Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
il Consiglio dei ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale nei territori della Sicilia, della Sardegna e della Calabria colpiti dai gravi eventi meteorologici dei giorni scorsi, riconducibili al ciclone denominato «Harry»;
tali eventi hanno provocato danni ingenti e diffusi a infrastrutture, viabilità, reti di servizi essenziali, abitazioni, attività produttive e agricole, determinando una situazione emergenziale di eccezionale gravità, che colpisce duramente famiglie, imprese e interi comparti economici dei territori interessati;
accanto ai danni immediati, il maltempo rischia di compromettere la continuità produttiva di numerose attività economiche e la prossima stagione lavorativa, con pesanti ricadute occupazionali, rendendo indispensabili interventi rapidi, mirati e non rinviabili;
secondo le prime valutazioni disponibili, l'ammontare complessivo dei danni risulta estremamente elevato e, per la sola Sicilia, ampiamente superiore al miliardo di euro, delineando un quadro che eccede di gran lunga la dimensione degli interventi di mera prima emergenza;
nonostante ciò, il Consiglio dei ministri ha deliberato per i primissimi interventi uno stanziamento complessivo di soli 100 milioni di euro, risorse che, anche se destinate esclusivamente alle prime spese sostenute dai comuni, appaiono manifestamente insufficienti rispetto alla reale entità dei danni;
è stato inoltre annunciato che le misure per il ripristino e la ricostruzione saranno definite solo successivamente, rinviando decisioni fondamentali su risorse, tempi e strumenti, e lasciando enti locali, famiglie e imprese in una condizione di grave e inaccettabile incertezza –:
con quali risorse aggiuntive, entro quali tempi certi e attraverso quali strumenti normativi straordinari, comprensivi delle necessarie semplificazioni, il Governo intenda garantire il ripristino e la ricostruzione dei territori colpiti dal maltempo, assicurando interventi immediati a sostegno di famiglie, imprese e occupazione.
Seduta del 28 gennaio 2026
Illustrazione di Anthony Emanuele Barbagallo, risposta del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, replica di Giuseppe Provenzano
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO. Grazie, signor Presidente. Stigmatizziamo l'assenza in Aula del Ministro Musumeci. In questo momento il Ministro avrebbe dovuto essere qui, in Aula, a rendere conto al Paese, così come prevedevano i lavori parlamentari. Sono ore e giorni drammatici per la Sicilia. In questo momento, il Partito Democratico non è alla ricerca di colpevoli, ma è alla ricerca di soluzioni e da parte del Governo servono parole di verità; le parole di verità che, in queste ore, ha avuto il coraggio di dire soltanto il capo della Protezione civile, parlando in modo chiaro e netto di tutta la collina che a Niscemi sta scivolando verso la Piana di Gela.
E allora, serve garantire certezze in questo momento ai siciliani, evitando la confusione sia sulle misure, sia sulle risorse. Sulle misure, perché francamente abbiamo sentito di stanziamenti irrisori e anche di appostamenti: prima Schifani ha parlato di 570 milioni di euro, ora siamo arrivati a 2 miliardi in pochi giorni. E poi serve anche certezza sul tipo di misure, signor Presidente. In questo momento, tanti lidi, bar e ristoranti non hanno più la sede fisica di esercizio dell'impresa. Serve bloccare i contributi e differire le scadenze fiscali e contributive, come ha chiesto il Partito Democratico.
LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Intendo ribadire, se non fosse stato chiaro, che il Ministro Musumeci non è presente perché impegnato nei sopralluoghi nelle zone colpite dal ciclone Harry. E comunque, venendo alla risposta dell'interrogazione e anche in relazione alla presente interrogazione, corre l'obbligo di ribadire come il codice della protezione civile, all'atto della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, consente di disporre un primo stanziamento economico da destinare all'avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e agli interventi più urgenti. Ciò sulla base di una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento, tenendo conto dei dati e delle informazioni disponibili e in accordo con le regioni e con le province autonome interessate.
Nella giornata di lunedì, il Governo, vista la relazione del Dipartimento della Protezione civile e in attesa della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento calamitoso, ha stanziato 100 milioni di euro, che costituisce un importo economico iniziale, comunque rilevante, tenuto conto dei pregressi stanziamenti avvenuti con le prime delibere di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale. Anche in relazione agli eventi che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della Calabria, della Sardegna e della Sicilia, occorrerà provvedere, definendo con maggiore precisione l'ambito territoriale interessato ed effettuando una valutazione dell'impatto degli eventi ai fini dei successivi stanziamenti da disporre in via amministrativa e in via normativa.
Quanto alle attività di ricostruzione, come previsto dalla legge n. 40 del 2025, lo stato di ricostruzione segue quello di emergenza. Ciò anche al fine di evitare interferenze tra attività commissariali, che rischierebbero di produrre rallentamenti sul piano operativo. Quando le attività emergenziali saranno concluse, si valuterà la sussistenza dei presupposti per la deliberazione dello stato di ricostruzione, a dire il vero estremamente probabile, visti i danni causati dal ciclone. Un tale riconoscimento permette di attingere ai fondi stanziati da questo Governo per le ricostruzioni post-calamità, che ammontano a 1,5 miliardi di euro per l'anno 2027 e a 1,3 miliardi a regime a decorrere dall'anno 2028.
GIUSEPPE PROVENZANO. Grazie, Presidente. Ci aspettavamo che oggi la Presidente Meloni, a Niscemi, e il Governo, in Aula, si presentassero con un nuovo decreto, una cosa seria, perché stanziare 33 milioni per oltre 2 miliardi di danni non è una cosa seria, ma non fa ridere. Oggi il Ministro Musumeci ha dato la colpa al fato, ai mali storici della Sicilia, al comune di Niscemi, in definitiva ai cittadini. Ma lui chi è? Un sociologo, un modesto epigono di Verga? È stato presidente della regione, è Ministro da tre anni e mezzo.
Noi, al Governo, i soldi per il dissesto idrogeologico li avevamo stanziati a miliardi, voi li avete tagliati e sul piano di adattamento ai cambiamenti climatici non avete messo un euro. La regione Sicilia, che quei miliardi li aveva, perché non li ha spesi? Anche a Niscemi, dove il rischio era chiarissimo a tutti. Perché oggi in Sicilia, se piove, frana; se non piove, è siccità. E allora il male storico di quella regione non è il fato, è la cattiva politica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che questa regione immobile incarna oggi senza vergogna.
Una regione sommersa dalle inchieste, immobile, che non ha le carte in regola per gestire l'ordinario, figurarsi lo straordinario. Per questo serve un'assunzione di responsabilità nazionale, che fin qui è mancata. Noi abbiamo fatto delle proposte e vi chiediamo di farle vostre: stop ai tributi per i cittadini e le imprese colpite e ristori veri, non 900 euro. Serve una gestione efficace dell'emergenza e della ricostruzione. Poi, a Niscemi serve una trattazione specifica, perché servono competenze altissime e parole di verità, anche su dove ricostruire il Paese, e poi serviranno molte risorse, tante risorse.
Noi abbiamo fatto una proposta, che è passata con il voto segreto dell'Assemblea regionale siciliana anche da parte vostra: usiamo i soldi del ponte, che nel 2026 sono buttati, perché, al di là del giudizio che si dà su quel progetto inutile e dannoso di Salvini, sicuramente nel 2026 non verranno spesi, e non è benaltrismo, e chiudo, Presidente. È serietà, responsabilità, realismo, è quello che vi manca. Non si tratta di sottrarre qualcosa ai siciliani, ma di restituirgliela.
Se non volete prenderli da lì, prendeteli dai 4 miliardi sottratti per la decontribuzione, dai 2,5 miliardi tagliati ai comuni del Sud o dai 3,5 miliardi tagliati al fondo perequativo. Avete abbandonato il Mezzogiorno, ridotto la Sicilia alla marginalità. Questo non è il conto della natura, è un prezzo che pagheranno i siciliani. Noi ve ne chiederemo conto qui e non li lasceremo soli.