Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
si è appresa nel pomeriggio del 24 marzo 2026 la notizia delle dimissioni del Sottosegretario di Stato alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e della capo di Gabinetto del Ministro interrogato Giusi Bartolozzi;
nei giorni precedenti da inchieste giornalistiche è emerso che Andrea Delmastro Delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla giustizia, ha costituito nel 2024 a Biella la società Le 5 forchette srl insieme a Franceschini, Zappalà, Chiorino, Pelle, tutti esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia, e a Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote e amministratrice unica della società. Miriam, studentessa romana allora diciottenne, è figlia di Mauro Caroccia, «imprenditore» della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra di Michele Senese;
la società costituita a Biella dal Sottosegretario e dai suoi soci ha la sede locale in via Tuscolana 452, presso «La bisteccheria italiana», ristorante inaugurato da Mauro Caroccia ad aprile 2025;
Mauro Caroccia, come detto, era già noto alle cronache giudiziarie: nel 2022 era stato condannato in primo grado nell'inchiesta della direzione distrettuale antimafia «Affari di famiglia» riguardante il clan Senese; assolto in appello nel 2023 e poi, a seguito di annullamento della sentenza di assoluzione, condannato nell'appello bis nel gennaio 2025 proprio quale prestanome del clan Senese con aggravante mafiosa. La sentenza è stata resa definitiva nel febbraio 2026 dalla Corte di cassazione ed è attualmente in carcere;
il Sottosegretario risulta essere protagonista di operazioni societarie a dir poco dubbie: nel novembre del 2025 avrebbe ceduto il suo 25 per cento di Le 5 forchette srl alla G&G srl, società che si occupa di immobiliare e di cui è intestatario al 100 per cento;
solo otto giorni dopo la sentenza della Corte di cassazione la G&G srl avrebbe ceduto il 25 per cento delle quote societarie di Delmastro Delle Vedove all'altra socia Donatella Pelle e il 5 marzo 2026 tutti gli altri soci della Le 5 forchette srl avrebbero venduto le proprie quote a Miriam Caroccia;
risulta poi che il Sottosegretario alla giustizia non abbia comunicato queste intestazioni e variazioni societarie né alla Camera dei deputati, né al Ministero della giustizia;
sulla stampa continuano, inoltre, ad emergere elementi sempre più inquietanti in merito alla vicenda esposta, che addirittura avrebbero visto Miriam Caroccia «risarcire» in contanti i soci delle somme investite –:
se il Ministro interrogato non ritenga di dover chiarire con urgenza alla luce delle richiamate dimissioni la gravissima vicenda esposta, verificando, per quanto di competenza, eventuali coinvolgimenti di figure istituzionali in attività imprenditoriali con soggetti legati a contesti di criminalità organizzata.
Seduta del 25 marzo 2026
Illustrazione di Federico Gianassi, risposta del Ministro della Giustizia, replica di Debora Serracchiani
FEDERICO GIANASSI, Grazie, Presidente. Quando Delmastro era Sottosegretario è divenuto socio in affari di una ragazza di soli 18 anni, figlia di persona già sotto processo, condannata e poi arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Gravissimo. Nei giorni antecedenti al referendum il capo di gabinetto del Ministero, Bartolozzi, ha dichiarato: votate “sì” e ci togliamo di mezzo la magistratura. Gravissimo. Di fronte a comportamenti così gravi lei, signor Ministro, o ha taciuto o addirittura è stato difensore. È intollerabile. Ancora ieri mattina diceva che Delmastro avrebbe chiarito, e poche ore dopo si è dimesso. Di Bartolozzi ha detto: resta al suo posto. E poche ore dopo si è dimessa. Poiché non è in grado di chiarire alcunché, faccia l'unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lei, signor Ministro, è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani. Per gli italiani lei oggi è la rappresentazione allegorica della sconfitta. La sua corsa è finita, signor Ministro
. …rimanere attaccato a quella poltrona è accanimento terapeutico. Liberi il Ministero dalla sua presenza e consenta alla giustizia italiana di ripartire.
CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Veramente pensavo che la prima interrogazione fosse in riferimento soltanto a Delmastro. In questo rispondo che, avendo il Sottosegretario già rassegnato le dimissioni, viene meno, come si dice, la materia del contendere, e quanto ai chiarimenti che sono stati richiesti al medesimo, si è dichiarato disposto a darli nelle sedi opportune.
Per quanto riguarda la mia persona non è previsto in nessun ordinamento che il Ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo, tanto più che la fiducia nel Ministro della Giustizia è già stata confermata dal Governo e in prima persona dalla Presidente del Consiglio.
DEBORA SERRACCHIANI, Grazie, Presidente. Vede però, Ministro, siamo abbastanza sbigottiti del fatto che lei non ritenga di dare una minima giustificazione su quello che è avvenuto in questi mesi nel Ministero che lei guida, anche perché, Ministro, lei si deve assumere una responsabilità politica enorme rispetto a questo referendum, intanto per il metodo, perché è lei che ha dichiarato che questa riforma era blindata e non ha consentito a questo Parlamento di poter far nulla su quella riforma.
Anzi, ci ha preso anche in giro dicendo che le spiegazioni su questa riforma le avrebbe scritte nel suo libro, e non ha neanche avuto un minimo di dignità nel dire, ad esempio, che questa riforma doveva correre in Parlamento perché subito dopo c'era l'altra, quella sul premierato, che era la più importante. Vede, Ministro, il metodo, la forma è fondamentale, ma poi c'è la sostanza, ci sono le sue dichiarazioni.
È lei che ci ha aiutato in gran parte in questa campagna referendaria a spiegare quali fossero i veri obiettivi di questa riforma, quando ha detto che i magistrati erano paramafiosi, quando ha fatto i suoi giri in elicottero, quando ha detto che Elly Schlein non si capiva perché fosse contro questa riforma, visto che oggi serviva a voi e domani servirà a noi, quando vinceremo le elezioni.
Ma vede, Ministro, la voglio aiutare. Lei ha citato più volte Winston Churchill, anzi, ieri è parso quasi paragonarsi a Winston Churchill. Ebbene: “non arrendersi mai, mai, mai in niente, grande o piccolo, importante o trascurabile, non arrendersi mai se non di fronte all'onore o al buonsenso”. Vede, Ministro, ci sono tante ragioni, sia per quanto riguarda il suo onore e l'onore del Governo, sia per quanto riguarda il buonsenso, perché lei faccia un passo indietro.