Data: 
Mercoledì, 22 Aprile, 2015
Nome: 
Fausto Raciti

Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio, io vorrei partire dalle parole che lei ha utilizzato pochi minuti dopo che le agenzie hanno battuto la notizia del barcone che si è ribaltato portando via più di 800 vite. Lei ha usato una parola importante e impegnativa, ha usato la parola «strage». Io mi vorrei permettere nel mio intervento di partire da questo, perché ogni strage ha dei mandanti, dei colpevoli. Uno lo sappiamo per certo e sono i trafficanti di vite. L'altro – diciamocelo con onestà – è l'indifferenza un po’ micragnosa di un'Europa che non sempre si è dimostrata all'altezza della propria civiltà e della propria storia. Il nostro Paese, i nostri sindaci dell'accoglienza, i nostri pescatori in mare, i nostri volontari rischiano di trovarsi da soli a fronteggiare una delle più grandi emergenze umanitarie cui il Mare Mediterraneo abbia mai assistito. Basta chiedere ai sindaci siciliani quante lapidi abbiano dovuto far scolpire per seppellire i morti negli ultimi anni e quanti volontari hanno dovuto convocare per gestire le emergenze con generosità e indifferenza – questa volta sì – nei confronti dei tanti fomentatori dell'odio nella campagna elettorale. 
  C’è stata un'Italia minore, lontana dal business dell'accoglienza e dai colori politici spesso variegati, che si è spesa e che non può più restare sola. L'Africa e il Medio Oriente in frantumi, le violenze dell'islamismo radicale, la disgregazione di interi Stati portano il nostro Paese, che si è sempre sentito sud dell'Europa, ad essere per una volta frontiera a nord per centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla disperazione. L'Italia e la Sicilia sono diventate per loro il nord di una speranza possibile. 
  Di fronte al terrore delle persecuzioni spesso contro le minoranze cristiane, i tagliagole e le tragedie della miseria è  Grazie, signora Presidente. Signor Presidente del Consiglio, io vorrei partire dalle parole che lei ha utilizzato pochi minuti dopo che le agenzie hanno battuto la notizia del barcone che si è ribaltato portando via più di 800 vite. Lei ha usato una parola importante e impegnativa, ha usato la parola «strage». Io mi vorrei permettere nel mio intervento di partire da questo, perché ogni strage ha dei mandanti, dei colpevoli. Uno lo sappiamo per certo e sono i trafficanti di vite. L'altro – diciamocelo con onestà – è l'indifferenza un po’ micragnosa di un'Europa che non sempre si è dimostrata all'altezza della propria civiltà e della propria storia. Il nostro Paese, i nostri sindaci dell'accoglienza, i nostri pescatori in mare, i nostri volontari rischiano di trovarsi da soli a fronteggiare una delle più grandi emergenze umanitarie cui il Mare Mediterraneo abbia mai assistito. Basta chiedere ai sindaci siciliani quante lapidi abbiano dovuto far scolpire per seppellire i morti negli ultimi anni e quanti volontari hanno dovuto convocare per gestire le emergenze con generosità e indifferenza – questa volta sì – nei confronti dei tanti fomentatori dell'odio nella campagna elettorale. 
  C’è stata un'Italia minore, lontana dal business dell'accoglienza e dai colori politici spesso variegati, che si è spesa e che non può più restare sola. L'Africa e il Medio Oriente in frantumi, le violenze dell'islamismo radicale, la disgregazione di interi Stati portano il nostro Paese, che si è sempre sentito sud dell'Europa, ad essere per una volta frontiera a nord per centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla disperazione. L'Italia e la Sicilia sono diventate per loro il nord di una speranza possibile. 
  Di fronte al terrore delle persecuzioni spesso contro le minoranze cristiane, i tagliagole e le tragedie della miseria è governarli insieme sono obiettivi possibili di un lavoro comune tra le forze politiche che compongono questo Parlamento. 
  Ma soprattutto deve e può tenerci insieme l'obiettivo di colpire, con tutti i crismi di una operazione di polizia internazionale, piccoli e grandi trafficanti di vite umane. 
  Gli stessi che abbiamo sentito nelle disgustose intercettazioni che la stampa ha reso noto negli ultimi giorni. Raccontare di come trattano e utilizzano gli uomini alla stregua di merce. I richiedenti asilo – lo dico per tutta l'Assemblea – che scappano dagli Shabaab, da Boko Haram, dalle milizie libiche, dalla morte per violenza o per fame, non si spaventeranno di certo davanti ai toni sgrammaticati della campagna elettorale delle regionali italiane. 
  Ci consegnerà, invece, questa nostra capacità, se davvero ce l'avremo, di parlare forte e chiaro e di riportare l'Europa sul terreno della politica... ...la possibilità di ritornare, per una volta, orgogliosi di essere europei e di avere riportato l'Europa al ruolo a cui la propria civiltà, in questo caso, davvero, la chiama senza appello (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).