I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti – per sapere – premesso che:
da notizie di stampa emerge che il Governo si appresterebbe ad adottare, mediante decreto-legge, una riforma organica del sistema ferroviario nazionale nell'ambito della rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con misure che incidono sulla concorrenza nel trasporto regionale e Intercity, sulla governance del settore e sulla gestione del materiale rotabile;
tale riforma prevederebbe, tra l'altro, la costituzione di una Rolling stock company (Rosco) pubblica, esterna al gruppo ferrovie dello Stato italiane, destinataria di rilevanti risorse Pnrr e incaricata dell'acquisto e del noleggio dei treni, introducendo una separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio;
l'impostazione che emerge solleva significative preoccupazioni sotto il profilo industriale, occupazionale e organizzativo, anche in considerazione del fatto che le ipotesi di riforma sembrano discostarsi dal quadro strategico delineato nel più recente Piano industriale del gruppo ferrovie dello Stato italiane. Da sottolineare come tale piano, pur prevedendo un investimento di circa 180 miliardi in dieci anni, non dispone nessun impegno di spesa, visto che il contratto di servizio è relativo fino all'anno 2028, lasciando senza programmazione gli anni successivi;
l'avvicinarsi delle gare per i servizi intercity e regionali rischia di alimentare un clima di incertezza sul futuro del servizio pubblico ferroviario, sulla continuità operativa e sulle prospettive professionali delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto;
la separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio potrebbe determinare una frammentazione del sistema ferroviario, con un aumento dei livelli di governance e dei rapporti contrattuali, incidendo negativamente sulla chiarezza delle responsabilità in materia di qualità, affidabilità e sicurezza del servizio;
esperienze maturate in altri Paesi europei mostrano come modelli analoghi abbiano talvolta comportato maggiori oneri a carico dello Stato, senza un corrispondente miglioramento del servizio reso agli utenti;
peraltro, da mesi è allo studio del Governo e del gruppo Fs l'ipotesi di separare la proprietà della rete Av ad un soggetto finanziario secondo il modello Rab (Regulated asset base);
il trasporto ferroviario costituisce un servizio pubblico essenziale e rappresenta un asset strategico per la coesione territoriale, la mobilità sostenibile e lo sviluppo industriale del Paese;
scelte di tale portata, che incidono sull'assetto complessivo del sistema ferroviario e sull'utilizzo di ingenti risorse pubbliche, richiedono un pieno coinvolgimento del Parlamento e un confronto trasparente con tutti i soggetti interessati –:
quali siano i tempi certi di adozione del decreto-legge annunciato e il cronoprogramma di attuazione delle misure previste per il sistema ferroviario;
se il Governo intenda procedere e con quali modalità e criteri alla costituzione della Rosco e alla separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio e come ritenga in tal caso di poter assicurare la tutela dell'assetto industriale, della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro;
come si collochi l'ipotesi allo studio del Governo e del gruppo Fs di separare la proprietà della rete Av a un soggetto finanziario secondo il modello Rab rispetto alla nascita della Rosco e se non si ritenga di introdurre per questa via un eccesso di frammentazione e disarticolazione del sistema ferroviario destinato a peggiorarne qualità e competitività;
se il Governo non ritenga necessario garantire, per quanto di competenza, un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento, e dei sindacati comparativamente più rappresentativi, prima dell'adozione di decisioni che modificano in modo strutturale il sistema ferroviario nazionale;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire la continuità del servizio pubblico ferroviario, la sicurezza, la qualità dell'offerta e la salvaguardia di tutte le professionalità operanti nel settore, in un contesto di profonda riorganizzazione del comparto.
Seduta del 30 gennaio 2026
Illustrazione di Andre Casu, risposta del ottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, replica di Andrea Casu
ANDREA CASU, Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi è grazie a questa interpellanza che finalmente riusciamo a parlare di questo tema e, diciamo, seguiamo con attenzione l'evolversi di proposte, annunci, smentite e cambiamenti solo sui giornali, ma noi riteniamo che il Parlamento sia il luogo dove debba avvenire questo confronto perché da notizie di stampa emerge che il Governo si appresterebbe ad adottare - ora in parte questa notizia è stata smentita nelle ultime ore - mediante decreto-legge una riforma organica del sistema ferroviario nazionale nell'ambito della rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con misure che incidono sulla concorrenza del trasporto regionale intercity, sulla governance del settore e sulla gestione del materiale rotabile. Vedete, tra quegli aspetti di questa riforma noi sottolineiamo alcuni, in particolare la costituzione di una Rosco pubblica, esterna al gruppo Ferrovie dello Stato italiano, destinataria di rilevanti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, incaricata dell'acquisto e del noleggio dei treni, che introduce una separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio.
L'impostazione che emerge solleva significative preoccupazioni sotto il profilo industriale, occupazionale e organizzativo, in particolare nel lungo periodo, anche in considerazione del fatto che le ipotesi di riforma sembrano discostarsi dal quadro strategico delineato nel più recente piano industriale del gruppo Ferrovie dello Stato italiano e noi continuiamo a sottolineare la necessità di trovare le formule per garantire l'investimento di circa 180 miliardi in dieci anni, che non è disposto in questo momento come impegno di spesa, visto che il contratto di servizio relativo fino all'anno 2028 lascia senza programmazione gli anni successivi.
Abbiamo sottolineato il tema dell'avvicinarsi delle gare per i servizi intercity e regionali, il rischio che alimenti un clima di incertezza sul futuro del servizio pubblico ferroviario, sulle continuità operative e sulle prospettive professionali delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto. La separazione tra proprietà del materiale rotabile e esercizio del servizio potrebbe determinare una frammentazione del sistema ferroviario, con un aumento dei livelli di governance dei rapporti contrattuali, incidendo negativamente sulla chiarezza delle responsabilità in materia di qualità, affidabilità e sicurezza del servizio. Ora, di fronte a queste preoccupazioni chiediamo anche di guardare alle esperienze maturate in altri Paesi europei, che mostrano come modelli analoghi abbiano talvolta comportato maggiori oneri a carico dello Stato, senza un corrispondente miglioramento del servizio reso agli utenti. Peraltro, da mesi è allo studio del Governo e del gruppo FS anche l'ipotesi di separare la proprietà della rete alta velocità ad un soggetto finanziario secondo il modello Rab. Il trasporto ferroviario costituisce un servizio pubblico essenziale e rappresenta un asset strategico per la coesione territoriale e la mobilità sostenibile e lo sviluppo industriale del Paese. Per questo riteniamo che scelte di cotale portata, che incidono sull'assetto complessivo del sistema ferroviario e sull'utilizzo di ingenti risorse pubbliche, richiedano un pieno coinvolgimento del Parlamento e un confronto trasparente con tutti i soggetti interessati, con le rappresentanze sindacali e con le lavoratrici e i lavoratori che operano ogni giorno e che ogni giorno sono in prima linea in condizioni molto difficili per garantire il servizio pubblico nel nostro Paese.
Le domande che noi facciamo sono domande puntuali, e speriamo che possano avere una risposta precisa: innanzitutto, quali siano i tempi di adozione di questi annunci; il cronoprogramma dell'attuazione delle misure previste per il sistema ferroviario, e se veramente è vero che il Governo intenda procedere, e con quali modalità e criteri, alla costituzione della Rosco e alla separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio e come ritenga, in tal caso, di poter assicurare la tutela dell'assetto industriale, della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro, perché il tema è ricorrente: l'abbiamo visto apparire e scomparire nel dibattito che ha preceduto gli ultimi Consigli dei ministri. Noi vogliamo sapere cosa vuole fare il Governo, se intende farla o se non intende farla, e naturalmente ci aspettiamo che non lo faccia attraverso la forzatura di inserirlo - perché sarebbe anche una forzatura istituzionale - in un testo che non ha attinenza con questo tema, ma la questione è sostanziale: qual è la volontà del Governo su questo punto?
Altro quesito. Come si collochi l'ipotesi, allo studio del Governo, del gruppo FS di separare la proprietà della rete ad alta velocità a un soggetto finanziario secondo il modello Rab rispetto alla nascita della Rosco, e se non si ritenga che, introducendo per questa via un eccesso di frammentazione e disarticolazione, il sistema ferroviario sia destinato a peggiorarne in qualità e competitività; se il Governo ritenga necessario garantire, per quanto di competenza, un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento e dei sindacati comparativamente più rappresentativi prima dell'adozione di decisioni che modificano in modo strutturale il sistema ferroviario nazionale, e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire la continuità del servizio pubblico ferroviario, la sicurezza, la qualità dell'offerta e la salvaguardia di tutte le professionalità operanti nel settore in un contesto di profonda riorganizzazione del comparto.
Ecco, grazie all'iniziativa del Partito Democratico, noi abbiamo riscontrato i problemi della rete ferroviaria, che non possono essere negati. Ci sono grossi problemi che dobbiamo affrontare, e questo non significa non riconoscere a tutte le donne e gli uomini che lavorano ogni giorno nei cantieri o per garantire il servizio tutto il sostegno che devono avere, ma proprio per metterli nelle migliori condizioni noi non possiamo negare problemi che ci sono e che ogni giorno tocchiamo con mano nella rete ferroviaria. Proprio per questo, noi avevamo chiesto un ciclo di incontri, di audizioni e di confronti. Nel momento in cui il Governo intende fare delle riforme così impegnative che rivoluzionano un sistema, ma per lo meno sarebbero necessarie delle audizioni in Commissione in cui tutte le voci - il Governo, l'amministratore delegato, i sindacati - vengano a spiegare come vedono questi cambiamenti e come fare sì che questi cambiamenti possano produrre quel risultato che serve, cioè garantire servizi migliori: è assolutamente, dal nostro punto di vista, necessario soprattutto anche per sgomberare alcune letture.
Noi dalla rassegna stampa vediamo che viene detto tutto e il contrario di tutto. Vorremmo che il Parlamento fosse il luogo dove emergono gli elementi di realtà su questa questione. Oggi Pietro Spirito, su Il Sole 24 ore, ci ricorda che non serve una Rosco per fare le gare, perché i contratti di programma regionali prevedono già la cessione del materiale rotabile. È chiaro che questo sarebbe un elemento importante: se così fosse, tante delle ragioni che accompagnano la retorica della necessità della costruzione della Rosco verrebbero meno. Da questo punto di vista, vorremmo che emergessero nella risposta del Governo, che sollecitiamo, parole di chiarezza e di certezza.
TULLIO FERRANTE, Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, come è noto, il Consiglio dei ministri, che si è tenuto nella giornata di ieri, 29 gennaio, ha approvato lo schema di decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e in materia di politiche di coesione”. Il predetto decreto-legge prevede, tra l'altro, misure concernenti il settore ferroviario, in attuazione della misura M3C1R1.3 del PNRR “Rafforzare l'efficienza dell'infrastruttura ferroviaria in Italia”.
Tale misura mira a promuovere un aumento della concorrenza nei mercati del trasporto su ferro regionale ed interurbano, a migliorare la pianificazione infrastrutturale delle linee e delle reti ferroviarie e a introdurre una misurazione delle prestazioni della gestione delle infrastrutture e degli investimenti in detto settore. Tra le principali novità introdotte, si evidenzia, in primo luogo, il nuovo approccio alla pianificazione di lungo periodo attraverso il Documento Strategico Pluriennale della Mobilità, che sostituisce il precedente strumento quinquennale.
Tale Documento, con un orizzonte decennale, consente di programmare in modo più coerente e stabile gli interventi infrastrutturali, orientandoli a una visione complessiva della mobilità su ferro, dell'ottimizzazione dei servizi e della sicurezza. Sul punto, non solo è stato introdotto il coinvolgimento dell'Autorità di regolazione dei trasporti, chiamata a verificare la coerenza degli investimenti con le esigenze del mercato, ma viene garantito il pieno coinvolgimento del Parlamento, che è chiamato ad esprimersi sul Documento Strategico.
Coerentemente con questa impostazione, si prevede un vincolo di coerenza tra il contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e RFI e gli obiettivi del suddetto Documento Strategico Pluriennale della Mobilità. Inoltre, al fine di garantire un monitoraggio più puntuale dell'attuazione degli interventi, il contratto di programma dovrà stabilire obiettivi intermedi e finali e l'introduzione di specifici indicatori di performance. A ciò si aggiunge l'obbligo, per tutti i progetti di sviluppo di importo superiore a 50 milioni di euro, di un'analisi costi-benefici valutata dal MIT, al fine di garantire trasparenza, sostenibilità economica e coerenza con gli obiettivi europei.
Con riguardo, invece, all'obiettivo di incrementare la concorrenza nel mercato del trasporto su ferro, per i servizi Intercity, il MIT avvierà procedure competitive, superando l'attuale regime. Tale passaggio sarà preceduto da un market test per ridefinire in modo puntuale il perimetro dei servizi da mettere a gara. Le tempistiche individuate consentiranno, da un lato, di procedere alla nuova assegnazione nel pieno rispetto delle prescrizioni unionali, garantendo un processo competitivo, equo e aperto; dall'altro, assicureranno, nelle more dell'aggiudicazione, la continuità dell'attuale offerta dei servizi ferroviari Intercity, anche in ragione della tipologia di utenza che ne usufruisce.
Infine, la riforma rafforza il ruolo del MIT, prevedendo nuove funzioni di supporto tecnico e valutazione economico-finanziaria, fornendo assistenza alle amministrazioni nelle analisi concernenti le concessioni e i partenariati pubblico-privati nei settori del TPL, delle ferrovie, dei porti e del servizio idrico, oltre a svolgere attività di formazione e consulenza sulla sostenibilità economica degli interventi e sul monitoraggio dei piani economico-finanziari. Per quanto concerne la costituzione di una società di noleggio di materiale rotabile, richiamata nell'interpellanza, si precisa che nel suddetto decreto non sono previste disposizioni sul tema.
ANDREA CASU, Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario Ferrante per avere risposto. Vado alle ultime parole che ho appuntato: “Per quanto attiene alla costituzione di una società di noleggio di materiale rotabile (Rosco), richiamata dagli onorevoli interpellanti, si precisa che nel suddetto decreto non sono previste disposizioni a riguardo”. Questo è un dato che avevamo acquisito già dalla rassegna stampa e che registriamo. La domanda era legata alla volontà del Governo di procedere o meno in questa direzione e se si ritenesse possibile, come la risposta in parte conferma, procedere a quelli che sono gli adempimenti previsti dall'ordinamento comunitario anche attraverso una formula che non prevedesse direttamente questo tipo di spezzettamento che avviate con un disegno che è stato anticipato a mezzo stampa e poi non confermato negli atti conseguenti.
Da questo punto di vista, registriamo che il Governo per questo punto ha deciso di non procedere. Chiaramente, sarebbe stata una forzatura gravissima farlo all'interno di un testo che si doveva occupare del Piano nazionale di ripresa e resilienza, proprio perché era una forzatura considerarla come una scelta necessaria per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È chiaro, però, che resta il grande tema sul campo della riforma complessiva delle ferrovie. La nostra preoccupazione è una preoccupazione di natura politica, e per questo non ci possiamo accontentare della risposta, perché è una risposta che, invece, in termini molto “tecnico-burocratici” dice: no, ci sarà la possibilità di intervenire poi con il Parlamento, sarà sentito dopo.
Noi vorremmo in questo momento una discussione pubblica sul futuro delle ferrovie, oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per la questione fondamentale delle infrastrutture, cioè come finanziare gli interventi che servono a fare sì che ci sia uno sviluppo armonico su tutto il territorio nazionale, che tenga conto di quegli aspetti che sono necessari per garantire veramente di non esasperare la separazione fra cittadini di serie A e cittadini di serie B, che hanno a disposizione servizi più efficienti rispetto a cittadini che sono sempre più esclusi, una discussione pubblica sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, che devono essere garantiti, devono essere totalmente garantiti da tutte le decisioni che si faranno, perché non può essere il costo del lavoro l'elemento su cui noi andiamo a scaricare le necessità di costruzione di una maggiore competitività delle offerte.
Noi dobbiamo garantire i nostri lavoratori e garantirne anche la sicurezza. Su questo tema siamo in prima linea. Il 6 ci sarà un'audizione delle lavoratrici e dei lavoratori dei sindacati del comparto ferroviario. L'abbiamo chiesta dopo i fatti gravissimi, intollerabili che abbiamo visto negli ultimi giorni, ma anche negli ultimi mesi e negli ultimi anni. Dopo questa chiederemo anche un altro appuntamento per un momento di confronto con i sindacati del trasporto pubblico locale. C'era un protocollo sottoscritto nella primavera del 2022, sono stati portati avanti alcuni lavori, su altri non ci sono stati passi in avanti, ma da questo punto di vista dobbiamo essere uniti come istituzione.
Quindi, sentire la voce dei lavoratori in questo momento è fondamentale, come è fondamentale disegnare una riforma delle ferrovie non a compartimenti stagni, non a pezzettini, non un pezzetto dietro l'altro, ma tutta insieme, per far capire cosa vogliamo fare per far funzionare meglio le ferrovie, partendo da due elementi di realtà: che stiamo parlando di un asset fondamentale e strategico del nostro Paese, protagonista della storia del nostro Paese e del futuro del nostro Paese, che ci può consentire di svolgere anche in Europa, nella costruzione di un mercato unico dei trasporti, un ruolo da protagonisti, se avremo il coraggio di credere anche nelle nostre potenzialità.
Al tempo stesso, un elemento di realtà legato ai problemi che non possono essere messi sotto il tappeto, ai problemi che noi registriamo su alcune linee, ai problemi che abbiamo registrato per alcune scelte che sono state sbagliate, che noi, dall'opposizione, continueremo a chiedere di correggere. Questa discussione non può riguardare solo il Governo, deve riguardare il Parlamento e deve riguardare il Paese. Quindi, noi non ci possiamo accontentare della risposta. Per quanto riguarda il coinvolgimento, continueremo, a partire dalla Commissione trasporti, a chiedere alla Commissione trasporti di svolgere quella funzione di luogo aperto al confronto, dove tutte le voci, il Governo chiaramente, ma anche le ferrovie, anche le lavoratrici e i lavoratori, possano venire, spiegare e dire, e vorremmo avere un ruolo nell'incidere prima e non solamente dopo, esprimendo i pareri.
Perché, vedete, i pareri li esprimono tutti, li esprimono i lavoratori, li esprimono i cittadini, li esprimono gli operatori, li esprimono gli osservatori, li esprimono giustamente i giornalisti, ma noi vorremmo che il Parlamento fosse il luogo dove insieme si prendono anche le decisioni.