Data: 
Martedì, 31 Marzo, 2026
Nome: 
Gianni Cuperlo

Grazie, Presidente. C'era una grandissima emozione questa mattina nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, stretta attorno a David e ad una comunità, la sua comunità. Erano poeti, artisti, cantanti, attori, musicisti, scrittori, uomini e donne abituati a governare le parole, abituati a giocare con le parole, come faceva lui. Che scrivesse una ballata sul fatto del giorno oppure improvvisasse in ottavine, gareggiando a colpi di metrica o esplosioni di ingegno, lui amava i versi, amava la buona musica, amava il tango.

Questa mattina, in quella chiesa, Stefano Bollani, dopo avere ricordato alcuni episodi della loro amicizia, si è seduto al pianoforte e ne ha suonato uno di una bellezza commovente; per gli accidenti della vita, ci siamo trovati, dopo tanti anni di amicizia, ad abitare a due portoni di distanza. Il che ha voluto dire, spesso, lo stesso bar del mattino. Lui, con un quaderno e due o tre libri davanti, a pensare e a scrivere. Allora, qui, forse, in quest'Aula, dove lui ci ascolterebbe con una sottile vena di ironia e, forse, scriverebbe una ballata anche su di noi, il ricordo migliore è con un paio di versi suoi, scritti in questi anni, quando la guerra, la fuga per salvarsi, lo interrogavano e lo spingevano a non dare nulla per scontato.

Dicono, così, quei tre versi, Presidente: “La ragazza di Kobane va sulla linea del fronte, ci guarda solo un momento, mentre cammina da sola. La libertà è una medaglia che si conquista sul campo, la libertà non è più solamente una parola”. Ci mancherà.