Grazie, Presidente. Soltanto una riflessione, che credo sia doverosa, in relazione agli interventi che ho ascoltato questa sera. Mi viene da dire che è un po’ difficile criticare questa legge di stabilità; l'abbiamo capito dagli interventi delle opposizioni. È una legge di stabilità che per la prima volta concretizza davvero quello che in Aula abbiamo sentito per lunghi mesi di discussione sugli argomenti più disparati, cioè la necessità di questo Paese di avere una legge di stabilità che per la prima volta interrompesse il percorso del rigore e che, invece, lavorasse sulla crescita, sull'espansione, sulla domanda e sull'offerta. Mai, come in questa legge di stabilità, le risorse sono state destinate, seppure in deficit, come molti ci hanno chiesto. Paglia addirittura ci ha detto che è troppo poco, ma credo che sul fatto che il nostro Paese sia rispettoso delle regole europee non si discute, è una delle linee di condotta che il Governo ha tenuto sempre nei rapporti con la Comunità europea, con l'Europa. È una legge che ha difficoltà ad essere davvero criticata. Ho ascoltato molte cose, quella che mi è dispiaciuta di più – lo dico all'onorevole Rampelli, che dopo un lungo intervento ha abbandonato l'Aula – è questo sport della mortificazione del lavoro parlamentare. Credo, da relatore di maggioranza insieme al collega Tancredi, di dovere invece un ringraziamento al lavoro che è stato fatto; faticosissimo, data la mole e gli interventi vari che hanno caratterizzato questa legge di stabilità. Lavoro faticosissimo fatto dai parlamentari, che ringrazio tutti, di maggioranza e di opposizione. Non credo si possano definire – come sono state spesso definiti – «marchette» gli interventi che abbiamo fatto. Guardiamoli, se volete, in un'altra occasione, uno per uno: si tratta di scelte politiche, di attenzione ad alcuni comparti che vivono momenti di difficoltà. Lo abbiamo fatto nei limiti di una compatibilità economica che era limitata ed abbiamo scelto, come fa la politica sempre. La politica è questo: la scelta di un intervento piuttosto che un altro. Mi dispiace che qualcuno non abbia nemmeno assistito bene ai lavori, evidentemente il bisogno di riposo – legittimo da parte anche dei nostri rappresentanti in Commissione, anche di quelli di opposizione – non ha consentito nemmeno all'onorevole Rampelli di seguire l'evoluzione degli emendamenti, che non sono quelli che lui racconta, perché sono cambiati nel tempo. L'intervento sul 3 per cento delle risorse che vengono sottratte al Ministero delle infrastrutture a vantaggio del Ministero dei beni culturali non c’è stato più; c’è stata una somma limitata a 30 milioni di euro. Non sono soldi alla cultura – magari fossero, come spesso abbiamo fatto con questa legge di stabilità –, sono soldi agli interventi infrastrutturali di origine culturale, dei beni culturali, che tanto hanno bisogno di interventi nel nostro Paese.
Sono davvero stupito anche di qualche riferimento, capisco l'onorevole Rampelli e la sua origine, diciamo, romana, ma insomma abbiamo fatto un intervento sul MAXXI, lo dico qui perché tanta polemica ha sollecitato, dove invece di centrare l'attenzione sul fatto che togliamo il MAXXI dal comparto della pubblica amministrazione e salviamo il MAXXI per questo, perché il MAXXI non potrebbe avere sponsorizzazioni e risorse come invece avrà grazie all'intervento che abbiamo fatto, ci siamo impuntati insomma sul fatto che quell'emendamento finanzia per 700.000 euro quella operazione, senza conoscere neanche i meccanismi che consentono agli emendamenti di essere dichiarati ammissibili o meno in una legge di stabilità.
Lo dico veramente con rammarico, ma lo dico anche con una grande soddisfazione, perché quando il dibattito delle opposizioni si concentra su aspetti così specifici e marginali di una legge di stabilità, vuol dire che l'impianto complessivo è soddisfacente. Abbiamo fatto una legge di stabilità molto corposa; è intervenuto il Governo durante il dibattito, a modificare anche alcuni impianti fondamentali nei saldi e nell'indebitamento. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza di poter chiedere all'Europa a testa alta la possibilità di andare in deficit così come siamo andati.
Io credo che vi sia invece da parte delle forze di maggioranza una grande soddisfazione per quello che abbiamo fatto; è la prima vera, grande, inversione di tendenza, che credo possa essere accolta dall'Europa, per la credibilità che in Europa indubbiamente abbiamo riconquistato.