Data: 
Mercoledì, 28 Gennaio, 2026
Nome: 
Stefano Vaccari

Signor Presidente, colleghi e colleghe, oggi siamo qui per rivolgere un pensiero di profondo rispetto e sincera riconoscenza a Sergio Flamigni, che ci ha recentemente lasciati.

Sergio Flamigni è stato partigiano, protagonista della lotta antifascista fin da giovanissimo, quando, nel 1941, scelse l'attività clandestina insieme ad altri giovani di Forlì. Durante la Resistenza fu commissario politico della XXIX Brigata Garibaldi GAP “Gastone Sozzi”, un'esperienza che non fu per lui un episodio ma l'origine di un'intera esistenza spesa con coerenza, dalla difesa della libertà alla cura quotidiana delle istituzioni democratiche, alla ricerca della verità storica e politica.

Dopo la liberazione dal nazifascismo il suo impegno continuò nel lavoro sindacale e politico, dalla camera di lavoro di Forlì alla guida della federazione provinciale comunista fino ai ruoli di responsabilità nel Partito Comunista Italiano. Fu deputato dal 1968 al 1979 e successivamente senatore fino al 1987, ma soprattutto fu parlamentare capace di portare nelle istituzioni una qualità rara: la capacità di unire passione civile e disciplina dello studio, condizione politica e assoluto rispetto dei fatti.

Flamigni è stato un ricercatore ostinato della verità, un uomo delle Commissioni d'inchiesta. Ha lavorato sul caso Moro, sulla Loggia massonica P2, sulla criminalità organizzata e sulle trame dello stragismo e ha compiuto questo lavoro senza mai cercare scorciatoie, senza piegarsi all'idea che esiste una verità comoda, una verità condivisa solo perché è utile a chiudere una pagina difficile della storia. Per Flamigni la verità era una cosa semplice e severa: sono gli atti, sono i fatti e non è condivisa se non da chi ha il coraggio di affrontarla e cimentarsi fino in fondo nella sua ricerca.

Chi lo ha conosciuto da vicino lo ricorda anche per un altro tratto fondamentale: la centralità dello studio. Da ragazzo, già a 17 anni, tornato a Forlì, si scambiava libri con altri giovani antifascisti di orientamenti diversi per imparare a comprendere il mondo e costruire il futuro. È un dettaglio che racconta molto più di tante formule. Flamigni ha sempre creduto che la libertà non si difenda soltanto con il coraggio ma anche con la conoscenza, con la preparazione, con la fatica del capire. Ecco perché, terminata la sua esperienza parlamentare, non smise di servire il Paese. Avviò un'intensa attività di ricerca sul terrorismo, sulla P2, sulla mafia, con numerose pubblicazioni e con la creazione, nel 2005, del Centro di documentazione Archivio Flamigni, donando, appunto, il proprio archivio. Nel 2021, poi, grazie all'impegno dell'allora presidente della regione Lazio, Zingaretti, l'archivio è stato trasferito nel nuovo spazio Memo nel quartiere popolare della Garbatella, a Roma.

Lo scorso 22 ottobre, in quest'Aula, abbiamo celebrato i suoi cent'anni. In quell'occasione, sappiamo di essere riusciti a strappargli un ultimo sorriso, discreto, appena accennato, ma autentico. Oggi quell'immagine ci accompagna, perché ci ricorda che la memoria della Repubblica non è mai astratta, ma ha un volto, una storia e una responsabilità.

Flamigni non è mai stato uno spettatore, mai neutrale, sempre partigiano, dalla parte della Costituzione, del lavoro, della giustizia, della verità, anche quando la sua ricerca lo portava controcorrente, anche quando veniva frainteso o attaccato. In un tempo in cui l'indifferenza sembra spesso prevalere, la sua lezione resta attuale e necessaria: coltivare la memoria, difendere le istituzioni, non distogliere lo sguardo dalle zone d'ombra della nostra storia, perché è lì che la democrazia viene messa alla prova.

A nome del Partito Democratico voglio rivolgere ai suoi familiari, che oggi non hanno potuto essere qui, a tutti i compagni e le compagne di una vita politica e sindacale e a tutte le persone che lo hanno affiancato nel centro di documentazione Archivio Flamigni, che sono presenti nelle tribune, il nostro più sentito cordoglio e ringraziamento di un Paese che gli deve molto. Ciao Sergio.