18/09/2018 - 16:23

“Nell’evidente intento di fare cassa per coprire le mirabolanti promesse elettorali il governo colpisce direttamente studenti e famiglie delle zone montane che non avranno più la possibilità di alleviare, sia pure in parte, il carico di maggiori costi strutturali derivanti dall’esigenza di andare a studiare nelle Università lontane dai luoghi di origine. Se si pensa che questi oneri servono per coprire misure come la riduzione delle tasse ai ricchi o addirittura i condoni fiscali di cui si sente parlare, si può davvero definire questa decisione una manovra da Robin Hood al contrario. Grazie al governo Conte, dal 1 gennaio studiare all’Università per i ragazzi dei territori montani costerà di più, con una tassa occulta che viene introdotta e che andrà a sommarsi alle altre spese sostenute per il semplice fatto di essere distanti dagli atenei”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd della Camera, commenta la decisione del governo di non rifinanziare la detrazione fiscale per gli studenti fuori sede iscritti ad un corso di laurea di un comune distante almeno 100 km da quello di residenza prevista dalla legge 205 dello scorso anno e di bocciare tutte le proposte del Pd in tal senso nel decreto Milleproroghe.

“Dopo il definanziamento del bando periferie, che colpisce numerosi comuni capoluogo, e lo ‘stop’ al bando ‘Sport e periferie’ che mette in discussione numerosi investimenti dei Comuni - aggiunge Enrico Borghi - arriva un’altra doccia fredda che colpisce questa volta le famiglie delle aree più periferiche. La misura fiscale, che assicura per i periodi di imposta 2017 e 2018 una detrazione per un importo non superiore a 2.633 euro annui, era stata introdotta dal governo Gentiloni”.

14/09/2018 - 20:01

“Questo decreto rappresenta la fine dell’innocenza di questa maggioranza. E, in particolare, della parte della maggioranza che si è presentata agli italiani dicendo che avrebbe fatto esattamente il contrario di chi vi ha preceduti. E invece, di fronte a un decreto ordinario di una banalità burocratica imbarazzante, la maggioranza ha posto la fiducia per far decadere tutti gli emendamenti delle opposizioni, poi la tagliola per impedirci di continuare la discussione e, infine, la seduta fiume per obbligare la minoranza a discutere di notte temi che avremmo voluto affrontare di giorno. Ma la maggioranza non c’era”. Lo ha dichiarato Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto in Aula sul decreto Milleproroghe.

“Il M5S – continua - è entrato qui promettendo di essere altero, diverso, alternavo. Addirittura rivoluzionario. Eppure, sul decreto del tribunale di Bari, sono andati diritti per la loro strada, noi abbiamo detto che si sbagliavano, sono tornati indietro. Anche sul decreto Di Maio abbiamo fatto presente che si stavano sbagliando. Oggi le parti sociali dicono che si registra già un aumento della disoccupazione. Dovevate chiudere l’Ilva e avete chiuso un accordo sulla base di quello che avete trovato già fatto. Qui sproloquiate di sforamenti del deficit e il ministro Tria gira il mondo dicendo che farà quello che il ministro Padoan gli ha lasciato sul tavolo”.

“Anche questo decreto contiene dei guasti importanti. Sui vaccini, sul terremoto, sulla scuola, sulle periferie. Questi guasti rendono il decreto ingiusto. E quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere. E noi lo faremo fino in fondo”, ha concluso.

12/09/2018 - 13:56

“Il governo mette la fiducia sul decreto Milleproroghe. E il Gruppo Pd alla Camera scopre con Roberto Giachetti che il Consiglio dei ministri che lo ha autorizzato risale al 24 luglio! Calpestato totalmente il Parlamento. Presidente Roberto Fico è questa la centralità del Parlamento? Si tratta di un atto gravissimo”.

Così il deputato Dem Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, in un commento sul suo profilo Twitter.

12/09/2018 - 12:39

“Il sensibile calo della produzione industriale registrato dall’Istat nel mese di luglio è un preoccupante campanello d’allarme per la nostra economia. Le incertezze dell’iniziativa del governo sugli indirizzi per sostenere lo sviluppo e l'impresa, che abbiamo più volte indicate, non promettevano un esito diverso. Incertezze che, per altro, stanno già pesando sulle tasche dei cittadini con uno spread a più di 100 punti al di sopra della situazione lasciata dal precedente governo, che si traduce in maggiori costi per tutti gli italiani. Con questi dati, preoccupano ancora di più  le divisioni all’interno del governo sulle misure della prossima legge di Bilancio, che non rassicurano imprese, lavoratori, risparmiatori. E’ il momento di uscire dagli annunci contraddittori e indicare con chiarezza quale strada il governo vuole prendere”.

Lo dichiara il deputato dem Gianluca Benamati.

12/09/2018 - 10:28

 Intervenendo in aula per riaffermare la contrarietà del gruppo del Pd a interrompere la discussione generale sul decreto Milleproroghe, il deputato  Enrico Borghi ha affermato che “Il partito democratico è fermamente contrario all’interruzione del dibattito in aula. Nella passata legislatura il movimento che propone ora di comprimere questo dibattito  occupava i banchi del governo con atti squadristi quando c’erano proposte di questa natura.  Noi esercitiamo  invece una prerogativa di rispetto delle istituzioni e questo serva al Movimento 5 Stelle come lezione di come si sta in un’aula del parlamento. E proprio per il richiamo alla dignità di quest’aula che il Pd chiede di proseguire la discussione che siamo certi sarà utile al paese.”

05/09/2018 - 18:28

"I patti tra istituzioni si rispettano, e la maggioranza sta commettendo un grave atto apprestandosi a convertire in legge un decreto che azzera il finanziamento del bando periferie del 2017”. Lo dichiara Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito del taglio a proposito dell’emendamento al Milleproroghe sui bandi per le periferie.

“Ieri – continua - i sindaci italiani lo hanno detto chiaramente in audizione, e a nulla valgono le balbettanti giustificazioni dei leghisti. Abbiamo depositato un emendamento soppressivo del provvedimento di taglio dei finanziamenti, tutte le forze politiche lo votino perché i territori non hanno colore. Nelle prossime ore inizieremo i voti in commissione e l'Anci ieri ha detto con chiarezza che ci sono moltissimi comuni (Verbania, ad esempio, è tra questi) che hanno già appaltato le opere, iniziato le procedure, aperto i cantieri. Una legge che tagliasse questi fondi farebbe venir meno la certezza del diritto e il principio di continuità della pubblica amministrazione,e aprirebbe la stura a una sequela di ricorsi e di provvedimenti di danno erariale per il quale inevitabilmente lo Stato verrebbe alla fine condannato ai risarcimenti, con grave danno nel frattempo di imprese, economie di territorio e immagine delle istituzioni. Per rimanere all'alto Piemonte stiamo parlando di stanziamenti di 27 milioni di euro che, grazie all'azione di cofinanziamento dei Comuni che hanno attivato su queste opere contributi di altri enti quali municipalizzate, RFI o altri soggetti, movimentano investimenti per quasi 50 milioni di euro. Cosa diciamo a imprese, progettisti, cittadini, sindaci? Che lo Stato ha scherzato e adesso loro devono arrangiarsi? E per le opere - come Verbania - dove i lavori sono già in corso, chi paga gli stati di avanzamento lavori?".

"Va anche smentita una malevola interpretazione che la Lega fa circolare, per giustificare questo scippo: non è vero che il decreto viene fatto perché il provvedimento del 2017 andava sanato sotto il profilo costituzionale. I rilievi di costituzionalità non riguardano la copertura finanziaria, quanto un aspetto meramente formale che è sanabilissimo - come ha proposto l'Anci - prevedendo il coinvolgimento delle Regioni in seno alla Conferenza Unificata. Per un pretesto simile, si vogliono davvero bloccare opere per quasi 3 miliardi di euro? La maggioranza ci ripensi, e così come sta facendo in queste ore sui vaccini torni sui propri passi e aderisca alla richiesta del Pd e di tutte le opposizioni di stralciare il taglio del bando periferie dal Milleproroghe", conclude.

04/09/2018 - 18:29

Il Partito democratico è al fianco dei sindaci che in tutt’Italia si stanno mobilitando e sono pronti a qualsiasi azione contro la sospensione del Bando Periferie voluta dal governo. Il governo del cambiamento sta scippando 1,6 miliardi ai comuni, che avevano investito queste risorse in importanti progetti di riqualificazione urbana per la sicurezza delle periferie. Siamo pronti a dare battaglia alla Camera per costringere il governo a fare un passo indietro da questa scelta irresponsabile che va contro i cittadini.

Lo afferma Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd della Camera.

29/08/2018 - 14:12

Ma perché Conte scappa? Ancora lo aspettiamo in Parlamento. Nessuna risposta alla nostra richiesta  di riferire sulla gravissima gestione del caso della nave Diciotti. Forse il suo timore è di contrapporsi alla linea imposta da Salvini? Su questa vicenda è evidente il forte imbarazzo nel governo tale da indurre il premier a disertare il Parlamento, pur di non fornire chiarimenti sulle inaccettabili violazioni dei diritti fondamentali e delle leggi dell'accoglienza sulla nave Diciotti, con 177 persone tenute in ostaggio per giorni nel porto di Catania. Qualunque sia la causa della sua latitanza, ci aspettiamo che il presidente del Consiglio venga subito in Aula per spiegare al Paese quanto accaduto. La smettano di offendere le istituzioni e di svilire le Camere. Una volta tanto il presidente Conte si assuma le sue responsabilità.   

 

Lo afferma Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd della Camera.

28/08/2018 - 12:12

Le affermazioni di Toninelli e Di Maio tra ieri in audizione e oggi ai media confermano che il governo sta conducendo, sulla drammatica vicenda del Ponte Morandi, un cinico e spregiudicato gioco di potere che lascia sullo sfondo Genova, l’Italia e le sofferenze di questi giorni che restano senza risposta. Un gioco di potere condotto su due tavoli. Il primo nei confronti dell’opposizione: Toninelli e Di Maio si ergono come i nuovi arcangeli della giustizia, che con le loro spade fiammeggianti della retorica e delle bugie diffuse in ogni occasione vogliono cacciare dall’Eden del potere nel quale sono appena entrati tutti quelli che hanno avuto in passato responsabilità di governo. Si usa  strumentalmente questa drammatica vicenda per tentare di scavare il solco tra un passato presentato come connivente (raccontando in proposito bugie e falsità) e un futuro che si rappresenta lindo e sicuro, incuranti delle contraddizioni e della complessità della vicenda. Il secondo gioco di potere è tutto interno alla maggioranza, tra il Movimento 5 Stelle lanciato a pieno vapore sulla nazionalizzazione, la Lega che frena imbarazzata e il commissario di governo che dice cose opposte a quelle del ministro Toninelli. Una sorta di “House of Cards” nella quale i bisogni di Genova, le emergenze degli sfollati, le soluzioni avanzate e proposte dagli enti locali sono rimaste tutte senza risposta in questo quadro cinico e imbarazzante.

Lo afferma Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd della Camera.

01/08/2018 - 11:53

Dichiarazione di Enrico Borghi, deputato Pd

“Occupare poltrone e prendere in giro gli italiani. E’ quanto sta accadendo con Lega e M5S. Dopo l’inqualificabile vicenda Rai, oggi i due partiti di maggioranza, contravvenendo a tutti i proclami della campagna elettorale, hanno votato per mantenere intatto  il Jobs act introdotto dai governi Renzi e Gentiloni e per bocciare la reintroduzione dell’articolo 18 che Di Maio aveva annunciato nelle piazze.Ne prendiamo atto. Giorno per giorno, la finzione messa in scena davanti agli Italiani viene a galla. Hanno raccolto voti convincendo gli elettori che il jobs act avrebbe distrutto posti di lavoro, messo in ginocchio famiglie e imprese. Hanno raccolto voti promettendo la reintroduzione dell’articolo 18, ed oggi in aula hanno votato contro a questa proposta.Con il voto di oggi, cade il velo di ipocrisia su cui reggono le loro menzogne e ribadiscono che lo strumento del contratto a tutele crescenti voluto dal Pd è uno strumento utile per creare occupazione, quella che dopo due mesi dalla nascita del governo è tornata -purtroppo- a scendere, e non a caso.”

26/07/2018 - 19:13

"Le dichiarazioni ufficiali del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, nel corso della riunione congiunta delle commissioni di Camera e Senato in merito alla vicenda degli F35 denotano lo stato di confusione interno al governo sul tema, e aprono ad una serie di interrogativi sulle ripercussioni negative che si possano aprire per il sistema di difesa nazionale e per gli stabilimenti industriali di Cameri (No) dove si producono gli aerei, nonché per l'industria italiana coinvolta nel processo industriale."

Così l'on. Enrico Borghi, della preisdenza del gruppo Pd alla Camera.

"A nostra specifica domanda -prosegue l'on. Borghi- il ministro Trenta ha affermato che il governo ha perplessità persistenti in ordine la programma F35, ritenuto eccessivamente oneroso, e che sono state avviate specifiche valutazioni per capire se tagliare, quanto tagliare e dove tagliare del programma di investimenti. Ricordo che nello stabilimento FACO di Cameri, vicino a Novara, gestito da Leonardo S.p.A. dove si assemblano gli F 35 e che viene reputato un centro di produzione di eccellenza in tutta Europa, trovano lavoro quasi 900 addetti, provenienti da diverse zone d'Italia, con un piano di stabilizzazione del precariato avviato da Leonardo che si è presa specifici impegni nella direzione della diminuzione dell'utilizzo del lavoro interinale. Usciamo da questa audizione perplessi e preoccupati: il governo ritiene che si debba andare avanti o indietro nel programma? Le commesse si fermano o  procedono? Il sistema di difesa dell'Aeronautica Italiana e della Marina Militare procederà o meno nel programma di sostituzione dei velivoli Panavia Tornado, AMX e AV-88 attualmente in servizio con gli F-35 A e B prodotti a Cameri si o no?”

26/07/2018 - 12:08

"Oggi i boiardi di Stato, i burocrati e il sottobosco festeggiano. Ad essere preoccupati saranno i cittadini, gli amministratori e gli utenti". Cosi l'on. Enrico Borghi commenta l'annuncio (per ora fatto solo via social, e privo di un necessario decreto di sostegno) dato dal ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, di interrompere la fusione tra Anas e Ferrovie dello Stato che avrebbe portato la prima al di fuori del perimetro della pubblica amministrazione, avrebbe integrato in un unica struttura le realtà statali che investono in infrastrutture e avrebbe consentito maggiore efficienza e maggiore capacità di accesso al credito.

"La decisione assunta dal ministro Toninelli -commenta l'on. Borghi, che nella scorsa legislatura come capogruppo in commissione ambiente e lavori pubblici alla Camera aveva seguito l'iter parlamentare della riforma- ha gravi difetti, sia sul piano formale che soprattutto su quello di merito. Per rimanere alle procedure, informo il ministro che non basta fare annunci via Twitter. In una democrazia liberale, che ancora esiste nonostante i loro tentativi di portarci nel totalitarismo digitale, per fermare un provvedimento deciso in forza di legge serve un'altra legge. Per cui attendiamo i contenuti di un articolato, nel quale ci spiegheranno come questa cosa avviene, al netto della sparata di azzerare i vertici di un Cda di una società per azioni che apre la stura a ricorsi e contenziosi."

Ma è il merito del provvedimento a preoccupare il segretario d'aula del Pd a Montecitorio: "Avevamo pensato a questa riforma -prosegue Borghi- con l'impulso decisivo dell'allora ministro Delrio, per tirar fuori Anas da una storia pluriennale di struttura pubblica che a causa delle note magagne della pubblica amministrazione aveva accumulato una serie di problemi da più parti denunciate: difficoltà di reperimento delle risorse, difficoltà di cassa, problematiche di qualità del management, situazioni di corruzione, contenzioso rilevante, ritardi nella realizzazione delle opere. Mediante la fusione con Fs, Anas sarebbe uscita dalla pubblica amministrazione, e si sarebbe creato un soggetto privato a totale capitale pubblico in grado di autofinanziarsi, di sviluppare 100 miliardi di investimenti in dieci anni e di integrare le infrastrutture della mobilità. Ora si ritorna indietro, e quindi questo pericoloso stop mette a rischio infrastrutture strategiche, anche in Piemonte".

"Se si ritorna ai tempi dell'Anas della Prima Repubblica come propone Toninelli -conclude l'on. Borghi- è bene sapere che torneremo ad avere un soggetto che per il 90% si finanzia con risorse dello Stato, e quindi dipende in tutto e per tutto dall'andamento della congiuntura e dai capricci del politico di turno, un soggetto che avrà farraginosità nelle procedure e complessità di attuazione, e che per effetto di queste decisioni per prima cosa cadrà in una sorta di limbo che mette a repentaglio tempi e modi di realizzazione e attuazione delle importanti infrastrutture finanziate dai governi di centro sinistra. Un incredibile passo indietro, statalista, dirigista e centralista che svela la natura di questo governo che si è proclamato del cambiamento e che in realtà appare della restaurazione".

25/07/2018 - 13:57

“Lo scorso 30 giugno, ho chiesto al ministro Toninelli di rendere pubblici gli atti sulla base dei quali "per motivi di ordine pubblico" il governo impediva alla nave della ONG Astral di attraccare in un porto italiano. Nulla è accaduto, e nulla è stato pubblicato.
Davanti a tale reticenza, lo scorso 4 luglio sono intervenuto, a nome del gruppo del Partito Democratico, nell'Aula di Montecitorio chiedendo al Ministro Toninelli di pubblicare subito, sul web, il provvedimento sulla base del quale il governo aveva disposto la chiusura dei porti. Chiedemmo sulla base di quale norma, con quale provvedimento, in forza di quale legge era stata adottata una linea così restrittiva, che ha peraltro determinato le sofferenze umane che sono state sotto gli occhi di tutto il mondo e che ha gettato un'ombra sull'Italia e sulla sua consolidata tradizione umanitaria. Il ministro Toninelli, competente per legge in materia, si è trincerato dietro un mutismo da far invidia alla Sfinge. Abbiamo presentato anche un'interrogazione parlamentare, rimasta senza risposta. Oggi, attraverso un reportage dell'Espresso, ci arriva per interposto soggetto la risposta: era come temevamo. Non ci sono stati atti formali, provvedimenti fondati sulla legge, ma l'arbitrio assoluto di ministri che via social hanno impartito disposizioni al di fuori delle norme e successivamente l'insabbiamento assoluto della vicenda.
I profeti del web e della trasparenza si sono trasformati nei fautori del silenzio e dell'occultamento, e adottano provvedimenti al di fuori del perimetro delle leggi. Tutto ciò è molto grave, e crea un precedente pericoloso per le istituzioni democratiche”.

Così il deputato dem Enrico Borghi della Presidenza del Gruppo Pd  della camera in un post FB.

24/07/2018 - 09:20

TONINELLI: BORGHI (PD), VADA IN PROCURA O LA SMETTA COI COMIZI

"Vi confesso che su molte infrastrutture mi son trovato a mettere le mani in un verminaio di sprechi, connivenze corruttive, appalti pilotati, varianti in corso d’opera che hanno fatto esplodere i costi negli anni." Così il ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, poche ore fa su Facebook. Gli consiglio un indirizzo: Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, piazzale Clodio, Roma. Vada lì e sporga formale denuncia di tutte le cose di cui parla nel suo post. In caso contrario, la smetta coi comizi, e inizi a fare il ministro.

Lo dichiara il deputato dem Enrico Borghi della Presidenza del Gruppo Pd della Camera
 

20/07/2018 - 19:45

“Una sentenza limpida e inequivocabile, che ha rispedito al mittente le obiezioni di Lombardia e Veneto, che come è accaduto su gran parte dei provvedimenti del precedente Governo, eccepivano circa una presunta invadenza da parte dello Stato su materie di competenza regionale”. Lo dichiara Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate tutte le questioni di legittimità costituzionale presentate dalle Regioni Lombardia rispetto al dlgs 40/2017, che dava attuazione alla riforma del servizio civile.

“Ora che il quadro normativo è del tutto chiaro – continua - e non sussistono più dubbi circa le competenze che sono in capo allo Stato centrale, il Governo dia piena attuazione alla riforma. Ci sono tre urgenze non più rinviabili. Primo: pubblicare subito il bando per  50.000 ragazzi sulla base delle risorse già messe a disposizione nella legge di bilancio di questo 2018. Sono già stati accumulati due mesi di ritardo. Secondo: occorre pubblicare subito il bando progetti rivolto agli enti per il 2019, altrimenti per il prossimo anno si accumuleranno ulteriori ritardi. Terzo, occorre fin da ora allocare per la legge di bilancio 2019 circa 300 milioni di euro se si vuole mantenere anche per il prossimo anno la possibilità di ingaggiare 58.000 giovani come può avvenire concretamente già per il 2018”.

“Con la sentenza della Corte sull’impianto della riforma voluta dal centrosinistra, vengono meno i presupposti giuridici che Lega e 5 stelle adducevano per il disegno di legge fatto approvare di gran carriera dall'aula del Senato, e teso a svuotare la norma partendo. Vedremo se le forze di maggioranza, che hanno persino proposto un servizio civile obbligatorio per tutti i giovani, riusciranno almeno a fare quanto è stato realizzato con i governi a guida Pd", conclude.

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