Grazie, Presidente; ringrazio il Ministro perché con la sua comunicazione ha descritto con chiarezza l'importanza di questo appuntamento mondiale che si terrà a Parigi dal prossimo 30 novembre. Ma lo ringrazio in particolare perché ha illustrato la posizione del nostro Governo, gli impegni fin qui assunti e quelli che porteremo in quella sede, ma soprattutto ha fatto un riferimento molto importante al tema della mutualità del nostro Paese nei confronti di quegli Stati che sono ancora indietro, sia per mancanza di risorse economiche, sia per altri motivi, per affrontare questi temi del cambiamento climatico. Fa bene l'Italia a dare un aiuto a queste economie. I cambiamenti che abbiamo davanti sono cambiamenti epocali: sta cambiando l'equilibrio ambientale, sociale, economico e ciò dipende essenzialmente dall'azione dell'uomo. Lo abbiamo davanti: un consumo eccessivo di energia fossile, un uso scriteriato del suolo, la devastazione delle foreste, un'elevata urbanizzazione. È un rischio grande e prima se ne avrà consapevolezza meglio sarà per tutti.
Per questo la ventunesima sessione della Conferenza delle parti acquista un'importanza cruciale. La prima si tenne a Rio de Janeiro nel 1992; la più famosa, come tutti sanno, è quella di Kyoto, che, però, non fu impegnativa all'inizio per Stati che inquinavano, come la Cina e la Corea, e poi gli accordi non furono ratificati dagli Stati Uniti e dalla Russia. Quella più disastrosa è stata quella di Copenhagen, nel 2009, che si concluse con un nulla di fatto.
Parigi 2015 è carica di grandi aspettative, non soltanto per la presenza di tanti capi di Stato e di tante nazioni partecipanti. Anzitutto è un bene che questo programma sia stato mantenuto all'indomani dei fatti che hanno colpito Parigi e la Francia il 13 novembre. Molte vicende, nel corso del 2015, hanno anticipato la preparazione di questa conferenza, molte di segno positivo. Una è stata l'esposizione universale, che per sei mesi ha acceso i riflettori sul tema del cibo, sul tema dell'acqua e sul tema dell'aria a Milano, nei sei mesi in cui è durata l'Expo. Di recente è maturata – e questo è un fatto molto concreto – un'intesa tra gli Stati Uniti e la Cina sul tema dei cambiamenti climatici e non potrà che avere effetti positivi – lo speriamo – nel corso delle giornate della Conferenza.
Infine, molti colleghi hanno ricordato l'enciclica del Papa Laudato Sì. Io la prendo sotto questo profilo: mi sembra che il richiamo più importante sia quello a un cambiamento di stili di vita, di produzione e di consumo, per far sì che, anche attraverso queste nuove modalità che implicano le responsabilità degli Stati ma anche le responsabilità individuali di ciascuno di noi, si possa raggiungere un livello più basso di emissioni.
I rischi che abbiamo davanti sono noti: una crescita della temperatura media, eventi estremi sempre più frequenti che colpiscono anche il nostro Paese, una perdita di superficie dei ghiacciai artici. Le emissioni a effetto serra sono cresciute di più nel decennio 2010 di quanto non siano cresciute precedente. Vi è stato, in questo decennio, un tasso di crescita del 2,2 per cento rispetto all'1,7 che aveva caratterizzato il periodo 1970-2000.
Quello, però, che è successo negli ultimi 150 anni è nuovo. Si dice che il clima è sempre cambiato, ma le trasformazioni degli ultimi 150 anni sono molto pesanti: la temperatura media terrestre è già cresciuta di un grado nell'ultimo secolo e l'obiettivo della politica economica e ambientale europea è quello di limitare l'aumento della temperatura media globale a 2 gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale. Da qui l'importanza del comparto dell'economia green e non soltanto per i temi ambientali e dal punto di vista ambientale. Quelle aziende che si sono incamminate verso la pratica di nuovi stili di produzione, stando attente alle emissioni e a tutte quelle pratiche che si possono portare in un'azienda, hanno migliorato le proprie performance, hanno creato posti di lavoro, hanno dato una redditività al capitale investito. Quindi, vi è uno spazio molto forte se praticheremo questa strada e, forse, anche a livello di Stato per noi, che siamo abituati ogni anno a fare la legge di stabilità, che prima si chiamava «legge finanziaria», non sarà lontano il tempo in cui dovremo fare una legge o un provvedimento sulla sostenibilità annuale, per misurare quello che avremo apportato in più di miglioramenti nelle nostre attività.
Infine, l'Italia va alla Conferenza naturalmente con alcuni problemi ma anche con alcuni risultati importanti, che sono stati sottolineati recentemente da alcuni analisi fatte da istituti di ricerca.
L'Italia è il primo Paese al mondo per il contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale; è il secondo Paese in Europa per l'efficienza nei consumi energetici. Insomma, abbiamo anche noi camminato e camminato molto bene.
Infine, voglio sottolineare, perché alcuni colleghi lo hanno fatto, questo tema del fotovoltaico. Certo, vi deve essere una riconsiderazione di questo tema dal punto di vista dell'autoproduzione e dell'autoconsumo; però, occorre ricordare che fino al 2010 i rendimenti per chi investiva in fotovoltaico erano eccessivi, erano fuori da ogni criterio. Non solo: molto spesso si è utilizzato il terreno per poter fare questi tipi di investimenti e oggi abbiamo capito che i rendimenti vanno modulati in maniera diversa e che non si può fare il fotovoltaico a terra. Ci sono tante cose da coprire e, quindi, sarà bene incamminarsi in questa direzione.
I cambiamenti che dobbiamo apportare implicano anche una revisione della nostra normativa. Noi lo abbiamo già fatto con la legge relativa all'aggravamento delle pene sui reati ambientali, la legge n. 68 del 22 maggio 2015, approvata recentemente dal Parlamento, e lo faremo a breve con la modifica della direttiva europea, all'esame dell'VIII e della X Commissione, sullo scambio di quote gas ad effetto serra, soprattutto per superare alcuni vincoli che hanno disincentivato gli investimenti privati in nuove tecnologie che ancora mancano e che, invece, sarebbero molto importanti.
Concludo, Presidente. La sfida sui cambiamenti climatici necessita di una presa di coscienza che i problemi dipendono dall'uomo, ma che siamo ancora in grado di intervenire. Va cambiata la domanda e, quindi, le abitudini di consumo, l'offerta e il modo di produrre verso una nuova politica economica. Inoltre, occorre una collaborazione internazionale a favore soprattutto dei Paesi in via di sviluppo ed è necessario sostenere la ricerca e gli investimenti, perché si può produrre energia pulita, conservarla e anche utilizzare i sistemi per rimuovere i gas serra dall'aria. Io credo che potremmo farcela.
Data:
Giovedì, 26 Novembre, 2015
Nome:
Lorenzo Becattini