Relatore
Data: 
Giovedì, 11 Giugno, 2015
Nome: 
Khalid Chaouki

A.C. 2802-A

Presidente, sono 600 mila le persone apolidi presenti in Europa, senza nazionalità e senza protezione, che di fatto vivono in un limbo in cui i più elementari diritti sono negati. In Italia ci sono circa 15 mila persone apolidi o a rischio apolidia, la maggior parte giovani nati e cresciuti in Italia. Non avere nazionalità significa non poter essere registrati come genitori nel certificato anagrafico dei propri figli, non potersi unire in matrimonio, vivere nell'invisibilità. Queste sono solo alcune delle discriminazioni che subiscono gli apolidi. 
L'adesione a questa importante Convenzione è volta a rafforzare le tutele esistenti e a rendere più trasparenti le procedure in materia di prevenzione dell'apolidia, posto che la legislazione italiana in materia si configura già come pienamente garantista dei diritti sanciti dalla Convenzione medesima. 
Il nostro ordinamento qualifica, infatti, l'apolidia come la condizione di chi abbia perso la propria cittadinanza di origine e non ne abbia, per fatto proprio, acquistate altre. La legislazione in materia di cittadinanza prevede che sia considerato cittadino per nascita il soggetto nato nel territorio della Repubblica da genitori ignoti o apolidi, confermando l'applicazione dello ius solilimitata alla tutela dei minori, che sarebbero altrimenti apolidi. 
La Convenzione del 1961, analogamente, prevede che gli Stati parte garantiscano l'acquisizione della cittadinanza in modo automatico al momento della nascita, attraverso previsione di legge oppure tramite istanza dell'interessato. Il testo convenzionale lascia, pertanto, agli Stati parte la facoltà di scelta fra le due opzioni, tra loro alternative e reciprocamente escludenti. 
La Convenzione ha per obiettivo quello di assicurare che venga rispettato il diritto di ogni persona ad avere una cittadinanza, ivi compreso il diritto di ogni bambino ad acquisire, appunto, la cittadinanza. Essa stabilisce norme sull'acquisizione, sulla rinuncia, sulla perdita e sulla privazione della cittadinanza e prevede una serie di misure cui gli Stati aderenti devono dare applicazione, che passo ad illustrare sinteticamente. 
Ad oggi, 61 Stati hanno aderito alla Convenzione del 1961, tra i quali 18 Paesi europei, compresi i principali (Regno Unito, Francia e Germania). L'atto internazionale è complessivamente entrato in vigore nel dicembre 1975. 
L'adesione a questa Convenzione permetterà al nostro Paese non solo di entrare nel novero degli Stati contraenti, ma risponde anche agli impegni assunti dall'Unione europea e dai suoi Stati membri nel corso della riunione di alto livello sullo Stato di diritto, svoltasi a New York il 24 settembre 2012, fatto che assume particolare rilievo in concomitanza con lo svolgimento della revisione periodica universale riguardante il rispetto delle libertà fondamentali nel nostro Paese, in corso presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. 
L'adesione italiana è stata anche recentemente sollecitata dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, quale segnale concreto di sostegno della campagna lanciata dall'agenzia dell'ONU per l'eliminazione dell'apolidia entro i prossimi dieci anni.