Discussione generale
Data: 
Lunedì, 18 Gennaio, 2021
Nome: 
Barbara Pollastrini

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, in questo passaggio il Parlamento, comunque la si pensi, ha il dovere di una solennità, e di questi tempi la solennità credo che non possa essere se non quella di una condivisione umana, innanzitutto, con i sentimenti e con i bisogni del nostro Paese. Lei lo diceva, signor Presidente: fuori da quest'Aula c'è una società smarrita, che vive insieme angoscia e speranza, che mescola dolore a paure, che sia l'attesa di un vaccino, di un lavoro, di un reddito sicuro, della scuola che riparte, o che sia - e non è meno importante, dal mio punto di vista - il senso di una promessa per il dopo. Stamane, Ezio Mauro citando l'Ecclesiaste, ricorda come vi sia un tempo per demolire e un tempo per costruire. Noi non abbiamo dubbi, l'ha detto meglio di me il collega Bordo, complicato che sia, perché lo è, difficile che sia, e anche questo è vero, degno o meno che ognuno di noi sia di questa cosa. Questo per noi è il tempo dove a prevalere è l'etica della costruzione. Lo fece un'altra generazione, in modo più solenne e forse più autorevole, anzi sicuramente più autorevole della nostra, quella venuta dal dopoguerra e dal fascismo; lo poteva fare, perché aveva riscattato un intero Paese, e nessuno può dimenticarsene, ma così, in qualche modo, deve essere ora: restituire una speranza ai più giovani, una restituzione in termini di potere, di senso di possibilità di una vita autonoma, libera dai ricatti e, lo voglio dire, dalle passioni tristi, che, se non c'è una speranza, possono cogliere. Tutto quindi possiamo permetterci, tranne lo spreco e non afferrare ogni appiglio che spinga dalla società a reagire. E, come ha detto lei, Presidente, una forza della maggioranza, invece, ha operato uno strappo, che in queste circostanze ci è parso molto grave, lo dico sinceramente e con qualche dispiacere, ci è parso, lo ripeto, davvero molto grave. Lei, oggi, qui, è venuto a esporci un programma e su questo chiede la fiducia al Parlamento. Da noi, con la lealtà di questi mesi, questa fiducia le verrà rinnovata. E lo stesso, io ne sono certa, guardi, domani avverrà in Senato. Ma il problema che abbiamo dinanzi non sono soprattutto i numeri, o non solamente i numeri, dipende dal punto di vista, il tema è quale visione, quale ambizione culturale e morale è in grado di sorreggere l'impresa dei prossimi mesi e anni: costruire, nella concretezza delle scelte, un nuovo orgoglio - ecco, lo chiamo così - dell'Italia, dopo la stagione più drammatica della storia recente. E allora, signor Presidente, lei ci avrà dalla sua parte, ma cambi ciò che è giusto cambiare, rafforzi - se lo ritiene - politicamente questo Governo, consolidi - come ha detto qui - il dialogo e la collaborazione con quanto di buono è cresciuto anche in questi mesi nella società: il mondo del lavoro e dell'impresa, i sindacati, le forze economiche più consapevoli, l'associazionismo e quell'Italia straordinaria, che si mobilita dal basso con atti di solidarietà e di esempio. Si rivolga di più ai sindaci migliori, da mesi in prima linea, agli amministratori intelligenti, al civismo presente in qualche forma al Nord, nella mia città, e nel Sud, perché noi abbiamo un compito grande innanzi a noi; abbiamo il compito di contrastare, con quel programma, mafie, camorre, ricatti e tutto ciò che si sta insinuando nelle disperazioni sociali. E allora, lei diceva - e io condivido -, ogni politica, qualunque esercizio del potere, non si illuda nessuno, non basta mai per chi è nel campo progressista, democratico, della sinistra, se non c'è un'anima e, quindi, se non c'è un corpo sociale a cui ci si rivolge per avere quell'anima.

E noi, credo, qualche cosa l'abbiamo detta, abbiamo cercato di farlo, nel correggere, nel migliorare, in quella grande chance che oggi ci dà l'Europa - l'Europa! - e siamo lì per quello, un'Europa essa stessa da cambiare, e la grande opportunità, insieme, che ci dà la straordinaria vittoria di Biden e della Harris , che ci danno negli Stati Uniti da cogliere, perché per l'Occidente intero noi abbiamo innanzi un mondo nuovo. Allora l'Italia… l'orgoglio, volevo dire, ecco, ecco l'orgoglio: l'Italia vuole esserci da protagonista, e non soltanto per ridurre le diseguaglianze pesanti, ingiuste, perché nulla fa scandalo come la povertà che si sta allargando, ma l'Italia vuole esserci perché insieme sa che i diritti sociali non sono mai disgiungibili dai diritti civili e umani, ovunque nel mondo. L'Italia vuole esserci con l'orgoglio di diventare prima in Europa, non sarà magari prima per altre cose, ma prima nella difesa della dignità: che sia in Bielorussia, che sia per chiedere la verità su Regeni, che sia ovunque non si voglia praticare il dialogo interreligioso.

E che sia l'Italia - so che vi sembro un'utopista di questi tempi - a fare della parola pace - pace e cooperazione! - la grande utopia di questo secolo. Allora muoviamo piccoli passi concreti o grandi passi concreti, ma appunto con un orizzonte che restituisca senso al dolore e ai sacrifici. Non dobbiamo illudere le donne straordinarie di questo Paese, che possono essere la guida di una rivoluzione dolce, la guida di una rivoluzione dolce! Ecco, diamo un senso che possa restituire valore ai sacrifici, alle solitudini, ma anche, devo dire, alla straordinaria voglia di reagire che attraversa l'Italia.