Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
l'indeterminatezza della situazione internazionale e l'impossibilità di fare ipotesi realistiche sulla durata di questo nuovo drammatico conflitto alimentano le paure anche sul futuro dell'intero settore ittico. Con il prezzo del gasolio per la pesca salito del 60 per cento c'è un rischio immediato di prezzi alle stelle per il pesce dei mari italiani e un'abbondanza di pesce proveniente dall'estero;
il prezzo del gasolio, nel giro di pochi giorni, ha avuto un balzo troppo netto per essere direttamente collegato alla guerra in Iran e alle tensioni nello stretto di Hormuz. Fino a oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata, infatti, proprio dal carburante. Con le quotazioni attuali la maggior parte delle imprese non riesce a coprire nemmeno i costi energetici oltre alle altre voci che gli armatori devono sostenere per la normale attività;
senza adeguate ed urgenti misure per calmierare il costo del carburante le imbarcazioni saranno costrette a pescare in perdita se non addirittura a restare in banchina con gravi ripercussioni sulla filiera e sull'occupazione per un settore che conta complessivamente 12 mila imprese e 28 mila lavoratori, con un vasto indotto collegato –:
quali iniziative di competenza, intenda assumere il Ministro interrogato per dare una risposta alle numerose cooperative e imprese del settore della pesca e dell'acquacoltura al fine di trovare soluzioni finanziarie per mitigare gli effetti derivanti dal rincaro dei carburanti.
Seduta del 14 aprile 2026
Risposta della Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, replica di Stefano Vaccari
FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie. Allora, il rialzo dei prezzi delle materie prime e, in particolare, del gasolio, costituisce l'effetto di una perdurante incertezza che interessa i mercati internazionali, determinata dapprima dal conflitto in Ucraina e dalle conseguenti misure sanzionatorie nei confronti della Russia e, più recentemente, dall'acuirsi delle tensioni geopolitiche connesse al conflitto in Iran e alle criticità nello Stretto di Hormuz.
Tale contesto sta producendo rilevanti ripercussioni su tutti i settori economici, incidendo in maniera significativa anche sulle imprese della pesca e dell'acquacoltura, già fortemente provate da una congiuntura complessa, sia in termini di riduzione dei ricavi sia di incremento dei costi operativi.
Le istanze del settore ittico, per mitigare gli effetti derivanti dal rincaro dei carburanti, sono state subito ascoltate dal Governo che, con decreto-legge n. 33 del 18 marzo 2026, ha introdotto all'articolo 4 un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta in favore delle imprese della pesca. Tale misura, nel limite di 10 milioni di euro per l'anno 2026, prevede il riconoscimento di un credito fino al 20 per cento della spesa sostenuta per l'acquisto di gasolio e benzina nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, quale parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti. Le modalità attuative saranno definite con apposito decreto interministeriale in corso di definizione.
Per quanto ancora concerne le problematiche inerenti al caro gasolio, è utile ricordare che i rifornimenti di carburanti e lubrificanti destinati alle navi da pesca già usufruiscono del regime di non imponibilità dell'IVA, in virtù di disposizioni normative che assimilano l'imprenditore ittico a quello agricolo.
A fronte di tale contesto geopolitico internazionale, il Ministero dell'Agricoltura si è attivato per sostenere il comparto ittico con un insieme articolato di iniziative sia sul piano nazionale, attraverso il Programma triennale della pesca e dell'acquacoltura, sia nell'ambito della programmazione europea, con l'utilizzo delle risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura 2014-2020 e 2021-2027.
In particolare, nell'ambito degli interventi nazionali, è in fase di attuazione il Programma triennale della pesca e dell'acquacoltura 2025-2027, che rappresenta il principale strumento di pianificazione strategica del settore e che, nella sua attuale configurazione, è stato rinnovato al fine di garantirne una maggiore efficacia e trasparenza. I dati disponibili evidenziano che risultano finanziabili tutti i programmi ritenuti ammissibili.
In ambito europeo, è stato predisposto un piano organico di interventi che prevede, tra l'altro, l'impiego ottimale delle risorse europee disponibili, nell'ambito del FEAMPA 2021-2027.
A tal riguardo, si rileva che, in occasione del Consiglio Agrifish del 30 marzo scorso, il Ministro Lollobrigida, insieme ai colleghi di Portogallo, Bulgaria, Estonia e Lettonia, ha chiesto una revisione urgente del regolamento del FEAMPA per adottare misure straordinarie, tra cui sostegni diretti alle imprese ittiche e dell'acquacoltura, ammodernamento degli scafi e dei sistemi di propulsione, incentivi per attrarre le nuove generazioni e procedure semplificate a sostegno della continuità produttiva.
La richiesta ha trovato accoglimento da parte del commissario europeo per la pesca, che proporrà l'attivazione del meccanismo FEAMPA per consentire agli Stati membri di sostenere il settore di fronte alla crisi in Medio Oriente, al fine di reagire con determinazione alle ripercussioni sui settori della pesca e dell'acquacoltura. Il Ministero dell'Agricoltura assicura di proseguire il confronto con gli operatori del settore e le associazioni di categoria per valutare ulteriori iniziative.
STEFANO VACCARI. Sì, grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria, anche per gli elementi che ci ha fornito rispetto ai temi che avevamo sollevato, andando anche oltre. Insomma, ci dichiariamo parzialmente soddisfatti, perché fondamentalmente al credito d'imposta per i carburanti del settore pesca siamo arrivati dopo che diverse associazioni del settore lo avevano chiesto - noi in primis -, e un po' tardivamente questo provvedimento è arrivato. Bene, un bel segnale, ma il tema oggi è che serve dare corso alle misure attuative che servono per mettere a disposizione quei 10 milioni, che purtroppo sono circoscritti a marzo, aprile e maggio e che molto probabilmente servirà prorogare e integrare ulteriormente affinché abbiano efficacia. Perché, se non c'è al 14 di aprile ancora il decreto attuativo, abbiamo già perso un mese e alle imprese non è arrivato un euro, sapendo che molte imprese, per uscire in mare oggi, oggi affrontano un aumento che è superiore al 60 per cento dei carburanti; in alcuni porti dell'Emilia Romagna, Marche e Veneto si aggira a 1,30-1,40 e ci hanno segnalato 1,55 euro al litro, e quindi costi che portano a una spesa superiore ai mille euro al giorno, con il concreto rischio di lavorare in perdita. Perché è vero che ci sono agevolazioni, ma per le imprese della pesca il carburante rappresenta una delle principali voci di costo della propria attività, con un'incidenza che va in alcuni casi anche oltre il 60 per cento del costo dell'impresa, quindi ha necessariamente un'incidenza diversa.
Quindi serve fare presto, serve mettere a disposizione queste risorse, serve chiarire se queste risorse vadano a incidere sul tema del de minimis europeo, perché in quel caso, ovviamente, alcune o molte imprese, se hanno già raggiunto il tetto dei 40.000 euro previsti dai limiti del de minimis, hanno l'impossibilità di potere accedere a questo beneficio, e quindi serve provare a chiedere una deroga transitoria su questo all'Unione europea, per via della situazione di crisi che stiamo vivendo. E ancora, visto che al Senato c'è un provvedimento in fase di discussione, forse è il caso di porre rimedio anche alla scrittura di quella norma che dice “fino al 20 per cento” (della spesa sostenuta), magari riformulandola in “pari al 20 per cento”, in modo da chiarire un'uniformità nell'applicazione per tutti. E ovviamente serviranno, ad avviso nostro come anche delle associazioni di categoria, ulteriori risorse.
Aggiungiamo che forse per il settore, per le difficoltà che sta vivendo, servono anche altre misure e sostegni, forse una moratoria per le microimprese, la sospensione temporanea dei termini relativi ai versamenti fiscali e dei contributi per le imprese, delle attività di riscossione, del pagamento delle rate dei mutui per gli investimenti e del finanziamento delle operazioni di leasing, nonché l'attivazione di una misura straordinaria di integrazione salariale, che è un'altra misura importante che può dare una mano: l'accesso alla misura straordinaria del Fondo di integrazione salariale, con causale specifica legata alla crisi energetica e all'aumento del costo del carburante il tema del credito d'imposta con altre misure che possano consentire di salvare questo importante settore dell'agroalimentare italiano.