12/05/2026
Maria Cecilia Guerra
MEROLA, D'ALFONSO, LAI, MANCINI, TONI RICCIARDI, ROGGIANI, STEFANAZZI, TABACCI, VIGGIANO, CASU, GHIO, FERRARI e FORNARO.
3-02668

Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi le aspettative inflazionistiche di imprese e consumatori si sono sensibilmente rafforzate anche a causa della guerra in Medio Oriente;

   secondo il documento di finanza pubblica 2026, nel 2025 l'inflazione in Italia, misurata dall'indice Ipca, è salita all'1,6 per cento rispetto all'1,1 per cento del 2024, mentre il quadro macroeconomico tendenziale prevede per l'anno in corso un'Ipca pari al 2,9 per cento;

   come evidenziato anche dall'Ufficio parlamentare di bilancio nelle audizioni sul documento di finanza pubblica 2026, il rischio di una ripresa dell'inflazione riporta al centro il tema del drenaggio fiscale. L'assenza di un'indicizzazione sistematica dei parametri Irpef determina, infatti, un aumento della pressione fiscale reale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, fenomeno accentuato dalle recenti modifiche alla struttura dell'imposta, che ne hanno, in alcuni tratti, resa più ripida la progressività;

   il fiscal drag, dovuto alla mancata indicizzazione sia dei limiti degli scaglioni a fronte della progressività delle aliquote sia delle detrazioni, del trasferimento integrativo e di quello con cui sono stati compensati gli effetti del venir meno della decontribuzione, penalizza esclusivamente i contribuenti soggetti all'Irpef rispetto ai percettori di redditi assoggettati a regimi sostitutivi, proporzionali;

   secondo le stime disponibili, già con un'inflazione al 2 per cento il drenaggio fiscale può raggiungere i 243 euro annui per i lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 32 mila e 40 mila euro, con effetti cumulativi negli anni successivi;

   il drenaggio fiscale è stato definito e quindi calcolato in vari modi, ma quello che sarebbe stato evitato da una piena indicizzazione dei parametri fiscali sopra richiamati può essere valutato, secondo le stime di Leonardi e Rizzo tra il 2019 e il 2025, pari a oltre 25 miliardi di euro annui, e tale da compensare in larga parte, per i redditi più bassi, e da più che compensare, per i redditi medi e alti, gli effetti della riduzione discrezionale del cuneo fiscale adottata dal Governo –:

   se il Governo intenda assumere iniziative normative per introdurre un meccanismo di indicizzazione dei parametri Irpef, al fine di contenere l'aumento della pressione fiscale sui contribuenti assoggettati all'Irpef indotto dal drenaggio fiscale.

 

Seduta del 13 maggio 2026

 

Illustrazione di Silvio Lai, risposta del Ministro dell'Economia e delle finanze, replica di Maria Cecilia Guerra

 

SILVIO LAIGrazie, Presidente. Ministro, nel 2024 l'inflazione era all'1,1 per cento, nel 2025 all'1,6 per cento, nel 2026 si prevede - lo prevedete voi - al 2,9 per cento. È un dato eclatante che erode in maniera insopportabile il potere d'acquisto di famiglie e lavoratori, e non è possibile in questo contesto ignorare il fiscal drag effettivo, cittadini che guadagnano nominalmente di più ma che, in realtà, finiscono solo per pagare più tasse.

È un aumento della pressione fiscale silenzioso che colpisce soprattutto i redditi da lavoro dipendente. Non si tratta di poche risorse, si calcolano circa 343 euro annui, oltre 20 euro mensili. Ora, indicizzare l'Irpef all'inflazione significa introdurre un principio di equità, non di fare un regalo fiscale. Per questo chiediamo al Governo se intende introdurre un meccanismo di indicizzazione dei parametri Irpef al fine di contenere l'evidente aumento della pressione fiscale causata dalla ripartenza del fiscal drag.

GIANCARLO GIORGIETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, con l'interrogazione in oggetto si chiede se il Governo intenda assumere iniziative normative per introdurre un meccanismo di indicizzazione dei parametri Irpef al fine di evitare l'aumento della pressione fiscale a causa del drenaggio fiscale. Al riguardo giova innanzitutto rammentare che il Governo si è insediato in un momento in cui la spinta inflattiva aveva raggiunto i massimi livelli e che, per contrastare la perdita di potere di acquisto delle famiglie, sono state adottate misure specifiche, anche a carattere straordinario e urgente, sia a sostegno della spesa delle famiglie stesse, sia a sostegno dei redditi attraverso una riduzione del carico fiscale, con particolare attenzione alle famiglie dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi.

Questi ultimi interventi, stabilizzati a regime, comportano uno stanziamento complessivo pari a 21 miliardi di euro su base annua, configurandosi come il più rilevante intervento sul cuneo fiscale realizzato nel nostro Paese negli ultimi anni. Gli effetti di queste misure risultano significativi e pienamente misurabili. Le valutazioni condotte sulla base delle metodologie OCSE evidenziano una riduzione del cuneo fiscale per tutte le principali tipologie di lavoratori dipendenti e di nuclei familiari, con benefici particolarmente concentrati sui redditi medio-bassi. A livello aggregato il carico fiscale medio si riduce in misura apprezzabile e gli indicatori distributivi segnalano un miglioramento dell'equità, con una riduzione della diseguaglianza del reddito disponibile.

L'azione di Governo in questi anni si è confrontata con una sequenza eccezionale di shock, la ripresa post-pandemica, la guerra in Ucraina, le tensioni energetiche globali, il rapido irrigidimento delle politiche monetarie, più recentemente un contesto geopolitico instabile. Tali eventi hanno reso necessarie misure straordinarie a sostegno di famiglie e imprese che hanno comportato quindi un impegno significativo. Gli interventi adottati hanno inoltre determinato un incremento del reddito disponibile per una platea molto ampia di contribuenti e hanno compensato gli effetti del fiscal drag accumulatesi nel periodo 2021-2024 in un contesto di elevata inflazione.

Analisi condotte dalla Banca d'Italia e da altre istituzioni indipendenti confermano che il potere d'acquisto delle famiglie è tornato su livelli prossimi a quelli precedenti la fase inflazionistica, sostenuto sia dalla crescita dell'occupazione, sia dalle misure discrezionali di politica economica varate dal Governo. È di ieri, poi, la comunicazione dei dati da parte dell'Istat che hanno dimostrato che le riforme fiscali in questi ultimi anni hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente.

Tanto premesso, l'attenzione del Governo resta vigile e sarà colta ogni opportunità per ulteriormente implementare le misure fin qui adottate con interventi, a sostegno di famiglie e imprese, mirati prioritariamente alle platee più esposte nel rispetto, ovviamente, dei saldi di finanza pubblica.

MARIA CECILIA GUERRA, Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, ma lei non ha risposto, di fatto, alla domanda. Ha parlato del passato, il passato lo conosciamo.

Per fortuna ha detto finalmente in modo esplicito che l'intervento del cuneo fiscale altro non è stato che una partita di giro, in cui quello che avete incassato dal fiscal drag lo avete restituito, con un guadagno medio di 40 euro annuali, che, insomma, non è esattamente questa cifra così enorme come i 21 miliardi che, se non fossero stati a restituzione del fiscal drag, avrebbero comportato.

Ci sono soggetti che non hanno avuto questo guadagno - lo ha detto l'Istat ieri - e sono i pensionati e le famiglie senza figli. Il calcolo dell'Istat riflette soprattutto l'indicizzazione dell'assegno per il nucleo familiare, che non è merito di questo Governo, ma del Governo precedente, di cui comunemente facevamo parte e, quindi, il quadro non è roseo.

Ma la domanda era un'altra, Ministro: avete intenzione di indicizzare il sistema fiscale per prevenire il furto, il formarsi del problema che va poi risolto, come fanno tanti Paesi, fra cui, ad esempio, gli Stati Uniti d'America, in modo totale o in modo parziale? Avete messo in testa che il problema del fiscal drag è un problema molto serio, che riguarda soltanto i contribuenti assoggettati all'IRPEF, il lavoro dipendente, pensionati e soprattutto il ceto medio? Infatti, come lei giustamente ha ricordato, quelli più bassi sono stati tutelati; lo ammetto, non lo ho mai messo in discussione. Allora questo è un problema serissimo che discrimina, crea diseguaglianza e va affrontato. La domanda era: lo affronterete? Lei praticamente ha risposto “no”, mi dispiace.