12/07/2019 - 13:22

“Per Torino, perdere il Salone dell’Auto in favore di Milano, è uno schiaffo senza precedenti. Sarebbe come per Roma vedersi spostare il Colosseo a Napoli. Il nome di Torino è da oltre un secolo sinonimo di automobile in tutto il mondo, attorno all’auto motive si è costruita l’identità del capoluogo piemontese e un pezzo rilevante dell’economia piemontese e italiana. È incredibile sentire parlare i 5 Stelle del futuro di Torino senza auto. Se si va a Stoccarda, nessuno sente parlare le classi dirigenti di fare a meno della Porsche, e lo stesso a Ingolstadt per l’Audi o a Wolfsburg per la Volkswagen. Lì si parla del futuro dell’automotive, fatto di sostenibilità e di sostituzione del ciclo del carbonio con le rinnovabili. A Torino, incredibilmente, chi guida la città lavora invece per far uscire il capoluogo subalpino dalla sua dimensione di grande città industriale europea, per farle imboccare il tunnel senza uscita della decrescita. Ormai è evidente, dopo questa grave vicenda, che il sindaco Appendino e i 5 stelle non solo sono totalmente inadeguato, ma sono anche dannosi per a Torino, il Piemonte e l’Italia. Facciano in fretta le valigie e lascino Palazzo di Città a chi sarà in grado di portare Torino fuori da questa spirale dannosa”.

Lo dichiara il deputato democratico Enrico Borghi della presidenza del Gruppo.

11/07/2019 - 09:56

“Dopo che il governo non ha ritenuto di dover dare applicazione alla legge che attribuiva al governo una delega per la disciplina della remunerazione dei servizi ecosistemici, il Pd assume l'iniziativa di una strada parlamentare attraverso la presentazione di una specifica proposta di legge”. Lo dichiara Enrico Borghi, deputato del Partito democratico e primo firmatario della pdl, sottoscritta anche dai colleghi dem D'Alessandro, Fiano, Fragomeli, Incerti, Mura, Pezzopane, Topo e Zardini.

“La nostra proposta di legge – continua – punta a regolare l'intera partita dando seguito all'applicazione del ‘Collegato Ambientale’. La fissazione del carbonio da parte delle foreste, della arboricultura da legno e dei suoli agricoli, la regimazione delle acque, la salvaguardia della biodiversità, la produzione energetica sono solo alcuni dei servizi ecosistemici e ambientali. Ovvero, dei benefici che derivano direttamente o indirettamente dalle funzioni e dai processi svolti dagli ecosistemi e dall'ambiente. Una legge varata nella scorsa legislatura, il cosiddetto ‘Collegato ambientale’, attribuiva al governo una delega per la disciplina dei sistemi di remunerazione ma il governo non ha ritenuto di dare seguito a tale indicazione. Un primo esempio concreto del sistema che proponiamo è l'accordo tra l'azienda municipalizzata per la fornitura dei servizi idrici della città di New York e i proprietari forestali del bacino di captazione. In base a tale accordo i proprietari sono impegnati a gestire i propri boschi secondo uno specifico programma di gestione forestale compatibile con il mantenimento del deflusso idrico a valle e quantità costante nel tempo. La compensazione per il mantenimento del servizio eco-sistemico acqua potabile fornito alla popolazione urbana è assicurata da un'addizionale alla tariffa idrica, pagata dagli utenti finali. L'accordo ha permesso un parziale risparmio di spesa di circa 9 miliardi di dollari necessari per realizzare impianti di depurazione, che sarebbe comunque gravata sui cittadini, garantendo ai proprietari forestali un flusso annuo e costante di reddito”.

“Per capirci, se ci fosse una legge così in Italia, avremmo boschi costantemente puliti e manutenuti e vicende come quelle dell'essiccamento del lago di Bracciano per far fronte alle esigenze di Roma non si sarebbero verificate", conclude.

10/07/2019 - 12:13

“Mai così poco lavoro, non sprecare risparmi con spese sbagliate”

Non condivido, per nulla, l'enfasi infantile con la quale -dal Presidente della Camera ai Questori- si annuncia gonfiando il petto che "quest'anno restituiremo allo Stato 100 milioni di euro, la cifra più alta!".
Per forza: basta non lavorare, e vedi che non spendi. Mai come in questa legislatura la Camera dei deputati boccheggia: ormai le sedute di aula iniziano al martedì pomeriggio, e quando va alla grande tutti a casa al giovedì mattina. La settimana scorsa fine del cinema al mercoledì. Questa settimana al martedì si è lavorato in aula due ore. Per la prima volta nella storia della Repubblica, il numero dei decreti convertiti supera il numero delle leggi. Siamo qui per schiacciare bottoni a comando del governo, altro che centralità parlamentare! E ci si vanta di risparmiare? Noi siamo pagati per lavorare, non per vantarci di non spendere. Peraltro, ci sarebbero mille modi per spendere in maniera utile per gli Italiani i fondi, che non saranno risparmiati ma saranno spesi in altro modo (anche qui, basta prendere in giro i cittadini!), magari potenziando le attività contro le ONG e gli sbarchi caro presidente Fico!
Viviamo un momento di grande cambiamento, ma la struttura che produce leggi per gli Italiani non ha un momento di riflessione, di analisi, di dibattito reale che incroci il mondo della scienza e della ricerca con quello della politica. Facciamo montagne di leggi inutili, scritte male, che danno solo lavoro ai giudici del TAR e del Consiglio di Stato e agli avvocati (oltre che alla magistratura). 
Però risparmiamo...

Così il segretario d’Aula del Gruppo Pd della Camera Enrico Borghi.

03/07/2019 - 18:04

“Il Parlamento della Repubblica non è la quinta teatrale degli show personali del ministro di turno. Il question time nelle democrazie liberali è uno strumento nel quale il Parlamento, attraverso i Gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, pone dei quesiti ai quali il governo è tenuto a rispondere indipendentemente dallo stato d’animo del ministro di turno. Possiamo capire che ci possano essere delle situazioni contingenti che portano a dei momenti di nervosismo, ma non è accettabile che dai banchi del governo un ministro si rivolga ai parlamentari dell’opposizione lanciando baci, come non è accettabile che un altro ministro ponga la questione in termini personali”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula dopo il question time con i ministri Salvini e Centinaio.

02/07/2019 - 20:24

“Oggi pomeriggio è accaduto qualcosa di surreale. Non esiste nell’ampia casistica della Camera dei deputati un provvedimento che sia stato votato all’unanimità nei suoi emendamenti e nei suoi articoli, e poi al termine di tutto questo la maggioranza, contraddicendosi, vota contro il provvedimento. Questo non è l’asilo Mariuccia. Non si fanno le cose per capriccio”. Lo ha dichiarato in Aula Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito del voto contrario di M5s e Lega al via libera finale alla proposta di legge in quota alle opposizioni sull'azione disciplinare nei confronti dei magistrati per ingiusta detenzione.

“E cioè - continua - siccome le opposizioni non ha votato come ci si aspettava, la maggioranza vota contro se stessa.  Il problema è che con questo atteggiamento, a metà strada tra il puerile e il ritorsivo, si perde di vista il merito del provvedimento. Perché se Lega e M5S avessero realmente ascoltato dai banchi dell’opposizione i numeri sulle ingiustizie che in questo Paese si realizzano in ordine alla ingiusta detenzione, il comportamento della maggioranza sarebbe stato diverso. La realtà è che questo voto non è null’altro che la riprova di uno stato confusionale. Che cosa è avvenuto tra il momento della sospensione e il ritorno in Aula?”.

“C’è un grande detto che trasforma questa maggioranza in una maggioranza manettara. Altro che garanzie, altro che Costituzione, altro che equilibrio dei poteri. La maggioranza pensa di usare le manette contro gli avversari politici e poi, quando qualcuno del governo viene preso con le mani nella marmellata, o si deve dimettere dal governo oppure siete garantisti. Ipocriti”, conclude.

20/06/2019 - 17:07

"Questa dodicesima fiducia che il Ministro Fraccaro viene qui a portarci non può che essere definita la fiducia della confusione. Voi siete costretti a mettere questa fiducia perché avete dovuto attendere lo scioglimento di nodi politici di una evidenza clamorosa e che sono stati portati all'attenzione degli italiani in tutte le sedi tranne che in quella competente, e cioè il Parlamento, dimostrando una volta di più la vostra natura non rispettosa delle nostre istituzioni; ma siete costretti a porre il voto di fiducia ora che forse avete raggiunto in maniera piuttosto posticcia una intesa tra voi perché la vostra intesa politicamente già mostra della lacune, se è vero quanto si legge negli organi di stampa questa mattina, smentito categoricamente poche ore fa dalla Ministra Lezzi in commissione". Lo dice il deputato della Presidenza del gruppo Pd alla Camera, Enrico Borghi, intervenendo in Aula sul dl crescita.

"Questa fiducia della confusione arriva perché voi avete trasformato questo decreto in una specie di monstre, in una piccola legge di bilancio. Noi abbiamo iniziato ad approfondire questo decreto l'8 maggio in commissione e ora stiamo arrivando a votare la fiducia di corsa in maniera ansiogena, perché altrimenti questo decreto rischiava di decadere. Siete partiti con 51 articoli, facendoli diventare 117 e in questi 117 vi sono montagne di contraddizioni. Amici e colleghi della Lega voi state salvando il comune di Roma facendo pagare gli altri comuni d'Italia. Voi state facendo il contrario di quello che dicevate nelle piazze e nei comizi per non parlare dei colleghi M5S che hanno infilato quel salva-banche dentro il dl crescita, dimenticando chi sono e cosa dicevano dai banchi di quest'Aula", conclude Borghi.

12/06/2019 - 15:56

Il deputato del Pd Enrico Borghi ha presentato una  interrogazione al Presidente del Consiglio sul cosiddetto "processo del popolo"

"Dov’è  avvenuto il cosiddetto “processo del popolo” a carico dei sottosegretari del M5S che dopo essere stati preventivamente indicati al pubblico ludibrio su tutti i quotidiani da evidenti "veline” sono introdotti di fronte ad un sinedrio di una quindicina di parlamentari grillini selezionati,  vengono ripresi da una telecamera e sono chiamati a discolparsi del loro operato per una ventina di minuti?  Tale “processo” è forse avvenuto all’interno dei locali della Camera? E chi detiene le schede di “gradimento”? E che fine hanno fatto i video? Insomma, chiedo formalmente al presidente Conte se è lecito – qualora fosse accertato - che nei luoghi della democrazia sia possibile accettare tutto questo”.  Sono le domande che l’on. Enrico Borghi, membro dell’ufficio di Presidenza del gruppo Pd alla Camera,  ha presentato, attraverso una interrogazione urgente al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, sul “grottesco processo del Popolo” al quale sono stati sottoposti i sottosegretari del M5S. “Ci si può scontrare, ci si può dividere, ma non si può rimanere in silenzio davanti alla umiliazione sia di una persona che dell'istituzione che essa rappresenta”, ha scritto contestualmente Enrico Borghi in un post su Fb indirizzato al sottosegretario Davide Crippa , “avversario politico al quale esprimo tutta la mia solidarietà non pelosa o interessata, ma autentica”. “Sono indignato – prosegue Borghi - perchè non è accettabile che una Srl come la Casaleggio Associati abbia il potere di mettere sotto inquisizione -con uno stile a metà strada tra il confessionale del Grande Fratello, il processo di Torquemada e gli interrogatori del KGB- i rappresentanti del popolo.”

“Resta un fatto – conclude Borghi nel suo post - che questo "Processo del Popolo", che ricorda sinistramente pagine tristi della nostra Repubblica, è una cosa al di fuori della nostra Costituzione. Il luogo dove discutere dell'azione politica dei membri di un governo sono i partiti politici, secondo "il metodo democratico" sancito dall'articolo 49 della Costituzione. Quindi ci si confronta, si dibatte, e alla fine se serve ci si conta. Ma non si massacrano le persone e le istituzioni. E il luogo dove il membro del governo deve rendere conto del proprio operato è uno solo: il Parlamento. Fuori da esso c'è solo l'arbitrio, il controllo possessorio delle istituzioni e alla fine il ricatto alle persone. Spero che questa vicenda faccia aprire gli occhi a molti”, conclude amaramente il parlamentare del Pd.

12/06/2019 - 14:46

il deputato del Pd Enrico Borghi ha presentato una  interrogazione al Presidente del Consiglio sul cosiddetto "processo del popolo"

"Dov’è  avvenuto il cosiddetto “processo del popolo” a carico dei sottosegretari del M5S che dopo essere stati preventivamente indicati al pubblico ludibrio su tutti i quotidiani da evidenti "veline” sono introdotti di fronte ad un sinedrio di una quindicina di parlamentari grillini selezionati,  vengono ripresi da una telecamera e sono chiamati a discolparsi del loro operato per una ventina di minuti?  Tale “processo” è forse avvenuto all’interno dei locali della Camera? E chi detiene le schede di “gradimento”? E che fine hanno fatto i video? Insomma, chiedo formalmente al presidente Conte se è lecito – qualora fosse accertato - che nei luoghi della democrazia sia possibile accettare tutto questo”.  Sono le domande che l’on. Enrico Borghi, membro dell’ufficio di Presidenza del gruppo Pd alla Camera,  ha presentato, attraverso una interrogazione urgente al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, sul “grottesco processo del Popolo” al quale sono stati sottoposti i sottosegretari del M5S. “Ci si può scontrare, ci si può dividere, ma non si può rimanere in silenzio davanti alla umiliazione sia di una persona che dell'istituzione che essa rappresenta”, ha scritto contestualmente Enrico Borghi in un post su Fb indirizzato al sottosegretario Davide Crippa , “avversario politico al quale esprimo tutta la mia solidarietà non pelosa o interessata, ma autentica”. “Sono indignato – prosegue Borghi - perchè non è accettabile che una Srl come la Casaleggio Associati abbia il potere di mettere sotto inquisizione -con uno stile a metà strada tra il confessionale del Grande Fratello, il processo di Torquemada e gli interrogatori del KGB- i rappresentanti del popolo.”

“Resta un fatto – conclude Borghi nel suo post - che questo "Processo del Popolo", che ricorda sinistramente pagine tristi della nostra Repubblica, è una cosa al di fuori della nostra Costituzione. Il luogo dove discutere dell'azione politica dei membri di un governo sono i partiti politici, secondo "il metodo democratico" sancito dall'articolo 49 della Costituzione. Quindi ci si confronta, si dibatte, e alla fine se serve ci si conta. Ma non si massacrano le persone e le istituzioni. E il luogo dove il membro del governo deve rendere conto del proprio operato è uno solo: il Parlamento. Fuori da esso c'è solo l'arbitrio, il controllo possessorio delle istituzioni e alla fine il ricatto alle persone. Spero che questa vicenda faccia aprire gli occhi a molti”, conclude amaramente il parlamentare del Pd.

05/06/2019 - 17:31

“La Camera per tutta questa settimana non sarà convocata a causa dello scontro nella maggioranza”. Lo dichiara Enrico Borghi, dell’Ufficio di presidenza del Gruppo Pd.

“In questi giorni abbiamo dovuto assistere all’incredibile conferenza stampa con la quale il Presidente del Consiglio si è rivolto ai suoi due vice premier aprendo di fatto una serpeggiante crisi di governo senza coinvolgere il Parlamento. Una crisi extraparlamentare, le cui conseguenze si stanno riverberando sui lavori dell’Aula”

“La commissione che analizza il decreto crescita – prosegue l’esponente dem -doveva essere convocata venerdì scorso, ma a causa delle liti tra Lega e 5 Stelle è stata sconvocata e riconvocata lunedì, poi sconvocata e riconvocata ieri, poi questa mattina, poi questo pomeriggio, e infine convocata per lunedì prossimo”.

“A tutto questo si aggiunge l’annuncio di una procedura di infrazione per violazione delle regole del debito da parte della Commissione Europea. E il governo non è presente alla Camera, non comunica nulla, fugge. Chiediamo che venga immediatamente in Aula a riferire – conclude Borghi - siamo davvero molto preoccupati per l’Italia”.

30/05/2019 - 18:48

Borghi: norma ad personam per assumere collaboratori di parlamentari grillini*

“Dopo un tentativo maldestro di resistenza, la relatrice Nesci è stata costretta alle dimissioni. È la prova che il decreto Calabria conteneva una norma ad personam che avrebbe consentito la nomina a commissario alla sanità di un collaboratore parlamentare del M5s privo dei requisiti previsti dalla legge”. Così il democratico Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo commenta le dimissioni della deputata grillina Dalila Nesci da relatrice al decreto sulla sanità calabrese che contiene deroghe alla normativa vigente per la nomina dei dirigenti sanitari che consentono di ottenere l’incarico anche a candidati senza i requisiti previsti dalla legge, tra questi Gianluigi Scaffidi collaboratore parlamentare della deputata Nesci. “A nulla è servita la difesa parlamentare, alla fine anche il M5s che giurava di voler nominare solo persone competenti ha riconosciuto di aver scritto una norma per aggirare le regole che impongono criteri di competenza. Alla prova dei fatti, i paladini dell’onestà sono stati presi con le mani nel sacco, intenti com’erano alla spartizione delle cariche. Altro che “fuori la politica dalla sanità”. È una vittoria della tenace opposizione fatta dal gruppo dei deputati democratici”.

21/05/2019 - 17:41

"I pasticci del governo, che non ha voluto ascoltare le nostre proposte in sede di scrittura delle norme, ora vengono a galla e rischiano seriamente di bloccare il tanto strombazzato trasferimento dei sovra-canoni idrici alle Province montane. Sarebbe il caso che si ponesse fine a questa campagna elettorale permanente e si scrivessero norme realmente applicabili come da noi proposte, altrimenti il rischio boomerang per i territori montani è dietro l'angolo". Così Enrico Borghi, dell’ufficio di presidenza del Pd alla Camera, interviene comunicando le due novità che minacciano di bloccare l'attuazione della norma prevista dal "decreto Semplificazioni", la quale dispone che il canone di concessione delle grandi derivazioni idroelettriche corrisposto alle Regioni venga destinato per il 60% alle province il cui territorio è interessato dalle derivazioni e che norma le modalità attraverso le quali le Regioni, alla scadenza delle concessioni, riassegnano le stesse o mediante gara o mediante società a capitale misto pubblico-privato o mediante forme di partenariato pubblico-privato.

"In questi giorni - osserva  Borghi - si sono concretizzati due fatti giuridici che avevamo paventato, sostenendo la necessità di scrivere la norma per evitare che si verificassero. Il primo è la messa in mora da parte della Commissione Europea dell'Italia per le procedure di selezione delle gare, il secondo è un ricorso alla Consulta della Regione Toscana per violazione supposta dell'art. 117 della Costituzione. Entrambe le questioni si sarebbero potute evitare se il governo avesse accolto le proposte del Pd. Invece, si è voluti andare avanti a testa bassa, ed ora in questa situazione il settore praticamente viene congelato in attesa del pronunciamento da un lato della Consulta e dall'altro della chiusura della procedura di infrazione con la UE. Con tanti saluti ai soldi alle province nel 2019, come qualcuno si sta vendendo in queste ore di campagna elettorale".

"L'ennesimo risultato della fretta e della sordità del governo -conclude il deputato del Pd - porta di fatto al congelamento della situazione. Il governo sarà chiamato a dover dare risposte alla Ue, quando poteva tranquillamente sistemare la vicenda nel decreto Semplificazioni e le Regioni dovranno attendere la pronuncia della Consulta per poter dare attuazione alle norme del decreto semplificazioni. Risultato: il trasferimento dei canoni alle province, da qualche sprovveduto in disperata ricerca di consensi facili già annunciato per il 2019, si allontana decisamente. Una dimostrazione in più di come il pressapochismo al potere si ferma alla demagogia e produce errori e guasti che dovranno essere sanati ma che per l'immediato bloccano tutto".

13/05/2019 - 20:25

Maggioranza battuta per la seconda volta in commissione Difesa, stavolta su un emendamento di merito e non procedurale. “La maggioranza si spacca come una mela sulla legge sulla libertà sindacale delle Forze armate.Messa in minoranza (25 voti a 13) la relatrice del movimento 5 stelle. La Lega ha votato con tutte le opposizioni un emendamento FI”.

Così il deputato democratico Enrico Borghi della Presidenza del Gruppo.

13/05/2019 - 13:45

“Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, non se la può cavare con una semplice letterina inviata alla Camera. Dinanzi a un fatto così grave, che lo ha costretto a recarsi al Quirinale dal presidente della Repubblica per comunicare l’estromissione dal governo di un sottosegretario, peraltro a causa di una vicenda molto delicata strettamente connessa alla questione morale e addirittura ad una ipotesi di contiguità dell’esecutivo con la mafia, il presidente del Consiglio avrebbe dovuto riferire con urgenza in Parlamento. Anche perché la rimozione del sottosegretario Siri ha provocato un durissimo scontro all’interno dei due partiti, M5s-Lega, che compongono l’attuale maggioranza. Un braccio di ferro le cui conseguenze future sono ancora tutte da verificare”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, che per segnalare la mancata audizione di Conte a Montecitorio ha preso la parola in Aula.

08/05/2019 - 11:03

“bocciato emendamento Pd su rappresentanza territori montani”

“Non mi stupisce l’atteggiamento del M5s sul tema, perché da sempre si sono dimostrati poco interessati ai temi dell’autonomia, dei territori e del principio di sussidiarietà. Hanno una visione centralista e accentratrice della democrazia che non condivido, ma che posso politicamente capire. Il dato politico della votazione sul nostro emendamento è invece la posizione della ‘fu Lega Nord’. Hanno gettato la maschera, sono autonomisti a fasi alterne, nelle campagne elettorali parlano e si riempiono la bocca di territori e di autonomia, una volta giunti a Roma si dimostrano per quello che sono: un partito centralista e nazionalista che usa e sfrutta temi delicati e importanti come quelli dell’autonomia come bandiere da sventolare per la convenienza elettorale”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del gruppo Pd alla Camera, dopo la bocciatura ieri in Aula, in occasione della discussione sulla riforma costituzionale proposta dal governo sulla riduzione del numero dei parlamentari, dell’emendamento Dem a prima firma De Menech e Borghi. L’emendamento, respinto da Lega, M5s e Fdi, aveva la finalità di garantire la rappresentanza dei territori montani e marginali e di quelli con una bassa densità abitativa che, a seguito della riduzione del numero dei parlamentari, rischiano di non essere più rappresentati nel futuro Parlamento a causa della loro dispersione demografica e delle normative elettorali che privilegiano i centri maggiormente popolati.

“Il tema della rappresentanza territoriale - aggiunge il segretario d’Aula dei democratici - non è solamente legato all’elezioni pro-tempore dei rappresentanti in Parlamento di queste aree. E’ più generale e delicato. Un Paese che non riesce a garantire pari rappresentanza ai propri territori è un paese più fragile che rischia di alimentare crescenti diseguaglianze di opportunità per le popolazioni che abitano queste aree causando maggiori costi sociali, ambientali ed economici. Grillini e leghisti stanno costruendo un’Italia più ingiusta e più squilibrata, tagliando democrazia e libertà alle sue parti più fragili. Noi - conclude il parlamentare ossolano - lotteremo contro questa deriva”.

29/04/2019 - 12:15

“Vi è l’urgente necessità che il presidente della Camera, Roberto Fico, esca dal suo silenzio da Sibilla Cumana e prenda una posizione netta contro la diffusione di dichiarazioni lesive della Camera dei deputati. L’intervista pubblicata oggi dal quotidiano ‘Il Messaggero’ al sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Mattia Fantinati, suscita un commento a metà strada fra il senso di gravità e una ironica ilarità. E’ inaccettabile che vi possa essere un’iniziativa del governo che interferisca sulle prerogative del Parlamento. Prerogative che sono materia esclusiva di quest’Aula. Qualunque governo non può entrare nel merito dei lavori della Camera. Il governo qui è ospite. Fico richiami immediatamente il sottosegretario Fantinati, sempre che, invece, non ne condivida la visione distorta del funzionamento delle istituzioni parlamentari. Ma, in questo caso, occorrerebbe avere il coraggio di esplicitare questa volontà di modifica della Costituzione repubblicana. Quando si cavalca la tigre del populismo occorre fare molta attenzione. Perché poi la tigre ti disarciona e ti divora”.

Così Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula a inizio seduta dei lavori nel dibattito sulle modifiche della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari.

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