Discussione generale
Data: 
Domenica, 28 Dicembre, 2025
Nome: 
Silvio Lai

A.C. 2750​ e A.C. 2750​/I

 

Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, negli ultimi mesi abbiamo assistito a un paradosso evidente: mentre la propaganda del Governo racconta un'Italia che corre, è felice ed è di successo anche all'estero, i dati ufficiali e la vita quotidiana delle famiglie raccontano ben altro. Raccontano stipendi che valgono meno - lo dice l'Istat: 10,8 per cento di potere di acquisto in meno perso in cinque anni -, servizi pubblici più deboli e territori lasciati soli. È una distanza crescente tra quella che è la narrazione che questo Governo e la sua maggioranza fanno e la realtà dei numeri e dei fatti.

È dentro questa distanza che va letta questa legge di bilancio, non con il racconto separato o distinto, come se non fosse un insieme collegato alla realtà vera del Paese. Questa manovra la presentate come una manovra prudente, tecnica, inevitabile. Parlate addirittura di credibilità economica, come se lo spread fosse tutto, ma in realtà è solo la capacità di restituire il debito. Per il resto, non vuol dire che questo incide sulla vita delle persone e sulla vita degli italiani, ma è il contrario. Io credo che vada chiamata col suo nome: questa è una manovra amministrativa, una roba da condominio. Gestisce l'esistente, è rinunciataria, perché evita le scelte vere. Non è vero che mancano soltanto i soldi. Intanto, manca una direzione chiara per affrontare i problemi strutturali del Paese e lo dimostra un fatto politico evidente: questa manovra è stata riscritta in corsa per una parte rilevante del suo contenuto. Questo non accade quando c'è una visione condivisa, ma accade, invece, quando la maggioranza è divisa e non c'è fiducia nemmeno nelle scelte economiche di fondo, tanto è vero che si è arrivati persino a domandare al Ministro Giorgetti se valutava sue possibili dimissioni. Mica uno scherzo!

Mentre il testo cambiava, il Parlamento e la Commissione bilancio e persino la stessa maggioranza venivano ridotti a un passaggio formale, mai reale e mai sostanziale. Questo non è normale né sano in una democrazia parlamentare, salvo che non si voglia svuotarla, come dimostrano le ormai 134 fiducie - un record che non ha assolutamente precedenti nel passato - poste in questa legislatura. Neanche con i Governi tecnici succedeva!

Il problema più grande non è il metodo, ma io direi che è il merito, perché questa manovra rinuncia a costruire politiche pubbliche forti e rinuncia a investire dove servirebbe uno Stato più presente: sanità, servizi sociali e coesione sociale. Partiamo dal primo punto: il portafoglio delle famiglie. Voi togliete il 2 per cento della seconda aliquota e confermate il taglio del cuneo fiscale, però lo pagate con un prelievo alle famiglie, perché basta che il reddito familiare sia di 40.000 euro per togliere totalmente le detrazioni per scuola, sport e salute. Questo è il vostro regalo, la vostra riduzione delle tasse. Significa scaricare sulle famiglie, su quelle, sì, del ceto medio, su quelle che hanno figli, su quelle che devono curarsi e far crescere i ragazzi. Questo è il danno che voi fate.

Parliamo della sanità, il diritto fondamentale per eccellenza. Il Governo parla di aumenti del Fondo sanitario. È vero, c'è stato un aumento. Il problema, però, non è solo quanto è l'aumento, ma quanto è in proporzione, dato che nel 2028 diventerà meno del 6 per cento contro il 7 per cento di tutti i Paesi OCSE. Ma è anche come si spende, perché voi centralizzate la maggior parte degli interventi di questo aumento, perché non sono date alle regioni queste risorse, e dell'aumento previsto solo il 30 per cento è destinato al personale sanitario. Sapete qual è? Medici, infermieri, operatori, quelli che ogni giorno tengono in piedi il Servizio sanitario nazionale, ma contro questo 30 per cento c'è un bel 34 per cento dell'aumento che va a finire ai privati: farmaci, acquisti, privato accreditato, con una quota superiore a quella destinata al personale pubblico. Questo dato dice molto di più di tante dichiarazioni. Volete dire a parole che investite sul Servizio sanitario, ma in realtà non investite sul capitale umano del Servizio sanitario e consolidate un modello che sposta pezzi crescenti di assistenza verso altri lidi, verso lidi privati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: organici insufficienti, turni insostenibili, liste d'attesa sempre più lunghe, perché i soldi che mettete li sprecate. Oggi quasi 6 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici o perché i tempi di attesa sono incompatibili con i bisogni di salute. Quindi, diciamolo con chiarezza: una sanità pubblica che investe meno sul personale e più sul privato non è neutra; è una sanità che diventa selettiva e non rafforza il servizio pubblico, perché chi può permetterselo paga, chi non può aspetta o rinuncia, e così si rompe il principio di universalità su cui si fonda il nostro sistema sanitario.

Ma gli effetti di questa manovra non si fermano qui e arrivano diritti nei territori. Per esempio, nel triennio - perché bisogna contare anche quello che paghiamo quest'anno delle decisioni prese lo scorso anno - sono 3 i miliardi di euro sottratti ai comuni. Non è un dato tecnico, ma significa meno mense scolastiche o mense scolastiche più care, asili nido più costosi, trasporti locali peggiori. È così che lo Stato arretra senza dirlo, scaricando i costi sui bilanci delle famiglie sotto forma di forme indirette di tassazione e, mentre si chiede responsabilità ai cittadini, i numeri raccontano quell'altra verità di cui ho parlato all'inizio. E così si parla di rigore, ma questa manovra aumenta il prelievo fiscale, perché a queste tasse indirette si aggiungono 600 milioni di euro in più dalle accise dei carburanti, dall'aumento delle sigarette, da tutto quello che la Meloni diceva che non avrebbe voluto mai aumentare e che chiedeva ai Governi precedenti di cancellare. Altro che Paese che corre, qui siamo davanti a famiglie che fanno più fatica di prima, con meno servizi e più spese. È per questo che questa manovra non è neutra: decide chi deve stringere la cinghia e chi può permettersi di non farlo.

C'è poi un altro punto che smonta la propaganda di queste settimane: la sicurezza. Parlate di ordine e di fermezza, ma nella manovra mancano gli investimenti: carceri sovraffollate, Polizia penitenziaria sotto organico, giustizia che resta lenta, zero risorse nuove per i comuni sciolti per mafia, per gli amministratori minacciati, per la valorizzazione dei beni confiscati. È così che arretra la lotta alla mafia sul terreno civile e istituzionale. Poi rilanciate sul gioco d'azzardo. Altro che istituzioni responsabili! Questa non è una manovra tecnica, è una manovra che dice che tipo di Paese vogliamo essere e si capisce benissimo che tipo di Paese voi pensate dobbiamo essere