Dichiarazione di voto
Data: 
Lunedì, 17 Novembre, 2014
Nome: 
Gianluca Benamati

Signor Presidente, l'Accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione europea, l'Accordo che noi indichiamo come partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti, il TTIP, si iscrive, a mia opinione, nella categoria delle opportunità che nascono fortemente nei tempi di crisi. Il vantaggio di creare un'area di libero scambio per libera circolazione di merci, investimenti, servizi in uno spazio che copre un valore economico che da solo vale più del 40 per cento del PIL mondiale e più del 30 per cento del commercio globale, costituisce di per sé una possibilità irrinunciabile per l'Italia e per l'Europa, ed una opportunità di crescita per l'occupazione su entrambe le sponde dell'Atlantico. È già stato richiamato che Nomisma stima nello 0,5 per cento del PIL e in 30 mila le nuove assunzioni che potrebbero generarsi in presenza di un'applicazione efficace di un Trattato quale quello di cui stiamo discutendo. Una possibilità che appare di difficile rinunciabilità per la nostra economia e per le nostre imprese e soprattutto in questo momento di profonda crisi. 
Tuttavia, signor Presidente, signor Viceministro, perché ciò si realizzi occorre che la negoziazione sia condotta seguendo linee e criteri netti e ben definiti e che tutto questo porti ad un trattato equilibrato e coerente. Ed è indubbio, signor Presidente, che a fronte di alcune critiche interne ed esterne a questa Aula che hanno il sapore di pregiudizio ideologico e di preconcetto vi sono invece altre e comprensibili preoccupazioni che errori negoziali e una struttura finale non corretta dell'accordo possono indebolire le garanzie per i cittadini in settori rilevanti per la loro vita. 
È di tutta evidenza quindi che nelle condizioni negoziali, nella conduzione del negoziato e nella struttura finale del trattato c’è il vero nocciolo della questione e che il successo o l'insuccesso di tutta questa operazione dipendono da questi fattori. Per questo motivo noi riteniamo che sia stato profondamente giusto che le condizioni di negoziazione siano state rese pubbliche, un atto di così grande rilevanza per il futuro di tutti noi non poteva essere trattato burocraticamente nel chiuso di qualche stanza, seppure qualche stanza allocata a Bruxelles. Per questo la decisione del Consiglio europeo del 9 ottobre, di declassificare la direttiva sul negoziato è opportuna e fortemente positiva. E questo, signor Viceministro, noi riconosciamo importante e decisivo il ruolo del Governo italiano nella sua veste di presidente di turno dell'Unione. 
Mi lasci però anche osservare, signor Presidente, che la politica della chiarezza, la politica della trasparenza, oggi e per il negoziato che verrà, è l'unica che può ridare vigore a quell'afflato comunitario ed europeista che rischia di stemperarsi sotto molti, troppi scetticismi. Voglio anche per inciso notare, come è già stato detto, che questa declassificazione ci consente oggi un dibattito serio e approfondito con cognizione di causa, un dibattito non sulle illazioni e sulle ipotesi ma sui fatti. 
Noi condividiamo il progetto ultimo che consiste nella reciproca liberalizzazione dei mercati transatlantici, con la costituzione di un mercato unico agile e privo di barriere tariffarie e non tariffarie, ma ciò può e deve avvenire sotto precise condizioni. Per tale ragione è molto positivo che nel mandato ai negoziatori lo sviluppo sostenibile e il rispetto dei trattati internazionali in materia ambientale siano nell'un caso stella polare e nell'altro condizione irrinunciabile nella stesura e nella definizione finale del trattato. Così come ci appare fondamentale che nel negoziato si riaffermi con forza il principio negoziale del pieno diritto delle parti, anche con misure vincolanti di politica pubblica, per procedere alla tutela dei temi primari quali quelli legati alla salute dei cittadini, alla protezione della salute, alla protezione dell'ambiente e alla sfera sociale. In questo voglio essere chiaro: la negoziazione non può intaccare le basi della nostra legislazione ed i nostri valori fondamentali, non si può né si deve abbassare l'asticella rispetto a quanto previsto dal diritto acquisito comunitario e dalle legislazioni nazionali. 
Su questo, signor Presidente, signor Viceministro, voglio anche richiamare due punti per noi qualificanti: il principio di precauzione e i meccanismi di gestione del contenzioso fra investitori e Stati. Nel primo caso sul principio di precauzione, signor Viceministro, sarò breve perché so che questo è tema che lei ha molto a cuore. In questo dirò che il trattato dovrà – e ripeto la parola dovrà – riconoscere il diritto delle parti di gestire e valutare i rischi connessi al libero scambio delle merci, conformemente ai livelli e agli standard di sicurezza a loro propri. Questo per fare chiarezza su quanto è stato detto in quest'Aula. Nessuna debolezza, nessun cedimento, nessuna cessione di sovranità è ammissibile su questo punto fondamentale. Per quanto riguarda i meccanismi che regoleranno le dispute fra gli investitori e gli Stati, meccanismi che dovranno essere definiti, punto di grande rilevanza per l'operatività del trattato, punto che va sotto l'acronimo ISDS, occorrerà che nella definizione non si prescinda mai dalla tutela dei nostri valori fondamentali in materia di ambiente e diritti sociali, che la clausola che descriverà questa fattispecie non sia né vaga né indeterminata, che l'eventuale sede arbitrale risulti terza, autorevole, effettivamente indipendente. 
Cosa chiediamo quindi al Governo, signor Presidente, con l'atto di impegno degli onorevoli Taranto ed altri ? Che si vigili affinché la valutazione di impatto per la sostenibilità del trattato nei settori economico, sociale ed ambientale sia condotta da soggetti indipendenti e con il coinvolgimento della società civile e, potendo, chiediamo che si estenda questa analisi – l'analisi degli effetti del trattato – alla ricaduta sulle strutture produttive e sui possibili divari di competitività. Chiediamo che il Governo vigili con attenzione che la norma sul ISDS non possa mai prevalere sulle giuste ragioni della tutela dell'ambiente, dei servizi e del lavoro. Chiediamo che il Governo operi con concretezza affinché si valorizzino nel trattato le possibilità e le opportunità per le piccole e medie imprese, vera ricchezza italiana, aiutandole a partecipare proficuamente allo scambio transatlantico in maniera che, a partire dall’help desk già previsto, si attui un'azione tesa al riconoscimento dell'indicazione di origine geografica dei prodotti e una forte lotta alla contraffazione e all’italian sounding. 
Vado a concludere, Presidente, noi riconosciamo le grandi difficoltà di questa negoziazione e osserviamo il proficuo e tenace lavoro del Governo italiano, ma nel mentre distinguiamo con chiarezza le difficoltà che la negoziazione ci pone e i suoi rischi, vediamo con altrettanta nitidezza gli importanti vantaggi che questa occasione rappresenta per il nostro Paese. 
È un'occasione che potremmo amaramente pentirci di non avere colto, se così dovesse succedere. 
Questa si configura, quindi, come una sfida altamente impegnativa, una sfida decisiva per il futuro del Paese e di noi tutti, una sfida decisiva per l'Europa; e le sfide impegnative per il futuro, lo dico in quest'Aula anche ai colleghi che sono intervenuti, non si vincono rifuggendole o ignorandole; si vincono affrontandole con determinazione e consapevolezza. È questa determinazione e questa consapevolezza che noi chiediamo al Governo. 
Anche sulla base del mandato parlamentare che andremo ad attribuire, noi voteremo la mozione Taranto ed altri n. 1-00630 e le altre mozioni che avranno il parere favorevole del Governo, certi che di questa consapevolezza e di questa determinazione il Governo sarà munito e che saprà essere all'altezza di questa sfida (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).