Grazie, signor Presidente. Caro Ministro, questa manovra arriva al capolinea dopo un'odissea che ha rischiato di portare il Paese all'esercizio provvisorio. Non sono tanto convinto che riuscirete per l'ennesima volta - ne abbiamo avuto un antipasto oggi - a sfoderare il proverbiale vittimismo di cui siete professionisti, costruendo nemici immaginari; ne elenco alcuni, alcuni dei vostri must di questi anni: magistratura, Banca d'Italia, Commissione europea, Presidente della Repubblica, Corte dei conti, i comunisti, che vi fanno tanto saltellare, o, per stare alla cronaca recente, i pro-Pal. Questa volta avete fatto tutto da soli. La verità è che siete divisi dall'inizio alla fine di questa manovra. Vi siete divisi anche dentro la Lega, perché lei, signor Ministro, è stato messo in minoranza nel suo partito. Dopo una traversata così, dovrebbe prenderne atto e rinunciare al suo incarico.
Vede, la cifra è la debolezza strutturale di una manovra costruita sulla rinuncia. Alla fine di tutta questa storia - non sono dati nostri - la crescita sarà zero. Avete accettato l'austerità come parola d'ordine, dopo aver abbaiato per anni contro i salotti buoni della finanza. Mi pare del tutto evidente che non soltanto vi siete accomodati, ma vi siete proprio sdraiati.
Vede, alcune delle cose più gravi di questa manovra sono state largamente annunciate. Io ne cito due, soprattutto quello che non siete riusciti a fare piuttosto che quello che avete fatto, benché avete tradito la promessa più grande, quella sulle pensioni, perché, come era del tutto evidente, avete scelto di aumentare le pensioni di 3 mesi rispetto all'aspettativa di vita. Avevamo letto almeno 250 interviste di esponenti della Lega che se la prendevano, nell'ordine, con il presidente dell'INPS, con il direttore dell'INPS e, qualche volta, persino con l'algoritmo. Alla fine quell'algoritmo è entrato nella manovra finanziaria. Dovreste chiedere almeno scusa.
Poi ci sono le cose che siamo riusciti a bloccare, due. La prima: lo scandalo del riscatto della laurea.
È un'umiliazione nei confronti di chi aveva messo tanti sogni, e soprattutto tanti soldi, per poter recuperare quegli anni impiegati nello studio. Avete provato a scipparglieli e ve li abbiamo bloccati. Così come le finestre, così come la cosa clamorosa di prendersela con i più deboli e i più fragili, i precoci e gli usuranti che non si capisce che cosa vi abbiano fatto.
Poi il colpo di mano, signor Presidente: il tentativo di intervenire sui salari. Quella operazione dell'emendamento Pogliese, il più grande condono nei confronti di datori di lavoro che, per sentenze della magistratura, avevano sfruttato i lavoratori, era una vigliaccata nei confronti delle persone più deboli di questo Paese. Noi diciamo da anni “salario minimo”, voi invece solleticate gli istinti più bestiali degli sfruttatori. Questa è la differenza!
Poi c'è l'ultima differenza, è stato detto. È una manovra che non mette in campo nessuna misura anticiclica, tranne una, che è diventata l'ossessione di qualche Ministro, del discorso pubblico e delle classi dirigenti europee: l'economia di guerra. Io non so questo dove vi porti. Vi cito Papa Leone, il discorso che ha fatto appena pochi giorni fa, il 26 dicembre. Lui parte da un dato, che è un dato inequivocabile, ossia quello del SIPRI (l'Osservatorio di Stoccolma). Nel corso del 2024, sono stati impiegati più 2.718 miliardi per armi, più 9,4 per cento rispetto all'anno precedente.
Signor Presidente, vi saluto con le parole del Pontefice: “Scandaloso che si consideri una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra”. La nostra preoccupazione è che questa corsa agli armamenti vi faccia perdere il punto di vista principale che dovrebbe essere quello che anima qualsiasi Governo: provare a difendere il welfare e non a difendere le industrie che producono molto spesso morte e non difesa.