13/01/2026
Andrea De Maria
Bonafè
2-00745

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   Marin Jelenic, arrestato per l'omicidio di Alessandro Ambrosio, era stato oggetto il 23 dicembre 2025 di un decreto prefettizzio di allontanamento dall'Italia;

   dalle notizie di stampa non risulta avesse fatto ricorso nei tempi prescritti ma evidentemente il decreto non era stato eseguito e Jelenic era libero di muoversi nelle stazioni del Paese –:

   quali iniziative fossero state assunte per l'allontanamento di Marin Jelenic e quali iniziative di competenza possono essere assunte per garantire la puntuale esecuzione di provvedimenti di questo tipo.

Seduta del 16 gennaio 2026

Illustrazione di Andrea De Maria, risposta del Sottosegretario di Stato all'Interno, replica di Andrea De Maria

ANDREA DE MARIA, Presidente, Sottosegretario. Sappiamo tutti di questo evento terribile che è accaduto nella stazione di Bologna, il 5 gennaio, quando il capotreno Alessandro Ambrosio è stato assassinato in maniera terribile e violenta. I casi di violenza contro il personale ferroviario non sono, purtroppo, una novità. Sono un problema endemico, presente a Bologna come in tante aree del territorio nazionale, più volte denunciato dai sindacati di categoria. Questo omicidio rappresenta indubbiamente un tragico e terribile salto di qualità. Per l'omicidio di Ambrosio è stato arrestato Marin Jelenic, anzi voglio qui ringraziare, ancora una volta, le Forze dell'ordine per la loro azione investigativa, per avere assicurato il presunto responsabile di questo delitto terribile alla giustizia. Peraltro, si tratta di una persona che aveva già compiuto, da quello che abbiamo letto dai mezzi di informazione, diversi atti violenti ed era stato più volte fermato e identificato.

Ora è emerso che il 23 dicembre dell'anno scorso, Marin Jelenic era stato oggetto di un provvedimento di allontanamento dal Paese, emesso dal prefetto di Milano. Peraltro, sempre da notizie di stampa, poi ci dirà il Sottosegretario, abbiamo appreso che questo soggetto non aveva fatto ricorso al provvedimento. Il 5 gennaio Marin Jelenic girava ancora libero per le stazioni del Paese e, se il provvedimento fosse stato attuato, probabilmente non saremmo qui, non solo a svolgere questa interpellanza, ma a ricordare un atto di sangue così grave e così terribile.

Peraltro, anche in questo caso mi interessa sentire il Sottosegretario, da quello che sempre si è letto sugli organi di informazione, ci sono state anche occasioni tra il 23 dicembre il 5 gennaio in cui questa persona è stata fermata, in qualche modo identificata dalle Forze dell'ordine. Quindi, io credo si debba fare chiarezza, fino in fondo, su quello che è accaduto, sul perché questo provvedimento di allontanamento dal Paese non è stato reso esecutivo e anche, diciamo, fare in modo che situazioni drammatiche come queste non si possano più ripetere, cioè che in occasioni analoghe i provvedimenti vengano puntualmente attuati. A questo che è l'argomento, diciamo, cuore dell'interpellanza, voglio aggiungere alcune considerazioni sul motivo di questa interpellanza, che è quello che ho già illustrato: è evidente che la sicurezza delle stazioni del nostro Paese sta diventando sempre di più una priorità, come sono una priorità le politiche di contrasto alla criminalità e di difesa della sicurezza dei cittadini. Si tratta di investire sul personale delle Forze dell'ordine, di rafforzarlo, di garantire il turnover, di mettere a disposizione i mezzi necessari all'azione delle nostre Forze dell'ordine. Per quanto riguarda la città dove è avvenuto questo fatto terribile, la mia città, che è Bologna, noi abbiamo incontrato diversi sindacati di polizia, ci hanno segnalato diverse carenze ed esigenze da questi punti di vista, come bisogna promuovere coesione sociale, integrazione e solidarietà, quella rete di comunità che è fondamentale a prevenire le situazioni di criminalità e come, attraverso la coesione e l'integrazione, costituire una comunità più coesa e più ostile alla criminalità. In questo ambito, io ci tengo a sottolineare un aspetto: io sono convinto che su queste politiche della sicurezza bisognerebbe trovare il massimo di unità fra le forze politiche e il massimo di lavoro comune fra i diversi livelli istituzionali. La mia interpellanza - lo dico anche rispetto al dibattito pubblico che c'è stato su questo episodio tragico Bologna - non vuole essere parte di una logica di contrapposizione politica, è un po' il contrario. Credo che sia importante per tutti fare luce su un elemento molto delicato, molto serio e molto critico come quello che ho illustrato, cioè sul perché questo provvedimento di allontanamento non è stato realizzato. Perché, appunto, questo fatto ha avuto un peso evidentemente molto importante in un atto di sangue così drammatico. Penso che fare luce su questo sia davvero nell'interesse di tutti e di tutte le istituzioni.

NICOLA MOLTENI Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Grazie onorevole De Maria. A nome del Governo, del Ministro dell'Interno e a titolo personale, esprimo, anche in quest'Aula parlamentare, profondo cordoglio e vicinanza ai familiari di Alessandro Ambrosio, ucciso a Bologna il 5 gennaio scorso.

Il sospettato dell'omicidio, avvenuto, come noto, nel parcheggio della stazione ferroviaria, è stato identificato con certezza in Marin Jelenic, nato in Croazia il 20 marzo 1989, ripetutamente foto-segnalato, con precedenti per tentato furto, porto abusivo di armi, resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio.

Il cittadino croato è stato sottoposto a fermo, convalidato dall'autorità giudiziaria che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Le indagini e le ricerche immediatamente avviate dalla squadra mobile della questura di Bologna hanno consentito alla Polizia di Stato di rintracciare il sospettato presso l'area ferroviaria di Desenzano del Garda e di assicurarlo alla giustizia lo scorso 6 gennaio, vale a dire circa 24 ore dopo il delitto.

Ricordo che il cittadino straniero in questione, essendo di nazionalità croata, fruisce dal regime di diritto europeo di libera circolazione previsto per i cittadini di Paesi dell'area Schengen.

E ciò nonostante, nei suoi confronti, il 23 dicembre dello scorso anno, era stato adottato dal prefetto di Milano un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale (trattandosi, come dicevo, di cittadino croato), con l'intimazione a lasciare il territorio entro 10 giorni dalla notifica, avvenuta nella stessa giornata, ordine al quale lo stesso non ha ottemperato.

Diverse e più efficaci iniziative si sarebbero potute assumere se solo fosse stato oggettivamente prevedibile il salto di qualità sul piano criminale che il cittadino croato ha poi tragicamente effettuato e se anche ci fosse una maggiore disponibilità di posti nei centri di permanenza per il rimpatrio sul territorio nazionale e a Bologna, in particolare.

È un obiettivo, quest'ultimo, che stiamo perseguendo con convinzione e con specifiche risorse finanziarie, pur registrando, talvolta, posizioni contrastanti da parte di rappresentanti degli enti territoriali. Ritengo di incontrare l'apprezzamento degli onorevoli interroganti per quanto il Ministero dell'Interno sta facendo per ripristinare, a Bologna, il CPR e dotare, così, il capoluogo di una struttura di trattenimento di soggetti pericolosi che consenta di toglierli dalla strada e avviarli nei Paesi di origine.

Abbiamo il dovere di trarre indicazioni da tragedie come l'uccisione di Alessandro Ambrosio per perfezionare e rafforzare sempre di più il nostro sistema di sicurezza che si incentra sulla capacità di effettuare il rimpatrio di stranieri.

ANDREA DE MARIA, Mah, sinceramente, no, Presidente, nel senso che io mi aspettavo di comprendere come mai questo provvedimento di allontanamento non è stato attuato e di questo nella risposta del Sottosegretario non ho trovato niente. Ovviamente condivido, insomma, il richiamo che abbiamo tutti al cordoglio per l'assassinio di Ambrosio, la solidarietà ai familiari e ai suoi colleghi di lavoro, come, diciamo, l'impegno a contrastare le situazioni di illegalità. Ma a me non interessava un discorso generale insomma, ad esempio, sui CPR, su cui, poi, verrò con alcune considerazioni.

L'interpellanza era molto specifica e qui non mi è stata data una risposta, cioè come mai questo provvedimento di allontanamento dal paese non è stato realizzato. Il provvedimento non è stato attuato, questa persona era libera di girare per le stazioni del Paese pur avendo, come lo stesso Sottosegretario ha ricordato, un alto tasso di pericolosità. Perché era, appunto, stato più volte identificato, fermato, aveva compiuto atti violenti, mi pare, anche, devastato un supermercato, era stato fermato perché aveva un coltello. Diciamo che, sul tema che ho posto, non c'è stata una risposta. Io poi penso che noi, tutti insieme, come forze politiche, dobbiamo ragionare su questo grande tema, che è quello del governo dei fenomeni di immigrazione. Perché penso che noi dobbiamo unire due temi, anche cambiando radicalmente, insomma, la normativa vigente. Uno è avere - per quanto mi riguarda, ne sono molto convinto - flussi certi in entrata, cioè noi dobbiamo trovare un modo per portare in Italia le persone che vogliono venire a lavorare, a vivere qui onestamente. Tra l'altro, questo nell'interesse del Paese, perché noi abbiamo bisogno moltissimo, anche rispetto agli equilibri democratici, di avere forze, energie che vengano a contribuire alla crescita del nostro Paese. E su questo c'è una differenza con la destra nel senso che, a volte, siamo di fronte a interlocutori che vedono l'immigrazione nel suo insieme come un pericolo per il Paese mentre noi abbiamo bisogno di persone che vengano a vivere e lavorare qui. Nello stesso tempo, bisogna essere molto netti nel contrastare qualunque forma di illegalità e, appunto, rendere anche più efficaci le procedure di allontanamento e di espulsione dal Paese.

Penso che questo dovrebbe essere il quadro generale in cui collocare anche un'azione legislativa in quest'Aula per rendere più efficace gli strumenti che abbiamo per governare un fenomeno complesso, sapendo, appunto, che la sicurezza si costruisce insieme, reprimendo i reati, controllando il territorio, con la certezza della pena e, nello stesso tempo, con la coesione sociale e con la stessa integrazione, che è un grande strumento per prevenire le situazioni di insicurezza e criminalità. Ma detto questo, cioè costruito un quadro di riferimento generale, appunto, io, davvero, avevo presentato un'interpellanza molto specifica e su questa interpellanza molto specifica, cioè sulle ragioni per cui questo provvedimento non è stato attuato e sui passaggi che ci sono stati rispetto a una sua eventuale attuazione, una risposta non l'ho ricevuta.