I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
La Direzione investigativa antimafia, fortemente voluta da Giovanni Falcone nel 1991, all'epoca dell'intensificarsi della lotta alla mafia, è un organismo investigativo interforze, inquadrato nel Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, con compiti di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia;
costituita inizialmente da appartenenti a Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza, negli anni si è avvalsa anche dell'attività di membri della polizia penitenziaria, utilizzando questo insieme di esperienze diverse, formato da personale proveniente da diversi corpi civili e militari dello Stato, per creare un pool investigativo all'avanguardia nel portare avanti la lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso;
in particolare, in Sicilia, la Direzione investigativa antimafia è organizzata attorno ai centri operativi di Catania, Caltanissetta, Palermo, Messina e di Agrigento e costituisce in questa regione il braccio investigativo per l'aggressione patrimoniale, consentendo il monitoraggio costante dell'evoluzione delle consorterie mafiose verso forme imprenditoriali sempre più infiltrate nell'economia legale;
nell'ultima relazione presentata dal Ministro dell'interno al Parlamento sull'attività svolta e i risultati conseguiti nel 2024, è emerso che la presenza delle organizzazioni mafiose in Sicilia non si limita più ad un'unica sigla: se da un lato, Cosa nostra continua a rappresentare, infatti la colonna vertebrale della criminalità organizzata nella regione, l'evoluzione delle dinamiche interne e le interazioni con altre consorterie — come la stidda, i gruppi autonomi etnei, e le alleanze interprovinciali — restituiscono oggi una mappa complessa, dai contorni mobili;
nonostante, infatti le numerose operazioni di contrasto, le confische patrimoniali e la cattura di latitanti storici, Cosa nostra non è mai stata smantellata in Sicilia e a Palermo, come evidenzia il rapporto, la lunga assenza di un leader riconosciuto ha spinto i clan a ricorrere a una gestione «intermandamentale», basata sulla condivisione delle strategie e su un'operatività «collegiale» tra vecchie e nuove generazioni;
nella Sicilia meridionale, inoltre, è emersa sempre più la stidda, una volta rivale sanguinaria di Cosa nostra, che ha stretto patti di convenienza, spartendosi territori e affari. Anche ad Agrigento il confine tra le due strutture si è fatto poroso, mentre a Trapani persiste un forte senso di omertà e appartenenza, che rende difficile il lavoro delle forze dell'ordine;
ancora più eterogeneo è lo scenario della Sicilia orientale. A Catania, le consorterie locali si distinguono per un dinamismo affaristico spinto, dove la criminalità adotta assetti a «geometria variabile», con l'alternanza di periodi di tregua a scontri tra clan, e con ricambi costanti al vertice che non minano, però, l'operatività delle reti mafiose. I gruppi catanesi hanno saputo sviluppare una vocazione imprenditoriale forte, spesso superiore a quella palermitana, sfruttando le pieghe del sistema economico locale;
infine, a Siracusa e Ragusa, il controllo è esercitato soprattutto da Cosa nostra catanese e, in misura minore, dalla stidda gelese, mentre a Messina, la situazione è mista: da un lato, persiste il modello «ortodosso» di Cosa nostra palermitana, dall'altro agiscono influenze etnee, in un equilibrio instabile ma efficace;
lo stesso rapporto indica che nella sola Sicilia nel corso del 2024 sono state emesse 201 interdittive antimafia, di cui 123 solo nella parte occidentale dell'isola, mentre sempre nel 2024, la Direzione investigativa antimafia ha eseguito in Sicilia confische per oltre 104 milioni di euro, a cui si aggiungono sequestri per circa 6 milioni; interventi che hanno colpito patrimoni riconducibili direttamente ai clan: immobili, aziende, terreni, veicoli, conti bancari;
tuttavia, a fronte dei proclami del Governo in tema di lotta al crimine organizzato, negli ultimi 4 anni non è stato garantito neppure il turn-over del personale trasferito o pensionato, né tantomeno vi è stato alcun potenziamento di un organismo investigativo così importante, che al contrario ha subito una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell'ordine e gravemente compromesso la funzionalità dell'attività di contrasto al crimine, dando agli operatori di polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima;
alle gravi carenze logistiche e organizzative, che hanno penalizzato in questi anni il personale impiegato nella Direzione investigativa antimafia, privato spesso delle necessarie tutele e senza una reale corrispondenza tra professionalità e incarico svolto, si è aggiunta persino una grave decisione amministrativa che ha permesso l'inserimento di personale della Direzione investigativa antimafia nel piano dei «rinforzi estivi 2025»;
una scelta sbagliata a giudizio degli interpellanti, sia sotto il profilo funzionale che sotto quello organizzativo, che ha permesso l'impiego di personale altamente specializzato – la cui missione è il contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso – in attività ordinarie di controllo del territorio, rappresentando una forzatura che ha snaturato il ruolo della Direzione investigativa antimafia, e ne ha indebolito ulteriormente l'efficacia operativa –:
quale sia la consistenza effettiva degli organici della Direzione investigativa antimafia su tutto il territorio nazionale, e in particolare con riferimento alle sedi di Catania, Caltanissetta, Palermo, Messina e di Agrigento, nonché quali sono stati gli ingressi e le uscite degli ultimi 4 anni;
quali siano le previsioni di uscita per i prossimi 5 anni, in particolare nelle sedi siciliane, e se e come intenda implementare il personale della Direzione investigativa antimafia ivi assegnato, anche prevedendo un interpello specifico o riservando una quota specifica nei nuovi concorsi che verranno banditi;
quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire l'elevata professionalità del personale assegnato alla Direzione investigativa antimafia e per evitare in futuro l'assegnazione a mansioni non corrispondenti alla natura e alla missione istituzionale della Direzione investigativa antimafia.
Seduta del 27 febbraio 2026
Illustrazione di Anthony Emanuele Barbagallo, risposta del Sottosegratario di Stato per l'Interno, replica di Anthony Emanuele Barbagallo
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO, Grazie, signor Presidente. Come sa il Governo, la DIA venne istituita il 29 ottobre del 1991, all'indomani della cosiddetta stagione stragista di Cosa Nostra. Fu un'intuizione di Giovanni Falcone, per dare anche un segnale preciso nel contrasto alla mafia. Inizialmente, venne costituita da funzionari della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza e negli anni si è avvalsa anche della collaborazione dei componenti della Polizia penitenziaria, utilizzando esperienze diverse, formando personale anche proveniente da diversi corpi civili e militari dello Stato, per creare appunto, nel disegno nell'idea di Falcone, un vero e proprio pool investigativo, che porti avanti il contrasto alla criminalità organizzata.
In particolare, in Sicilia la DIA si è organizzata intorno ai centri operativi di Catania, Caltanissetta, Palermo, Messina ed Agrigento. Noi abbiamo preso a riferimento, per i fatti per cui interroghiamo il Governo oggi, l'ultima relazione presentata dal Ministro dell'Interno al Parlamento, quella del 2024.
I dati in Sicilia continuano ad essere preoccupanti; continuano ad essere preoccupanti per la presenza capillare di Cosa Nostra in alcune realtà, che coincidono spesso con quelle realtà in cui la dispersione scolastica è più alta. Assistiamo anche a una narrazione, da parte dei più giovani, dei rapporti con la criminalità organizzata, che sono emersi anche nei fatti gravi dello ZEN di Palermo, nei fatti gravi di Catania, nei fatti gravi della movida estiva, anche nel rapporto tra l'uso dei social e i giovani che ostentano relazioni con Cosa Nostra e relazioni malavitose con disinvoltura.
Ci preoccupano, in questo quadro, anche alcuni dati che abbiamo affrontato in Commissione antimafia in questa legislatura. Nella visita a Catania abbiamo evidenziato e ci è stato fornito un dato sconcertante: quello che in tutta la provincia di Catania negli ultimi due anni ci sono soltanto: zero denunce per estorsione e una sola denuncia per usura. Quindi, questo ci fa pensare in modo chiaro, evidente e netto non che la mafia è sconfitta, ma che certamente è aumentato il livello di preoccupazione e di angoscia. Sono in tanti quelli che non denunciano più. Ci preoccupano anche alcuni dati, ostentati sulla stampa di recente, come quello del taglio alle Forze armate nel suo complesso. Il generale dei Carabinieri, il comandante dei Carabinieri, questa settimana ha ricordato che ci sono tagli per 10.200 unità nell'organico dei carabinieri, che mettono a serio repentaglio le attività ordinarie. In base ai nostri dati, solo per quanto riguarda la Polizia di Stato, ci sono anche in questo caso 10.000 posti carenti negli organici. In questo quadro si innesta anche il personale a disposizione della Direzione investigativa antimafia.
Quindi, con la nostra interpellanza chiediamo al Governo se è a conoscenza di questa carenza di organico che a noi risulta così evidente e perché negli ultimi 4 anni, da quando al Governo c'è Giorgia Meloni, non è stato garantito neanche il turnover del personale trasferito o pensionato della Direzione investigativa antimafia, perché non è stato garantito alcun potenziamento di un servizio investigativo così importante che, al contrario, ha subito tagli indiscriminati insieme con le altre Forze dell'ordine.
Chiediamo anche al rappresentante del Governo le ragioni per cui inopinatamente - sorridiamo, ma ci sarebbe da piangere - il personale della Direzione investigativa antimafia, signor Presidente, è stato assegnato alla campagna “Rinforzi estivi 2025”, cioè abbiamo tolto il personale dalla Direzione investigativa antimafia in estate per mandarlo a controllare le spiagge e la movida. Quindi, voglio dire, se il Governo ci spiega anche le ragioni di questa scelta e, in conclusione, chiediamo di conoscere se e come il Governo voglia implementare il personale della DIA, garantire mezzi, strumenti adeguati all'organismo voluto da Giovanni Falcone che oggi tra mille difficoltà continua a garantire la prima linea della lotta e del contrasto alla mafia. Noi suggeriamo, in fondo, in calce all'interpellanza, due misure: la prima è quella di un interpello specifico che riguardi la DIA, fatto con puntualità, con cadenza semestrale, trimestrale, per garantire nuove forze, nuove disponibilità alla Direzione investigativa antimafia e, dall'altro, che una quota di riserva nei concorsi pubblici, che vengono fatti per tutte le Forze dello Stato in cui si stabilisce che il 5 per cento, il 4 per cento, il 10 o il 3, nella misura che magari il Governo vorrà determinare a seguito di un confronto con l'Aula e con le forze parlamentari, venga garantita a disposizione e venga riservata espressamente al personale della DIA. Questo, quindi, per contrastare in modo efficace la criminalità organizzata in Sicilia in una in una terra in cui - e lo ricordo- per anni, per decenni Matteo Messina Denaro ha passato e trascorso tranquillamente la latitanza nel suo comune di origine e in una terra in cui, come abbiamo riportato dalle attività della Commissione parlamentare antimafia e come emerge nel rapporto della DIA che il Governo conosce bene, si denuncia sempre meno e continuano ad aumentare, alla faccia della propaganda del Governo, i fatti di mafia, le contestazioni e imputazioni per il 416-bis.
NICOLA MOLTENI, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli deputati, preliminarmente respingo come totalmente infondate le asserzioni dell'onorevole interpellante secondo cui il Governo avrebbe operato - cito testualmente - “tagli indiscriminati che hanno colpito le Forze dell'ordine” e in tal modo generato “gravi carenze logistiche e organizzative” che avrebbero “penalizzato (…) il personale impiegato nella Direzione investigativa antimafia”.
È vero esattamente l'opposto: a dimostrazione del forte, costante e crescente impegno per garantire sempre migliori condizioni di legalità e sicurezza, solo lo scorso mese di gennaio abbiamo assunto 3.500 nuovi poliziotti.
Sono così saliti complessivamente a 42.500 gli operatori delle Forze di Polizia assunti dall'inizio del mandato di questo Governo e grazie al loro contributo verranno ulteriormente potenziate tutte le attività di controllo del territorio. Più donne e uomini in divisa significa più sicurezza reale nelle città, nelle periferie, sulle strade e nei luoghi di mobilità.
Prendo atto con soddisfazione che, oggi, anche l'opposizione, sebbene con qualche anno di ritardo, si sia resa conto che investire sulle Forze di Polizia significa contrastare, con maggiore efficacia, criminalità e illegalità e che, finalmente, questa linea politica sia invocata da chi, in passato, l'ha negata, operando per anni tagli - quelli sì - indiscriminati ai danni delle Forze di Polizia come se il comparto sicurezza fosse un ramo secco di un'impresa e non, invece, il primo presupposto per lo sviluppo del Paese. Questo Governo, al contrario, non ha mai cambiato idea sul ruolo delle Forze di Polizia.
Abbiamo preso un impegno politico chiaro con gli italiani, lo stiamo mantenendo e continueremo a farlo. Chiariti questi aspetti, informo che si rappresenta che sul territorio della regione siciliana insistono: il centro operativo di Palermo, territorialmente competente sulla provincia di Palermo, il centro operativo di Caltanissetta, territorialmente competente sulla provincia di Caltanissetta ed Enna, e il Centro operativo di Catania, territorialmente competente sulle province di Catania, Ragusa e Siracusa; le sezioni operative di Trapani e Agrigento, dipendenti dal centro operativo di Palermo e territorialmente competenti rispettivamente sulle province di Trapani e Agrigento, e la sezione operativa di Messina, dipendente dal centro operativo di Catania e territorialmente competente sulla provincia di Messina.
Per ciò che concerne la distribuzione delle sedi DIA sul territorio nazionale, la regione Sicilia è quella in cui se ne registra il maggior numero.
Le unità organiche della DIA sono previste da decreti ministeriali “classificati”, senza alcuna ripartizione tra le varie articolazioni centrali e territoriali. Ciò per consentire a un organismo interforze come la DIA, con vocazione spiccatamente operativa, la massima flessibilità e la pronta reattività di impiego sugli obiettivi ritenuti maggiormente “sensibili”.
Come previsto dall'articolo 108 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n.159 (il cosiddetto codice antimafia) “la DIA si avvale di personale dei ruoli della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di fidanza, nonché del Corpo di polizia penitenziaria (…)”.
Inoltre, appositi decreti ministeriali sempre “classificati” prevedono “per la gestione tecnico-logistica della DIA” l'attribuzione di personale tecnico della Polizia di Stato e dell'amministrazione civile del Ministero dell'Interno.
Ne consegue che l'assunzione di personale tra le file dell'articolazione de qua avviene necessariamente mediante alimentazione da parte delle singole amministrazioni d'appartenenza, attraverso mirate azioni di reclutamento (con richieste nominative di operatori con specifiche skill), a secondo delle contingenti esigenze territoriali.
In relazione a quanto chiesto dagli onorevoli interpellanti circa la possibilità di implementare il personale della Direzione investigativa antimafia prevedendo “un interpello specifico o riservando una quota specifica nei nuovi concorsi che verranno banditi”, la normativa vigente non consente, nei concorsi pubblici per il reclutamento di personale della Polizia di Stato come delle altre Forze di Polizia, di riservare posti in favore della Direzione investigativa antimafia, cui è possibile accedere solo dopo l'immissione in ruolo per effetto di appositi provvedimenti di trasferimento secondo quanto detto in precedenza.
Aggiungo che, anche sulla base di tali considerazioni, le “previsioni in uscita” non possono essere prese in esame in modo parcellizzato, per singola struttura, ma devono essere valutate in relazione all'intero organico della Polizia di Stato e ripianate sulla base delle nuove assunzioni - in primis quelle da turnover - tenendo conto delle specifiche e multiformi esigenze operative.
Si sottolinea, inoltre, che negli ultimi anni l'organizzazione della DIA è stato oggetto di una rimodulazione - realizzata ad invarianza organica - caratterizzata dal potenziamento strutturale delle sedi territoriali, che ha portato all'istituzione di nuovi presidi sul territorio nazionale.
Per quanto attiene al quesito concernente la partecipazione di personale della DIA al “Piano dei rinforzi estivi”, si evidenzia che il Piano per il potenziamento dei servizi di vigilanza estiva nelle località a più alta affluenza turistica viene disposto ogni anno per l'intero Dipartimento della Pubblica sicurezza.
Per la decorsa stagione, il Piano annuale ha previsto l'impiego complessivo di 70 unità di personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti e assistenti/agenti, in servizio presso gli uffici e le direzioni centrali nel periodo compreso tra il primo1° luglio e il 1° settembre 2025.
Ai fini dell'individuazione del personale da destinare a tale tipologia di servizi, sono adottati opportuni criteri di valutazione come, ad esempio, quello della rotazione tra tutte le articolazioni centrali e territoriali, al fine di evitare ripercussioni ovviamente sulle attività investigative in corso.
In tale ottica, è stato stabilito, nell'anno 2025, che la Direzione investigativa antimafia contribuisse alla citata attività istituzionale, mediante l'invio di 2 soli operatori. Al riguardo, si evidenzia che per i Piani di potenziamento dei servizi di vigilanza estiva messi a punto negli anni precedenti, la DIA ha messo a disposizione due operatori nel 2022, 3 operatori nell'anno 2023 e tre nel 2024.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO, Grazie, signor Presidente. Non sono soddisfatto. Veramente abbiamo poche parole. Io preannuncio che scriveremo, Presidente Rampelli, ci vediamo, per suo tramite, costretti anche a scrivere al Presidente della Camera perché riteniamo che in questa risposta del Governo siano state violate alcune specifiche prerogative parlamentari.
Signor Presidente, il primo quesito chiedeva quale fosse la consistenza effettiva degli organici della Direzione investigativa antimafia su tutto il territorio della regione siciliana. Il Governo oggi non ci ha risposto a questo quesito. Nell'intervento del Governo tutto si dice tranne l'effettivo impiego del personale in Sicilia nelle varie sedi della DIA. Il Governo oggi avrebbe dovuto rispondere a noi e al Paese quant'è il personale presente utilizzato dalla DIA in tutto il territorio della Sicilia nei vari centri operativi, dicendo se erano, come risulta da alcune indiscrezioni di organi di stampa, 20 unità a fronte delle 50 previste 4 anni fa o 15 unità a fronte delle 40 previste 4 anni fa.
C'è stato un dimezzamento complessivo delle unità di personale che il Governo oggi non solo non ammette, ma c'è una specifica e precisa violazione delle prerogative parlamentari. Se c'è un'interpellanza, il Governo è chiamato a rispondere all'interpellanza, dicendo come stanno le cose e quante sono le unità di personale presenti. È insopportabile. È una presa in giro, oggi, del Governo, degna della scuola elementare. Noi, di fronte a questa provocazione, signor Presidente, adotteremo tutti i mezzi in nostro potere e a nostra conoscenza per garantire il rispetto delle prerogative parlamentari. Non ci fermeremo e oggi stesso scriveremo alla Presidenza della Camera. È insopportabile gestire in questo modo l'attività parlamentare.
Francamente, non accettiamo lezioncine da maestrini da parte del Governo in ordine all'impiego del personale della DIA. È vero che avete risposto sulla partecipazione del personale della DIA nella campagna rinforzi estivi. Rispetto all'affermazione, che abbiamo fatto, e contenuta in seno all'interpellanza, della carenza del personale e dell'impiego e della distribuzione della DIA in Sicilia, non rispondete. Quindi, il Governo decide di non rispondere. Però, in uno Stato di diritto il Governo è tenuto a offrire al Parlamento l'impiego esatto del personale in tutti i centri operativi della DIA, affinché i parlamentari possano verificare quant'è il calo o l'aumento rispetto a 4 anni fa.
Da ultimo, Presidente, con riferimento all'affermazione del Governo, secondo cui a legislazione vigente non sono previste riserve per i posti della DIA, quest'oggi noi abbiamo utilizzato lo strumento dell'interpellanza che è volto a conoscere la condotta del Governo. Rispetto a questa proposta delle opposizioni, il Governo ha intenzione di proporre una modifica normativa per chiedere che una quota riservata nei concorsi venga garantita per implementare il personale della Direzione investigativa antimafia? Sì o no? Il Governo se ne è lavato le mani, rispondendo di no. Quindi, a noi risulta tutto chiaro. Quella che era la propaganda del Governo sulla sicurezza e sull'implementazione del personale ha prodotto oltre 10.000 posti di carenza d'organico nei Carabinieri, come evidenziato dal Comandante dei Carabinieri, circa 10.000 posti di carenza nei ruoli della Polizia di Stato e un dimezzamento sostanziale del personale della DIA non nei comuni e nelle regioni virtuose, ma in Sicilia, dove la presenza della mafia è viva e presente. Quindi, il Governo dimezza il personale della DIA e non propone neanche una modifica o una soluzione per garantire nuove implementazioni di personale.
Infine, Presidente, come già le ho accennato, per la parte di precisa e specifica violazione delle prerogative parlamentari, scriveremo, anche per il suo tramite, se intende informare e lo ritiene, al Presidente della Camera, perché il Governo è chiamato a rispondere e dare i dati precisi dell'impiego del personale della DIA. Quindi, faremo una nuova e specifica interrogazione, sperando di non dover utilizzare altri mezzi a disposizione dell'attività parlamentare e di altre prerogative parlamentari.