Data: 
Mercoledì, 1 Aprile, 2026
Nome: 
Bruno Tabacci

Grazie, Presidente. A nome del gruppo parlamentare Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, esprimo il più sentito cordoglio per la recente scomparsa dell'onorevole Paolo Cirino Pomicino. In questo senso, emerge la nostra vicinanza ai suoi familiari, alla moglie Lucia, alle figlie Claudia e Ilaria, ai nipoti e ai tanti amici che gli hanno voluto bene. Paolo è stato un protagonista indiscutibile della politica italiana. Il suo curriculum - che lei Presidente ha avuto modo di illustrare - lo documenta egregiamente ed è simile a quelli di tante personalità che hanno primeggiato nell'attività politica. Laureato in medicina e chirurgia a Napoli, specializzato in neurologia, sempre con il massimo dei voti, a partire dal 1970 era stato consigliere comunale e poi assessore per la Democrazia Cristiana. Ma a partire dal 1976 entra in quest'Aula, entra in Parlamento alla Camera dei deputati, ed è confermato per sei legislature. È parlamentare europeo dal 2004 al 2006, Ministro per la Funzione pubblica nel Governo De Mita (1988-1989), Ministro del Bilancio e della programmazione economica nel VI e VII governo Andreotti (1989-1992); ma ha lasciato - questo è il segno distintivo - un segno profondo con la Presidenza della Commissione bilancio della Camera dei deputati, dal 1983 al 1988. Ruolo che lo ha appassionato, nel quale ha dimostrato di avere sia competenza, che capacità di mediazione, in una fase molto delicata per l'economia e il bilancio dello Stato, con l'inflazione a due cifre e nella ricerca di nuove procedure parlamentari più rigorose nella definizione di adeguate coperture ai provvedimenti di spesa. L'ho conosciuto in quegli anni perché era Ministro del Tesoro l'onorevole Giovanni Goria e io svolgevo il ruolo di capo della segreteria tecnica del Ministero, avvalendoci anche di esperti di grande qualità, come Innocenzo Cipolletta e Mario Draghi.

Paolo Pomicino era, dunque, un interlocutore competente e appassionato. Proprio in questi giorni avrebbe dovuto partecipare a due iniziative pubbliche - era stato annunciato in questo senso -: una ad Avellino il venerdì 27 marzo, promossa dall'onorevole Rotondi, sullo schema dell'esperienza dell'Assemblea degli “esterni” tenuta dalla DC nel 1981; e l'altra a Roma, domenica 29 marzo, su iniziativa del senatore Franceschini e del Presidente Casini, per ricordare il XIII Congresso della Democrazia Cristiana, che portò, nel marzo 1976, l'elezione diretta di segretario del partito dell'onorevole Benigno Zaccagnini, 50 anni fa. In entrambe le occasioni, alle quali ovviamente ho partecipato, c'è stato un ricordo carico di riconoscenza e di nostalgia per Paolo, al quale molti dei democratici cristiani presenti erano legati da stima e amicizia.

Ero stato, il 24 marzo scorso, al funerale di Paolo nella chiesa di piazza Euclide e ho assistito ad un evento umanamente straordinario e coinvolgente, allo stesso tempo, per il ritratto onesto e rigoroso che ne hanno fatto il cardinale Zuppi e il giornalista Marco Damilano. Ho ascoltato la lettura di una lettera molto particolare che Paolo avrebbe scritto e dedicato ai convenuti ai suoi funerali, carica di umanità, ironia e consolazione, appunto: una lettera di Paolo ai convenuti. Ha fatto politica con passione fino alla fine. Massimo d'Alema in quell'occasione ha ricordato di aver partecipato, qualche settimana prima, all'Istituto Sturzo di Roma alla presentazione di un libro con Pomicino e di averlo trovato lucido, brillante e spiritoso.

Aveva trovato il modo di rivolgere, con un articolo su Il Foglio, un appello pubblico a votare “no” al referendum. Penso che, profeticamente, con un'estrema ironia, si rammaricasse di non essere sicuro di assistere all'esito del voto. Lo voglio ricordare così: era diretto e non faceva giri di parole. Così si esprimeva: “la migliore furbizia è dire la verità, tanto non ci crede nessuno”.

Non era come era stato dipinto da Sorrentino nel film Il divo: non aveva gradito. Non che fosse esente da critiche, ma non poteva essere la sua una storiaccia, un po' come è capitato anche al suo partito, la Democrazia Cristiana. Ma la storia, quella vera, si è incaricata di smentire queste ricostruzioni e ha così prodotto generazioni di nostalgici della DC e della cosiddetta Prima Repubblica.