27/05/2020 - 17:27

“L’inserimento della proposta sull’assegno unico universale e la dote unica all’interno della Legge delega Family Act, come annunciato dalla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, va nella giusta e tanto attesa direzione. Da mesi, come Partito democratico, abbiamo chiesto in commissione Affari sociali alla Camera l’approvazione di questa proposta, perché fortemente consapevoli che le famiglie hanno bisogno di interventi integrati per sostenere gli impegni di cura e lavoro, quelli educativi o in favore dei componenti più fragili. Ma questo sostegno deve essere basato su solide fondamenta, come l’assegno unico universale. Del resto, l’attuale sistema Irpef è avaro con chi ha figli. Occorre finalmente giungere a misure semplici, continue ed eque per il sostegno alla natalità è genitorialità. Facciamo presto e bene”.

Così Elena Carnevali, capogruppo dem in commissione Affari sociali alla Camera.

26/05/2020 - 18:12

“Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a Pierpaolo Sileri, vice ministro della Salute, per le gravi minacce subite. Ci auguriamo che i responsabili vengano individuati quanto prima, e bene ha fatto la Procura di Roma ad aprire un’inchiesta. All’interno del dibattito democratico non è accettabile alcuna forma di minaccia o di intimidazione. Certi che Sileri continuerà nel suo lavoro, tutti noi ribadiamo l’impegno a non abbassare mai la guardia”.

Lo dichiara Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera,

21/05/2020 - 15:39

“Questa legge è giusta e doverosa perché riconosce l’estensione delle pene previste per i pubblici ufficiali, con aggiunta dell’introduzione delle aggravanti, al personale sanitario e socio sanitario e sociale nell’ambito delle loro funzioni. Non più in relazione, quindi, a un luogo specifico come previsto al Senato, ma nello svolgimento dell’attività di cura, assistenza e soccorso. Una legge che non solo agisce sul fronte giudiziario, ma riconosce l’esigenza di investire in formazione, comunicazione, lavoro in equipe, oltre alla necessità di adeguare i piani di sicurezza. Questa riconquistata alleanza tra operatori e pazienti o assistiti avvenuta con la drammatica Pandemia non si realizza per legge, ma soprattutto tutelando e proteggendo chi vi opera e mettendolo in condizioni di poter svolgere nel modo migliore il suo lavoro. Vorremmo non assistere più a violenze, aggressioni o minacce che oltre ad essere un deprecabile e incivile fenomeno, incide fortemente sulla capacità del sistema sanitario di poter dare risposte ai bisogni di salute. Bene invece ciò che sta avvenendo: una nuova stagione di investimenti in risorse finanziare, umane e tecnologiche”.

Così Elena Carnevali, capogruppo dem in commissione Affari sociali alla Camera, intervenendo in Aula per dichiarazione di voto favorevole del Pd al Ddl per la prevenzione e il contrasto alle aggressioni di medici, personale sanitario e socio sanitario.

“Con questa legge - ha aggiunto Elena Carnevali - rispondiamo in modo adeguato al Manifesto europeo sottoscritto dagli ordini professionali europei nella giornata sulla violenza contro i medici ed altri professionisti della salute, convinti come i promotori che la sicurezza sul lavoro è la base di un’assistenza sanitaria efficace”.

14/05/2020 - 15:25

“Per provare a riassumere l’intento del decreto legge Rilancio sulla parte relativa alla salute possiamo dire che va oltre l’emergenza. Gli assi principali sono costituiti dal rafforzamento delle rete ospedaliera, con la definizione degli standard di posti per le terapie intensive e sub intensive; dall’investimento sul capitale umano, con assunzioni del personale sanitario e 4200 borse di studio per specializzandi su cui ci impegniamo a raggiungere l'obbiettivo di  5000 in sede di riconversione; e, soprattutto, dall’obiettivo di portare più Servizio Sanitario sul territorio. Colmare il gap dell’assistenza domiciliare integrata territoriale che vede attualmente l’Italia ben lontana di oltre 2 punti dalla medie dell’Ocse è un target importante. In pochi mesi oltre ai 2 miliardi della legge di bilancio sono stati stanziati 1,4 mld di euro nel Dl Cura Italia e circa  2.350 miliardi di euro nel decreto Rilancio. Queste risorse devono essere strutturali se vogliamo garantire la solidità degli interventi e la possibilità di usare le risorse del Mes è quanto mai utile. Bene inoltre la valorizzazione della professione infermieristica con l’infermiere di comunità, attraverso il quale puntiamo a valorizzare anche altre professioni necessarie per garantire prestazioni non solo per coloro che hanno contratto il Covid-19, ma per rafforzare il sostegno alla domiciliarità per la popolazione più fragile”.

Così Elena Carnevali, capogruppo dem in commissione Affari sociali alla Camera.

12/05/2020 - 15:58

“Dobbiamo passare dalle celebrazioni al riconoscimento fattuale e concreto. Questa deve essere la nostra sfida futura. I 39 infermieri morti, che si aggiungono ai 161 medici, insieme ad altri operatori sanitari, durante questi drammatici giorni di pandemia da Coronavirus, ci dicono di quale sacrificio si è assunta questa categoria di lavoratrici e lavoratori per garantire la nostra salute. Non bastano più gli elogi, le belle parole, le pacche sulle spalle, valorizzare queste figure professionali deve essere il compito che le Istituzioni repubblicane si danno per questi anni a venire. La centralità del Servizio sanitario nazionale e di coloro che lo fanno vivere quotidianamente sarà la nostra guida. La lezione di questi mesi non potrà e non dovrà essere vana. Lo dobbiamo non solo a chi opera nella sanità, ma a tutti i cittadini italiani”.

Così Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera, in occasione della giornata mondiale dell'infermiere.

11/05/2020 - 13:34

“Se dobbiamo parlare di speculazioni politiche, dobbiamo rivolgerci proprio a Regione Lombardia che non ha mai perso un’occasione per polemizzare con il governo a differenza di tante altre regioni. Il nostro riconoscimento infinito va a tutti coloro che hanno permesso di assistere e curare i pazienti e salvare vite umane. Solo l’assessore Gallera nega la difficoltà di testare, tracciare e trattare i pazienti con Covid-19 in Lombardia. Anche in questi giorni assistiamo al blocco dei pazienti da parte dei medici di medicina generale o ai progetti dei comuni per i test sierologici per indicazione della stessa regione. Gallera, piuttosto, spieghi ai cittadini lombardi perché proprio in questa regione siamo amaramente tra coloro che hanno avuto più vittime e contagi, diversamente dal resto del territorio nazionale. E non è certo una questione di risorse, perché la Lombardia in tutti i decreti passati e nel prossimo ha sempre ricevuto risorse più che congrue. Quanto alla realizzazione delle Unità speciali di continuità assistenziale, in Lombardia siamo ancora in netto ritardo nonostante il decreto del 9 marzo per la loro attivazione. A distanza di 2 mesi servirebbero meno interviste e più concretezza, magari prendendo esempio da colleghi di altre regioni”.

Così la capogruppo dem in commissione Affari sociali alla Camera, Elena Carnevali.

10/05/2020 - 15:09

Scuole e servizi infanzia non possono restare senza indicazioni

“Ad un settimana dall’ingresso nella cosiddetta “Fase Due”, molti lavoratori e lavoratrici hanno ripreso le proprie attività professionali. Le scuole ed i servizi per l’infanzia restano, però ad oggi, ancora chiusi, senza un’indicazione chiara delle tempistiche e modalità della loro riapertura. Siamo ben consapevoli di come il contenimento del contagio sia il principale presupposto per il ritorno alla normalità. È però altrettanto vero che la necessità di affidare i figli a qualcuno durante la giornata lavorativa sta già portando alla nascita di moltissimi asili abusivi e altri “centri gioco”, assolutamente impossibili da tracciare. Nel migliore dei casi, invece, i bambini sono affidati ai nonni, che appartengono proprio alla classe d’età a più alto rischio. Non possiamo fare finta che tutto ciò non stia accadendo”.

Così in una lettera appello al Professor Locatelli e al Comitato Tecnico Scientifico, pubblicata sull’Huffington Post, le deputate e i deputati del Partito democratico Lia Quartapelle, Laura Boldrini, Elena Carnevali, Rosa Maria Di Giorgi, Chiara Gribaudo, Vanna Iori, Beatrice Lorenzin, Debora Serracchiani, Paolo Siani, Serse Soverini, Alessia Rotta.

“Sono circa 8 milioni i minori di 14 anni che con le loro famiglie attendono delle risposte. Nel caso della chiusura delle scuole - si legge nella lettera - riteniamo che il costo sociale, educativo, relazionale ed umano sia troppo alto perché essa possa protrarsi con tempistiche indefinite, e senza alcuna misura di alleviamento degli effetti collaterali. L’impatto negativo della chiusura su bambini e ragazzi è molto preoccupante. Specie per gli allievi più giovani, nella fascia 0-6, i rischi per la salute fisica e psicologica sono più che rilevanti: mancanza di apporti educativi, di socializzazione, assenza quasi totale di attività motoria, peggioramento delle abitudini alimentari, gravi gap formativi. La stessa condizione di indigenza famigliare porta con sé la possibile o probabile assenza di una stabile connessione internet o di dispositivi informatici fondamentali per la didattica a distanza. Un’ultima grave preoccupazione riguarda la condizione dei bambini con bisogni educativi speciali o affetti da disabilità”.

“Vi consegniamo dunque un accorato invito a riflettere sulle riaperture scolastiche e dei servizi per l’infanzia non solo da una prospettiva epidemiologica, ma soppesando attentamente le gravi conseguenze educative, psicologiche e di salute che il perdurare dell’isolamento può avere sui bambini e sulle loro famiglie. Ci auguriamo dunque che il suo Comitato si attivi per la definizione di protocolli specifici e lavori con solerzia a un piano per la riapertura delle attività educative già da maggio”.

08/05/2020 - 17:44

"Attendiamo misure precise a partire da maggio, per la Fase 2 del Covid-19, rivolte a bambini e famiglie che vivono una situazione di grave sofferenza dovuta alla chiusura degli spazi dedicati e delle scuole”.

Lo dichiarano, in una nota congiunta, i parlamentari Pd Rosa Maria Di Giorgi, Paolo Siani, Laura Boldrini, Vanna Iori, Flavia Piccoli Nardelli, Beatrice Lorenzin, Caterina Bini, Debora Serracchiani, Stefano Lepri, Elena Carnevali, Serse Soverini e Lucia Ciampi.

"Abbiamo più volte avuto interlocuzioni con i ministri di riferimento, Azzolina, Bonetti e Catalfo e con lo stesso Presidente del Consiglio per chiedere la riattivazione dei servizi all'infanzia - si legge nella nota. Abbiamo avanzato, come parlamentari della maggioranza, proposte chiare che prevedono investimenti finalizzati per i bambini e precise indicazioni tecniche che auspichiamo siano raccolte dal Comitato Tecnico Scientifico. Diritto alla socialità e diritto all'educazione. Come parlamentari Pd riteniamo urgente intervenire nel decreto Maggio con misure adeguate (estensione del congedo parentale, bonus baby sitter con un importo che copra le esigenze di cura di tutti i mesi fino a settembre, servizi educativi già dalla fine di maggio per tutti i bambini) che supportino le famiglie e i loro bambini, così da  rispondere in modo convincente a una situazione particolarmente difficile cui abbiamo il dovere di rispondere”.

"Riteniamo - concludono i parlamentari  - che debba essere valorizzato urgentemente il tavolo con le Regioni e i Comuni, primi interlocutori per i servizi nei territori, già in grado di dare risposte concrete".

07/05/2020 - 19:54

Positivo che si sia compreso che l’obiettivo è aumentare gli specializzandi, più che non limitare l’accesso alle facoltà di medicina, come abbiamo sempre detto. Dobbiamo colmare l’imbuto formativo e  decidere di quali professionisti ha bisogno la sanità attuale e futura. Lo scopo è che al numero dei laureati in medicina corrisponda al numero di borse di specialità. Grazie all’impegno dei  ministri Mandredi e Speranza vogliamo avvicinarci fortemente alla meta. A questo tema che troverà risposta nel decreto Maggio deve affiancarsi il piano dei fabbisogni delle regioni e la decisione sulle professionalità su cui investire di più  per rispondere ai bisogni di salute attuali e futuri.  Accanto all’epidemia di Covid -19, che molto ha insegnato sulla necessità di implementare prevenzione ed epidemiologia e assistenza domiciliare, non possiamo dimenticare le tante aree di intervento nella sanità .

Lo dichiar la capogruppo democratica in commissione Affari sociali alla Camera, Elena Carnevali.

06/05/2020 - 14:01

“Regolarizzare anche le cosiddette badanti. E’ una questione rilevante che non possiamo eludere. Le “badanti” sono una componente fondamentale per molte famiglie, sebbene spesso invisibile, del nostro sistema di welfare. Sono loro che curano i nostri anziani e anche le persone con disabilità (secondo una ricerca dell’ISS il 36% delle persone con disabilità dichiara di ricevere aiuto da badanti). Anche nel mezzo della pandemia tante di loro sono state l’unico sostegno costante nelle case di chi è più fragile.
Se guardiamo i numeri in Italia, sono circa 2 milioni lavoratori domestici (badanti e colf) ma solo 865 mila sono regolari. Una parte di essi con contratti “ grigi “ , cioè non corrispondenti al totale delle ore lavorate. La loro regolarizzazione è importante sia per i diritti e le tutele di chi lavora e che per gli assistiti. Una maggiore stabilizzazione di questi lavoratori è un aiuto per le famiglie che si affidano a questi servizi per integrare questa attività che dovrebbe trovare sinergia all’interno della rete dei servizi ed investire in formazione che spesso non è sufficiente. L’alternativa è una maggiore irregolarità e sfruttamento dei lavoratori e un servizio più precario e meno qualificato per gli assistiti.
Dobbiamo garantire maggiore stabilità lavorativa e tutele per lavoratori ed assistiti e far emergere quella parte di “nero” che è per altro anche una mancata entrata per lo Stato”. Lo dichiara Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari sociali.

16/04/2020 - 17:58

“L’interpellanza dei parlamentari lombardi vuole porre l’attenzione sulle RSA, le residenza assistenziali per anziani, dove vivono persone particolarmente fragili ed esposte all’infezioni da Covid-19. Alcune di queste realtà in Lombardia, diversamente da quanto accaduto in altre regioni, hanno registrato un altissimo numero di decessi. Non vogliamo ovviamente sostituirci alla magistratura, questa è una sede politica e non giudiziaria. E in questa sede chiediamo di capire se la regione Lombardia ha dato indicazioni tempestive ed adeguate per evitare il contagio all’interno delle Rsa, o se invece come noi crediamo e temiamo ha completamente mancato ai suoi doveri. Conosciamo la gravità e la durezza con cui la pandemia da coronavirus si è abbattuta sull’Italia e sulla Lombardia, conosciamo bene l’abnegazione dei tantissimi operatori sanitari che senza sosta stanno lavorando per salvare vite umane. Ma vorremmo sapere perché si è dovuto attendere il decreto del governo per imporre la sospensione dei servizi semi-residenziali per persone anziane e per persone disabili; vorremo conoscere il perché della latitanza della regione Lombardia anche confrontato all’operato di altre regioni. Non è accettabile il tentativo da parte della regione Lombardia di scaricare le responsabilità sulle Rsa. Fornire le strutture di dispositivi non poteva essere lasciato alle sole RSA così come aspettare 50 gg per effettuare i primi tamponi ad operatori ed ospiti . fare i tamponi al personale  Ancora l’8 marzo la regione Lombardia chiedeva alle RSA di aumentare l’offerta ricettiva, una decisione incongrua all’ordine di chiusura verso l’esterno di quattro giorni prima e imprudente ed incomprensibile  rispetto ai numeri di contagio che oggi vengono certificati dal ministero , rischiando di favorire altri nuovi focolai ed aumentare la catena  dei contagi  ”.

Lo dichiara Elena Carnevali, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali alla Camera, intervenendo in Aula per l’interpellanza urgente al governo.

Nella replica, Lia Quartapelle, deputata milanese, ha sottolineate che “un dramma di queste proporzioni all’interno delle Rsa, è successo solo in Lombardia. La sottosegretaria Zampa ha condiviso i dati di uno studio dell’ISS su un campione di RSA lombarde, a cui hanno risposto 164 su 676 RSS interpellate. Il 15% dei pazienti delle Rsa del campione sono morti. Metà di queste morti e riconoducibile a sintomi Covid. Il livello di mortalità delle Rsa in Lombardia non è comparabile con nessuna delle altre situazioni italiane. E questo è chiaramente il frutto delle scelte politiche della regione Lombardia, delle scelte fatte e soprattutto di quelle non fatte. Ha impiegato troppo tempo prima di decidere di chiudere le visite dall’esterno alle Rsa, nonostante in altre regioni avessero già iniziato a farlo. Non solo, l’8 marzo la giunta Fontana chiedeva alle Rsa di ampliare l’accoglienza per liberare posti negli ospedali. Le Rsa fanno parte del Servizio sanitario nazionale e non possono rifiutare se la Regione chiede. Fontana e Gallera hanno poi aggiunta una retta, pagata dalla regione, per aumentare l’accoglienza e di fatto aumentare il contagio. La Regione ha una responsabilità di sorveglianza, controllo e sanzione che troppe volte è venuta meno. Non si può scaricare sulle Rsa adesso. Fontana ha disposto il trasferimento dei casi di covid-19 nelle Rsa, ha mandato i malati contagiosi nei luoghi dove più si doveva evitare il contagio. Chi doveva gestire l’emergenza ha peggiorato il contagio. Questa è una responsabilità politica enorme da parte di Fontana e di Gallera. Noi andremo fino in fondo, anche con una commissione di inchiesta regionale perché le responsabilità politiche sono tantissime. Il Partito democratico andrà fino in fondo, lo dobbiamo alle vittime, ai familiari, ai lavoratori e a tutti quei lombardi che guardano con sgomento alle incapacità della giunta Fontana”.

02/04/2020 - 10:56

“Il presidente Fontana compia la medesima operazione di trasparenza messa in atto dalla protezione civile nazionale. Dica, ad esempio, quante dei 121 milioni di mascherine dichiarate da Salvini nella trasmissione Carta Bianca sono effettivamente arrivate in Lombardia e a chi sono state consegnate. Noi non ci permettiamo di mettere in discussione queste cifre, ma certamente la pubblicità degli atti ridurrebbe le sterili polemiche e l’inutile propaganda. Tutti i livelli istituzionali hanno avuto difficoltà di reperire sul mercato materiali e forniture per la sicurezza del personale sanitario. Un’eventuale e auspicata operazione trasparenza di Regione Lombardia permetterebbe agli operatori delle case di riposo di capire perché fino a oggi delle tante annunciate mascherine se ne sono viste così poche”.

Così Elena Carnevali, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali alla Camera.
 

01/04/2020 - 19:05

“Grazie al ministro Speranza per la sua relazione, per la sua sobrietà, per il suo impegno. Lei, il governo, tutti noi, abbiamo fatto scelte durissime per il Paese, ma avete operato affinché non ci fosse un conflitto tra salute e lavoro e di questo ve ne siamo grati. Ora dobbiamo iniziare ad immaginare e mettere in campo, come già stiamo facendo, le azioni necessarie per la ricostruzione economica e sociale. Per sconfiggere l’epidemia, però, non possiamo permetterci nessun arretramento nei comportamenti individuali, per consolidare quel barlume di speranza che vediamo. Dobbiamo continuare a dimostrare che lo Stato c’è e che nel rispetto della Carta costituzionale tutti stanno collaborando con ogni mezzo per salvare vite umane e per garantire cura e assistenza a tutti, senza distinzione alcuna di censo, di età, di provenienza”.

Lo dichiara Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, intervenendo in Aula per l’informativa urgente del ministro Speranza sul coronavirus.

“Abbiamo affidato i nostri cari alle cure del personale ospedaliero, agli amministratori, ai tecnici, ai volontari del terzo settore, alle ong, alle forze dell’ordine, ai farmacisti, tutti hanno lavorato in questa emergenza sanitaria per sostenere i più fragili e assicurare le cure per tutti. Abbiamo messo in campo miliardi di euro e tutti gli strumenti possibili di semplificazione per dare risposte adeguate. Ci sono voluti anni e molti governi per invertire il percorso del depauperamento del capitale umano della sanità. Abbiamo iniziato noi e adesso l’inversione deve essere radicale. Basta però - conclude Carnevali - con le polemiche inutili, non delegittimiamo lo Stato, non serve a nessuno. E basta col rapporto conflittuale con la scienza, basta mettere in discussione la prevenzione e recuperiamo il valore della medicina dei territori”.

28/03/2020 - 14:41

“Nella difficilissima emergenza che continua, anche secondo i dati forniti in queste ore sul numero dei contagi nella nostra provincia, la questione prioritaria che ci poniamo è cosa possiamo fare subito perché le tante persone ammalate e domiciliate non si aggravino al punto di far crescere ancora di più la domanda verso le terapie intensive o verso i bisogni assistenziali sempre più importanti.

Monitoraggio della situazione clinica del paziente a domicilio, isolamento intradomiciliare e approvvigionamento dell’ossigeno terapia sono la cura che dobbiamo fare “a monte” se non vogliamo che “a valle” prosegua la crescita dei ricoverati in terapia intensiva.

Bergamo è stato un esempio per cercare di fronteggiare l’emergenza ossigeno e la raccolta dei contenitori e delle ricariche per l’approvvigionamento domiciliare. Una preziosa collaborazione tra le aziende associate ad Assogastecnica, l’Azienda di Tutela della Salute, la Protezione civile provinciale e l’Arma dei Carabinieri ha implementato un modello che altre province vorrebbero replicare sul territorio ma che risulta tuttavia difficile perché la grande criticità non deriva dalla disponibilità del farmaco ossigeno, ma dalla dotazione di recipienti che nell’attuale contesto – in tempi brevissimi- non è affatto possibile reperire dai fabbricanti.

In questo senso è certamente da segnalare anche la campagna nazionale #vuotanonserve per sollecitare chiunque abbia in casa una o più bombole vuote a riconsegnarle dando tutti i riferimenti utili in tempo reale mediante un link dedicato.

È chiaro a tutti come sia fondamentale garantire ad ogni singolo paziente Covid-19 o in condizioni di dispnea tutte le terapie farmacologiche e la sorveglianza medica attraverso i medici di base e le Unità speciali “mobili” da implementare. Ma solo nella nostra provincia oltre 1200 bombole giornaliere vengono distribuite con un aumento delle quantità sempre più crescente e di difficile gestione.

Per poter sopperire alla crisi di ossigeno che stiamo affrontando, Regione Lombardia ha ricevuto una proposta dall’associazione delle aziende fornitrici per poter concentrare l’utilizzo dell’ossigeno in alcuni HUB territoriali da realizzare anche identificando spazi già “collettati”, alcuni di questi peraltro già identificati.  

In provincia di Reggio Emilia, seguendo questo approccio, si stanno già utilizzando 68 strutture per ospitare pazienti per prevenire l’ospedalizzazione o la post dimissione (solo in questo caso simili ai progetti bergamaschi).

Dunque non è per nulla una proposta peregrina. Anzi. Se vogliamo rafforzare subito il sistema territoriale questa ci pare proprio la strada da percorrere.”

 

Lo dichiarano:

On. Elena Carnevali 

On. Maurizio Martina

Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo

Jacopo Scandella, Consigliere regionale

Davide Casati, Segretario provinciale PD

28/03/2020 - 12:43

“Chiudere la Lombardia, come chiesto dal direttore di Repubblica Verdelli sembra più una provocazione. Quello che serve alla Regione Lombardia  è la solidarietà tra le regioni e fare in modo che la intermobilità regionale posso essere davvero compiuta. Mobilità declinata sia in termini di personale specializzato come chiesto attraverso l’appello dei rianimatori lombardi, sia nei trasferimenti dei pazienti soprattutto nelle regioni più contigue alla Lombardia che hanno, ad oggi e fortunatamente, tassi di occupazione dei posti letto di terapia intensiva molto più bassi. Non è un problema organizzativo, ma di disponibilità delle regioni. Alcune più generose altre molto meno. Nella  regione Lombardia  come si può evincere dal sito piersotf.it i tassi di occupazione delle terapie intensive risultano essere del 140,40 %,  in Piemonte del 105,09% , la Toscana l’80% e Emilia Romagna il 77 per cento. Ma il Veneto con 1.550 ricoverati e 338 pazienti in terapia intensiva risulta avere un tasso di occupazione del 67,90 % , il Friuli Venezia Giulia del 53,80 % con soli 57 pazienti ricoverati nelle terapie intensive. Tutti possono contribuire ad alleggerire il grande sforzo lombardo e l’abnegazione dei professionisti al limite della resistenza umana. Chiediamo che solidarietà umana, politica e istituzionale venga messa in campo al più presto. Ci angoscia sapere che trasferiamo pazienti fuori dai confini italiani lontano dai famigliari o in territori italiani più lontani. Una solidarietà regionale con un principio di mutuo soccorso può essere di straordinario aiuto ed è nelle corde della storia del nostro Paese”.

Lo dichiara la deputata bergamasca Elena Carnevali, capogruppo in commissione Affari sociali.

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