14/01/2026
Stefano Vaccari, Maria Cecilia Guerra, Debora Serracchiani
3-02651

Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha negato al comune di Modena di svolgere una seduta del consiglio comunale presso la casa circondariale di Sant'Anna;

   l'ufficio competente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha ritenuto di negare l'autorizzazione necessaria alla direzione del penitenziario modenese, senza specificare i motivi del diniego. Per l'interrogante uno sgarbo istituzionale alla città di Modena e alla proficua collaborazione da sempre presente sul territorio, indispensabile per supportare il carcere, sia a livello istituzionale che nei rapporti con le associazioni e i volontari;

   non consentire lo svolgimento del consiglio comunale presso la struttura carceraria non rappresenta solo una grave interferenza da parte di un organismo alle dirette dipendenze del Governo, ma è anche un tentativo di impedire che vengano accesi i riflettori su una serie di criticità e di interrogativi sul sovraffollamento, sull'assistenza sanitaria, sulle condizioni di lavoro del personale, sulla carenza di progetti di recupero e reinserimento;

   consigli comunali straordinari si sono tenuti presso le strutture carcerarie nelle città di Milano e di Roma –:

   quali siano le reali motivazioni che hanno portato il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a negare al comune di Modena di svolgere una seduta del consiglio comunale presso la casa circondariale di Sant'Anna e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per consentire che tale assemblea possa svolgersi come accaduto in altre città.

Seduta del 5 maggio 2026

Illustrazione di Stefano Vaccari, risposta del Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni

 

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, Presidente. In riferimento a quanto avvenuto presso la casa circondariale di Modena, ritengo necessario chiarire che l'amministrazione ha agito nel pieno rispetto dei principi di correttezza istituzionale e di buon andamento dell'azione amministrativa.

La proposta del presidente del consiglio comunale di tenere una seduta all'interno dell'istituto modenese è stata valutata con la massima attenzione dai vertici dipartimentali e, contrariamente a quanto riportato dagli onorevoli interroganti, il diniego all'autorizzazione è stato motivato come segue.

Con nota del 13 gennaio 2026, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato di non autorizzare la seduta del consiglio comunale in carcere in quanto l'iniziativa era priva di qualsiasi valenza trattamentale.

Occorre precisare che la richiesta pervenuta al DAP, da parte del comune, del dicembre 2025 era - fin dall'inizio - vagamente generica e priva di elementi fondamentali. La richiesta, infatti, non indicava con precisione il numero dei partecipanti, non specificava i locali da utilizzare e, soprattutto, non collegava l'iniziativa a un percorso trattamentale definito a beneficio dei detenuti.

È stato solo in un secondo momento che si è appreso che l'evento avrebbe comportato l'ingresso di 59 persone esterne, mentre la partecipazione dei detenuti risultava meramente eventuale e limitata.

Acquisiti questi elementi, si è ritenuto, con nota del 13 gennaio 2026, di non autorizzare la seduta. Non si è trattato pertanto di una chiusura verso le istituzioni locali. Si è trattato, piuttosto, dell'applicazione coerente di un principio costituzionale imprescindibile: ogni iniziativa che si svolge all'interno dell'istituto penitenziario deve avere una chiara, concreta e verificabile valenza rieducativa e trattamentale.

Onorevoli colleghi, non basta la mera presenza simbolica del detenuto. Occorre che si contribuisca realmente ai percorsi di reinserimento sociale di chi è ristretto per scontare una pena!

Con l'occasione voglio ribadire che il Ministero continua ad autorizzare regolarmente l'ingresso di rappresentanti istituzionali e di organismi di garanzia, come previsto dal regolamento stesso.

Ma proprio perché l'apertura è reale e costante, è ancora più doveroso distinguere tra le visite istituzionali - che sono sempre possibili, nei limiti della legge - e gli eventi che pretendono di svolgersi all'interno degli istituti senza offrire alcun contributo concreto al trattamento e, nel caso di Modena, la richiesta difettava di questo requisito essenziale.

In conclusione, la scelta assunta da questo Ministero è stata guidata non da logiche restrittive, bensì dall'obiettivo costituzionalmente vincolato di garantire che ogni attività svolta in carcere sia realmente orientata alla rieducazione, nel rispetto delle esigenze di sicurezza e dell'organizzazione degli istituti. Questa è la linea che il Ministero intende mantenere, con rigore e trasparenza nei confronti di chiunque.

STEFANO VACCARI. Grazie, Presidente. Mi spiace che il battesimo del Sottosegretario Balboni sia su una vicenda in cui il DAP non ha dimostrato quella correttezza istituzionale che lui ha chiarito nella sua risposta, perché intanto c'è un problema di tempi: la richiesta del presidente del consiglio comunale, dottor Antonio Carpentieri, è stata inviata al direttore della casa circondariale il 13 novembre 2025; la risposta di diniego è arrivata dal direttore della casa circondariale il 14 gennaio, cioè 60 giorni dopo, senza motivazione alcuna, nel senso che il direttore Orazio Sorrentini risponde al presidente dicendo che gli duole rappresentare che non potrà avere luogo il consiglio, visto che non vi è stata l'autorizzazione dei competenti superiori uffici.

Però, a smentire quello che il DAP le ha detto di riferire, Sottosegretario, c'è la convocazione con la proposta che il consiglio comunale aveva fatto al direttore, con la motivazione principale, in particolar modo, di presentare presso la casa circondariale la relazione annuale della Garante dei detenuti, la dottoressa Giovanna Laura De Fazio: mi pare un argomento specifico, che riguarda la vita dentro il carcere e la garanzia, che a loro deve essere data, di rispetto dei diritti nella detenzione e dei progetti che l'azienda sanitaria e il Terzo settore hanno attivato con la casa circondariale, nonostante le gravi difficoltà di condizione che i detenuti vivono e soffrono dentro la casa circondariale.

In particolar modo, nella richiesta veniva data anche una scaletta del possibile svolgimento del consiglio comunale nella data di giovedì 15 gennaio, dove, oltre alla relazione della Garante, ovviamente, veniva ipotizzato un intervento del sindaco, dell'assessore alla sicurezza, di due detenuti, del cappellano e, infine, l'intervento contingentato, in termini di minuti, di un rappresentante per ogni gruppo consiliare. Lo sviluppo della lettera chiedeva al direttore tutte le informazioni rispetto a quante persone, quali documenti, in quale spazio si sarebbe potuto tenere il consiglio - perché, ovviamente, non era a disposizione del consiglio comunale determinare dove svolgere un evento come quello - e se fosse possibile fare entrare i giornalisti, eccetera, eccetera.

Tutte informazioni che solo il direttore della casa circondariale avrebbe potuto dare in caso di assenso. E soprattutto perché questo tipo di evento era già stato svolto nel carcere di Reggio Emilia, nel carcere di Milano, nel carcere di Roma, e non si spiega perché a Modena questo evento sia stato diniegato, perché le ragioni che il DAP ha rappresentato solo questa mattina, e mai prima di adesso, sono motivazioni prive di fondamento, perché la lettera di convocazione - che, se vuole, le consegno - aveva tutte le caratteristiche che, invece, il DAP sottolinea non ci fossero nella richiesta.

A noi è venuto il dubbio, invece, su questo diniego, visto che avevamo fatto sopralluoghi durante il 2025, nel mese di aprile e nel mese di luglio, con la collega Guerra, con la collega Rando, e avevamo constatato che dentro al carcere vivevano 586 detenute, mentre la capienza massima è di 372, in condizioni molto complicate, soprattutto nei mesi estivi, quando la temperatura ha raggiunto i 50 gradi al terzo piano e non era possibile attaccare i ventilatori perché l'impianto elettrico è vetusto.

Quindi avevamo la necessità che di queste condizioni e delle difficoltà con le quali si potevano fare progetti di reinserimento, perché gli spazi non ci sono più, perché non sono utilizzabili. Quindi avevamo la necessità, il consiglio comunale e, credo, tutta la città, di provare a interloquire con quella realtà e di farlo direttamente con una seduta di consiglio comunale, che, ahimè, non si è svolta, secondo noi, per ragioni di altro tipo rispetto a quelle che il DAP ha rappresentato questa mattina.