28/11/2022
Debora Serracchiani
Amendola, Graziano, De Luca, Quartapelle Procopio, Fassino, Ascani, Boldrini, Carè, De Maria, Guerini, Porta, Ciani, Furfaro
1-00025

La Camera,

   premesso che:

    l'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione russa rappresenta una violazione di principi e norme che regolano la vita della comunità internazionale e, in particolare, il rispetto dell'indipendenza, sovranità e integrità territoriale di ogni Stato;

    la Federazione russa si è resa colpevole di una gravissima violazione del diritto internazionale, aggredendo l'Ucraina, anche attraverso atrocità e azioni ostili nei confronti di obiettivi civili;

    in linea con la Carta delle Nazioni Unite e con il diritto internazionale, l'Ucraina ha esercitato il suo legittimo diritto di difendersi dall'aggressione russa per riconquistare il pieno controllo del proprio territorio e liberare i territori occupati entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale;

    il Governo italiano ha condannato immediatamente e con assoluta fermezza l'aggressione russa all'Ucraina, inaccettabile e ingiustificata, e tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento hanno espresso analoga condanna; il Governo ha fornito sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, lavorando al fianco degli alleati europei e della Nato per rispondere immediatamente, con unità e determinazione, alla crisi militare ed umanitaria che ne è nata;

    la guerra voluta dalla Russia, infatti, ha provocato e continua a provocare ingenti perdite umane, sofferenze, distruzioni, nonché consistenti flussi di profughi e una grave emergenza umanitaria;

    l'ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati ha registrato oltre 5,6 milioni di rifugiati ucraini, il 90 per cento dei quali sono donne e bambini. Si tratta, finora, della più grande migrazione forzata di profughi interni e internazionali di questo nuovo secolo e millennio, il più grande e rapido spostamento di persone in Europa dalla fine dei conflitti nei Balcani;

    per garantire un'immediata ed efficace risposta di accoglienza per i profughi che lasciano l'Ucraina, l'Unione europea ha attivato, per la prima volta, la direttiva 2001/55/CE per la «Protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati» del 2001. Questo sistema di protezione speciale, finora, non era mai stato applicato e introduce una protezione immediata e temporanea su tutto il territorio dell'Unione europea, istituendo la concessione quasi automatica dell'asilo e, soprattutto, fornendo i permessi di soggiorno e lavorativi, di alloggio e accesso all'istruzione per i minori, oltre a considerare legami familiari o reti di supporto preesistenti, con procedure minime ed efficienti;

    anche moltissimi russi in patria soffrono il dramma della guerra, sia perché caduti in combattimento, sia perché, da quando è cominciata l'invasione, in Russia più di 15 mila persone sono state arrestate per aver manifestato il proprio dissenso o sono stati costretti a fuggire dal Paese per evitare la leva obbligatoria imposta dal Presidente Putin;

    negli ultimi mesi la Federazione russa ha proseguito la sua guerra illegale, non provocata e ingiustificata nei confronti dell'Ucraina, compiendo azioni in totale spregio del diritto internazionale umanitario, quali il massacro di Bucha o le fosse comuni contenenti oltre 440 corpi a Izyum e altri gravi violazioni dei diritti umani, che sembrano configurare veri e propri crimini di guerra commessi dalle forze russe e su cui la Corte penale internazionale è parte attiva nell'accertamento degli stessi e la stessa Unione europea ha invitato i suoi Stati membri a collaborare con gli organismi internazionali per raccogliere prove e sostenere le indagini della Corte penale internazionale sui crimini di guerra commessi nel territorio dell'Ucraina dal 24 febbraio 2014 in poi;

    inoltre, ci sono le tantissime testimonianze di stupri compiuti perlopiù dai soldati russi su civili ucraini. Secondo i dati della procura generale ucraina erano, già a luglio 2022, 10.619 i crimini di guerra e di aggressione registrati da inizio conflitto in Ucraina, ma, riguardo agli stupri, soltanto poche tra le donne vittime di violenza sono psicologicamente e fisicamente in grado di testimoniare per le loro aggressioni sessuali, che rientrano anch'esse in questa categoria di reati;

    inoltre, a causa dei continui bombardamenti russi alle infrastrutture energetiche in varie zone dell'Ucraina, milioni di persone sono rimaste senza luce, riscaldamento e acqua corrente: 10 milioni secondo fonti ucraine. Così come destano grande preoccupazione i bombardamenti nella zona attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, che potrebbero provocare un incidente atomico grave. Difatti, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha detto che le notizie che arrivano da Zaporizhzhia sono «estremamente allarmanti»;

    nonostante i numerosi appelli che la comunità internazionale, tra cui, con forza, Papa Francesco, ha rivolto alla Russia affinché ponga immediatamente fine all'aggressione militare nei confronti dell'Ucraina, il regime russo ha purtroppo deciso di non darvi ascolto, continuando a bombardare costantemente le città ucraine e la capitale Kiev e provocando anche pericolosi incidenti nei territori di confine come quello recente nel territorio polacco, che rischiano di aprire ad un allargamento Nato del conflitto;

    inoltre, la Russia continua a far costante riferimento alla minaccia di ricorrere ad armi di distruzione di massa, che esacerbano la tensione dei Paesi coinvolti e della comunità internazionale e, purtroppo, si riaffaccia nuovamente dopo tre decenni il rischio dell'incubo dell'utilizzo di armi atomiche. Occorre rilanciare un'iniziativa internazionale per la non proliferazione di dispositivi nucleari;

    le ricadute dell'attuale crisi tra Russia e Ucraina sull'andamento complessivo dell'economia globale sono evidenti e rischiano di diventare devastanti sul medio periodo, con risvolti importanti sul piano umanitario, in particolare sul fronte dell'alimentazione, a cominciare dalle forniture di cereali e fertilizzanti, o delle fonti energetiche per i Paesi più poveri;

    l'effetto domino del conflitto in Ucraina sulle speranze di ripresa economica post pandemia di molti Paesi sta dispiegando tutti i suoi peggiori effetti, a partire dal forte rialzo dei prezzi delle materie prime alimentari ed energetiche, di cui la Russia e l'Ucraina sono tra i maggiori esportatori;

    inoltre, secondo una stima del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, il conflitto armato in corso provocherà un incremento di 47 milioni delle persone che soffrono la fame, il cui numero potrebbe superare gli 800 milioni. Nel breve termine a essere investiti saranno quei Paesi strutturalmente dipendenti dalle importazioni alimentari provenienti dal Mar Nero, tra cui soprattutto le nazioni mediorientali. La produzione interna di molti Paesi dell'area mediorientale e del Nord Africa (Mena) è da tempo insufficiente a far fronte alla domanda interna. Si aggraveranno crisi preesistenti, come quelle in Siria, Yemen e Libano, mentre saranno in difficoltà Paesi finora relativamente sicuri dal punto di vista alimentare, come Tunisia ed Egitto;

    in questo contesto, l'atteggiamento della Federazione russa, ancora una volta, è stato di ricatto verso la comunità internazionale, per giungere alla sofferta firma dell'accordo sul corridoio del grano tra Ucraina e Russia alla presenza del Presidente turco Erdoğan e del Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres, di vitale importanza per la riduzione dei prezzi alimentari globali e per la garanzia della sicurezza alimentare, che prevede la garanzia dell'export di cereali, di fertilizzanti e di altre derrate rimaste bloccate nei porti ucraini dopo l'invasione russa;

    in egual modo, sul piano dell'energia, nel corso dell'ultimo anno, la repentina crescita della domanda di energia nella fase di ripresa economica successiva alla pandemia da COVID-19, combinata con gli effetti della recente invasione dell'Ucraina da parte della Russia, ha determinato un incremento dei prezzi del gas e, conseguentemente, dell'energia elettrica, a livelli mai registrati in passato, mettendo a forte rischio la continuità produttiva delle imprese in Europa, a partire da quelle energivore, e con pesanti ricadute sui bilanci familiari in conseguenza del notevole aumento delle bollette elettriche;

    la Russia ha annesso i territori degli oblast di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia, a seguito di referendum farsa condotti sotto la minaccia delle armi e in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale e anche l'Italia ha condannato fermamente tale annessione;

    è sempre più diffuso nel nostro Paese un sentimento pacifista, nel cui solco, il 5 novembre 2022, si è svolta a Roma un'importante manifestazione di piazza, alla quale hanno partecipato decine di migliaia di persone, per ribadire solidarietà al popolo ucraino aggredito e chiedere alle istituzioni di promuovere ogni sforzo utile a condurre il prima possibile ad una risoluzione pacifica, negoziata e giusta del conflitto;

    come ha detto il Presidente della Repubblica Mattarella all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, serve una nuova conferenza come quella di «(...) Helsinki e non Jalta: dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali»;

    all'ultimo incontro del G20, la maggior parte dei membri ha condannato «con forza la guerra in Ucraina, sottolineando che sta causando immense sofferenze umane e aggravando le fragilità esistenti nell'economia globale, limitando la crescita, aumentando l'inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l'insicurezza energetica e alimentare ed elevando i rischi per la stabilità finanziaria», anche sottolineando l'inammissibilità dell'uso o della minaccia di usare armi nucleari;

    l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna l'invasione russa dell'Ucraina, con 141 Paesi che hanno votato a favore, cinque contrari e 35 astenuti. Per essere adottata, la risoluzione doveva essere approvata dai due terzi dei Paesi membri. L'esito è stato superiore a quella di un'analoga risoluzione di condanna della Russia per l'annessione della Crimea;

    il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione nella quale ricorda il fermo sostegno dell'Unione europea all'Ucraina, nonché alla sua sovranità, indipendenza e integrità territoriale entro i confini riconosciuti a livello internazionale; condanna con la massima fermezza la guerra di aggressione ingiustificata, non provocata e illegale della Russia contro l'Ucraina; ricorda che la responsabilità della guerra ricade interamente sulla Russia, la quale deve immediatamente porre fine alla guerra e ritirare tutte le sue forze e le forze per procura da tutti i territori riconosciuti a livello internazionale appartenenti all'Ucraina;

    l'Unione europea si è profusa per garantire in un quadro multilaterale, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e anche del nuovo strumento dell'European peace facility, sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, una continua e costante azione diplomatica per il raggiungimento di un cessate il fuoco;

    l'Unione europea ha, al tempo stesso, messo in campo 8 pacchetti di sanzioni nei confronti di esponenti del regime di Mosca, nonché di altri sostenitori, diretti e indiretti, di questa aggressione ingiustificata, ed ha adottato tutte le azioni necessarie a fornire assistenza umanitaria, finanziaria, economica e di qualsiasi altra natura, ivi compresa la cessione di apparati e strumenti militari volti a consentire all'Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione, strategia che ha permesso di arrestare la prima avanzata russa e di liberare ampie porzioni di territorio aggredito;

    il Parlamento italiano si è adoperato sin dallo scoppio della guerra, anche nel quadro della cooperazione europea ed internazionale, per assicurare sostegno e solidarietà al popolo ucraino e alle sue istituzioni, attivando, con le modalità più rapide e tempestive, tutte le azioni necessarie a fornire assistenza umanitaria, finanziaria, economica e di qualsiasi altra natura, anche militare, votando a larghissima maggioranza, le risoluzioni 6-00207 del 1° marzo 2022 e 6-00224 del 22 giugno 2022 e approvando il decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28, nella quale, grazie all'iniziativa del Partito Democratico, è stata introdotta la previsione che obbliga i Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale a riferire alle Camere, con cadenza trimestrale, sull'evoluzione della situazione in atto,

impegna il Governo:

1) a sostenere il ruolo dell'Italia nell'avvio di un percorso diplomatico per la costruzione di una conferenza di pace, sempre nel quadro di una stretta e fattiva collaborazione con le istituzioni europee e gli alleati Nato, attraverso iniziative utili a una de-escalation militare che realizzi un cambio di fase nel conflitto, anche in linea con gli orientamenti emersi in occasione dell'ultimo incontro G20;

2) a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, anche al fine di assicurare quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite – che sancisce il diritto all'autodifesa individuale e collettiva – confermando il ruolo dell'Italia nel quadro dell'azione multilaterale, a partire dall'Unione europea e dall'Alleanza Atlantica, rispetto alla grave, inammissibile ed ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina;

3) ad adoperarsi in ogni sede internazionale per l'immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, ripristinando il rispetto della piena sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;

4) a prevedere il necessario e ampio coinvolgimento delle Camere sugli sviluppi riguardanti la guerra in Ucraina, secondo le modalità previste dal comma 3 dell'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, e a stabilire che, allo scadere dello stesso decreto, nella non auspicabile ipotesi del protrarsi del conflitto, l'impegno dell'Italia nel sostegno a Kiev sia oggetto di un apposito provvedimento legislativo;

5) a sostenere il percorso di adesione all'Unione europea dell'Ucraina, rafforzando in ogni campo la cooperazione Unione europea-Ucraina;

6) a proseguire l'azione fattiva e costante già svolta dall'Italia per il sostegno della popolazione ucraina in patria, nonché a implementare le misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui anziani e disabili, anche in ragione del previsto aumento di arrivi dovuti al danneggiamento sistematico delle fonti energetiche in Ucraina da parte russa, che ostacola la capacità del Paese di affrontare l'inverno;

7) a sostenere, in modo fattivo e tempestivo, l'appello delle autorità ucraine per l'acquisto e l'invio di generatori di energia elettrica, anche coinvolgendo, a tal fine, enti locali e associazionismo;

8) ad adoperarsi in sede europea e internazionale per promuovere azioni di solidarietà nei confronti dei cittadini russi perseguitati, arrestati o costretti a fuggire dal Paese, per aver protestato contro il regime e contro la guerra;

9) a promuovere l'istituzione di un tribunale internazionale ad hoc per il crimine di aggressione contro l'Ucraina e a sostenere le iniziative della Corte penale internazionale dell'Aja per perseguire i crimini di guerra perpetrati nei confronti della popolazione ucraina, anche attraverso l'invio di joint investigation team;

10) ad adottare iniziative per prevedere misure di sostegno alle imprese per i maggiori oneri derivanti dall'applicazione di sanzioni, nonché per la promozione di accesso a nuovi mercati verso cui indirizzare esportazioni e investimenti non allocabili sul mercato russo;

11) a proseguire nell'azione di diversificazione degli approvvigionamenti energetici e di investimento sulle energie rinnovabili, concorrendo alle decisioni dell'Unione europea nella direzione dell'Unione dell'energia;

12) ad adottare iniziative per definire ogni soluzione necessaria a livello bilaterale e multilaterale, a partire dall'Onu, dall'Unione europea e dal G7, per assicurare la sicurezza alimentare a livello globale attraverso corridoi sicuri, e a garantire la prosecuzione e il rispetto degli accordi già raggiunti.

Seduta del 29 novembre 2022

Illustrazione di Stefano Graziano, interventi in discussione generale di Paolo Ciani, Valentina Ghio, Nicola Carè.

Seduta del 30 novembre 2022

Dichiarazione di voto di Enzo Amendola