23/11/2022
Irene Manzi
Curti, Graziano, Peluffo, Sarracino, De Luca, Toni Ricciardi, Mauri, Lacarra, Casu, Furfaro, Braga, Marino, Merola, De Maria, Gnassi, D'Alfonso, Bakkali, Malavasi, Gribaudo, Fossi, Simiani, Berruto, Vaccari, Ascani, Scotto, Ferrari, Ciani, Gianassi, Scarpa, Di Biase
2-00022

 I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle imprese e del made in Italy, per sapere – premesso che:

   nel 2014 veniva finalizzata la cessione delle quote di maggioranza di Indesit Company, da Fineldo e Famiglia Merloni, a Whirlpool Corporation. A corollario del closing, Jeff Fettig (Presidente e CEO di Whirlpool Corporation) definiva tale operazione come una concreta opportunità di posizionare il business europeo di Whirlpool «su un percorso di crescita e di continua creazione di valore, insieme a una società di riconosciuto standing [...] quale Indesit». Negli esercizi successivi, tuttavia, contravvenendo a tali intendimenti strategici, Whirlpool attuava un significativo ridimensionamento della forza lavoro, nonché la dismissione di unità produttive sul territorio nazionale. Tale strategia dimostrava, inequivocabilmente, la volontà del gruppo di procedere ad una progressiva esautorazione della piattaforma produttiva italiana;

   a maggio 2022 la direzione aziendale della multinazionale ha dichiarato, attraverso un comunicato stampa, di aver avviato un processo di revisione strategica in Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), il che avrebbe potuto comportare anche una vendita dell'attività, il mantenimento della stessa o opzioni ibride, attribuendo tale decisione alle crescenti tensioni geopolitiche e commerciali, con la conseguente crisi degli approvvigionamenti, oltre che al calo delle vendite;

   occorre ricordare che il 28 settembre 2022, con atteggiamento inqualificabile, Whirlpool ha disertato il tavolo convocato presso il Mise e il successivo 21 ottobre 2022, a seguito della trimestrale e forse nel tardivo intento di rimediare alla grave gaffe istituzionale, il Comitato aziendale europeo della multinazionale ha formalizzato l'apertura della trattativa per la cessione dell'intera parte europea;

   i sindacati, in conseguenza di tale annuncio, hanno più volte sollecitato il Mise affinché fosse fissato un tavolo di concertazione per vincolare l'eventuale cessione a garanzie occupazionali e produttive;

   secondo quanto si apprende, dopo che dieci acquirenti si sono fatti avanti per l'acquisto, la corporation ha scelto due gruppi del settore dell'elettrodomestico interessati all'acquisizione, ma i dettagli di una eventuale vendita saranno resi noti solo a gennaio 2023;

   un metodo spregiudicato già visto: negli ultimi anni, infatti, le politiche di Whirlpool sono state improntate al costante depotenziamento della capacità produttiva. Oltre ad aver rinunciato a nuove assunzioni, il Gruppo ha favorito l'esodo dei lavoratori, attraverso il ricorso a specifici incentivi economici all'uscita. Inoltre, con il frequente ricorso alla cassa integrazione, sono stati attuati periodi di fermo-produzione e notevoli riduzioni di orario. Il tutto, ovviamente, ha causato notevole pregiudizio economico ai lavoratori ed alle loro famiglie;

   Whirlpool ha mantenuto per vari esercizi un atteggiamento ondivago circa i contenuti del piano industriale. Più volte sollecitato da tavoli di confronto, più volte contestato attraverso iniziative organizzate dalle varie sigle sindacali, il gruppo si è chiuso in un riserbo inaccettabile;

   nel nostro Paese la multinazionale ha 7 siti – molti dei quali collocati in aree interne – e impiega 5000 lavoratori, per non parlare di quelli dell'indotto e con le decisioni che sta prendendo rischia seriamente di non assicurare il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e la continuità produttiva degli stabilimenti;

   c'è grande e comprensibile preoccupazione tra i lavoratori degli stabilimenti produttivi delle Marche, della Campania, della Lombardia e della Toscana;

   la ventilata procedura di cessione va ad interessare oltre 5.000 lavoratori in tutta Italia;

   tale operazione si celebra nel contesto di una grave contingenza economica, caratterizzata dalla pesante dinamica inflattiva;

   Whirlpool, negli ultimi anni, ha dimostrato una costante mancanza di trasparenza circa le strategie aziendali e, al contempo, non ha mai condiviso gli elementi essenziali del piano industriale;

   è necessario che una cessione così impattante per il tessuto economico e sociale di territori sia gestita attraverso adeguati criteri di governance;

   è indispensabile che il Mise e le organizzazioni sindacali siano costantemente informati e coinvolti nelle diverse fasi della trattativa;

   è fondamentale che il Mise, a sua volta, coinvolga le amministrazioni locali dei territori interessati;

   l'eventuale cessione dovrà essere vincolata a specifiche inderogabili garanzie occupazionali e produttive;

   è necessario scongiurare operazioni meramente speculative e, al contempo, dovrà essere verificata l'affidabilità dei nuovi proprietari, attivando con gli stessi un canale istituzionale diretto;

   in questo momento di turbolenza dei mercati con ripercussioni anche sulle vendite degli elettrodomestici è necessario aumentare le risorse destinate agli investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti certificati per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale;

   le risorse del Pnrr devono essere destinate anche per rafforzare quei tessuti industriali in cui manteniamo una forte leadership come il settore del bianco;

   risulta non più derogabile procedere ad una completa revisione delle politiche industriali di settore, in considerazione del progressivo depauperamento di un comparto vitale per l'economia nazionale, da troppo tempo vittima di operazioni opache e di scarsa prospettiva –:

   se il Ministro interpellato non intenda, con somma urgenza, attivare un tavolo con Whirlpool e le parti sindacali per analizzare il piano industriale del gruppo ed ottenere ampia informativa sulla procedura di cessione;

   quali iniziative intenda attuare affinché l'eventuale cessione risulti vincolata a specifiche garanzie circa il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi;

   quali iniziative voglia avviare per sostenere il comparto della produzione di elettrodomestici in Italia, dichiarare il settore strategico, con politiche industriali mirate a tutelare e rilanciare il tessuto produttivo dei nostri territori.

Seduta del 13 gennaio 2023

Illustrazione di Augusto Curti, risposta Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, replica di Irene Manzi

 

AUGUSTO CURTI. Sì, grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario, grazie a tutti i membri del Governo presenti. Sottosegretario, oggi portiamo alla sua attenzione il tema della Whirlpool nel tentativo di scongiurare il rischio che una delle belle storie di lavoro e impresa possa concludersi con il più tragico ed amaro degli epiloghi. È una storia che origina nelle Marche all'inizio del secolo scorso, quando Aristide Merloni fonda le industrie Merloni, dando così avvio a una fase di sviluppo che, decennio dopo decennio, conduce le imprese di famiglia, nel frattempo cresciute in numero e struttura, ad assumere la leadership nei vari mercati di riferimento. Il tratto comune, ma direi, più correttamente, il principio fondante dell'iniziativa imprenditoriale dei Merloni si individua certamente nel forte legame che essi instaurano con il territorio.

I Merloni sono infatti una famiglia che esprime una forte identità marchigiana per principi e cultura del lavoro. Quelle della famiglia Merloni, in sostanza, sono imprese che mettono al centro le comunità in cui insediano i propri stabilimenti. I lavoratori vivono a poca distanza, mentre a corollario dell'impresa sorgono e si sviluppano sul territorio di prossimità innumerevoli piccole imprese. Nasce, cioè, l'indotto Merloni, un modello che per decenni ha contribuito alla crescita economica di aree prevalentemente rurali ed al benessere sociale delle comunità di insediamento. Un modello nel quale il contributo fornito dai lavoratori rappresenta uno dei principali fattori di successo del gruppo; contributo materiale, di competenze, emotivo. Un esempio di coesione e sostenibilità, di cui, per moltissime ragioni, oggi è impossibile non provare nostalgia. Nel 1975, nel contesto di una riorganizzazione del gruppo, nasce la Merloni Elettrodomestici Spa, diretta da Vittorio Merloni. Dopo una fase di enorme sviluppo, caratterizzata dall'acquisizione di marchi e unità produttive, l'azienda assume dimensioni e caratteristiche di una conglomerata, cambiando nel 2005 la denominazione in Indesit Company, fino a giungere ai più difficili e recenti passaggi.

Nel 2014, infatti, veniva finalizzata la cessione delle quote di maggioranza di Indesit Company, da Fineldo e famiglia Merloni a Whirlpool Corporation. A corollario del closing, il presidente di Whirlpool Corporation definiva tale operazione come una concreta opportunità di posizionare il business europeo di Whirlpool su un percorso di crescita e di continua creazione di valore, insieme a una società di riconosciuto standing quale Indesit. Negli esercizi successivi, tuttavia, contravvenendo a tali intenzioni strategiche, Whirlpool attuava un significativo ridimensionamento delle forze lavoro, nonché la dismissione di unità produttive sul territorio nazionale. Tale strategia dimostrava inequivocabilmente la volontà del gruppo di procedere ad una progressiva esautorazione della piattaforma produttiva italiana. Faccio presente che soltanto nelle Marche il gruppo Merloni strutturava fin dagli anni Settanta due insediamenti per la produzione di elettrodomestici a Fabriano, nella provincia di Ancona, e a Comunanza, nella provincia di Ascoli Piceno, capaci di impiegare cumulativamente circa 1.500 lavoratori.

Tali insediamenti, anch'essi oggetto di cessione a Whirlpool Corporation, favorirono, come già accennato, lo sviluppo di un corollario produttivo animato da numerosissime aziende di indotto. In sostanza, ciò che si è andato a generare intorno alla presenza del gruppo Merloni è stato un vero e proprio volano economico, sia diretto che indiretto. Una dinamica virtuosa in grado di garantire per diversi decenni la stabilità economica e sociale dei territori interessati. Giova evidenziare che tanto Comunanza quanto Fabriano sono ubicati nel contesto di due aree interne e montane, caratterizzate da un fisiologico svantaggio strutturale. Territori cioè marginali, inseriti nel cratere sismico, che oggi soffrono per le conseguenze del terremoto e sono impoveriti da un progressivo spopolamento.

Negli ultimi anni le politiche di Whirlpool presso questi, come altri, stabilimenti in Italia sono state improntate al costante depotenziamento della capacità produttiva. Oltre ad aver rinunciato alle nuove assunzioni, il gruppo ha altresì favorito l'esodo dei lavoratori attraverso il ricorso a specifici incentivi economici all'uscita. Inoltre, con il frequente ricorso alla cassa integrazione sono stati attuati periodi di fermo produzione e notevoli riduzioni di orario. Il tutto, ovviamente, ha causato notevole pregiudizio economico ai lavoratori ed alle loro famiglie. Whirlpool, inoltre, ha mantenuto per vari esercizi un atteggiamento ondeggiante circa i contenuti del piano industriale. Più volte sollecitato da tavoli di confronto, più volte contestato attraverso iniziative organizzate dalle varie sigle sindacali, il gruppo si è chiuso in un riserbo inaccettabile.

Una condotta che non può non generare enormi preoccupazioni. Nel nostro Paese, infatti, la multinazionale ha 7 siti e impiega circa 5 mila lavoratori, per non parlare di quelli ovviamente inseriti nell'indotto. In sostanza, è grande e comprensibile la preoccupazione che angoscia i lavoratori degli stabilimenti produttivi delle Marche, della Campania, della Lombardia e della Toscana. Occorre ricordare che il 28 settembre scorso, con atteggiamento inqualificabile, Whirlpool ha disertato il tavolo del MiSE. Il successivo 21 ottobre, a seguito della trimestrale e forse nel tardivo tentativo di rimediare alla grave gaffe istituzionale, ha annunciato l'avvio della procedura di cessione dell'area produttiva Emea (Europa, Medio Oriente ed Africa) e contestualmente la trattativa in corso con due potenziali acquirenti.

I sindacati, a seguito di tale annuncio, hanno più volte sollecitato il Ministero affinché fosse fissato un tavolo di concertazione per vincolare l'eventuale cessione a garanzie occupazionali e produttive. Considerando che la ventilata procedura di cessione va ad interessare il futuro di circa 1.500 lavoratori soltanto nelle Marche e di oltre 5 mila in tutta Italia, considerando inoltre che tale operazione si celebra nel contesto di una grave contingenza economica, caratterizzata dalla pesante dinamica inflattiva, considerando che la Whirlpool negli ultimi anni ha dimostrato una costante mancanza di trasparenza circa le strategie aziendali e che, al contempo, non ha mai condiviso gli elementi essenziali del piano industriale, considerando che è necessario che una cessione così impattante per il tessuto economico e sociale dei territori già in crisi sia gestita attraverso adeguati criteri di governance, considerando inoltre che è indispensabile che il Ministero delle Imprese e del made in Italy e le rappresentanze sindacali dei lavoratori siano costantemente informati e coinvolti nelle diverse fasi della trattativa, che sia fondamentale che il Ministero a sua volta coinvolga le amministrazioni locali dei territori interessati, che l'eventuale cessione dovrà essere vincolata a specifiche inderogabili garanzie occupazionali e produttive, è necessario scongiurare operazioni meramente speculative e, al contempo, dovrà essere verificata l'affidabilità dei nuovi proprietari, attivando con gli stessi un canale istituzionale diretto.

In questo momento di turbolenza dei mercati, con ripercussioni anche sulle vendite degli elettrodomestici, è necessario aumentare le risorse destinate agli investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti certificati per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. Le risorse del PNRR devono essere destinate anche per rafforzare quei tessuti industriali in cui manteniamo una forte leadership come quello del settore del bianco. Risulta non più derogabile, inoltre, procedere a una completa revisione delle politiche industriali di settore, in considerazione del progressivo depauperamento di un comparto vitale per l'economia nazionale, da troppo tempo vittima di operazioni opache o di scarsa prospettiva.

Chiediamo, quindi, al Governo di attivare, con somma urgenza, un tavolo con Whirlpool e le parti sindacali presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, per analizzare il piano industriale del gruppo e ottenere ampia informativa sulle procedure di cessione; chiediamo, inoltre, al Governo quali misure intenda attuare affinché l'eventuale cessione risulti vincolata a specifiche garanzie circa il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi; chiediamo, infine, quali azioni il Governo voglia avviare per sostenere il comparto della produzione degli elettrodomestici in Italia.

 

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, Presidente, e grazie agli onorevoli interpellanti. Come è stato ricordato, l'atto in discussione riguarda il percorso complesso che ha interessato la multinazionale Whirlpool, con particolare riguardo alla revisione strategica delle attività nella regione Europa, Medio Oriente e Africa (Whirpool EMEA).

Al riguardo, ricordo e informo che comunque il Ministero delle Imprese e del made in Italy ha seguito la situazione in parola sin dall'apertura della vertenza e ha dedicato alla stessa un apposito tavolo di crisi. Alla riunione del 28 settembre scorso, tenutasi tra le amministrazioni interessate e le parti sociali, da un lato le rappresentanze sindacali hanno stigmatizzato il comportamento della proprietà che non ha partecipato all'incontro, come lei ha detto, e dall'altro le istituzioni hanno ribadito l'impegno ad assicurare il corretto ripristino delle procedure di interlocuzione al fine di addivenire a soluzioni condivise con riferimento alla situazione in parola. Attualmente sono in corso interlocuzioni del Ministero con le parti interessate per definire la data del prossimo incontro del tavolo Whirlpool EMEA, che avrà ad oggetto l'esame delle future strategie aziendali.

Alla questione specifica dello stabilimento di Napoli della società è stata dedicata, inoltre, l'ultima riunione del tavolo Whirlpool, che è stata convocata il 14 dicembre scorso e alla quale hanno partecipato la prefettura di Napoli, la regione Campania, il comune di Napoli, il commissario straordinario del Governo della ZES Campania, Invitalia e le rappresentanze sindacali. In quell'occasione si è discusso dell'atto di cessione a valore simbolico dell'area industriale di via Argine 310 a Napoli da Whirlpool EMEA al commissario straordinario del Governo della ZES Campania e questo atto si è perfezionato il 23 dicembre scorso.

In tale occasione si è altresì preso l'impegno di formalizzare l'avviso pubblico per la ricerca di potenziali investitori, in modo da garantire che la cessione dell'immobile possa avvenire verso soggetti che presentino piani completi e dettagliati e che venga assicurata la tutela dell'intero bacino, dando priorità di occupazione ai lavoratori ex Whirlpool alle medesime condizioni economiche e normative della società di provenienza e vigilando sul mantenimento dell'impegno, in modo che i tempi di assunzione rimangano nei limiti del periodo coperto dagli ammortizzatori. A tale scopo, il Ministero è in contatto con il commissario e le altre istituzioni per la redazione del bando per la successiva fase di reindustrializzazione. A breve verrà, inoltre, convocato un incontro di aggiornamento con le parti presenti al tavolo del 14 dicembre scorso proprio per esaminare lo stato della situazione.

Con riferimento, invece, alla specifica richiesta posta dagli onorevoli interpellanti di avviare iniziative per sostenere il comparto della produzione di elettrodomestici in Italia, si rappresenta che presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy è stato convocato, per il prossimo 18 gennaio, un tavolo di confronto, anche con le parti sindacali, relativo ai settori automotive, siderurgia ed elettrodomestici. Alla luce della strategicità del settore per il nostro Paese, questo Governo valuterà, anche alla luce delle risultanze del citato tavolo, la possibilità di prevedere apposite misure di sostegno per le imprese italiane operanti nel comparto elettrodomestici.

 

IRENE MANZI. Grazie, signora Presidente, e grazie alla sottosegretaria. Il collega Curti ha illustrato nel dettaglio quella che è la storia e quelle che sono le vicende più o meno recenti del gruppo Whirlpool. Il senso della nostra interpellanza - la ringrazio anche per gli aggiornamenti; il testo era stato presentato nel mese di novembre e, quindi, prima degli aggiornamenti relativi, in particolare, alla situazione campana - ha una prospettiva più generale, proprio perché riguarda altre tre regioni, oltre, ovviamente, alla situazione specifica campana, ovvero le Marche, la Lombardia e la Toscana, ed è il sintomo e il segnale di una grande preoccupazione che tutti noi abbiamo come rappresentanti (sia rappresentanti nazionali che rappresentanti locali). È stato ricordato quello che è stato il comportamento grave e inaccettabile che nel mese di settembre l'azienda ha tenuto: uno schiaffo istituzionale rispetto al tavolo che era stato promosso presso il Ministero e a cui erano presenti, tra l'altro, i rappresentanti delle istituzioni locali, delle regioni e le forze sindacali.

Quello che vogliamo segnalare con la nostra interpellanza - e, quindi, in questo senso mi dichiaro parzialmente insoddisfatta, ma spiegherò le motivazioni - è che c'è un'urgenza e c'è una necessità, in questo senso, di stringere l'azienda a quelle che sono le sue responsabilità. Non mi riferisco, ovviamente, solo all'atteggiamento di settembre, ma, in generale, a una scarsa trasparenza da parte dell'azienda su quelle che sono le sue scelte future rispetto, appunto, al settore dell'Europa, del Medio Oriente e dell'Africa, proprio perché si rincorrono voci circa una possibile vendita di questi rami di azienda. Non sono ancora noti i nomi dei possibili acquirenti - tra l'altro, si rincorrono, anche qui, possibili ipotesi - e questo, ovviamente, non può che generare grande preoccupazione da parte, in primo luogo, dei lavoratori, che vedono un futuro piuttosto incerto, e da parte dei territori, molti dei quali, come ricordava il collega Curti, sono collocati in aree interne, in aree che già hanno subìto gli effetti della crisi economica - nel caso delle Marche anche gli effetti del sisma -, gli anni della pandemia e del post-pandemia in questo senso, in un contesto economico generale, tra l'altro, che non è sicuramente facile e semplice in questo momento.

Quindi, la sollecitazione che io, come prima firmataria, e gli altri colleghi cofirmatari, che, tra l'altro, appartengono alle regioni che sono coinvolte da questa grave crisi aziendale, è che il Governo non può fermarsi. I primi passi sono stati fatti, ma riteniamo che sia quanto mai urgente e necessario sollecitare il più possibile e stringere l'azienda alle sue responsabilità, sia, appunto, per il numero dei lavoratori coinvolti, che sono più di 5 mila per la situazione complessiva, e soprattutto anche per il fatto che prendere l'una o l'altra scelta da parte del gruppo, quindi cedere a possibili eventuali acquirenti o no la propria azienda, non è indifferente rispetto al territorio. Non è indifferente anche perché, nel caso in cui l'azienda decidesse di non cedere ad altri il proprio settore, si parla di pesanti ridimensionamenti, anche in termini occupazionali, su quei territori. Quindi, è ovvio che non sarebbe in ogni caso una scelta a costo zero e non lo sarebbe anche per un altro motivo, perché, detenendo l'azienda una quota tra il 18 e il 20 per cento del mercato degli elettrodomestici nell'intera area, eventuali operazioni di cessione sono sottoposte al controllo e alla vigilanza anche dell'Antitrust a livello europeo e ciò allungherebbe ulteriormente i tempi e i termini della vicenda.

Quindi, questo è il motivo per cui sollecitiamo, con quanta più urgenza possibile, la convocazione del prossimo tavolo, la fissazione della prossima data di confronto, proprio perché, senza polemica, la Presidente del Consiglio più volte ha dichiarato che non va disturbato chi produce. Nessuno vuole mettere in discussione la libertà di impresa e di investire, però è la Costituzione stessa che, all'articolo 42, prevede rispetto alla proprietà privata - e lo ricollego, in questo senso, anche alla libertà di iniziativa economica - che i limiti sono determinati allo scopo di assicurarne la funzione sociale e così da renderla anche accessibile a tutti.

E la funzione sociale vuol dire anche la responsabilità che l'azienda ha nei confronti dei territori su cui ci sono gli stabilimenti e, in primo luogo, nei confronti dei lavoratori, anche per tutto quel pregresso di cassa integrazione che i lavoratori hanno vissuto in questi anni non semplice.

Quindi, in questa sede, ci associamo a quelle che sono le richieste anche dei sindacati e delle comunità locali, non solo per la convocazione di un tavolo; salutiamo con soddisfazione anche il tavolo del 18 gennaio, che riguarda, in realtà, le strategie più complessive di questo settore. Riteniamo che sia importante attenzionare anche questo ambito, perché è un settore molto importante a livello economico per gli investimenti che possono esserci e anche per le misure, in particolar modo, che possono essere adottate. Il nostro Paese sta affrontando una situazione di transizione e di passaggio, anche economico, non semplice e le prospettive non sembrano, anche in termini occupazionali, facili o semplici per i lavoratori. Quindi sollecitiamo in questo senso un'attenzione ulteriore e aggiuntiva da parte del Governo.

Ci avrete al vostro fianco in ogni occasione che possa essere di sostegno e di tutela dei livelli occupazionali, della tutela dei lavoratori per le comunità di cui siamo rappresentanti, ma, più in generale, nell'interesse, da rappresentanti nazionali, degli investimenti e dell'interesse del Paese.