17/01/2023
Andrea Casu
Madia, Morassut, Orfini, Ciani, Mancini, Ascani, Malavasi, Toni Ricciardi, Manzi, Curti, Zan, Forattini, Simiani, Provenzano, Laus, Barbagallo, Furfaro, Porta, Scotto, Ubaldo Pagano, Gribaudo, Merola, Fornaro, Fossi, Berruto, De Micheli, Girelli, D'Alfonso
2-00051

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   Il decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, ha riordinato l'Associazione italiana della Croce rossa (Cri), prevedendone la privatizzazione con l'istituzione dell'Associazione della Croce rossa italiana (Associazione) e trasferendo i suoi debiti (con un 90 per cento di spese per il personale era arrivata ad accumulare oltre 335 milioni di debiti, nonostante 160 milioni di finanziamento statale) in una «bad company» la «Esacri» e permettendo nel 2020 all'attuale Cri guidata da Rosario Velastro di veder crescere il suo attivo del 13,9 per cento rispetto all'anno precedente come certificato dall'ultima relazione della Corte dei conti;

   l'articolo 1 del decreto legislativo n. 178 del 2012 ha trasferito, a decorrere dal 1° gennaio 2016, le funzioni esercitate dall'Associazione italiana della Croce rossa (Cri) alla costituenda Associazione della Croce rossa italiana, promossa dai soci della Cri e qualificata ex lege quale persona giuridica di diritto privato, ai sensi del libro primo, Titolo II, Capo II, del codice civile, iscritta di diritto nel registro nazionale. L'Associazione, posta sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, è definita «di interesse pubblico» ed è ausiliaria dei pubblici poteri nel settore umanitario;

   l'Associazione italiana della Croce rossa (Cri), prima della riforma aveva qualificazione e natura di ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e, in quanto tale, era soggetta alla disciplina normativa e giuridica degli enti pubblici;

   la privatizzazione della Cri si prefigge come obiettivo quello di garantire la piena autonomia dell'ente stesso rispetto alla politica e ai commissariamenti che questa impone;

   se, con tale soluzione, la Cri ora va avanti senza fardelli, problema rimane per le sedi locali, che con la privatizzazione sono diventate autonome anche dal punto di vista del bilancio e dove i commissariamenti si susseguono uno dopo l'altro;

   la cattiva gestione della Cri riguarda ora alcune sedi locali come quella di Crotone, commissariata per la terza volta in otto anni a causa di «una preoccupante situazione sia associativa che amministrativa-gestionale»; quella di Como dove sarebbero stati sottratti indebitamente quasi 135 mila euro dall'ex presidente del comitato; quella di Vercelli commissariata da quasi sei mesi ed alle prese con una difficile situazione economica; quella del Sud pontino anche essa alle prese con forti, difficoltà economiche; quella di Pavia dove che ha grosse difficoltà a pagare gli stipendi dei 70 dipendenti ed ancora, quella di Follonica, Limone Piemonte (Cuneo), Guastalla (Reggio Emilia), Castelfranco (Arezzo), Fontanellato (Parma), Sampeyre (Cuneo) e altre ancora;

   una menzione a parte merita la situazione della sede della Cri di Frosinone dove i magistrati amministrativi del TAR hanno, invece, fermato la richiesta di commissariamento avanzato dall'ex presidente nazionale della Cri Francesco Rocca, oggi candidato della coalizione di centrodestra a Presidente della regione Lazio alle prossime elezioni amministrative del 12-13 febbraio 2023, sostenendo che tale richiesta fosse frutto «di una ricostruzione manifestamente distorsiva» dei fatti;

   la richiesta di Francesco Rocca, motivata anche dall'«aver attirato l'attenzione degli organi di stampa a seguito della consegna alla Guardia di finanza del bilancio di esercizio 2019», si poneva dopo che, l'allora presidente del comitato locale di Frosinone, Antonio Rocca, aveva denunciato spese sospette per 300 mila euro proprio al suo predecessore Francesco Rocca –:

   se i Ministri interpellati siano a conoscenza dei fatti sopraesposti e, per quanto di competenza, come intendano intervenire, alla luce dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 178 del 2012, al fine di tutelare la preziosa attività svolta dalle singole sedi locali della Cri e in particolare per quanto riguarda la sede territoriale di Frosinone.

Seduta del 20 gennaio 2023

Illustrazione di Andrea Casu, risposta della Sottosegretaria di Stato all'Economia e alle finanze, Lucia Albano, replica di Roberto Morassut

ANDREA CASU. Grazie, Presidente. Desidero illustrare questa interpellanza presentata da oltre 30 parlamentari del gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista. È un'interpellanza urgente. Saluto il rappresentante del Governo, le parlamentari e i parlamentari presenti. Innanzitutto, penso che sia giusto, dato che è un'interpellanza che chiede chiarimenti urgenti riguardo l'operato della Croce rossa, aprire con un ringraziamento da parte di quest'Aula alle migliaia di volontari che, ogni giorno, contribuiscono a migliorare la vita delle comunità e delle persone in situazioni di vulnerabilità, portando avanti la cultura della prevenzione, l'educazione e l'attenzione alla persona.

A loro e a tutte le lavoratrici e lavoratori, ai dirigenti, alle persone oneste che lavorano nella Croce rossa e per la Croce rossa vogliamo dire, oggi, innanzitutto, “grazie” e ribadire che con questa interpellanza, con questa azione di sindacato ispettivo, che nell'ambito delle nostre prerogative parlamentari stiamo portando avanti, non è assolutamente nostra intenzione sparare sulla Croce rossa, anzi, siamo qui per difendere la Croce rossa, per chiedere al Governo di verificare se qualcuno ha sparato sulla Croce rossa, da dentro la Croce rossa e contro la Croce rossa, per difendere il ruolo sociale della Croce rossa, il valore storico del Comitato milanese per il soccorso ai feriti e malati in guerra, nato a Milano il 15 giugno 1864, e la funzione che può e deve avere in futuro.

Prima di leggervi i termini dell'interpellanza, richiamo tutti noi ai principi fondamentali della Croce rossa: umanità, imparzialità, neutralità, volontarietà, unità, universalità e indipendenza; ecco, indipendenza: noi non tireremo mai per la giacchetta la Croce rossa per darle un ruolo politico che non ha e non deve avere; se cercate questo dovete guardare da qualche altra parte, anche in quest'Aula.

Allora, noi cosa abbiamo chiesto? Innanzitutto, interpelliamo tre Ministeri, il Ministero della Salute, il Ministero della Difesa e il Ministero dell'Economia e delle finanze; nelle premesse, il decreto legislativo del 28 settembre 2012, n. 178, ha riordinato l'Associazione italiana della Croce rossa, CRI, prevedendone la privatizzazione con l'istituzione dell'Associazione della Croce rossa italiana e trasferendo i suoi debiti - con un 90 per cento di spese per il personale era arrivata ad accumulare oltre 335 milioni di debiti, nonostante 160 milioni di finanziamento statale - in una bad company, la Esacri, e permettendo nel 2020 all'attuale CRI, guidata da Rosario Velastro, di veder crescere il suo attivo del 13,9 per cento rispetto all'anno precedente, come certificato dall'ultima relazione della Corte dei conti.

L'articolo 1 del decreto legislativo n. 178 del 2012 ha trasferito, a decorrere dal 1° gennaio 2016, le funzioni esercitate dall'Associazione italiana della Croce rossa alla costituenda Associazione della Croce rossa italiana, promossa dai soci della CRI e qualificata ex lege quale persona giuridica di diritto privato, ai sensi del Libro Primo, Titolo II, Capo II del codice civile, iscritta di diritto nel registro nazionale. L'Associazione, posta sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, è definita di interesse pubblico ed è ausiliaria dei pubblici poteri nel settore umanitario. L'Associazione italiana della Croce rossa prima della riforma aveva riqualificazione e natura di ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e, in quanto tale, era soggetta alla disciplina normativa e giuridica degli enti pubblici.

La privatizzazione della CRI si prefigge come obiettivo quello di garantire la piena autonomia dell'ente stesso rispetto alla politica e ai commissariamenti che questa impone: piena autonomia dell'ente stesso rispetto alla politica. Se con tale istituzione la CRI va ora avanti senza fardelli, il problema rimane per le sedi locali, che con la privatizzazione sono diventate autonome anche dal punto di vista del bilancio e dove i commissariamenti si susseguono uno dopo l'altro.

La cattiva gestione della CRI riguarda ora alcune sedi locali come quella di Crotone, commissariata per la terza volta in otto anni, a causa di “una preoccupante situazione sia associativa sia amministrativa-gestionale” - cito testualmente -; quella di Como, dove sarebbero stati sottratti indebitamente quasi 135 mila euro, ciò va naturalmente verificato, dall'ex presidente del comitato; quella di Vercelli, commissariata da quasi sei mesi ed alle prese con una difficile situazione economica; quello del Sud pontino, anch'essa alle prese con forti difficoltà economiche; quella di Pavia, dove si hanno grosse difficoltà a pagare gli stipendi dei 70 dipendenti, ed ancora quelle di Follonica, Limone Piemonte (Cuneo), Guastalla (Reggio Emilia), Castelfranco (Arezzo), Fontanellato (Parma) e ancora e ancora e ancora.

Una menzione a parte merita la situazione di Frosinone, dove i magistrati amministrativi del TAR hanno invece fermato la richiesta di commissariamento avanzata dall'ex presidente nazionale Francesco Rocca, oggi candidato della coalizione di centrodestra a presidente della regione Lazio alle prossime elezioni amministrative del 12 e 13 febbraio 2023, sostenendo che tale richiesta fosse frutto di una ricostruzione manifestamente distorsiva dei fatti. La richiesta di Francesco Rocca, motivata anche dall'aver attirato l'attenzione degli organi di stampa, a seguito della consegna alla Guardia di finanza del bilancio di esercizio del 2019, si poneva dopo che l'allora presidente del comitato locale di Frosinone, Antonio Rocca, aveva denunciato spese sospette per 300 mila euro proprio al suo predecessore Francesco Rocca. E tutto quello che io ho detto è frutto di inchieste che occupano le pagine dei giornali, inchieste che preoccupano sicuramente tutte quelle forze politiche e sociali che vogliono riconoscere il ruolo della Croce rossa, che vogliono sostenere la funzione sociale che la Croce rossa ha svolto, può svolgere e deve svolgere anche in futuro.

Per questo io e trenta parlamentari del Partito Democratico - oggi, in Aula, al nostro fianco, abbiamo la capogruppo del Partito Democratico, la presidente del nostro gruppo, Debora Serracchiani - siamo uniti nel chiedere ai Ministri interpellati se siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e, per quanto di competenza, come intendano intervenire, alla luce dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 178 del 2012, al fine di tutelare la preziosa attività svolta dalle singole sedi locali della Croce rossa italiana e in particolare per quanto riguarda la sede territoriale di Frosinone.

Presidente, rappresentante del Governo, avremo una campagna elettorale per dividerci sulle differenti visioni di storia, di presente e di futuro per la regione Lazio, ma questa non è la sede, in questa sede noi chiediamo chiarimenti urgenti per difendere la funzione della Croce rossa.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Presidente, colleghi, nell'unirmi al ringraziamento per l'attività svolta quotidianamente, ormai, dal 1864, dai volontari della Croce rossa, rappresento quanto segue, in virtù dell'interpellanza presentata.

Il decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, recante riorganizzazione dell'Associazione italiana della Croce rossa, a norma dell'articolo 2 della legge 4 novembre 2010, n. 183, ha previsto che le funzioni esercitate dalla Croce rossa italiana fossero trasferite, a decorrere dal 1° gennaio 2016, all'Associazione Croce rossa italiana, persona giuridica di diritto privato. Inoltre, a decorrere da tale data e fino al 31 dicembre 2017, l'ente strumentale alla Croce rossa italiana ha mantenuto la personalità giuridica di diritto pubblico come ente non economico, sia pure non più associativo, con la finalità di concorrere temporaneamente allo sviluppo dell'Associazione. Conseguentemente, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del suddetto decreto legislativo n. 178 del 2012 , dalla data del 1° gennaio 2016, le funzioni già esercitate dalla Croce rossa italiana sono state trasferite all'Associazione della Croce rossa italiana, persona giuridica di diritto privato, ai sensi del Libro Primo, titolo II, Capo II, del codice civile ed iscritta di diritto nel registro nazionale, nonché nella sezione Organizzazioni di volontariato del registro unico nazionale del Terzo settore, applicandosi ad essa, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, il codice del Terzo settore, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.

A tale proposito, evidenzio, inoltre, che il decreto legislativo n. 117 del 2017, (codice del Terzo settore), attribuisce un'attività generale di vigilanza, monitoraggio e controllo sugli enti del Terzo settore al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Così come l'Associazione, anche i suoi comitati territoriali si configurano quali enti del Terzo settore aventi propria personalità giuridica distinta rispetto alla Croce rossa italiana e, pertanto, sono soggetti alle disposizioni e agli adempimenti previsti dal codice del Terzo settore, come, ad esempio, approvare e depositare il bilancio d'esercizio presso il registro unico del Terzo settore. Anche ai sensi del disposto statutario (articolo 21.4), i comitati della Croce rossa italiana sono soggetti autonomi e dotati di autonomia patrimoniale, in quanto reperiscono le risorse economiche per il loro funzionamento e per lo svolgimento delle loro attività, così come previsto dall'articolo 33 del codice del Terzo settore, anche attraverso regimi diretti di convenzionamento con le pubbliche amministrazioni.

Relativamente all'ente strumentale alla Croce rossa italiana, rappresento che, ai sensi dell'articolo 16 del decreto-legge n. 148 del 2017, convertito dalla legge 4 dicembre 2017, n. 17, lo stesso è stato posto, dal 1° gennaio 2018, Titolo quinto del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in liquidazione coatta amministrativa, i cui organi sono il commissario liquidatore e il comitato di sorveglianza.

Con l'apertura della procedura concorsuale, tale ente non deve più predisporre il bilancio annuale ma è tenuto a relazionare semestralmente sullo stato di avanzamento della procedura, ai sensi dell'articolo 205 della legge fallimentare, a questa amministrazione, che esercita le funzioni di autorità vigilante sulla procedura liquidatoria.

Considerato questo e quanto innanzi rappresentato, evidenzio che l'articolo 7 del richiamato decreto legislativo n. 178 del 2012 non risulta più applicabile, in quanto i poteri di controllo riconosciuti a questa amministrazione dal comma 1 potevano essere esercitati sulla ex Croce rossa italiana quale ente pubblico e successivamente sull'ente attualmente in liquidazione coatta amministrativa, sul quale permane la vigilanza di questa amministrazione. È conferma dell'inapplicabilità di tale disposizione anche il successivo comma 5, laddove è contemplata la possibilità di nomina di un commissario anche ad acta in sostituzione di un organo non più esistente, cioè il comitato.

Relativamente all'associazione e con specifico riferimento all'organizzazione territoriale della stessa, rappresento che la stessa opera su diversi livelli: un'organizzazione nazionale, il comitato nazionale, che stabilisce la strategia dell'associazione e approva le normative generali; un'organizzazione regionale, articolata in comitati regionali e due delle province autonome di Trento e Bolzano, che coordina e controlla l'attività dei comitati che operano nella regione nel rispetto dell'autonomia di ciascun comitato; un'organizzazione che agisce sul territorio, articolata in comitati locali con autonoma personalità giuridica. Per effetto della sua articolazione territoriale, l'associazione si qualifica altresì quale rete associativa nazionale, sempre ai sensi del codice del Terzo settore. È utile evidenziare che anche i comitati territoriali sono iscritti nella sezione organizzazioni di volontariato e sono dotati di autonomia patrimoniale, non essendo, quindi, soggetti alla vigilanza del Ministero della Salute.

Considerata, pertanto, la natura privatistica dell'associazione e la sua appartenenza al predetto Terzo settore, si ribadisce, come già chiarito, che, ai sensi degli articoli 92 e 95 del decreto legislativo n. 117 del 2017, l'attività generale di vigilanza, monitoraggio e controllo sulla medesima è svolta dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che deve trasmettere alle Camere una relazione sull'attività svolta entro il 30 giugno di ciascun anno.

Tornando sulla disciplina giuridica del Terzo settore, la stessa esplicita quelle che sono le funzioni della rete associativa nazionale CRI di supporto, assistenza tecnica e presidio dei propri soggetti affiliati, i comitati territoriali, nonché i conseguenti compiti di vigilanza, monitoraggio e controllo: anche sulla scorta di ciò, si basano e si rendono imprescindibili le previsioni statutarie dell'associazione in materia di commissariamento dei comitati territoriali, disciplinato dall'articolo 38 dello statuto della Croce rossa italiana.

Quanto al regime del commissariamento, lo stesso è disposto dall'organo dell'amministrazione della Croce rossa italiana (il consiglio direttivo nazionale) nei seguenti casi: qualora nel corso di una procedura elettorale si registri la mancanza di candidati o non si raggiunga il numero legale; a seguito di mozione di sfiducia avverso il consiglio direttivo territoriale e il presidente del comitato; in caso di gravi violazioni dello statuto da parte del presidente del comitato del consiglio direttivo territoriale nel suo complesso; in caso di decadenza del presidente del comitato dalla carica, conseguente a sanzione disciplinare; nel caso di comitati assenti per più di due volte nello stesso anno solare alle riunioni dell'assemblea straordinaria.

Pertanto, risulta evidente che la procedura di commissariamento viene attivata per comprovate motivazioni e/o esigenze prevalentemente di natura associativa e/o di impatto economico-finanziario, su esclusiva prerogativa della Croce rossa italiana, muovendo da un'apprezzabile logica interna di sostegno al riassetto gestorio e/o associativo del comitato, dunque del tutto avulsa da interferenze da parte di enti terzi. I dati aggiornati alla data del 18 gennaio 2023 riportano 28 comitati territoriali commissariati a fronte di un totale di 689, vale a dire solamente il 4 per cento.

Alla luce delle informazioni sopra rese, non sembra che i dati relativi ai numeri dei commissariamenti siano adeguati alle criticità descritte nell'interpellanza in esame.

Da ultimo, occorre porre all'attenzione che per l'associazione trovano applicazione le misure di trasparenza del citato decreto n. 117 del 2017, che, all'articolo 14, comma 1, dispone, per gli enti con ricavi, rendite, proventi o entrate, comunque denominate, superiori a un milione di euro, la pubblicazione del bilancio sociale, redatto secondo determinati standard definiti dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

ROBERTO MORASSUT, Grazie, Presidente. Sottosegretario, non siamo assolutamente soddisfatti, perché lei ci ha fatto un'ampia e ricca ricostruzione normativa del sistema della Croce rossa dopo la privatizzazione, del passaggio della condizione giuridica della Croce rossa da ente pubblico a soggetto sostanzialmente privato, e ci ha fatto una ricostruzione molto ampia, di cui la ringraziamo ma di cui, comunque, eravamo già a conoscenza.

L'interpellanza che noi abbiamo proposto, con la relazione dell'onorevole Casu, in realtà intendeva andare a un altro problema e porre quesiti al Governo. In questo caso il Governo è rappresentato da lei, ma, come lei stessa ha ricordato, ogni Sottosegretario che viene chiamato a rispondere alle interpellanze non risponde soltanto settorialmente per il proprio Ministero ma risponde a nome del Governo e, quindi, lei avrebbe potuto sicuramente acquisire i dati necessari da parte del Ministero del Lavoro, che, peraltro, è chiamato a svolgere una relazione semestrale sull'attività anche dei comitati territoriali della Croce rossa, relazione semestrale, di cui noi non abbiamo traccia (almeno il Parlamento non ne ha traccia e neanche le Commissioni), sulla situazione non soltanto generale della Croce rossa, che è evidentemente molto problematica e abbiamo portato qui i numeri, ma anche sulla situazione dei comitati territoriali.

Le ricordo che la Croce rossa, anche dopo il passaggio che c'è stato in regime di sostanziale privatizzazione, resta un ente con un notevole patrimonio immobiliare, con un notevole patrimonio di mezzi e anche con un notevole patrimonio di risorse. A parte le risorse volontarie, che qui abbiamo ricordato e per cui abbiamo ringraziato, l'ente comunque rappresenta anche un polo importante del sistema socioassistenziale, sul quale è necessario svolgere pienamente e fino in fondo le attività di vigilanza, attività di vigilanza che sono sancite dalla normativa e messe in capo al Ministero del Lavoro, anche per quanto riguarda la vigilanza, attraverso il codice del Terzo settore, sui comitati territoriali.

Noi qui abbiamo elencato una serie di situazioni e una fra tutte, la situazione di Frosinone in particolare, nella quale emerge, con maggiore evidenza rispetto alle condizioni delle altre situazioni territoriali, anche una non chiara situazione di trasparenza per la sovrapposizione di figure e dirigenti che non garantiscono quella autonomia e quella indipendenza dal potere politico e dalle espressioni politiche che è un punto fondamentale istituzionale, storico e originario della natura della Croce rossa. Lì noi abbiamo avuto un passaggio di mano tra una gestione del precedente presidente, Francesco Rocca, che tra l'altro adesso ha perso ogni carattere di indipendenza perché si presenta a una carica importante nella regione Lazio, e il suo successore omonimo, Antonio Rocca.

Su questa situazione, che abbiamo descritto e che è ancora del tutto aperta, perché è aperta una situazione di contenzioso giudiziario all'interno della stessa Croce rossa, noi non abbiamo avuto le risposte necessarie. Non ci doveva qui raccontare lei che il Ministero della Salute non ha nessuna competenza, come lei ha ricordato, ma lei è il rappresentante del Governo e doveva forse, acquisendo gli elementi necessari da parte del Ministero del Lavoro, riportare qui le informazioni necessarie e anche dettagliate che il Ministero del Lavoro può avere in virtù della sua funzione di vigilanza sulla Croce rossa e, attraverso la Croce rossa, sugli enti territoriali e, quindi, su questa situazione della Croce rossa di Frosinone del tutto aperta, che getta un'ombra, non dico inquietante ma abbastanza seria, anche su tutto quello che sta avvenendo nella situazione politica del Lazio alla vigilia delle elezioni regionali del Lazio.

Quindi noi ci dichiariamo sostanzialmente insoddisfatti sia per il contenuto della sua risposta, che è stata un'ampia elucubrazione amministrativa, della quale, però, non avevamo bisogno, sia per il fatto che la situazione descritta nella specifica situazione di Frosinone non ha avuto nessuna replica da parte del Governo, e noi ci aspettavamo che, anche attraverso un passaggio di informazioni fondamentali da parte del Ministero del Lavoro, che i suoi uffici e lei avreste dovuto acquisire, lei avrebbe potuto darla nei confronti del Parlamento.