Dichiarazione di voto
Data: 
Giovedì, 26 Novembre, 2015
Nome: 
Stella Bianchi

Grazie. Presidente. Ministro, colleghi, devo dire che oggi abbiamo fatto un dibattito molto importante su un appuntamento che sta per aprirsi lunedì prossimo a Parigi.  A Parigi dobbiamo segnare un nuovo inizio. Finalmente abbiamo sentito in Aula toni da tutte le forze politiche che hanno espresso preoccupazione per i cambiamenti climatici in atto e per gli impatti che si stanno già producendo. Voglio dire subito, a nome della maggioranza, che ci avrebbe fatto molto piacere avere oggi una posizione unanime, per dare al Ministro un mandato forte che comunque avrà. Sono sicura che ci sarà un passo in avanti in futuro, perché siamo passati da risoluzioni negazioniste di Forza Italia a sentire oggi, invece, accenti comunque preoccupati sull'esistenza dei cambiamenti climatici. Di certo, ci sarà in futuro un impegno anche da parte di Forza Italia a definire tappe concrete di decarbonizzazione, perché questo è quello che andiamo a cercare e a definire a Parigi. 
Quando diciamo che a Parigi dobbiamo raggiungere un accordo globale vincolante di riduzione delle emissioni, che ci consenta di restare al di sotto dei 2 gradi di aumento della temperatura media globale, significa che vogliamo impegnarci tutti, Paesi occidentali in testa, Italia e Unione europea in testa, a definire il percorso di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni di gas serra, che per essere credibile deve avere tempi certi, tappe definite e impegni precisi, in modo da riuscire a garantire che non si superi quella soglia terribile, oltre la quale gli scienziati non riescono più a prevedere gli impatti che ci sarebbero sulla nostra vita sul pianeta terra. Non si tratta dell'esistenza del pianeta terra, naturalmente, ma degli impatti sulla nostra vita. 
Che non ci sia più un minuto da perdere, Presidente, ce lo dice ancora una volta la scienza. È di ieri un dato dell'Organizzazione meteorologica mondiale, che ha segnalato come il 2015 si avvia ad essere di nuovo l'anno più caldo dall'inizio delle rilevazioni. È il quattordicesimo anno in fila ad essere l'anno più caldo dal 1880 e segnala che siamo già arrivati ad un aumento... Come dicevo, Presidente, l'Organizzazione meteorologica mondiale segnala che siamo già arrivati ad un aumento di un grado della temperatura media globale. È questo l'impatto che stiamo sentendo. Non voglio essere catastrofista, perché non è questo, penso, lo spirito con cui dobbiamo affrontare questo tema. Ma se qualche collega si preoccupa o, per così dire, si rallegra del fatto che catastrofi non sono avvenute, lo vorrei informare che catastrofi sono già avvenute. Cito solo il tifone Haiyan nelle Filippine: oltre 4 milioni di sfollati per un solo tifone. Le catastrofi dobbiamo impedirle esattamente noi, perché siamo noi l'unica generazione che potrà farlo, proprio se riusciremo ad avere accordi importanti a Parigi. 
Come arriviamo a Parigi ? Ci arriviamo con un metodo innovativo, che il Ministro ha ben descritto: contributi nazionali che arrivano dai singoli Paesi, che hanno già portato a un risultato importante. La stima che si fa, sulla base dei contributi arrivati, è che l'aumento della temperatura media globale arriverebbe a 2,7 gradi, contro i 3,8 o 4,5 stimati dall'IPCC in assenza di politiche correttive. Già questo è un risultato molto importante. Naturalmente è un risultato che non ci soddisfa. Dobbiamo puntare ai 2 gradi e benissimo fa il Ministro a sottolineare questo scenario, questa visione, che deve ispirarci di arrivare invece ad un aumento a un grado e mezzo. È molto importante l'impegno del Governo a far inserire la menzione di un grado e mezzo negli accordi internazionali che dovremo siglare a Parigi. 
L'altro elemento molto importante è che finalmente sono coinvolti i grandi emettitori, come Stati Uniti e Cina. Il 93 per cento delle emissioni globali sono rappresentate dai Paesi che hanno presentato un proprio contributo nazionale contro il 12 per cento di Kyoto. Anche qui, consentitemi, colleghi: Kyoto certo non ha ottenuto i suoi obiettivi, ma senza Kyoto noi non avremmo tenuto accesa la fiamma che ci ha portato fino a qui. Non saremmo riusciti a tenere insieme un sistema di negoziazioni internazionali con un buon risultato. Non avremmo dato gambe alle industrie che già lavorano, già producono e già creano posti di lavoro proprio in questi settori così importanti, nel settore delle rinnovabili innanzitutto. Quindi, davvero vorrei valorizzare l'apporto che quel trattato ha comunque dato e che ci ha consentito di arrivare fin qui. Certo ora la sfida è più alta e finalmente Stati Uniti, Cina, India e tutti gli altri Paesi sono impegnati nel percorso di riduzione delle emissioni. La cosa davvero importante a Parigi – e l'ha sottolineato bene il Ministro – è la questione della governance della traiettoria. Traiettoria significa quando si raggiunge il momento di picco delle emissioni. E noi auspichiamo che si raggiunga ovviamente il prima possibile, magari già al 2020, al massimo 2030. Prima si raggiunge il momento di picco e minori saranno gli impatti sulla nostra vita e sul pianeta e minori saranno i costi per riuscire a riportarci in rotta. Poi vi è il sistema di monitoraggio e di revisione periodica degli obiettivi, ogni tre o ogni cinque anni. 
E una delle qualità principali che dovrà essere garantita dal negoziato è quella della trasparenza, dell'affidabilità; la fiducia reciproca tra i Paesi che sottoscrivono l'impegno è uno degli elementi essenziali per il successo finale che dobbiamo raggiungere. Quindi, i meccanismi di monitoraggio e di revisione periodica sono assolutamente essenziali. 
L'Europa arriva, insieme all'Italia, a questa Conferenza di Parigi con un mandato forte che è frutto del pacchetto clima energia al 2030, approvato nell'ottobre 2014, durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea. C’è quella parola «almeno» di fronte agli obiettivi – almeno 40 per cento in meno di CO2, almeno 27 per cento in più di rinnovabili, almeno 27 per cento in più di efficienza energetica – che ci dà la speranza e la concreta possibilità che l'Europa e l'Italia possano giocare un ruolo da protagoniste nell'aumentare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni. Segnalo anche qui ai colleghi che non si tratta di dare un vincolo alle imprese, ma di dare un'opportunità alle imprese; il Ministro ha detto molto bene, quando tutto il mondo si muove in una certa direzione, chi per primo è già in quella direzione ha un vantaggio competitivo e, per fortuna, le nostre imprese sono già molto avanti nell'usare efficienza energetica, nell'usare rinnovabili. Segnalo, ancora, che il percorso dell'Unione europea al 2050 prevede una riduzione dell'80 per cento di emissioni di CO2, quindi, quello è l'obiettivo al quale dobbiamo ispirarci.  Signora Presidente, anch'io faccio mie alcune considerazioni che sono state già presentate nel dibattito, in precedenza; c’è una coincidenza che non sfugge a nessuno di noi: il vertice si apre tra pochi giorni proprio a Parigi, proprio dove ci sono stati episodi terribili che ci hanno addolorato profondamente. Vorrei dire Presidente, attraverso di lei, a chi ha la tentazione di pensare che dovremmo ora concentrarci solo sulla lotta al terrorismo e che se parliamo di clima stiamo parlando di qualcosa che non è così importante per garantire la sicurezza dei cittadini, che dobbiamo, in realtà, avere uno sguardo più largo e riuscire a vederle, davvero, insieme le cose. Vorrei citare due dati, Presidente, due studi; uno, che per fortuna è diventato patrimonio dell'opinione pubblica internazionale, perché lo ha citato di nuovo, pochi giorni fa, il Presidente Obama, è uno studio che è entrato negli atti della National Academy of Sciences americana che dice che la siccità eccezionale che c’è stata in Siria tra il 2006 e il 2009 ha portato a una carestia e ha portato allo spostamento di centinaia di migliaia di persone verso le aree cittadine della Siria, creando una pressione che è stata indicata come una delle concause, uno dei fattori scatenanti della guerra civile in Siria, i cui effetti tragici stiamo vedendo sulla pelle dei poveri siriani e, anche, come impatto, su tutti i Paesi occidentali e come possibile terreno nel quale il terrorismo riesce a svilupparsi con più forza. 
Ancora cito, Presidente, uno studio del Center for American Progress, presieduto da John Podesta, che lega l'impatto dei cambiamenti climatici alla riduzione del raccolto di grano; ci potrebbe non interessare, naturalmente, senonché quando la Russia perde il 32 per cento, quando l'Ucraina perde il 20 per cento, il Canada il 13, l'Australia l'8, quando la Cina ha una caduta di raccolto eccezionale che riesce a bilanciare solo aumentando le importazioni e, quindi, facendo crescere il prezzo del grano e, quindi, creando problemi in Medio Oriente, a partire dall'Egitto, dove vi sono Paesi importatori di grano, ecco, da quel momento, penso che dovrebbe riuscire ad interessare ognuno di noi che vive anche direttamente, anche solo guardando quello che succede nella nostra Italia, l'impatto di ciò che accade in Medio Oriente; l'instabilità di quell'area è per tutti noi un'enorme preoccupazione.  Affrontare i cambiamenti climatici significa affrontare una delle minacce maggiori alla sicurezza globale ed è stato citato un dato sui rifugiati; le stime dell'Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite parlano di 250 milioni di profughi al 2050, ognuno di quei milioni di persone, ovviamente, ha la sua storia e ognuna di quelle scelte è terribilmente drammatica. Concludo, Presidente, con una sola considerazione: ci ritroveremo tra una settimana proprio a Parigi, proprio in Europa, ad affrontare un negoziato internazionale che credo abbia dei tratti di complessità estrema, credo che sia il negoziato più complesso che le Nazioni Unite abbiano mai avviato ed è questo che lo rende straordinariamente bello, perché si ritrovano Paesi che hanno economie diverse, società diverse, culture diverse, religioni diverse, capacità diverse e problemi diversi e, tutti insieme, tutti questi Paesi insieme, dialogando, devono trovare una soluzione che riesca a garantire il benessere nostro e delle future generazioni sul nostro pianeta.  Chiudo, Presidente, con un'ultimissima considerazione; l'ha fatta il Presidente Hollande in una bella intervista che ha rilasciato a Le Figaro un paio di giorni fa, se non sbaglio: la battaglia per il clima, la lotta per il clima è esattamente una battaglia per la pace, per riuscire a mettere il mondo in sicurezza ed affermare i valori della pace e noi non ci stancheremo mai di fare questa battaglia per il clima e per la pace.