Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, il Consiglio europeo che aprirà domani i suoi lavori a Bruxelles è chiamato a decisioni in materia di immigrazione, di economia, di sicurezza e difesa, ma in realtà, se sappiamo davvero leggerlo, noi sappiamo che tornerà a riproporre agli Stati membri, in particolare a quanti tra questi hanno l'onore, come noi, di essere annoverati tra i padri fondatori dell'Unione, la sfida di proseguire nel cammino dell'integrazione, di fare un passo avanti verso la realizzazione della federazione degli Stati uniti d'Europa, quel traguardo fissato in modo così lungimirante dai padri.
Un passo avanti che, come il Ministro Padoan ci ha detto nei giorni scorsi, affrontando il problema di natura economica, è reso già possibile anche nel quadro delle regole vigenti. Nella stessa direzione va anche il cosiddetto «piano dei Presidenti», contenuto in un rapporto che ha visto l'italiano Mario Draghi, del cui lavoro dovremmo sempre dirci onorati e fieri, impegnato in modo determinante. Per l'opinione pubblica, per i mercati finanziari, il Consiglio sarà però decisivo per i destini della Grecia, e siamo davvero lieti, signor Presidente, di avere sentito dalle sue parole che nelle istituzioni europee si farà di tutto per aiutare quel Paese, pur nel rispetto di uno sforzo reciproco. A nessuno sfugge, né in quest'Aula né fuori da qui, che le questioni in gioco sono di portata enorme e che dalla loro soluzione dipenderà il futuro dell'Unione, il futuro nostro, dei nostri figli. Proprio sull'incapacità di affrontarle, sulla timidezza delle risposte, sui piccoli egoismi delle patrie camminano i populismi che alimentano le paure, e così, giorno dopo giorno, presso l'opinione pubblica e nel giudizio dei cittadini, l'Europa perde consenso.
Nessuna immagine, come quella dei profughi bloccati a Ventimiglia sugli scogli nella notte, ha rappresentato ai nostri occhi e a quelli del mondo una negazione dell'Europa e dei suoi valori. È stato detto con efficacia dall'ex Ministra per le politiche per l'alloggio, Cécile Duflot, che il blocco di Ventimiglia non è solo una sconfitta politica interna al suo Paese, è stata una a Waterloo morale. Con efficaci parole lo ha ripetuto al mondo Papa Francesco, con la semplicità che gli è propria. Fa piangere – ha detto – vedere lo spettacolo di questi giorni, in cui esseri umani vengono trattati come merci, merci respinte da un capo all'altro dell'Europa, persone cacciate dai treni, tutt'altro, però, che segnali di sovranità degli Stati. Queste immagini che vengono ogni giorno riproposte sono piuttosto il segnale di una tragica impotenza dell'Europa e degli Stati di fronte a problemi che essa ha concorso a creare, e farebbero bene tutti a non dimenticarlo, a cominciare dalla Francia di Sarkozy, dall'Inghilterra di Cameron, con il sostegno dell'Italia di Berlusconi e di Maroni.
Ma in questa gara al ribasso della politica a cui, ahimè, anche oggi, abbiamo visto partecipare troppi in quest'Aula, abbiamo assistito in Italia anche a una gara ben diversa, di tanti e tanti concittadini che hanno messo a disposizione il proprio tempo e i propri beni per soccorrere i profughi.
La gestione del nodo immigrazione è un test decisivo per la credibilità dell'Europa, ne siamo tutti consapevoli, tutti, non c’è bisogno che venga usato come argomento per demolire ciò che si sta cercando di costruire. In particolare, signor Presidente, voglio però fermarmi su un aspetto del fenomeno degli sbarchi, riguarda i minori stranieri non accompagnati, che la burocrazia ha semplicemente bollato come MSNA; una sigla che non dice nulla a chi l'ascolta senza sapere che dietro ad essa stanno vite e destini di minori in fuga dal proprio Paese, spinti dalla fame, spinti dalla guerra, dalla violenza e persino dalla disperazione delle proprie famiglie, quando le hanno ancora, di cui loro si fanno spesso carico lasciando la propria comunità alla ricerca di un futuro.
Sono bambine e bambini – sono sbarcati anche oggi, ce ne sono 44 appena giunti –, giovani vite ancora adolescenti. Poco meno di 6 mila di quei 61.842 arrivati in Italia sono minori, 3.779 tra loro sono senza accompagnamento, esseri umani particolarmente vulnerabili proprio in ragione della loro età i quali, sulla base di uno storico Trattato internazionale, di cui l'Italia farebbe bene ad essere fiera di aver sottoscritto nel 1991, hanno diritto di essere tutelati da ogni discriminazione e non possono essere mai respinti.
Nella passata legislatura purtroppo abbiamo registrato violazioni del Trattato e la Corte europea ci ha condannati proprio per questa ragione, ed è una vergogna essere condannati per una ragione come questa. Le loro storie, anche in ragione dell'aumento del fenomeno, hanno riempito pagine e pagine di quotidiani e servizi televisivi, sono certa che lei, signor Presidente, che è stato sindaco, conosce bene le lungaggini burocratiche e le difficoltà finanziarie dei comuni a farsi carico dell'accoglienza. Si è fatto già molto ma possiamo fare di meglio, il loro interesse deve avere priorità assoluta nelle procedure in materia di identificazione, di accertamento dell'età, di accoglienza, di individuazione di soluzioni di vita durature. A nessuno sfugge che l'integrazione sociale e culturale per persone così giovani è assai semplice ed è destinata al successo rispetto a quella di persone adulte. Il Trattato di Dublino prevede per loro già ora la possibilità di muoversi all'interno dell'Europa per raggiungere i familiari, anche non di primo grado. Perché non farci noi, l'Italia, promotore in Europa di uno speciale piano che li riguardi ? Un piano che preveda viaggi e ricongiungimenti intra-europei in sicurezza senza esporli nuovamente a nuovi drammi e violenza. Alla Camera c’è una proposta di legge sottoscritta pressoché da tutte le forze parlamentari, credo sia stato un atto importante, di grande valore politico, una proposta di legge che è stata discussa con l'ANCI che è il frutto del lavoro comune con Save the children. Questa ci aiuterebbe – mi colpisce che da molte parti i media europei chiedono informazioni –, noi saremmo da questo punto di vista davvero dei capofila importanti. Perché non tenere alta la bandiera in Europa su questo punto e proporre un piano che preveda davvero che per questi giovani ci sia un futuro e una garanzia ?
La strada verso gli Stati Uniti d'Europa, signor Presidente quell'Europa solidale e lungimirante – ho concluso, signora Presidente –, cammina anche sulle loro giovani gambe. L'Italia può assumere questa causa e portarla con forza all'attenzione dei decisori politici europei. Questi giovani, accolti e sostenuti nel momento della loro massima fragilità, saranno in futuro la migliore testimonianza agli occhi del mondo di quell'Europa senza muri che lei oggi ha evocato, scrivendo a un quotidiano nazionale.
Data:
Mercoledì, 24 Giugno, 2015
Nome:
Sandra Zampa