21/06/2019 - 18:46

“Siamo contenti che il ministro Salvini si sia accorto che è inaccettabile leggere sui giornali intercettazioni sulla vita privata, che nulla hanno a che fare con le indagini e i reati”. Lo dichiara Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera, a proposito delle parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini sulle intercettazioni.

“Probabilmente era distratto quando il suo governo, pochi mesi fa, ha ritirato la riforma dell'ex ministro Orlando, che conteneva proprio il divieto di trascrizione, anche sommaria, di comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini in corso. Sarebbe bastato quello per risolvere il problema”, conclude.

11/06/2019 - 17:51

“Se fosse vero che il tabaccaio di Ivrea ha sparato dall'alto e alle spalle saremmo di fronte alle prime due vittime delle menzogne di Salvini sulla legittima difesa. Il ladro,  sanzionato per un furto con la pena di morte direttamente eseguita sul posto, e il tabaccaio, ingannato dalla propaganda del governo, che si ritrova indagato per omicidio volontario. Perché anche oggi, nonostante la riforma, la difesa è legittima solo a certe condizioni, e non può mai trasformarsi in giustizia fai da te”. Così il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Alfredo Bazoli.

08/05/2019 - 18:15

Il parere del Csm sulle norme del cosiddetto Codice rosso confermano le preoccupazioni e le criticità evidenziate dal Partito democratico durante la discussione in Aula. Fermo restando il generale favore nei confronti di norme volte a contrastare più efficacemente la violenza sulle donne, il Csm sottolinea, come già fece il Pd, da un lato la necessità di intervenire sulla prevenzione dei reati e non solo sulla repressione, e dall'altro il termine troppo breve e perentorio concesso ai magistrati per sentire le persone offese, che rischia di produrre enormi problemi organizzativi agli uffici oltre che rischi di vittimizzazione secondaria delle vittime. Confidiamo che la maggioranza, che non ha voluto ascoltare il Partito democratico, dia retta almeno al Csm e colga l'occasione del passaggio della legge al Senato per correggere il testo.

Lo affermano Alfredo Bazoli e Lucia Annibali, rispettivamente capogruppo e deputata del Pd in commissione Giustizia della Camera.

08/05/2019 - 12:37

“Le sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza pubblicata oggi hanno finalmente posto alcuni chiari paletti e punti fermi sul tema della maternità surrogata. La decisione ha chiarito che nel divieto posto alla gestazione per altri dalla legge 40 del 2004 vi sono principi di ordine pubblico, posti a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione. Al contempo la sentenza ha chiarito che il rapporto genitoriale con il cosiddetto genitore di intenzione può essere riconosciuto attraverso l'adozione in casi particolari prevista dalla legge. Si tratta di una sentenza importante, equilibrata e condivisibile, che sancisce in modo chiaro e limpido la portata assoluta e non derogabile del divieto di utero in affitto previsto dalla legislazione italiana, e allo stesso tempo non impedisce il ricorso agli istituti paragenitoriali per dare ai bambini nati comunque attraverso tale pratica la tutela di cui necessitano, attraverso il riconoscimento giuridico del legame con il genitore non biologico. È una sentenza che chiude definitivamente la porta ad ogni spiraglio di apertura o aggiramento del divieto di utero in affitto, ma che può diventare anche una occasione per mettere mano in modo organico agli istituti paragenitoriali, come il partito democratico aveva proposto già nella scorsa legislatura”. Lo dichiara il capogruppo democratico in commissione Giustizia Alfredo Bazoli.

07/05/2019 - 17:07

Salvini si lamenta che più di 10.000 condannati non sarebbero sottoposti a esecuzione per mancanza di personale negli uffici giudiziari. Ma lo sa il ministro degli Interni che il suo provvedimento su quota 100 comporterà, nel solo 2019, una scopertura di oltre 7000 persone negli uffici? Lo sa che, grazie alla sua quota 100, la scopertura di organico è destinata a passare dal 22% al 46%? E ora si lamenta della mancanza di personale negli uffici giudiziari? C'è un limite alla decenza.

Lo afferma Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera.

26/04/2019 - 15:17

I rilievi espressi dal presidente Mattarella sulla legittima difesa sono un chiaro monito e avvertimento. Un monito agli italiani, perché non scambino le nuove norme con una apertura alla giustizia fai da te, ciò che metterebbe a rischio la sicurezza di tutti. Un avvertimento ai giudici, perché interpretino le nuove norme in senso conforme ai principi costituzionali, senza pericolosi deragliamenti. Le parole del capo dello Stato confermano dunque tutte le preoccupazioni espresse in Aula dal Partito democratico.

Lo afferma Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera.

28/03/2019 - 18:13

“L’emendamento sulla castrazione chimica introdotto dalla Lega è inaccettabile nel metodo e nel merito. Nel metodo perché è stato introdotto all’ultimo minuto, senza che il tema fosse mai stato affrontato in commissione, evidentemente per impedire un approfondimento. Nel merito perché si tratta di un altro attacco alla nostra civiltà giuridica, che da qualche secolo ha superato l’idea di forme di pene corporali, che sono evidentemente incostituzionali, e inoltre è del tutto inefficace, perché solo un adeguato trattamento psicologico può evitare recidive nei reati sessuali, non certo interventi farmacologici che durano solo finché vengono assunti”.

Così Alfredo Bazoli, capogruppo Dem in commissione Giustizia alla Camera.

21/03/2019 - 16:44

“Domenica scorsa Nicola Zingaretti ha ricevuto una standing ovation, quando ha ricordato che la famiglia è una comunità di affetti e non può trasformarsi in luogo di sottomissione o divisione. Ha fatto bene a sottolinearlo, visto che oggi non manca chi vorrebbe riportare la donna alla condizione di ‘angelo del focolare’”. Lo dichiarano i deputati del Partito democratico Alfredo Bazoli, Enrico Borghi, Davide Gariglio, Camillo D’Alessandro, Mauro Del Barba, Stefano Lepri, Flavia Piccoli Nardelli, Alessia Rotta, Paolo Siani e Antonio Viscomi.

“L’ultimo esempio – continuano - è il prossimo meeting di Verona, là dove si vuole trasformare la famiglia, luogo di accoglienza e inclusione, in strumento di esclusione per altri modelli di vita, di coppia e generativi. Fa quindi bene il Pd a mobilitarsi per ricordare che tali scelte non possono essere omologate; per condannare le posizioni che disprezzano i diversi orientamenti sessuali e che non comprendono le fatiche delle donne. Priva di fondamento è in particolare l’idea per cui esse dovrebbero dedicarsi esclusivamente alla funzione riproduttiva ed educativa. Le statistiche dimostrano infatti che, nelle diverse nazioni, il tasso di natalità aumenta laddove la donna lavora e ha una sua autonomia economica, specie se supportata da una robusta rete di servizi. Sappiamo tuttavia che le scelte non sono tutte identiche. La stabilità affettiva e genitoriale costituisce infatti un grande valore relazionale, esistenziale, economico, che è interesse dello Stato tutelare e promuovere. Il mutuo aiuto morale, materiale ed educativo tra i coniugi, tra genitori e figli, tra i parenti rappresenta la base su cui poggia la qualità della vita e la coesione sociale delle nostre comunità. È quanto ha sancito la Costituzione italiana, dove in ben tre articoli si valorizza la famiglia fondata sul matrimonio, si sostiene la genitorialità e si tutelano le famiglie numerose”.

“Trovare una sintesi alta tra il desiderio di autodeterminazione e il valore pubblico delle scelte affettive e genitoriali improntate alla continuità: questa è la sfida, da affrontare con sguardo libero da ideologismi. Evitando il rischio di ricadere nella trappola del bipolarismo etico, che le destre tentano (anche con l’evento di Verona) di riproporre in Italia”, concludono.

18/03/2019 - 17:33

"Ancora una volta, e questa volta su un tema delicato come la violenza di genere, la maggioranza procede a forzature e colpi di mano. Il Partito democratico sul tema ha presentato una proposta di legge a prima firma Annibali, e si è sempre dichiarato disponibile al confronto, ma la maggioranza ha tirato diritto, prima imponendo uno scarno testo base, e ora annunciando in conferenza stampa emendamenti della relatrice. Questo modo di procedere è inaccettabile perché impedisce ogni confronto, mette le opposizioni davanti al fatto compiuto, subordina per l'ennesima volta alle esigenze della comunicazione e della propaganda l'attenzione e la serietà che la lotta alla violenza sulle donne meriterebbe".

Lo afferma Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera.

14/03/2019 - 15:13

“Chiediamo al Ministro Bonafede meno ipocrisia. La violenza maschile contro le donne ė cosa troppo grave e seria per essere oggetto di propaganda. La proposta del cosiddetto “codice rosso”, parziale, senza risorse finanziarie e con tante criticità sollevate dagli auditi in Commissione, per il Governo rappresenta uno spot”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico della Commissione Giustizia, Lucia Annibali e il capogruppo Alfredo Bazoli.

“In Commissione Giustizia ci sono provvedimenti abbinati e organici, tra i quali quello del PD a mia prima firma - spiega Annibali -. Avevamo proposto e concordato di dare vita ad un comitato ristretto per un testo unificato, che entro pochi giorni avesse consentito un voto unanime. Ma il Governo e la maggioranza hanno imposto una strada diversa, che ha sollevato la contrarietà di tutti i gruppi di opposizione. Una grave marcia indietro, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle, che ha persino sconfessato la propria relatrice”. 

“Si rischia di perdere una occasione, per miopia e grave sottovalutazione. Tuttavia noi combatteremo per condurre in porto una legge seria, che punti sulla prevenzione, sulla educazione e sulla reale messa in sicurezza delle donne e dei minori. Sfidiamo quindi Governo e maggioranza - concludono Annibali e Bazoli - a dimostrare se si ha a cuore questo o si vuole solo fare propaganda”.

06/03/2019 - 18:34

“Quello della legittima difesa è un grande inganno, una grande mistificazione, una grande bugia che la maggioranza sta propinando agli italiani per qualche voto in più”. Lo ha detto Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera, nel corso della dichiarazione in Aula in merito alla legge sulla legittima difesa.

“Giudici, accademici, avvocati – ha ricordato - hanno detto, numeri alla mano, le norme sulla legittima difesa oggi funzionano. Quasi tutte le indagini che si aprono a seguito di episodi di violenza e di aggressione, si concludono con l’archiviazione. Senza alcun processo a carico di chi si è difeso. Si calcolano in una media 4-5 all’anno su 1 milione e 300mila processi pendenti quelli che riguardano la legittima difesa. Di fronte a questi dubbi ci è stato risposto che il problema è la durata delle indagini. Ma che cosa ha a che fare tutto questo con la sicurezza dei cittadini? Che cosa c’entra la lunghezza delle indagini con la sicurezza dei cittadini? Questo è il primo grande inganno. Interpretato alla lettera, poi, il testo della riforma farà sì che chi sorprenda un ladruncolo entrato nel mio giardino per rubare una bicicletta con le cesoie per rompere la catena, prende la mira e pam!, lo abbatte, è giustificato. Qui non si parla di sicurezza ma di esecuzioni sul posto”.

“L’unico effetto che rischia di ottenere questa legge sarà quella di arrestare o addirittura invertire la tendenza in atto negli ultimi 25 anni, che ha visto l’anno scorso il numero degli omicidi raggiungere il numero più basso dall’Unità d’Italia a oggi e che fa dell’Italia uno dei paesi più sicuri al mondo. Questo calo è dovuto all’affermazione dello Stato e all’interiorizzazione da parte di cittadini dell’imperativo che non ci si può fare giustizia da soli. Con il loro messaggio Lega e M5S stanno mettendo a repentaglio proprio questi valori. Ovvero, la sicurezza che dicono di voler tutelare. Il tutto per un pugno di voti”, ha concluso.

 

05/03/2019 - 19:34

“Il tema della sicurezza è molto importante e molto serio e come tale andrebbe tenuto al riparo dalle dispute di natura politica e dalla torsione da campagna elettorale. E’ quello, invece, che purtroppo stiamo verificando, con la legge sulla legittima difesa”. Lo ha dichiarato Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in Commissione Giustizia, nel corso della discussione in Aula in merito alla legge sulla legittima difesa.

“Continuiamo a sentire argomenti che non reggono a un minimo vaglio di verifica dei fatti. Tutti, gli avvocati, i magistrati, gli accademici che abbiamo sentito in Commissione ci hanno detto che la norma esistente sulla legittima difesa funziona perfettamente. Si ritiene che non siano più di quattro o cinque all'anno i casi di persone che vanno a giudizio, tutti vengono archiviati. Vengono cioè tutte considerate reazioni legittime. Quattro o cinque casi all'anno su un milione 300 mila procedimenti penali pendenti. La maggioranza sta ingannando gli italiani, dicendo che con questa riforma voi aumenta la sicurezza. Si fa passare l'idea che non ci sarà più nessuna inchiesta a carico di persone che reagiscono ma è una grande balla, perché in realtà n qualunque fatto di violenza si aprirà un procedimento. Infine, i reati predatori, quelli di cui stiamo discutendo, sono da molti anni in calo molto rilevante. I dati Istati dicono che le rapine in abitazione erano 3.600 nel 2013, nel 2017 sono state 2.300: da 3.600 a 2.300. I furti in abitazione sono arrivati a essere 255.000 nel 2014, nel 2017 sono scesi sotto i 200 mila”.

“Ciò perché l'unico modo per combattere la criminalità predatoria non è fare queste norme manifesto che ingannano gli italiani, ma è la prevenzione, la sicurezza sul territorio, l'organizzazione delle forze di polizia”, conclude.

26/02/2019 - 20:39

“Apprendiamo con stupore delle dimissioni della presidente della Commissione Giustizia Giulia Sarti”. Lo dichiara Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in Commissione Giustizia.

“Anche al netto – continua - di una valutazione della vicenda giudiziaria in cui è coinvolta, ancora in corso e che pare possa avere ulteriori sviluppi, è certo che le dimissioni decapitano la commissione in un momento particolarmente delicato, essendo in procinto di andare in Aula provvedimenti molto critici per la giustizia come la legittima difesa e il voto di scambio politico mafioso. E ci chiediamo se la maggioranza sia in grado di garantire in queste condizioni il buon proseguimento dei lavori di commissione, soprattutto su temi così importanti. Al proposito sarà il caso di informare D’Uva che l'iter di nomina del nuovo presidente non lo avvia il capogruppo del M5S, ma il presidente della Camera, poiché a quanto ci risulta la commissione Giustizia è ancora un organo della Camera e non un’appendice del Movimento”.

“Sconcertano poi le indiscrezioni di organi di stampa da cui si apprendono i condizionamenti e le pressioni psicologiche che la presidente avrebbe subito dai capi della comunicazione del M5S, anche per indurla alle dimissioni, e che testimoniano di un movimento sull'orlo di una crisi di nervi”, conclude.

15/02/2019 - 17:02

“Apprendo con rammarico e sgomento la notizia che, dopo un processo di cui si sono avute notizie frammentarie, i parenti di Sana Cheema, ragazza italo pachistana residente a Brescia e strangolata in Pakistan l'anno scorso, sarebbero stati assolti da un tribunale pachistano dall'accusa di omicidio. La notizia desta sconcerto, perché il padre della ragazza aveva confessato l'omicidio, e l'autopsia svolta dopo la riesumazione del cadavere aveva confermato lo strangolamento. Sana era una ragazza integrata in Italia, che viveva a Brescia da tanti anni, aveva acquisito la cittadinanza italiana, e aveva il solo torto di voler sposare un ragazzo italiano. Credo che le nostre autorità diplomatiche debbano pretendere chiarimenti dal Pakiatan su questa opaca vicenda giudiziaria, e a tal fine depositerò' una interrogazione nei prossimi giorni”.

Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera, Alfredo Bazoli.

17/01/2019 - 17:17

“Chiediamo al ministro Bonafede di rimuovere il video dell’arrivo di Cesare Battisti dai propri account social personali e di adottare insieme al ministro Salvini tutte le opportune misure per la tutela della sicurezza degli agenti e per il rispetto della dignità e dei diritti delle persone private della libertà”. È il contenuto dell’interpellanza ai ministri della Giustizia e dell’Interno presentata dal capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Alfredo Bazoli.

“Proprio per il rispetto che si deve ad una vicenda che si è conclusa assicurando finalmente alla giustizia un latitante pluriomicida e fuggitivo come Battisti appare doveroso sottolineare che nel farlo il Governo, rappresentato in questo caso dal ministro della Giustizia e dal ministro dell’Interno, avrebbe leso alcuni principi di diritto fondamentali del nostro ordinamento, l’articolo 27 e l’articolo 13, comma 4, della Costituzione, l’articolo 114, comma 6 – bis del codice di procedura penale che disciplina 'il divieto di pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica', nonché l’articolo 42-bis dell'ordinamento penitenziario (legge 354/1795) che prevede sanzioni a carico di chi non adotti "le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità, nonché per evitare ad essi inutili disagi.  Appare addirittura sconcertante che Bonafede abbia diffuso un video titolato “Una giornata indimenticabile” nel quale compare il detenuto con due agenti della polizia penitenziaria al fianco. Nel filmato si nota il comportamento di un poliziotto che cerca di coprirsi il volto facendo pensare all’ipotesi che possa trattarsi di un agente che opera sotto copertura e la cui identità sarebbe stata quindi svelata dalla pubblicazione del video. Assicurare un pluriomicida e fuggitivo come Battisti alla sua pena rappresenta un atto di giustizia, non lo è invece la lesione di ogni minimo principio di tutela della dignità della persona, che deve riguardare chiunque, anche i condannati per reati efferati, che non possono essere sottoposti ad una gogna pubblica come accadeva nel passato”.

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