Discussione generale
Data: 
Domenica, 28 Dicembre, 2025
Nome: 
Maria Cecilia Guerra

A.C. 2750​ e A.C. 2750​/I

Grazie, Presidente. La legge di bilancio è arrivata in Parlamento a metà ottobre per essere convulsamente chiusa al Senato solo pochi giorni fa. Prima di tutto vorrei spendere due parole sulla misura clou della manovra originaria: dice che si sono occupati dei ceti medi e di detassare gli incrementi contrattuali. Vediamo allora gli effetti di queste misure.

Prendiamo un tipico lavoratore del ceto medio, con un reddito fra 33.000 e 40.000 euro che, secondo le stime del MEF, nel 2026 avrà un incremento contrattuale di 750 euro medio. Cosa gli resta in tasca al netto delle imposte e degli interventi fiscali a favore del ceto medio di questa legge di bilancio? Gli restano 345 euro; 345 euro su 750, al netto dei vostri interventi. Perché in quell'intervallo di reddito tra 33.000 e 40.000 euro il fisco si porta via il 50 per cento di ogni aumento, senza contare le addizionali, un'aliquota del 50 per cento che è l'esito dei tanti interventi irrazionali a pezzi e pezze sull'IRPEF.

E allora, invece di cincischiarsi con abbassamenti di aliquote che regalano poche decine di euro a redditi medi e qualche centinaio di euro a quelli alti, altissimi, non sarebbe il caso di mettere mano davvero a un sistema fiscale così balordo? Per noi la regola base deve essere questa: a parità di reddito, si deve pagare pari imposta. La regola seguita anche in questa legge di bilancio dal Governo è invece l'opposto, ossia che ogni corporazione, ogni gruppo di potenziali elettori deve avere la sua particolare agevolazione, il suo piccolo privilegio, un uso assolutamente discrezionale del fisco senza regole, senza principi e quindi senza equità.

Lo si è visto anche con le banche e le assicurazioni, sarebbe stata giusto e sarebbe un'imposta sugli extraprofitti e non solo sulle banche. E invece no, si è preferita una logica estorsiva: ho bisogno di “x miliardi”, decidi un po' tu come darmeli, ma me li devi dare. Però non facciamoci abbagliare: nessun Robin Hood, nessuna equità sociale, perché a banche e assicurazioni il piacere viene restituito con gli interessi, riconoscendo la piena portabilità a favore dei fondi aperti e piani previdenziali individuali che loro gestiscono delle posizioni previdenziali che fino ad oggi affluivano ai fondi contrattuali, senza alcuna attenzione al fatto che queste forme previdenziali chiedono al lavoratore commissioni fino a otto volte più elevate.

Vorrei ora esaminare invece il contributo fondamentale portato dalla maggioranza nel passaggio parlamentare: è stato duplice. Il primo va ricordato, perché è emerso chiaramente come prima norma, dopo quella sul saldo, ed è importantissima: la decisione che le riserve auree, che sono gestite, detenute dalla Banca d'Italia, iscritte nel suo bilancio, appartengono al popolo italiano. Oh, finalmente un poco di chiarezza; che li acquisti pure, le venda pure secondo la sua decisione, ma non sono sue. Povero Ministro Giorgetti, come poteva spiegare alla BCE l'assoluta necessità di questa importantissima decisione? In secondo luogo, due mesi di intenso dibattito per cercare di smontare, svuotare e cambiare le norme che il suo Governo, quel Governo della maggioranza, aveva scritto. Mi riferisco agli affitti brevi, alla compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi, agli interessi sulla ennesima rottamazione e poi la pantomima sulle pensioni. E ancora lei, Ministro Giorgetti, ne è il protagonista. Secondo una prima interpretazione, sarebbe stata una manina sfuggita al suo controllo a introdurre nel primo maxi emendamento da lei presentato un insieme di tagli molto pesanti sulle pensioni: “Che gelida manina” .

Secondo un'altra fantasiosa interpretazione, i pesanti tagli proposti, da lei proposti, avrebbero dovuto essere considerati mere clausole di salvaguardia e cioè norme buttate lì provvisoriamente, con l'intenzione di cambiarle in un secondo momento, come se la materia pensionistica che coinvolge il futuro, le aspettative e i progetti delle persone non fosse materia che richiede particolare stabilità e chiarezza. Abbiamo assistito alle alte grida dei senatori della Lega contro l'introduzione di finestre d'uscita, come se non fosse stato proprio questo Governo a reintrodurle, dopo che la Fornero le aveva cancellate, perché sono un inganno: puoi chiedere una pensione, puoi andare in pensione, ma per un poco di mesi la pensione non la vedi. Questa è la finestra. E alla fine grande vittoria degli anti-Fornero: si andrà tutti, praticamente tutti in pensione tre mesi più tardi, un mese nel 2027 e due dal 2028. Non si potrà anticipare la pensione né con opzione donna, né con le quote da voi inventate, né sommando la pensione pubblica a quella integrativa. Questa ultima non è stata cancellata, Ministro, perché non aveva suscitato interesse, visto che ancora non avevate fatto il decreto attuativo, ma per recuperare soldi; ma non è stata cancellata del tutto, resta infatti la penalizzazione che era stata introdotta per finanziarla, l'aumento da 3 volte a 3,2 volte l'assegno sociale della soglia che dovrà essere raggiunta dalla pensione maturata per poter anticipare il pensionamento. Un'ulteriore penalizzazione che spesso ci si dimentica.

Poi ci sono stati gli emendamenti notturni, alcuni molto gravi su cui ci diletteremo nei prossimi tempi. Ne voglio citare qui uno solo: l'emendamento con cui, per la terza volta, al Senato, si è cercato di impedire ai lavoratori che vincono in giudizio una causa per essere stati pagati con salari indecenti, non compatibili con l'articolo 36 della Costituzione, di vedersi riconosciuto il dovuto. Una norma probabilmente incostituzionale, ma sicuramente non ammissibile in una legge di bilancio. Ma, come la vicenda di poco fa dimostra, le Presidenze e Vicepresidenze delle Camere non brillano per rispetto delle regole. Le prime due volte, ci ha salvato la mobilitazione delle parti sociali e delle opposizioni, questa volta è dovuto intervenire il Presidente della Repubblica. Aspettiamo la prossima? Io penso che su questi temi non si debba scherzare e che i lavoratori e le lavoratrici non abbiano bisogno di un po' di taglio di cuneo fiscale pagato con le loro stesse imposte attraverso il fiscal drag, ma abbiano bisogno di rispetto delle regole, di difesa della contrattazione contro i contratti pirati, di un salario minimo: tutte cose che voi continuate a rifiutare, mentre gli emendamenti per parare gli imprenditori che non fanno cose corrette sono il vostro forte.