Economia
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MODESTA NELLE DIMENZIONI, PRIVA DI UNA DIREZIONE STRATEGICA
La Legge di Bilancio 2026 è arrivata all’esame della Camera dei deputati a ridosso del termine massimo prima dell’esercizio provvisorio e si è chiusa davvero al fotofinish. Il dato politico è evidente: non si è trattato del fisiologico completamento di una Manovra, ma dell’esito di un percorso segnato da forzature procedurali, incertezza normativa e divisioni interne al Governo, che hanno trasformato la Legge di Bilancio in un terreno di regolamenti di conti e hanno finito per mortificare il Parlamento.
Una Manovra sbagliata, già modesta nelle dimensioni e priva di una direzione strategica, è risultata alla fine ulteriormente peggiorata, dopo un indecoroso balletto fatto di maxiemendamenti presentati, corretti, ritirati, riproposti e modificati in corsa da una maggioranza che ha fallito e che dopo tanti inutili proclami di compattezza si è spaccata nel momento decisivo, fino a mettere a rischio la stessa tenuta del calendario parlamentare.
In un contesto internazionale segnato da forti tensioni e incertezze, il primo compito di un Governo dovrebbe essere quello di proteggere la società e indicare una prospettiva di ripartenza per il Paese.
Questa Manovra, al contrario, fotografa un Paese senza direzione.
Dentro questo quadro, il metodo non è stato un dettaglio: è diventato sostanza.
Le riscritture last minute hanno compresso i tempi, azzerato il confronto, umiliato il Parlamento.
Ma anche se si mettesse tra parentesi il caos, resterebbe il punto centrale: la Manovra 2026 non ha cambiato direzione. È stata conferma una scelta di fondo: prudenza contabile senza visione, con risorse limitate disperse in microinterventi, senza una strategia per la crescita, per i salari, per la sanità e i servizi essenziali.
È una Manovra che gestisce l’esistente, non governa il futuro.
Come ha sottolineato nella sua dichiarazione sul voto di fiducia il deputato del PD Ubaldo Pagano, “siamo di fronte a una Manovra che sconfessa gli ultimi dieci anni di propaganda che la destra ha innervato nel Paese, dalle pensioni alle tasse, alla sanità, alla sicurezza, alla crescita, all’austerity”.
DI FRONTE A UNA MANOVRA SENZA BUSSOLA E A UN GOVERNO INAFFIDABILE, L’ALTERNATIVA DEL PD
Di fronte a una Manovra confusa, rinunciataria e priva di una visione di sviluppo, il Partito Democratico non si è limitato a un voto contrario, ma ha avanzato una proposta alternativa chiara e strutturata.
Per la prima volta, tutte le forze di opposizione hanno presentato un pacchetto unitario di sedici emendamenti, segnalati congiuntamente, che delineano un’altra idea di politica economica e sociale, fondata su equità, crescita e coesione.
Al centro vi sono le priorità che questa Manovra ha ignorato: la restituzione del drenaggio fiscale per difendere il potere d’acquisto dei salari; l’introduzione del salario minimo e il rafforzamento dei diritti del lavoro; la proroga dell’Opzione Donna previgente e la soppressione dell’aumento dell’età pensionabile in comparti delicati come la sicurezza; il sostegno alle famiglie attraverso il rafforzamento dell’assegno unico e l’estensione di congedi realmente paritari.
Accanto a questo, una scelta netta di campo sulla sanità pubblica, con l’incremento del Fondo sanitario nazionale destinato all’assunzione di personale, e sulla scuola e l’università, attraverso la soppressione delle norme che limitano l’autonomia scolastica, il superamento dei tagli alle supplenze brevi e l’aumento del Fondo di finanziamento ordinario per professori e ricercatori.
Gli emendamenti unitari intervengono anche sul nodo dello sviluppo e della politica industriale: dal ripristino delle misure di Transizione 4.0 all’estensione dell’Autorizzazione unica ZES a tutto il territorio nazionale, per ridurre i divari e accompagnare gli investimenti; dal sostegno alle start-up e ai giovani con una Start Tax dedicata, fino al rafforzamento della sicurezza urbana finanziato attraverso la riallocazione di risorse oggi spese in scelte sbagliate e simboliche. Completano il quadro interventi sul fisco in senso progressivo, come l’ampliamento della no tax area, e misure per affrontare le emergenze occupazionali, a partire dalla stabilizzazione del personale precario della giustizia.
Questi sedici emendamenti unitari dimostrano che un’altra Manovra era possibile: una Manovra capace di sostenere consumi e investimenti, di rafforzare sanità, scuola e università, di accompagnare le transizioni produttive e di ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali.
Come ha ribadito la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein nella sua dichiarazione di voto finale, “una Manovra che non è in grado di affrontare le prime preoccupazioni degli italiani è una Manovra sbagliata, che va in direzione sbagliata”.

