31/03/2026
Alberto Pandolfo
PELUFFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU.
3-02582

Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il costo dell'energia rappresenta la principale leva di competitività per il sistema produttivo italiano. Con prezzi all'ingrosso che si attestano strutturalmente attorno ai 110 euro per megawattora contro gli 85 della Germania, i 75 della Francia e i 65 della Spagna, le imprese manifatturiere italiane scontano uno svantaggio competitivo cronico che nessun provvedimento del Governo Meloni ha finora affrontato in modo strutturale;

   la via maestra per ridurre oggi questo differenziale è la transizione energetica del settore produttivo: più rinnovabili nel mix, meno dipendenza dai combustibili fossili, minore esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali. Si è scelta la direzione opposta: misure a sostegno del gas, nessuna discontinuità sul carbone e un dibattito sul nucleare commerciale che distrae l'agenda politica da scelte urgenti e realizzabili nell'orizzonte temporale rilevante per le imprese. Nonostante che nel 2025 le rinnovabili abbiano coperto il 48 per cento della generazione elettrica italiana e il Paese sia diventato il principale mercato europeo delle aste solari, il ritmo di installazione delle fonti energetiche rinnovabili frena: 7,2 gigawatt nel 2025, meno dei 7,5 gigawatt del 2024, mentre il Pniec richiederebbe almeno 55 gigawatt aggiuntivi nel prossimo quinquennio;

   è l'assenza di una politica industriale che trasformi la transizione energetica in una leva competitiva per le imprese. «Transizione 5.0» avrebbe dovuto essere quello strumento. Invece il Governo ne ha fatto una sequenza di promesse disattese;

   dal 7 novembre 2025, giorno dell'esaurimento dei fondi, fino alla legge di bilancio, il Ministro interrogato ha ripetutamente rassicurato le imprese: risorse in arrivo, impegni mantenuti, piano «non un flop, ma un successo». Successivamente confermava, insieme ai Ministri Giorgetti e Foti, che le imprese «esodate» con progetti congrui avrebbero avuto pieno accesso all'agevolazione;

   il decreto-legge n. 38 del 2026 ha smentito tutto: alle oltre 7.000 imprese «esodate» viene riconosciuto solo il 35 per cento del credito spettante, con esclusione totale degli investimenti in rinnovabili: si frena la transizione energetica delle imprese e si mina la credibilità della politica industriale, in un Paese che già registra tre anni consecutivi di calo della produzione manifatturiera –:

   quali iniziative urgenti anche di carattere normativo il Ministro interrogato intenda assumere per ripristinare integralmente le risorse promesse alle imprese escluse dalla misura «Transizione 5.0», garantire il rispetto del principio di legittimo affidamento e assicurare un'accelerazione effettiva della realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi del Pniec e con le esigenze di competitività del sistema produttivo nazionale.

 

Seduta del 1 aprile 2026

 

Illustrazione di Paola De Micheli, risposta del Ministro  delle Imprese e del made in Italy, replica di Vinicio Peluffo

 

PAOLA DE MICHELI, La ringrazio, Presidente. Signor Ministro, oggi la interroghiamo su Transizione 5.0, che è il vero strumento di politica industriale per la transizione, introdotto dai precedenti Governi.

I fatti. Il 7 di novembre del 2025 i fondi sono risultati esauriti e si sono generate circa 7.000 imprese esodate dalla possibilità di ottenere queste risorse. Il Governo si è subito prodigato in promesse di ripristino delle risorse per coprire il fabbisogno. Nel decreto-legge n. 38 del marzo del 2026, in realtà però il Governo ha coperto solo il 35 per cento del fabbisogno di queste 7.000 imprese. Ora, ci sono state proteste delle imprese e proteste da parte delle opposizioni, e oggi avete annunciato lo stanziamento di un miliardo e mezzo per coprire quello che manca. Ma noi, che siamo contenti di questa notizia ovviamente, ci chiediamo innanzitutto quali sono le coperture. Perché il Ministro Foti, che era alla riunione con lei, ha dichiarato che saranno dovute a dei sacrifici; vorremmo capire chi dovrà fare i sacrifici. Il Vice Ministro Leo ha dichiarato che sono delle previsioni di aumento di gettito confermate; vorremmo sapere quali sono.

E soprattutto vorremmo segnalarle che questo non è un favore che fate alle imprese, ma un dovere, e le vorremmo chiedere che questa promessa di oggi, di stamattina, non si trasformi come quella del 7 novembre del 2025, che poi non ha avuto seguito.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie. Posso assicurare anche in quest'Aula che gli impegni saranno mantenuti, come ho sempre dichiarato qui e nel confronto con le imprese. Tutti coloro che hanno presentato domanda per il piano Transizione 5.0 - un piano di straordinario successo, come voi stessi avete ora riconosciuto - riceveranno quanto dovuto.

Nel tavolo che abbiamo svolto questa mattina insieme al Ministro Tommaso Foti e al Vice Ministro Leo sono state confermate le risorse originariamente destinate, pari a 1,3 miliardi di euro, e sono stati aggiunti altri 200 milioni di euro, per un totale complessivo di un miliardo e mezzo di euro. Inoltre, avete certamente notato che, con il decreto-legge appena approvato, la dotazione finanziaria del nuovo piano Transizione 5.0 è stata ulteriormente rafforzata di 1,4 miliardi di euro, passando da 8,4 miliardi a quasi 10 miliardi di euro (9,8 miliardi). Se a queste risorse si aggiungono quelle del Piano 4.0 in vigore nel biennio 2024-2025, caratterizzato da una dotazione complessiva pari a 6,4 miliardi di euro, emerge con chiarezza come ci troviamo di fronte al più importante, rilevante e significativo intervento degli ultimi anni per il sostegno alle imprese negli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità ambientale. Oltre 10 miliardi nel biennio 2024-2025 se sommiamo Industria 4.0 a Transizione 5.0 e circa 10 miliardi con il nuovo iper ammortamento con la nuova Transizione 5.0. In totale 20 miliardi di euro: 10 nel biennio appena trascorso e 10 per il piano Transizione 5.0 strutturale e continuativo, con l'iper ammortamento per quest'anno e quelli successivi.

VINICIO PELUFFO, Grazie, Presidente. Il Ministro ha appena parlato di oltre 20 miliardi, ma sa bene che è un dato fuorviante. Qui non stiamo discutendo di somme cumulate tra vecchie e nuove misure, tra credito d'imposta e iper ammortamento. Stiamo parlando di una cosa molto più semplice: le imprese che hanno investito sulla base di regole precise e di promesse precise dallo Stato. Su questo punto la risposta è chiara: quelle imprese non stanno ricevendo quanto è stato loro garantito. Lei rivendica 1,5 miliardi aggiuntivi, ma il problema non è l'incremento marginale delle risorse. Il problema è che la misura è stata adottata con 6,3 miliardi all'inizio, poi diventati 2,5, e le prenotazioni sono state chiuse anticipatamente. Oggi migliaia di imprese si trovano con un sostegno parziale rispetto a quello su cui avevano programmato investimenti. Questo è il punto e questo avviene dentro un quadro già reso instabile da continui cambi normativi, ritardi attuativi, regole complesse, interventi correttivi in corsa. Risultato? Una misura, che doveva essere il pilastro della transizione industriale, è diventata una fonte di incertezza. Cambiare le regole a partita in corso, poi rattoppare in fretta sotto la pressione delle proteste, poi presentarsi in Aula con coperture indefinite come fate oggi: questo non è governo dell'economia, questa è gestione del caos, Ministro Urso.