Data: 
Mercoledì, 25 Marzo, 2026
Nome: 
Piero Fassino

Umberto Bossi è stato certamente un protagonista della vita politica dell'Italia e ha inciso sugli eventi che hanno investito il nostro Paese negli anni Novanta e in questo inizio di secolo. Aveva grande fiuto politico. Attento a ciò che accadeva nel Paese reale, seppe cogliere per primo due sentimenti che in quegli anni correvano sotto la pelle della società italiana. Prima di altri capì che in una crescente parte dell'opinione pubblica stava incrinandosi il rapporto di credibilità della politica e dei partiti storici della Repubblica. L'esplosione di Tangentopoli all'inizio degli anni Novanta disvelò quella criticità a lungo e da troppi sottovalutata, ma non da lui che in quella crisi della Repubblica fece della Lega il catalizzatore di sentimenti e pulsioni largamente diffuse nella società, non contrastando tuttavia l'onda giustizialista, di cui il cappio agitato in quest'Aula da un deputato della Lega fu il simbolo più inquietante.

Alla percezione della crisi del sistema politico Bossi unì un'altra criticità lungamente ignorata dalla politica, cioè il largo disagio del Nord del Paese che, a torto o a ragione, si sentiva ignorato dalla politica, a cui rimproverava di non ascoltare e di non raccogliere la domanda di modernizzazione. Come sappiamo, l'intera storia dell'Italia unita è stata giustamente percorsa dall'evocazione della questione meridionale, a cui Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci e molta parte dell'intellettualità italiana hanno dedicato attenzione, conducendo nel dopoguerra la creazione di istituzioni dedicate allo sviluppo del Sud, quali la Cassa del Mezzogiorno, lo Svimez e in alcuni Governi anche un Ministero per il Mezzogiorno.

Con l'azione di Umberto Bossi venne posta in modo prepotente per la prima volta una questione settentrionale, naturalmente dai tratti del tutto diversi della questione meridionale. Se quest'ultima per decenni aveva affondato le sue radici nel ritardato sviluppo del Mezzogiorno, la questione settentrionale si manifestò in un diffuso e crescente disagio del Nord produttivo che lamentava la sordità della politica su temi essenziali per la vita di quei territori: una burocrazia statale lenta e sorda, una fiscalità pesante, un deficit infrastrutturale, assenza di gestione di flussi migratori, insufficiente sostegno alle imprese e al lavoro. Di questo Bossi si fece interprete, confortato da ampi consensi elettorali raccolti nelle regioni del Nord. Con la Lega mise in campo un'azione che raccogliesse le loro istanze fino a evocare con l'indipendenza della Padania una prospettiva di divisione del Paese. Se il tempo ha dimostrato il carattere velleitario e impraticabile di quell'obiettivo in un mondo globale segnato dalla crisi dell'autosufficienza statale, pure quella battaglia via via ha radicato nella società, nella politica e nell'assetto istituzionale del nostro Paese la necessità di un'articolazione federalista che riconoscesse ai territori un maggiore e più flessibile autogoverno.

Bossi, al contrario, non colse, invece, il carattere strutturale dei flussi migratori e la loro necessità innanzitutto per quel mondo produttivo settentrionale, a cui la Lega ambiva a dare voce. Bossi iscrisse quella politica in una collocazione di centrodestra, accettando di essere parte della coalizione guidata da Silvio Berlusconi, da cui pur lo dividevano visione del mondo e stile di vita. È fin troppo nota la fotografia di Umberto in canottiera, simbolo nell'immaginario collettivo delle radici popolari, di cui Bossi rivendicava origine e rappresentanza, così come non sottaceva il suo fastidio per un'alleanza segnata dalla presenza di troppe nostalgie del passato, rivendicando la natura antifascista della Lega. Nonostante ciò, non ruppe mai, salvo nel 1994, l'alleanza con Berlusconi e Fini, coltivando l'idea che, stando in quell'alleanza, avrebbe conseguito gli obiettivi federalisti della Lega. Conosciamo gli sviluppi della traiettoria politica della Lega e la sua torsione, a cui Bossi ha guardato con disagio e diffidenza.

Qui oggi è giusto soprattutto ricordare non solo il leader politico, di cui, come ognuno di noi, si possono evidenziare luci e ombre, ma il suo essere uomo di popolo amato da chi lo seguiva per il suo carisma e il suo carattere schietto e umano, capace di costruire intorno alla Lega e ai suoi simboli un'identità collettiva forte, così come era sua consuetudine mantenere anche con gli avversari politici un'interlocuzione aperta e talora persino amicale. Nonostante la malattia invalidante, ha continuato fino all'ultimo a manifestare le sue opinioni con schiettezza e sincerità.

Ricordiamo così Umberto Bossi, come un uomo che con determinazione si è battuto per le idee in cui credeva, mai mosso da interessi personali, come anche la sobrietà del suo stile di vita dimostrava. Alla sua famiglia e alla sua comunità politica esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra solidarietà umana.