto”.

 

24/06/2019 - 14:38

“Negli ultimi giorni sono accaduti fatti davvero terribili che hanno al centro minori e donne vittime di violenza maschile. A Cremona, una bambina di due anni è stata uccisa dal padre, denunciato dalla moglie a seguito di una aggressione. A Padova invece dei minori sono stati affidati dal tribunale civile ad un padre già condannato in due gradi di giudizio per maltrattamenti in famiglia e violenza assistita. Come è possibile tutto ciò?”

Lo denuncia di Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico.

“Quella bambina non doveva stare con il padre senza una protezione, da mesi viveva infatti in una casa protetta con la madre. Ignorare la violenza nella definizione dei diritti di custodia o di affido dei figli, viola le norme internazionali - sottolinea la deputata Dem -. La Convenzione di Istanbul, che all' art.31 raccomanda molto chiaramente di prendere in considerazione gli episodi di violenza quando si tratta di stabilire il diritto di visita dei figli al fine di non comprometterne la sicurezza, la Cedaw e anche la direttiva europea 2012/29 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, tutti obblighi internazionali precisi che vanno rispettati. E le donne che denunciano violenza devono essere ascoltate e credute”.

“Il Ministro della Giustizia e il Sottosegretario Spadafora non hanno nulla da dire in proposito? E come è possibile che i giornali continuino a raccontare questi fatti in modo così distorto? "Un uomo sconvolto dalla separazione" si legge oggi su un quotidiano nazionale, come se la colpa fosse della moglie che ne aveva chiesto la separazione. Un racconto della violenza sulle donne  - conclude Annibali - che continua a basarsi su stereotipi e sensazionalismo e che finisce per non rispettare le vittime”.

21/06/2019 - 15:23

Bene richiesta atti da Commissione Inchiesta Femminicidio

“Il decreto con cui la Giudice del Tribunale civile di Padova ha stabilito l’affido dei figli ad un padre già condannato in due gradi di giudizio per violenza e lesioni alla ex moglie, maltrattamenti in famiglia e violenza assistita, appare incomprensibile. Come è possibile, che in sede civile si ribaltino fatti e responsabilità già accertati in sede penale? E’ evidente che questa vicenda merita un approfondimento”.

Lo dichiarano Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico, e Laura Boldrini, deputata di Liberi e Uguali

“Il timore è che in quelle decisioni che sembrano ritenere più attendibile un marito che usa violenza rispetto alla moglie che denuncia, possano insinuarsi stereotipi ancora troppo presenti, che rischiano di minare l’equilibrio dei processi. Bene quindi che la collega Valeria Valente, nella sua veste di Presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul femminicidio, abbia chiesto gli atti di entrambi i procedimenti per capire le ragioni di una tale decisione”. Concludono Annibali e Boldrini.

08/05/2019 - 18:15

Il parere del Csm sulle norme del cosiddetto Codice rosso confermano le preoccupazioni e le criticità evidenziate dal Partito democratico durante la discussione in Aula. Fermo restando il generale favore nei confronti di norme volte a contrastare più efficacemente la violenza sulle donne, il Csm sottolinea, come già fece il Pd, da un lato la necessità di intervenire sulla prevenzione dei reati e non solo sulla repressione, e dall'altro il termine troppo breve e perentorio concesso ai magistrati per sentire le persone offese, che rischia di produrre enormi problemi organizzativi agli uffici oltre che rischi di vittimizzazione secondaria delle vittime. Confidiamo che la maggioranza, che non ha voluto ascoltare il Partito democratico, dia retta almeno al Csm e colga l'occasione del passaggio della legge al Senato per correggere il testo.

Lo affermano Alfredo Bazoli e Lucia Annibali, rispettivamente capogruppo e deputata del Pd in commissione Giustizia della Camera.

10/04/2019 - 19:49

“Il vicepremier Di Maio o fa finta di non capire o prende in giro le cittadine e i cittadini. Il ddl Pillon è pericoloso e non può essere usato come punto di partenza per qualsivoglia riscrittura.

Così Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico, risponde a Luigi Di Maio che si augurava una riscrittura del disegno di legge insieme alle opposizioni

“Il disegno di legge su cui si è aperta la discussione non solo è sbagliato, ma - spiega la deputata Dem - è dannoso sia per le donne sia per i figli. È un provvedimento subdolo, pensato come punitivo per le donne e che nega la violenza. Stupisce, poi, il silenzio di Bonafede: un ministro della giustizia che non ritiene opportuno spendere una parola su un testo all’esame della Commissione Giustizia è su cui è in atto l’ennesimo finto balletto all’interno della maggioranza”

“Il testo non parla solo di bigenitorialità perfetta, ma anche alienazione parentale e mediazione obbligatoria in caso di figli minori. Sono temi inseriti nel contratto di governo, quindi - conclude Annibali- nessuna riscrittura potrà mai eliminare questi orrori.  Il provvedimento non va riscritto, va ritirato”. 

02/04/2019 - 13:10

“Con l’annuncio della creazione del Telefono Rosso ancora una volta il vicepremier Salvini mostra di non sapere di cosa parla e di utilizzare le donne solo per fare propaganda”.

Così Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico, commenta le dichiarazioni di matteo Salvini in merito alla violenza sulle donne .

“Salvini vuole creare qualcosa che già esiste. Il 1522, numero nazionale antiviolenza, - spiega la deputata Dem - è stato istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel  2006 e nel 2013 ha integrato l’assistenza alle vittime di stalking con la legge 38/2009. Il ministro dell’Interno dovrebbe informarsi prima di parlare, soprattutto se l’oggetto delle sue parole sono le donne, in particolare quelle che subiscono violenza”.

“Nel giorno in cui la Camera approva il Codice Rosso, norma che è un’occasione persa per affrontare la violenza contro le donne in modo serio e completo, Salvini – conclude Annibali - prosegue con la sua propaganda priva di contenuti. Si vergogni”.

29/03/2019 - 11:56

"Per combattere la violenza sulle donne occorre abbattere gli stereotipi che purtroppo ancora resistono. La Ministra Bongiorno forse non lo sa #isteria #codicerosso”

Lo scrive su twitter Lucia Annibali, deputata del Partito Democratico, commentando il tweet, poi cancellato, della ministra Giulia Bongiorno

Pensavamo – aggiunge - di non doverci più trovare davanti a un “processo per stupro” in cui la vittima veniva trasformata in imputata. Stupisce e rammarica – conclude Annibali - che a dirlo sia stata proprio un’avvocata che sulla violenza contro le donne ha fatto la sua bandiera mediatica”.

28/03/2019 - 17:37

“Nessuna sorpresa sulla chiusura della maggioranza in merito alla richiesta di tutte le opposizioni di inserire nel testo del cosiddetto “codice rosso” la fattispecie di reato denominata Revenge porn. Mostrano, ancora una volta, di essere più interessati alla propaganda che alla sostanza”.

Lo dichiara Lucia Annibali, la deputata del Partito Democratico e prima firmataria di un progetto di legge abbinato

“Anche oggi sono prevalse le logiche, tutte interne alla maggioranza, che hanno segnato e inficiato l’iter del provvedimento fin dal suo esordio in commissione, dove – spiega la deputata Dem - abbiamo registrato un atteggiamento di totale chiusura nei confronti di pressoché tutte le proposte del Partito Democratico”.

“Questa è l'ennesima occasione mancata. – conclude Annibali - I partiti di maggioranza hanno deciso di rinunciare ad una norma di più ampio respiro, e in grado di affrontare le criticità emerse anche nel corso delle audizioni, in nome della loro bandierina”.

14/03/2019 - 15:13

“Chiediamo al Ministro Bonafede meno ipocrisia. La violenza maschile contro le donne ė cosa troppo grave e seria per essere oggetto di propaganda. La proposta del cosiddetto “codice rosso”, parziale, senza risorse finanziarie e con tante criticità sollevate dagli auditi in Commissione, per il Governo rappresenta uno spot”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico della Commissione Giustizia, Lucia Annibali e il capogruppo Alfredo Bazoli.

“In Commissione Giustizia ci sono provvedimenti abbinati e organici, tra i quali quello del PD a mia prima firma - spiega Annibali -. Avevamo proposto e concordato di dare vita ad un comitato ristretto per un testo unificato, che entro pochi giorni avesse consentito un voto unanime. Ma il Governo e la maggioranza hanno imposto una strada diversa, che ha sollevato la contrarietà di tutti i gruppi di opposizione. Una grave marcia indietro, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle, che ha persino sconfessato la propria relatrice”. 

“Si rischia di perdere una occasione, per miopia e grave sottovalutazione. Tuttavia noi combatteremo per condurre in porto una legge seria, che punti sulla prevenzione, sulla educazione e sulla reale messa in sicurezza delle donne e dei minori. Sfidiamo quindi Governo e maggioranza - concludono Annibali e Bazoli - a dimostrare se si ha a cuore questo o si vuole solo fare propaganda”.

08/03/2019 - 17:51

Anche sul codice rosso il governo dimostra ancora una volta che è più interessato alla propaganda che alla qualità delle leggi. Dopo settimane di lavoro in commissione sulle diverse proposte presentate dalle forze politiche, speravamo di giungere a una legge condivisa. Invece proprio ieri l’esecutivo ha deciso di adottare come testo base quello governativo, che presenta molte criticità. Evidenziate da tutti: associazioni, magistrati, professori. Un testo che per noi ha pesanti limiti perché il contrasto alla violenza sulle donne ha bisogno di risorse, mentre il provvedimento è ad invarianza finanziaria. E perché la violenza maschile sulle donne non si affronta solo e soltanto con la repressione. Tuttavia, il Partito democratico darà il suo contributo come ha sempre fatto.

Al di là dell'importanza delle leggi, il problema culturale è, e resta, la vera grande sfida che dobbiamo vincere. La violenza sulle donne affonda le sue radici in una profonda e persistente disparità di potere tra uomini e donne e in un'organizzazione patriarcale della società che ancora oggi permea la vita di milioni di donne in Italia. E duole constare come i diritti delle donne e la parità di genere siano scomparsi ormai completamente dall'agenda politica di questo governo: occupazione femminile; conciliazione; parità salariale, tutti temi di cui non ci si occupa più. Le uniche proposte messe in campo sino ad ora hanno il sapore del ritorno ad un passato che speravamo di esserci lasciate alle spalle: penso alla proposta di legge Pillon sull'affido condiviso, a quella per un ritorno alle case chiuse, agli attacchi alla 194. Un disegno abbastanza chiaro, per chi lo vuol vedere, volto a limitare la libertà delle donne.

Lo afferma Lucia Annibali, deputata del Pd in commissione Giustizia della Camera.

16/01/2019 - 18:03

Assicura impunità che non sarà mai concessa

“Come prevedibile, maggioranza e Governo hanno bocciato in Commissione Giustizia tutte le proposte emendative del Partito democratico”. Lo dichiara Lucia Annibali, deputata Pd e componente della Commissione Giustizia della Camera, a proposito del ddl sulla legittima difesa.

“Trasformare in legge in tempi rapidi – continua - lo slogan leghista ‘la difesa è sempre legittima’ fa parte dello scambio che i 5 Stelle hanno accettato in cambio della desistenza leghista sulla riforma costituzionale che introduce il referendum propositivo. Perché di questa legge non c’è nessuna necessità reale se non quella della propaganda. Noi respingiamo con forza questa legge: presenta aspetti incostituzionali, fa finta di proteggere i cittadini esponendoli in realtà a maggiori rischi, fa saltare basilari principi di convivenza e civiltà e si fonda su un inganno. Ai cittadini si dice, armatevi e difendetevi come volete perché per noi è sempre legittimo, senza chiarire però che poi verranno inevitabilmente iscritti nel registro degli indagati. E proprio qui sta l’inganno. Assicurano impunità e lo fanno consapevoli di promettere qualcosa che non è possibile, cioè l’apertura di un procedimento, stante il principio costituzionale della obbligatorietà dell’azione penale. Il rischio poi è che questa riforma incentivi la diffusione delle armi. Il nostro ordinamento compensa la facilità di ottenere una licenza per armi, con le stringenti condizioni stabilite dalla legge sulla legittima difesa. Il venir meno di queste condizioni potrebbe portare molti italiani ad armarsi con conseguenze terribili per la sicurezza soprattutto delle donne. Molti femminicidi vengono commessi da persone con regolare porto d’armi. E i dati ci dicono che mentre gli omicidi sono in calo, ad aumentare sono quelli familiari e passionali”.

“Ancora una volta si conferma la schizofrenia di questo Governo che da una parte dichiara di voler proteggere le donne dalla violenza con il codice rosso e dall’altra le mette in pericolo con la riforma della legittima difesa”, conclude.

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