Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la democrazia parlamentare significa che il Parlamento decide. La democrazia parlamentare significa che il Parlamento è centrale. E di grazia, posso chiedervi dov'è la democrazia parlamentare nel momento in cui il Parlamento non può discutere la legge di bilancio, che vi segnalo essere la prima prerogativa dei Parlamenti dalla fine delle monarchie assolute e, quindi, più o meno dal XVII secolo? Perché se al Parlamento togliete la legge di bilancio, vi comunico che la democrazia parlamentare non c'è e non c'è nemmeno il Parlamento.
Non sono mie queste parole, sono di Giorgia Meloni. Chissà che sensazione proverà nel risentirle ancora una volta in quest'Aula per denunciare la sua ennesima giravolta.
Vedete, usare le vostre stesse parole può servire a spiegarvi meglio la gravità delle scelte che state compiendo, e la prima riguarda proprio i tempi e i modi con cui la stiamo discutendo questa manovra: in poche ore, di corsa, e stavolta non siamo nemmeno di fronte alla terza lettura, come ha giustamente ricordato la nostra capogruppo Braga.
Questo record negativo è tutto di Giorgia Meloni, degli scontri interni alla sua maggioranza. Siamo oltre il monocameralismo alternato, siamo alla mortificazione della Camera dei deputati, chiamata oggi a ritardare ulteriormente i propri lavori di mera ratifica per una doppia richiesta di informativa al Governo dello stesso primo partito della maggioranza, invocata solo per spostare l'attenzione da una manovra di cui, evidentemente, non volete parlare e di cui non volete che si parli.
Come hanno spiegato benissimo già gli onorevoli Roggiani, Guerra e Lai, questa manovra è sbagliata fin dalle fondamenta, perché come tutte le iniziative di questo Governo è forte con i deboli e debole con i forti. Lo ha denunciato frontalmente la nostra segretaria Elly Schlein: l'incoerenza del Governo Meloni è ormai conclamata e, probabilmente, il voltafaccia più intollerabile è quello sulle pensioni.
Dopo mille annunci e sbandate, non avete avuto il coraggio di intaccare gli extraprofitti bancari ed energetici, ma avete deciso di tassare i sacrifici di chi ha lavorato una vita, facendo cassa sulle pensioni, aumentando l'età pensionabile. Altro che abolizione della Fornero. Io non so spernacchiare, quindi non posso farlo nei confronti del Vicepresidente Salvini, come aveva chiesto. Ma posso assicurarvi che le “spernacchie” che state destinando al 96 per cento dei lavoratori costretti ad andare in pensione più tardi stanno arrivando forti e chiare fuori da quest'Aula. E non sono le sole. Pensate allo scorrimento delle graduatorie degli idonei e, tra loro, quelli della sicurezza e quelli di cui parlava sempre Giorgia Meloni in questo tweet; alle migliaia di ragazze e ragazzi che avete prima illuso e poi abbandonato, anche nelle Forze dell'ordine, di cui vi riempite la bocca tutto l'anno, ma che dimenticate proprio nella manovra di bilancio. Penso alla graduatoria dei vice ispettori e agli allievi agenti, che possono rendere davvero più sicure le nostre strade. Altro che soldi pubblici buttati nei monumenti allo spreco che avete costruito in Albania.
Siete riusciti anche ad aumentare le accise del carburante. Sì, quelle stesse accise del video di Giorgia Meloni che alla pompa aveva promesso di abolire e, al tempo stesso, scegliete di colpire direttamente consumatori e lavoratori con il nuovo, assurdo contributo nazionale di 2 euro nella consegna dei pacchi. Non la riforma delle dogane, la politica comunitaria delle barriere tariffarie per orientare i grandi flussi. Una scelta nazionale, un costo in più che graverà sulla nostra logistica, che deve già affrontare il rincaro del diesel. Questo non colpirà i colossi, colpirà le persone - magari chi solo, grazie ad un piccolo pacchetto, ha potuto comprare un regalo di Natale ai propri cari e per cui anche 2 euro di costo in più l'anno prossimo possono fare la differenza - e colpirà solo chi spedisce e riceve in Italia, con ripercussioni inevitabili sulla filiera e sui lavoratori di un settore strategico fondamentale.
Ma torniamo all'aumento delle accise. Qui vediamo la giravolta nella giravolta. La promessa, sottoscritta il 20 marzo con sindacati e imprese, era perlomeno di usare queste risorse, l'aumento del diesel, per coprire le spese del rinnovo del contratto di 110.000 lavoratori del trasporto pubblico locale. E, anche qui, la promessa tradita nella promessa tradita: del vincolo diretto non c'è traccia e l'accordo sottoscritto rischia di saltare nei prossimi mesi. E fa niente se ad invocare l'aumento delle risorse per il TPL non siamo solo noi, ma la Conferenza delle regioni, tutti i sindacati, tutte le imprese; se il rapporto Pendolaria di Legambiente evidenzia oltre 2,5 milioni di pendolari che affrontano ogni giorno difficoltà crescenti. Non solo non mettete gli 800 milioni di euro in più per l'adeguamento del fondo per l'aumento dell'inflazione, ma tagliate sulla mobilità sostenibile e sulle metropolitane non mettete nemmeno i 120 milioni di euro in più dell'anno scorso. Sono questi i tagli che fanno più male alla vita delle persone. I tagli nei trasporti, come negli altri servizi essenziali, nella sanità, nella scuola, per non parlare dei tagli al cinema e nella cultura, il vuoto cosmico nelle politiche della casa, il voltafaccia completo sulla sicurezza.
Non vi nascondete dietro le cifre assolute, dietro lo spread o le agenzie di rating, guardiamo negli occhi gli italiani: parliamo di diritti, perché è questo quello che state tagliando. Perché non mettere più risorse, lasciarle invariate quando aumentano i costi e i problemi perché non si ha il coraggio di prendere le risorse dove ci sono, significa ridurre le opportunità di chi è già più debole. E nei trasporti lo fate per una ragione cinica: per scaricare, ancora una volta, sui sindaci e sugli enti locali la logica conseguenza di questa assurda scelta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che porterà nei territori al taglio di chilometri di servizi, all'aumento dei costi dei biglietti. Una doppia sciagura che vorrete cavalcare contro le amministrazioni delle grandi città nella prossima campagna elettorale.
Mentre, in Spagna, Pedro Sanchez presenta, da gennaio dell'anno prossimo, un abbonamento mensile al trasporto pubblico a 60 euro, e 30 euro per gli under 26, il Governo italiano affonda il trasporto pubblico locale e non alza un dito per limitare il record dei prezzi dei biglietti che, anche durante queste feste, sta rendendo impossibile a tantissimi studenti e lavoratori di tornare a casa. Ma noi abbiamo un Ministro, il Ministro Salvini, che si occupa di tutto, tranne che della crisi dei trasporti, si dichiara orgoglioso di questa situazione, nega i ritardi e i problemi che dovrebbe risolvere.
Se non volete ascoltare il grido di dolore dei pendolari, accendete perlomeno la TV e guardate la serie Sicilia Express di Ficarra e Picone: forse, almeno loro riusciranno a spiegarvi la condizione che vive in Italia chi, per lavoro o per studio, deve viaggiare e la distanza che avverte verso una politica che sente non solo come disinteressata, ma, addirittura, ostile a risolvere i problemi che affronta ogni giorno.
Volete farci parlare di altro anche oggi, ci avete provato, ogni giorno ve la prendete con un nuovo nemico. Ma nelle case degli italiani, alla fine della giornata, quando si spegne la TV, si accende la realtà e tutti ci scontriamo con i prezzi dei beni alimentari aumentati del 25 per cento negli ultimi quattro anni, con le liste d'attesa e costi insostenibili, che portano 6 milioni di persone a rinunciare a curarsi
…con i trasporti che peggiorano, con il caro bollette che esplode, il caro vita alle stelle, con gli stipendi più bassi d'Europa. Voi non ve ne occupate perché ve l'ha spiegato Arianna Meloni: la vostra priorità per il 2026 è cambiare la legge elettorale. Degli italiani avete già smesso di occuparvi e adesso il vostro unico obiettivo è muovere le leve del potere e vincere le prossime elezioni. Ma noi vi fermeremo.