Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, siamo qui perché il mondo brucia e tutti noi abbiamo il dovere di dimostrarci all'altezza della drammaticità dell'ora. Spero che accada da adesso in poi, perché lo dico senza alcuna soddisfazione, il Governo non ne ha dato prova finora. Ciò che affermo traspare chiaramente da un aspetto che solo chi ha una cultura istituzionale debole - diciamo così - può considerare marginale. Di questa seduta, tanto importante quanto necessaria e da noi richiesta immediatamente, non c'è stata una comunicazione del Ministro per i Rapporti con il Parlamento ai gruppi. Abbiamo appreso dalle agenzie di questa disponibilità e delle modalità. Non era mai successo prima - mai! - che, di fronte a una crisi del genere, non si cercassero i leader delle opposizioni per un confronto preliminare. Mai! Non era mai successo semplicemente perché non può succedere.
Ora, se anche voleste attribuire tutto questo alla concitazione del momento, c'è però un dato sul quale non si può soprassedere e che io tengo in cima alle mie riflessioni, perché credo che da qui discendano molte delle considerazioni che oggi faccio e che facciamo riguardo al fallimento totale della politica estera di questo Governo, che è un fallimento che riguarda tutti e che espone l'Italia, ancora di più, in un momento di grande crisi a livello globale. Il dato è questo: oggi qui a parlare doveva esserci la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non mi capacito di come, in un momento così critico, la Presidente non trovi il tempo e non senta il bisogno di venire in Parlamento.
Siamo quasi a una settimana dal momento in cui gli Stati Uniti e Israele hanno avviato i bombardamenti sull'Iran e le parole dell'onorevole Meloni, che abbiamo sentito, le ha pronunciate - pochine - in un minuto al TG della sera e stamane - ripeto: quasi ad una settimana dall'accensione della miccia - ad una radio, tra i commenti sul referendum e sulla legge elettorale. Ma come fa a non avvertire la responsabilità di parlare al Paese, attraverso il Parlamento, del nostro coinvolgimento e ancor prima della nostra posizione sul conflitto che sta coinvolgendo l'intera regione del Golfo, il Medio Oriente e non più soltanto l'Iran? Come fa?
Quello che è accaduto il 28 febbraio scorso è un fatto enorme che ci riguarda, anche perché pesa e peserà sulla vita quotidiana di tutti i cittadini italiani che - lo sappiamo - ne pagheranno il prezzo e in parte lo stanno già pagando. Le forze americane e israeliane hanno deciso di seppellire quel che resta del diritto internazionale, uccidendo certo molti vertici del feroce regime iraniano che - lo voglio dire subito e lo voglio dire con chiarezza - nessuno di noi rimpiangerà. Khamenei, il principale responsabile dell'assassinio di migliaia e migliaia di cittadini iraniani che chiedevano solo libertà e diritti, non sarà rimpianto da nessuno in quest'Aula. Nessuno! Chiaro? Vi prego, colleghe e colleghi, di non ricorrere a menzogne. Purtroppo, ho visto addirittura immagini, realizzate con l'intelligenza artificiale e diffuse via social da una europarlamentare della Lega, che ritraevano la nostra segretaria e Khamenei in un abbraccio che ovviamente non c'è mai stato, perché noi abbiamo sempre, anche quando la cosa pareva non interessarvi affatto, animato le piazze di tutta Italia, sostenendo la lotta del popolo iraniano e la lotta delle donne iraniane. Siamo stati accanto alle donne che gridavano “Donna, vita, libertà”. Siamo stati accanto a quelle donne che hanno perso la vita per il loro semplice rivendicare la possibilità di essere sé stesse e lì saremo sempre. Ecco, colleghi, dicevo che la Presidente del Consiglio oggi non c'è, ma questo non è un caso. Ovviamente non è un problema di agenda, è una scelta. Peggio: è il tentativo goffo, assurdo, sbagliato e incredibile di non mettere la faccia su quello che oggi il Governo è venuto a dirci qui, in quest'Aula, ovvero che non si sposta di una virgola la linea folle che ha assecondato l'idea di Donald Trump di cancellare il diritto internazionale e al suo posto scrivere una sola regola, ossia la legge del più forte. Non importa se il grande amico della Presidente si è scordato di avvisarci, va bene così. La Presidente del Consiglio non c'è, perché non vuole e non può spostare di una virgola l'asse che vi ha portati a iscrivervi al partito Maga, a dimenticare il patriottismo sulla base del quale pure avete costruito gran parte della vostra retorica e a diventare vassalli dell'impero trumpiano. Non può e non vuole distaccarsene.
Perfino quando quel signore si è permesso di accusare di codardia i nostri soldati, ci sono voluti giorni prima di sentirla difendere timidamente l'onore del nostro Paese e il sangue versato in Iraq.
Giorgia Meloni è rimasta in silenzio molto a lungo, come dicevo, mentre in Europa in molti, senza mancare di prendere le distanze da Khamenei e dal criminale regime iraniano, hanno espresso in qualche modo la propria critica nei confronti di questo atto e una preoccupazione che riguardava la regione nella quale si sarebbe esteso e si è ormai esteso il conflitto. La nostra Presidente sostanzialmente continua a tacere, delegando ad altri quello che non è delegabile, con tutto il rispetto per voi, Ministri. È evidente che oggi abbiamo a che fare con un conflitto regionale che espone anche i nostri connazionali che vivono in quei Paesi. Il Ministro della Difesa in qualche modo è stato protagonista di un incidente incredibile. Ne riparleremo, però ora basti dire che sa benissimo quanto esposti sono i nostri connazionali e i nostri interessi in quell'area e quindi quanto rischio corriamo di fronte a un'azione sulla quale la Presidente del Consiglio non ha ritenuto di dire una singola parola.
Mentre altri lo facevano, mentre lo faceva Keir Starmer, mentre lo faceva con forza Pedro Sanchez e mentre la Francia di Macron parlava al mondo, l'Italia taceva. Oggi tacere non si può più, ma non si può neanche pensare di chinare la testa e adeguarsi. L'Italia ha una storia di diplomazia in quell'area del mondo, alla quale non può rinunciare. Noi chiediamo al Governo di tornare ad assumere un protagonismo in Europa, così come nel Medio Oriente, e di tornare a tessere la tela della pace, perché l'Iran non può avere l'arma atomica - certo - ma il modo per impedirlo è perseguire la via diplomatica, quella via diplomatica che è saltata sulle bombe, mentre erano in corso dei tentativi di chiudere un accordo, a qualche mese da un altro intervento militare che - proclamò a gran voce Trump - doveva aver sventato la possibilità iraniana di sviluppare un'arma atomica. Le guerre preventive - lo ricordava ieri il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin - rischiano di incendiare il mondo intero.
Allora, noi oggi ci chiediamo quanto il Governo potrà andare avanti con questo atteggiamento immobilista e la “strategia opossum” che finge di non vedere un mondo che brucia, pur di tenersi stretta una poltroncina qui. Io credo che la Presidente Giorgia Meloni non possa più permettersi tutto questo. Questa è un'epoca che richiede grandezza. C'è chi la grandezza la declina negli imperi e chi invece la dovrebbe declinare nella forza della diplomazia. Non si può essere piccoli piccoli, non oggi e non qui. Io mi auguro che Giorgia Meloni riscopra la forza della diplomazia italiana, riscopra il nostro ruolo nel mondo e che possiamo tornare a essere protagonisti seri, di buonsenso e credibili in un contesto nel quale la voce dell'Italia proprio non può mancare. Fin qui, colleghe e colleghi, la voce dell'Italia è clamorosamente mancata.