Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio, io vorrei partire dalle parole che lei ha utilizzato pochi minuti dopo che le agenzie hanno battuto la notizia del barcone che si è ribaltato portando via più di 800 vite. Lei ha usato una parola importante e impegnativa, ha usato la parola «strage». Io mi vorrei permettere nel mio intervento di partire da questo, perché ogni strage ha dei mandanti, dei colpevoli. Uno lo sappiamo per certo e sono i trafficanti di vite. L'altro – diciamocelo con onestà – è l'indifferenza un po’ micragnosa di un'Europa che non sempre si è dimostrata all'altezza della propria civiltà e della propria storia. Il nostro Paese, i nostri sindaci dell'accoglienza, i nostri pescatori in mare, i nostri volontari rischiano di trovarsi da soli a fronteggiare una delle più grandi emergenze umanitarie cui il Mare Mediterraneo abbia mai assistito. Basta chiedere ai sindaci siciliani quante lapidi abbiano dovuto far scolpire per seppellire i morti negli ultimi anni e quanti volontari hanno dovuto convocare per gestire le emergenze con generosità e indifferenza – questa volta sì – nei confronti dei tanti fomentatori dell'odio nella campagna elettorale.
C’è stata un'Italia minore, lontana dal business dell'accoglienza e dai colori politici spesso variegati, che si è spesa e che non può più restare sola. L'Africa e il Medio Oriente in frantumi, le violenze dell'islamismo radicale, la disgregazione di interi Stati portano il nostro Paese, che si è sempre sentito sud dell'Europa, ad essere per una volta frontiera a nord per centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla disperazione. L'Italia e la Sicilia sono diventate per loro il nord di una speranza possibile.
Di fronte al terrore delle persecuzioni spesso contro le minoranze cristiane, i tagliagole e le tragedie della miseria è Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio, io vorrei partire dalle parole che lei ha utilizzato pochi minuti dopo che le agenzie hanno battuto la notizia del barcone che si è ribaltato portando via più di 800 vite. Lei ha usato una parola importante e impegnativa, ha usato la parola «strage». Io mi vorrei permettere nel mio intervento di partire da questo, perché ogni strage ha dei mandanti, dei colpevoli. Uno lo sappiamo per certo e sono i trafficanti di vite. L'altro – diciamocelo con onestà – è l'indifferenza un po’ micragnosa di un'Europa che non sempre si è dimostrata all'altezza della propria civiltà e della propria storia. Il nostro Paese, i nostri sindaci dell'accoglienza, i nostri pescatori in mare, i nostri volontari rischiano di trovarsi da soli a fronteggiare una delle più grandi emergenze umanitarie cui il Mare Mediterraneo abbia mai assistito. Basta chiedere ai sindaci siciliani quante lapidi abbiano dovuto far scolpire per seppellire i morti negli ultimi anni e quanti volontari hanno dovuto convocare per gestire le emergenze con generosità e indifferenza – questa volta sì – nei confronti dei tanti fomentatori dell'odio nella campagna elettorale.
C’è stata un'Italia minore, lontana dal business dell'accoglienza e dai colori politici spesso variegati, che si è spesa e che non può più restare sola. L'Africa e il Medio Oriente in frantumi, le violenze dell'islamismo radicale, la disgregazione di interi Stati portano il nostro Paese, che si è sempre sentito sud dell'Europa, ad essere per una volta frontiera a nord per centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla disperazione. L'Italia e la Sicilia sono diventate per loro il nord di una speranza possibile.
Di fronte al terrore delle persecuzioni spesso contro le minoranze cristiane, i tagliagole e le tragedie della miseria è governarli insieme sono obiettivi possibili di un lavoro comune tra le forze politiche che compongono questo Parlamento.
Ma soprattutto deve e può tenerci insieme l'obiettivo di colpire, con tutti i crismi di una operazione di polizia internazionale, piccoli e grandi trafficanti di vite umane.
Gli stessi che abbiamo sentito nelle disgustose intercettazioni che la stampa ha reso noto negli ultimi giorni. Raccontare di come trattano e utilizzano gli uomini alla stregua di merce. I richiedenti asilo – lo dico per tutta l'Assemblea – che scappano dagli Shabaab, da Boko Haram, dalle milizie libiche, dalla morte per violenza o per fame, non si spaventeranno di certo davanti ai toni sgrammaticati della campagna elettorale delle regionali italiane.
Ci consegnerà, invece, questa nostra capacità, se davvero ce l'avremo, di parlare forte e chiaro e di riportare l'Europa sul terreno della politica... ...la possibilità di ritornare, per una volta, orgogliosi di essere europei e di avere riportato l'Europa al ruolo a cui la propria civiltà, in questo caso, davvero, la chiama senza appello (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Data:
Mercoledì, 22 Aprile, 2015
Nome:
Fausto Raciti