La Camera,
premesso che,
1) l'Europa si trova ad affrontare sfide e minacce esistenziali. Le scelte adottate o mancate in questo tornante della storia potrebbero determinare il destino del continente per intere generazioni. Attori esterni, con interessi strategici, politici ed economici divergenti o conflittuali, rischiano di incidere profondamente sulla capacità dell'Europa di definire autonomamente il proprio futuro;
2) l'Unione europea ha l'urgenza di mettere in campo una risposta all'altezza, con una svolta nel segno dell'integrazione e della solidarietà tra i paesi membri, affermando a pieno la sua autonomia strategica, difendendo e promuovendo i pilastri della sua fondazione, la democrazia, lo stato di diritto, il sostegno all'ordine internazionale basato su regole e alle istituzioni multilaterali, contro una pratica e una narrativa – apertamente in contrasto con l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale – che legittima l'uso della forza per risolvere le controversie internazionali;
3) Donald Trump, a partire dall'inizio del suo secondo mandato, ha scelto di perseguire una linea di politica estera fortemente unilaterale, portando avanti una sistematica delegittimazione delle istituzioni multilaterali. La pubblicazione, lo scorso 4 dicembre, della nuova Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (Nss) segna una svolta allarmante nelle relazioni transatlantiche, non a caso è stata lodata da Vladimir Putin, la nuova Strategia rappresenta un attacco senza precedenti all'Europa, che viene descritta con toni di sospetto e ostilità come un attore secondario in declino e non più come un alleato strategico. Non solo la sicurezza del continente non è più considerata una priorità americana, ma nel documento sono contenute esplicite minacce di interferenza negli affari politici interni e nei processi democratici europei, con il sostegno alle forze nazionaliste;
4) a fronte dell'evidente inefficacia dell'approccio remissivo nei confronti della nuova amministrazione Trump adottato dalla Commissione europea e da alcuni paesi tra cui l'Italia – ad esempio riguardo all'accettazione di dazi americani del 15 per cento sui prodotti europei senza ritorsioni, o all'impegno ad aumentare le spese per la difesa in ambito NATO fino al 5 per cento del PIL – oggi l'Europa si trova davanti a un bivio storico: procedere con decisione verso un rafforzamento dell'integrazione politica o rischiare di essere marginalizzata dalle grandi potenze globali;
5) un'Europa realmente capace di incidere sul piano internazionale deve poter superare il vincolo dell'unanimità, che spesso paralizza le scelte comuni, e avviare da subito forme di cooperazione rafforzata tra gli Stati membri disponibili. Allo stesso tempo, è indispensabile proseguire sul percorso inaugurato con il Next Generation EU, promuovendo investimenti congiunti volti a consolidare l'autonomia strategica europea e che garantiscano la competitività dell'economia, l'indipendenza energetica, la costruzione di catene europee del valore, il potenziamento della capacità industriale, una transizione ecologica e digitale giusta, una maggiore coesione sociale e territoriale, che è elemento caratterizzante del modello di sviluppo europeo;
6) in questo contesto, il Governo italiano non può continuare a negare la portata degli attacchi provenienti dagli Stati Uniti né adottare atteggiamenti di grave subalternità. Gli Stati Uniti restano un partner fondamentale, ma l'alleanza transatlantica deve poggiare su un rapporto equilibrato, improntato al rispetto reciproco e alla cooperazione, e non su un adeguamento passivo alle pressioni esercitate da attori politici o da grandi piattaforme digitali orientate alla tutela esclusiva dei propri interessi. L'Italia deve assumere un ruolo attivo nella promozione di maggiore coesione e protagonismo dell'Europa, mentre l'attuale indirizzo del Governo la colloca tra le posizioni più restie a qualsiasi avanzamento, venendo meno alla funzione che storicamente il nostro Paese ha svolto, anche in anni recenti come nella risposta alla crisi pandemica. Oggi l'Unione europea va certamente riformata, ma non indebolita: farlo equivarrebbe a favorire gli obiettivi di coloro che, dall'esterno, mirano a delegittimarla e a metterne in discussione persino l'esistenza;
Ucraina
7) la presentazione di una proposta americana per la pace tra Russia e Ucraina, lo scorso novembre, in 28 punti, è stata discussa soltanto con la Russia, senza il coinvolgimento né di Kiev né dell'Ue, ed è stata accompagnata da forti pressioni per accettare una soluzione negoziale che rischiava di tradursi in una resa e di premiare l'aggressore. Da allora, vi è stata un'accelerazione dei processi diplomatici in Europa, dopo anni di inerzia e di stallo, come si è visto in questi giorni durante il vertice di Berlino, per arrivare a una pace giusta e duratura, che è il primo desiderio degli ucraini e nostro interesse strategico, evitando il rischio che l'esito del negoziato finisca per rappresentare un ulteriore decisivo colpo all'ordine internazionale basato su regole, minacciando la sicurezza globale e in particolare dell'Europa;
8) l'Italia e l'Europa devono continuare a sostenere l'Ucraina, non solo sul piano umanitario, economico e militare come ha fatto finora, ma anche sul piano politico e diplomatico, per garantire una soluzione duratura al conflitto che tenga conto delle ragioni dell'aggredito e sostenere l'Ucraina nella sua aspirazione di integrazione europea e nello sforzo di ricostruzione. In questo quadro, è necessario che l'Italia cooperi con gli altri partner europei, per finalizzare in tempi brevi una proposta operativa legalmente fondata e finanziariamente sostenibile per l'utilizzo dei beni russi congelati in Europa;
9) il raggiungimento di una pace giusta e duratura deve portare al perseguimento dei crimini di guerra, al ripristino del diritto internazionale, al pieno scambio dei prigionieri di guerra e al ritorno in sicurezza di tutti i civili ucraini rapiti e trasferiti illegalmente, in particolare i bambini;
Medio Oriente
10) il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha formalmente approvato – con 13 voti favorevoli e l'astensione di Russia e Cina – la risoluzione 2803/2025 del 17 novembre scorso, a partire dai termini dell'accordo sul cosiddetto «Piano Trump», siglato a Sharm el Sheikh, con la mediazione decisiva di Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia, che ha contribuito a garantire un fragile cessate il fuoco nella Striscia di Gaza;
11) dopo oltre due anni di sofferenze inenarrabili a Gaza, siamo di fronte a una tregua e non una reale ripresa del processo di pace, per cui sarà necessario il pieno protagonismo del popolo palestinese e di una rigenerata Autorità nazionale palestinese, anche al fine di garantire il disarmo di Hamas e il riconoscimento dello Stato di Palestina, come garanzia dell'approdo del piano di pace alla soluzione dei due Stati, l'unica capace di garantire una pace giusta e duratura per i popoli israeliano e palestinese;
12) malgrado la tregua, infatti, combattimenti e sofferenza continuano ad essere all'ordine del giorno nella Striscia di Gaza, mentre prosegue incontrastato un piano di annessione di fatto della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, con violenze quotidiane e l'espansione degli insediamenti illegali. Il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese non è più rinviabile e richiede scelte nette, anche da parte dell'Unione europea. L'Italia deve contribuire, insieme ai partner europei, a contrastare ogni forma di occupazione illegale e a sostenere una prospettiva di pace fondata sulla giustizia e sulla legalità internazionale;
13) continuiamo a esprimere il rammarico per il mancato ruolo politico e diplomatico dell'Unione europea, che ora dovrà recuperare protagonismo nel passaggio alle fasi successive dell'accordo di pace, nel garantire l'accesso pieno e sicuro agli aiuti umanitari per la popolazione civile, nel sostegno alla ricostruzione di Gaza e nel promuovere ogni iniziativa utile al riaffermare la legalità internazionale, perché i crimini commessi non possono restare impuniti;
14) la risoluzione 2803/2025 prevede una forza di stabilizzazione internazionale incaricata di proteggere i civili, ritirare le armi detenute da Hamas e supervisionare l'addestramento di una forza di polizia palestinese. Tale proposta era stata avanzata dal Partito democratico già nella Mozione n. 1-00233 del 13 febbraio 2024, riteniamo necessario che il Governo valuti le condizioni di partecipazione a tale missione di peace-keeping su mandato delle Nazioni Unite, che deve vedere un ruolo centrale dei Paesi arabi protagonisti della fase di ricostruzione;
Difesa ed autonomia strategica
15) il Partito democratico ribadisce, tanto più dopo la diffusione della nuova Strategia di sicurezza nazionale americana, che ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea è cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell'ideale fondativo di un'Europa progetto di pace. E che strumentale ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri;
16) all'Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. Il Libro bianco presentato dalla Commissione europea sul futuro della difesa europea rappresenta l'avvio di un percorso di discussione per la costruzione di una difesa comune, ma serve comunque un cambiamento radicale del modo in cui si agisce e si investe nella nostra sicurezza e difesa;
17) occorre lavorare per un maggiore coordinamento, condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, nella direzione avviata con lo strumento Edip anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi al di fuori dell'Unione europea che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo, in questo modo rischiando di rafforzare le dipendenze strategiche anziché ridurle;
18) l'Italia ha presentato alla Commissione europea una richiesta di adesione al fondo europeo SAFE – Security Action for Europe –, manifestando l'intenzione di accedere a circa 15 miliardi di euro in prestiti nell'arco di cinque anni. Tale richiesta è stata avanzata in prossimità della prima scadenza utile di luglio, a ridosso della deadline, cogliendo di sorpresa diversi interlocutori istituzionali e senza che, allo stato, la decisione sia stata preceduta o accompagnata da un'adeguata e approfondita discussione in sede parlamentare;
19) gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea su cui l'attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell'attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;
Competitività e risorse comuni
20) la sfida all'Europa non attiene solo alla sicurezza, ma è globale e riguarda in particolare la dimensione economica. Per una nuova centralità dell'Unione europea nell'attuale contesto globale è essenziale rafforzarne la competitività, indebolita rispetto alle altre grandi potenze economiche e ulteriormente danneggiata dalla guerra commerciale scatenata dall'amministrazione americana. Ciò richiede una vera e propria politica industriale europea, innovazione, indipendenza energetica e autonomia strategica;
21) alla luce degli ingenti investimenti di Cina e Stati Uniti, occorre proseguire la politica di investimenti avviata con il Next Generation EU, con almeno 750-800 miliardi di euro annui aggiuntivi (4,4-4,7 per cento del PIL UE), anche tramite nuovo debito comune, per accompagnare le imprese europee, specialmente le PMI. Sono altresì necessari un bilancio UE assai più ambizioso che preservi e rafforzi le risorse per la coesione economica sociale e territoriale, una governance economica flessibile con strumenti comuni permanenti, l'armonizzazione fiscale per evitare concorrenza sleale e pratiche di elusione, nonché fondi europei specifici per la transizione ecologica e per l'automotive, per sostenere la conversione verde e digitale e la formazione dei lavoratori;
22) l'accordo al ribasso tra Ue e Stati Uniti sui dazi dello scorso agosto è stato il frutto del mancato sostegno ad una forte e decisa azione comune da parte di alcuni governi nazionali, in particolare quello italiano; i dazi statunitensi colpiscono duramente le esportazioni europee e in particolare quelle italiane – riducendo crescita e occupazione;
23) l'Ue non può limitarsi a misure difensive, che pure andrebbero azionate e rafforzate verso i servizi e i diritti di proprietà intellettuale delle cosiddette aziende Big Tech: occorre una strategia complessiva che combini l'apertura a nuovi mercati tramite accordi commerciali, come l'accordo con il Mercosur da siglare con urgenza, il rilancio della domanda interna, completando il mercato unico e sostenendo i consumi e la crescita dei salari, nonché la riduzione dei costi energetici e gli investimenti in fonti rinnovabili. Infine, sono indispensabili sostegni mirati per imprese e lavoratori sul modello Sure, a partire dai settori più esposti, dall'automotive all'agroalimentare;
Migrazioni
24) le migrazioni rappresentano una sfida epocale che l'Ue deve affrontare in un'ottica strutturale e non emergenziale. Al contrario, il nuovo approccio europeo al fenomeno migratorio e ai rimpatri, che rispecchia posizioni estremiste e propagandistiche, formalizzando l'esternalizzazione delle frontiere rischia di creare aree extra-UE dove concentrare migranti e di considerare sicuri Paesi che in realtà non offrono protezione sostanziale e sufficiente. Un maggiore coordinamento e convergenza a livello europeo nella gestione delle politiche migratorie è fondamentale, ma ciò deve avvenire nella piena garanzia dei diritti umani e nel rispetto degli accordi bilaterali;
25) lo scorso 8 dicembre, il Consiglio dell'Unione europea ha adottato – a maggioranza, con la contrarietà di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia – la propria posizione negoziale su due importanti riforme in materia di immigrazione e asilo. La prima proposta mira all'istituzione di un nuovo sistema comune per i rimpatri e la seconda ha l'obiettivo di anticipare ed estendere l'applicabilità dei concetti di «Paese di origine sicuro» e «Paese terzo sicuro». Le posizioni adottate dal Consiglio, tuttavia, non costituiscono le versioni finali dei Regolamenti. Le modifiche approvate a livello europeo non rimuovono i principi fondamentali del diritto d'asilo e non legittimano azioni che risultano in chiaro contrasto con i princìpi del diritto internazionale;
26) l'annuncio del Governo italiano di uno «sdoganamento» europeo dei centri albanesi è del tutto infondata e presentare l'accordo come una soluzione per sbloccare e legittimare i centri in Albania è del tutto fuorviante. Tali strutture non potranno essere operative nemmeno dopo l'intesa europea: continuano a restare infatti uno degli esempi più eclatanti di inefficienza da parte del governo Meloni, con un'incredibile dispersione di risorse pubbliche destinate a strutture destinate a rimanere sottoutilizzate e inutilizzate. Il diritto d'asilo è un principio inviolabile che riguarda la situazione individuale di ogni persona: non può essere indebolito o aggirato attraverso scorciatoie normative o accordi opachi;
Allargamento
27) i Balcani Occidentali costituiscono un permanente mosaico d'instabilità. Tale quadro appare sottovalutato dalla nostra opinione pubblica ma al contrario gode di forti attenzioni di Cina, Paesi Arabi, Turchia e ovviamente della Russia. L'Ue che ha come obiettivo fondamentale la promozione della pace, deve quindi mirare alla stabilità e allo sviluppo economico nei Balcani occidentali, con la prospettiva di integrazione europea. Il processo di adesione è fermo dal 2013 mentre sarebbe auspicabile fare passi avanti per non lasciare che la penetrazione e l'influenza di altri attori, a partire dalla Russia, incrementi l'instabilità. Pertanto, occorre che l'Italia svolga un ruolo di primo piano, finora lasciato alla Germania, nel rilanciare il percorso di adesione. L'allargamento agli Stati candidati, rappresenta una via maestra per un nuovo protagonismo dell'Unione europea e per scongiurare la frattura tra Occidente e Oriente;
Antisemitismo
28) esprimiamo una ferma condanna nei confronti del brutale attentato antisemita perpetrato a Bondi Beach, a Sydney, contro la comunità ebraica, che si stava riunendo per celebrare il sacro periodo di Hanukkah, e che ha provocato 15 vittime e 40 feriti. Preoccupa altresì il crescente manifestarsi di fenomeni di antisemitismo in Europa, con episodi di intolleranza e di aggressione fisica o verbale verso persone, luoghi o simboli delle comunità ebraiche che condanniamo con fermezza, così come ogni altra forma di odio e razzismo poiché nessuno, per nessuna ragione, deve vivere nella paura della discriminazione o della violenza a causa della propria religione o della propria identità,
impegna il Governo:
1) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti;
2) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso un utilizzo legalmente fondato dei beni russi congelati, sostenendo con urgenza ogni iniziativa diplomatica e politica che garantisca un ruolo dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura, che preservi i diritti del popolo ucraino a partire da quello alla propria autodeterminazione, l'ordine internazionale basato sulle regole e offra le necessarie garanzie di sicurezza per una soluzione duratura;
3) a richiedere la liberazione e lo scambio dei prigionieri di guerra, il ritorno in sicurezza dei civili rapiti, in particolar modo i bambini e a richiedere l'avvio delle necessarie attività diplomatiche di assistenza nelle attività di ricerca e ricongiungimento familiare;
4) a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del Processo di Pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
5) ad assumere in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele, in permanenza delle ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e della violazione delle fondamentali regole dello stato di diritto in atto, come denuncialo dalle forze di opposizione israeliane;
6) a farsi promotore in seno al Consiglio di predisporre uno strumento legislativo volto a vietare in modo esplicito qualsiasi rapporto economico e commerciale con gli insediamenti israeliani situati nel Territorio Palestinese Occupato (TPO), inclusa Gerusalemme Est, accompagnando tale misura con sanzioni economiche mirate, al fine di garantire il rispetto del diritto internazionale e promuovere politiche europee coerenti a sostegno della pace, della legalità e della tutela dei diritti delle popolazioni locali;
7) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele, e sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare a partire dal Memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele, inclusa la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;
8) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale ed ad intraprendere tutte le azioni necessarie, in ambito nazionale e internazionale, per garantire che i corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, come Music for peace, possano consentire agli aiuti di raggiungere Gaza in tempi certi e in piena integrità; ad attivarsi sul piano politico e diplomatico per l'apertura di un corridoio umanitario permanente che consenta il pieno afflusso di aiuti alla Striscia;
9) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità e l'operatività della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia, e a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti, in linea con il diritto internazionale e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri, deplorando ogni sanzione e condanna nei confronti dei membri delle Corti internazionali, come quella subita da ultimo dal giudice italiano Rosario Aitala;
10) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
11) a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni necessari a realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione della capacità industriali e dei comandi militari, all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo: a promuovere, pertanto, una radicale revisione del piano Readiness 2030 proposto dalla Presidente Von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, lo sviluppo, l'acquisizione e la gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;
12) a ribadire la ferma contrarietà al l'utilizzo dei Fondi di coesione europei e del Next Generation EU per il finanziamento e l'aumento delle spese militari e ad informare le competenti Commissioni parlamentari in caso di utilizzo dei fondi europei, in particolare in relazione ai progetti di cui si richiede il finanziamento e l'andamento degli stessi, nonché in caso di utilizzo dello strumento Safe anche del rispetto delle clausole di preferenza europea;
13) a favorire attivamente l'adozione di un grande piano strutturale di investimenti comuni finalizzato al rilancio della competitività europea e al sostegno della politica industriale, alla realizzazione della piena autonomia strategica, nonché alla prosecuzione, senza passi indietro, verso la duplice transizione, sull'esempio del Next Generation EU, che preveda almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui da finanziare anche attraverso nuovo debito comune; a rafforzare con coraggio il bilancio dell'Unione e impedire la decurtazione delle risorse destinate alla politica di coesione; a favorire altresì la realizzazione del mercato unico dei capitali; a sostenere la costituzione di una capacità fiscale comune e nuovi strumenti di imposizione fiscale propri, tali da consentire rapidi ed efficaci interventi anticiclici e dotare di risorse adeguate le politiche europee;
14) a sostenere con urgenza, in tutte le sede europee competenti, la rapida approvazione e ratifica dell'Accordo di associazione tra l'Unione europea e il Mercosur, quale strumento strategico per il rafforzamento dell'autonomia economica e politica dell'Unione e per la tutela degli interessi economici nazionali; a promuovere un approccio coordinato con gli altri Stati membri, finalizzato a superare le resistenze politiche e a garantire la piena attuazione delle clausole di sostenibilità, tutela ambientale e diritti dei lavoratori previste nell'accordo, in coerenza con l'Accordo di Parigi sul clima, nonché a garantire che le quote stabilite per i prodotti agricoli più sensibili tutelino in modo effettivo i produttori europei e assicurino condizioni di concorrenza eque;
15) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani, a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE, come gli hub di rimpatrio in paesi terzi.