10/12/2021
Stefania Pezzopane
Braga, Buratti, Morassut, Morgoni, Pellicani, Rotta, Lorenzin
1-00561

La Camera,

   premesso che:

    senza un'azione urgente la crisi climatica rischia di diventare irreversibile, compromettendo il futuro delle nuove generazioni e lo stesso presente delle popolazioni più vulnerabili del mondo;

    l'ultimo rapporto dell'Ipcc sottolinea che è in gioco il futuro del nostro pianeta: solo attraverso un percorso ambizioso, caratterizzato da scelte nette e inequivocabili, possiamo scongiurare una catastrofe climatica;

    per mantenere raggiungibile tale obiettivo occorre arrivare a zero emissioni nette entro il 2050, che significa che le emissioni globali dovrebbero diminuire del 7,6 per cento ogni anno nel prossimo decennio;

    gli obiettivi della Cop26, Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, erano quelli di: impegnarsi a ridurre la produzione di CO2 per contenere l'aumento della temperatura globale non oltre 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, proteggere le comunità e gli habitat naturali, mobilitare la finanza per arrivare a 100 miliardi di dollari l'anno in finanziamenti per il clima entro il 2020, collaborazione e cooperazione;

    il Patto di Glasgow prevede impegni che riguardano la deforestazione, l'accelerazione degli sforzi verso la riduzione graduale dell'energia a carbone e l'eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili, fornendo al contempo un sostegno mirato ai Paesi più poveri e vulnerabili, in linea con i contributi nazionali e il riconoscimento della necessità di sostegno verso una transizione giusta. Ai Paesi sottoscrittori viene chiesto di rivedere e rafforzare i loro obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 entro la fine del 2022, tenendo conto delle diverse circostanze nazionali. E ai Paesi ricchi si chiede di «almeno raddoppiare» entro il 2025, rispetto ai livelli del 2019, i finanziamenti per sostenere l'adattamento dei Paesi in via di sviluppo;

    al fine di raggiungere gli obiettivi proposti, la Commissione europea ha inoltre presentato il 14 luglio 2021 una serie di proposte, in cui si rivede e si aggiorna la normativa dell'Unione europea. Tali dodici strumenti legislativi assieme costituiscono il cosiddetto pacchetto «Fit for 55» che andranno a riorientare sensibilmente tutto il sistema dell'energia, interessando i diversi comparti produttivi e di consumo, dal mercato della CO2 a quello del gas, le energie rinnovabili e l'infrastrutturazione per i carburanti alternativi, fino alla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico;

    quanto alla decarbonizzazione gli impegni italiani seguono quelli europei («net zero» al 2050 e riduzione del 55 per cento al 2030 delle emissioni di CO2 rispetto al 1990) e la quota di elettrificazione del sistema dovrà progressivamente tendere e superare quota 50 per cento. L'apporto delle energie rinnovabili alla generazione elettrica dovrà raggiungere almeno il 72 per cento al 2030 e coprire al 2050 quote prossime al 100 per cento del mix energetico primario complessivo;

    l'articolo 4 del decreto-legge n. 22 del 2021 istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione. In particolare, il Comitato approva il Piano per la transizione ecologica, al fine di coordinare le politiche in materia di: a) riduzione delle emissioni di gas climalteranti; b) mobilità sostenibile; c) contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo; c-bis) mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; d) risorse idriche e relative infrastrutture; e) qualità dell'aria; f) economia circolare; f-bis) bioeconomia circolare e fiscalità ambientale, ivi compresi i sussidi ambientali e la finanza climatica sostenibile;

    tale Piano individua le azioni, le misure, le fonti di finanziamento, il relativo cronoprogramma, nonché le amministrazioni competenti all'attuazione delle singole misure. Si tratta di un «piano aperto», con target specifici, soggetto a una continua attività di monitoraggio, in relazione allo stato di avanzamento delle trasformazioni in atto e ai progressi scientifici e tecnologici;

    il Piano per la transizione ecologica deve rappresentare un sostegno a processi, prodotti e servizi realmente e oggettivamente sostenibili (ambientalmente, economicamente e socialmente), applicando il principio della neutralità tecnologica nel definire le politiche e nel promuovere lo sviluppo delle diverse tecnologie che costituiranno l'insieme di soluzioni per il raggiungimento dei target climatici al 2030 e al 2050, e un reale impulso al processo di transizione ecologica, anche come strumento di coordinamento e integrazione con i processi di digitalizzazione e di transizione energetica nel nostro Paese, in un'ottica globale e locale;

    nella proposta di Piano per la transizione ecologica trasmessa al Parlamento per il prescritto parere si evidenzia che il Pte si sviluppa a partire dalle linee già delineate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, proiettandole al completo raggiungimento degli obiettivi al 2050 come previsto dal Green deal europeo;

    per il finanziamento del Green deal sono state messe a disposizione specifiche risorse all'interno di «Next generation EU» (NGEU). In particolare, il 37 per cento delle risorse complessivamente richieste dagli Stati membri nei rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) è dedicato a interventi di contrasto al cambiamento climatico. Specifiche risorse sono poi disponibili all'interno del Fondo speciale per una transizione giusta, focalizzato al sostegno delle attività che più di altre risentiranno negativamente dell'impatto di tale transizione, con una dotazione di 17,5 miliardi di euro;

    tra le proposte che il Governo individua nella proposta di piano come particolarmente importanti si ricordano quelle relative alla revisione del sistema di scambio di quote di emissione dell'Unione europea (EU-Ets) e nei settori non compresi nell'EU-Ets, alla revisione della direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, a un insieme di misure atte a ridurre le emissioni nel settore dei trasporti stradali, nonché all'istituzione di un Fondo sociale per il clima;

    consapevoli della sfida che la transizione energetica comporta, nella proposta di Piano si ribadisce il principio fondamentale secondo il quale «nessuno deve essere lasciato indietro»;

    la transizione verso la neutralità climatica e digitale deve essere un processo condiviso e sostenuto dai cittadini italiani ed europei con la loro partecipazione attiva. Affinché abbia successo, nel suo orizzonte deve includere target economico-sociali ambiziosi e indicare la strada per raggiungerli: maggiore solidarietà tra generazioni; parità di genere; valorizzazione dei giovani; superamento dei divari territoriali; posti di lavoro e migliori condizioni di vita; educazione, formazione e innovazione di qualità; protezione sociale e sanitaria adeguata;

    la transizione energetica ed il phase-out dai combustibili fossili avranno come prevedibile conseguenza anche la trasformazione radicale di intere filiere produttive; pertanto, la difesa del lavoro deve essere il Pilastro sociale della transizione;

    da ciò deriva inevitabilmente la necessità di politiche di sostegno al lavoro e di integrare la dimensione sociale, anche in virtù della rilevanza del Piano per le prossime generazioni e in omaggio al principio per cui «nessuno deve essere lasciato indietro». Nella proposta di Piano si prevede, in particolare, la necessità di attivare specifici interventi di politiche attive per il lavoro, ricorrendo ad ammortizzatori sociali ma anche a percorsi di formazione specifica e riqualificazione;

    in parallelo, viene evidenziata l'importanza di dedicare più risorse alla ricerca scientifica, rafforzando le sinergie fra attori e finanziamenti pubblici già disponibili e creando interconnessioni stabili tra il mondo di ricerca, università, start-up e imprese, al fine di favorire il trasferimento tecnologico in grado di ridurre gli impatti ambientali del sistema produttivo;

    il Piano nazionale di ripresa e resilienza (M2-c2-3.2) prevede il finanziamento per la progressiva decarbonizzazione dei settori industriali «hard-to-abate». I progetti saranno coordinati con altri progetti a livello europeo (Ipcei idrogeno) a cui l'Italia intende partecipare con altri Stati membri, con i quali si sono già tenute riunioni di coordinamento (Francia e Germania). Per le industrie hard-to-abate (escluse quelle siderurgiche) il progetto mira a promuovere la transizione dal metano all'idrogeno verde attraverso la pubblicazione di bandi di gara per la realizzazione di progetti di trasformazione sostenibili e innovativi del ciclo produttivo;

    l'acciaio – si legge sempre nel Piano nazionale di ripresa e resilienza – è uno dei settori hard-to-abate dove l'idrogeno può assumere un ruolo rilevante in prospettiva di progressiva decarbonizzazione. Per l'industria siderurgica, nella prima fase, verrebbe utilizzato il metano in cui miscelare gradualmente volumi di idrogeno a basso contenuto di carbonio e successivamente verde. Sono contemplati 2 progetti, uno il cui budget è di 1,6 miliardi di euro e l'altro di 400 milioni di euro, il cui periodo (relevant period) è dal 1° gennaio 2022 al 1° gennaio 2026;

    la produzione attuale di idrogeno nelle raffinerie è di circa 0,5 Mton H2/anno, rappresentando quindi uno dei settori più promettenti per iniziare a utilizzare l'idrogeno verde e sviluppare il mercato. Verrà lanciata una gara generale per i settori industriali che utilizzano il metano come fonte di energia termica (cemento, cartiere, ceramica, industrie del vetro ed altro) per sostenere la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione nei processi industriali e per finanziare progetti pilota e lo scale up industriale dei progetti. Una gara d'appalto specifica sarà lanciata per sostenere la ricerca, sviluppo e innovazione per il processo di produzione dell'acciaio attraverso un aumento dell'uso dell'idrogeno, tenendo conto della specificità dell'industria siderurgica italiana (Pnrr M2-C2-3.2);

    rispondendo a un atto di sindacato ispettivo, il 30 novembre 2021 in Commissione industria al Senato, il Governo ha puntualizzato che il bilancio energetico nazionale sarà basato su una quota sempre crescente di energie rinnovabili, anche grazie alle misure previste dal Pnrr, ma inevitabilmente sarà presente una quota di fonti fossili nella fase di transizione energetica verso la decarbonizzazione, anche al fine di garantire sicurezza e stabilità al sistema in trasformazione;

    inoltre, dopo aver rimarcato che il Pnrr, nell'ambito della missione 2 «Rivoluzione verde e transizione ecologica», prevede investimenti in attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale volti alla decarbonizzazione di tutti i comparti della generazione di energia e suo utilizzo, è stato precisato che nella componente 2 «Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile», per quanto concerne il vettore idrogeno, sono previste linee di finanziamento volte a promuoverne la produzione, la distribuzione, gli usi finali specie nei settori a più alta intensità di energia e lo stoccaggio. Sia per la produzione che per lo stoccaggio è previsto l'utilizzo, previe verifiche specifiche, dei siti delle ex concessioni di coltivazione di idrocarburi a fine vita in dismissione;

    riguardo a quest'ultimo punto, il Governo ha fatto presente che, nell'ambito delle interlocuzioni fra il Governo e la Commissione europea, ci si è accordati sull'assicurazione di un livello minimo di idrogeno green al 10 per cento nei grandi progetti rivolti alle aziende «hard to abate», proprio in considerazione delle ingenti quantità necessarie della risorsa che deve essere miscelata;

    gli obiettivi climatici non possono, poi, prescindere da una complessiva e strutturata riforma del sistema fiscale orientata ad affrontare le problematiche ambientali;

    occorre, infatti, che le risorse disponibili siano dedicate a misure che portino famiglie e imprese, piccole e grandi, ad investire in efficienza e rinnovabili, eliminando, così come previsto dalla normativa europea, i cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi, mediante un'operazione di valorizzazione delle risorse economiche rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione nei tempi stabiliti;

    in sede di audizione presso le Commissioni riunite ambiente di Camera e Senato, il 7 dicembre 2021, il Ministro della transizione ecologica ha dichiarato che, già nel prossimo disegno di legge (disegno di legge di bilancio per il 2022), ha proposto, parlandone con il Ministro dell'economia e delle finanze, un emendamento per eliminare un piccolo numero di Sad, che possono essere tolti subito senza causare un impatto sociale particolare;

    è necessaria una roadmap di uscita dalle fossili e dai sussidi che preveda interventi da fare entro il 2025, anche in vista della chiusura delle centrali a carbone che non può essere affrontata solo con una semplice riconversione a gas, la quale comporterebbe una dipendenza dalle importazioni per ulteriori 20/30 anni;

    in tal senso, occorre giungere nei tempi più rapidi all'eliminazione su tutto il territorio delle centrali a carbone coerentemente con il programma di Enel impegnata nell'attivazione di poderosi investimenti in questa direzione, con particolare riferimento alle realtà di La Spezia, Civitavecchia e Brindisi;

    la mobilità rappresenta un settore strategico per raggiungere gli obiettivi climatici che, nel periodo successivo al 2030, prevedono che almeno il 50 per cento delle motorizzazioni dovrà essere elettrico;

    a tal fine, il decreto-legge n. 77 del 2021, anche per sostenere il comparto dell'automotive nel percorso di transizione, ha introdotto misure di semplificazione al fine di garantire processi autorizzativi snelli per l'installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici ad accesso pubblico,

impegna il Governo:

1) a vigilare affinché gli interventi volti alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nei prossimi decenni siano sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico, soprattutto nei cosiddetti settori hard-to-abate, e consentano la ripartenza e il rilancio della competitività nel contesto europeo e mondiale;

2) ad assumere iniziative per prevedere che la promozione dell'idrogeno nel mix energetico contempli l'utilizzo di idrogeno cosiddetto verde da fonti rinnovabili e nei settori hard to abate, dove il vettore elettrico risulta di non facile applicazione, valutando a tal fine l'opportunità, per gli investimenti in questo ambito, di adottare misure di semplificazione amministrativa per la costruzione e l'esercizio degli elettrolizzatori;

3) ad adottare iniziative per prevedere idonei meccanismi di interlocuzione con i territori, i sindacati e le imprese dei settori produttivi maggiormente interessati dalla trasformazione energetica, al fine di individuare le più opportune strategie e iniziative volte ad accompagnarli nel percorso di decarbonizzazione;

4) ad individuare una road map di uscita, entro un tempo determinato, dai sussidi ambientalmente dannosi che ne preveda una loro rimodulazione e/o eliminazione, a partire dalla prima iniziativa normativa utile, dando certezza e chiarezza ai beneficiari e prevedendo misure ad hoc per i settori maggiormente interessati, quali l'autotrasporto e l'agricoltura.