Signor Presidente, e invece no – lo dico al collega del Movimento 5 Stelle –, l'Unione europea non è un amaro destino, l'Unione europea è una scelta illuminata, faticosa, di chi ha saputo costruire tra Paesi, che fino a pochi anni prima si erano aspramente combattuti, un'alleanza per disegnare insieme il loro futuro. L'Europa è quella comunità dove c'erano prima garitte e fili spinati, oggi ci sono piste ciclabili e dove prima c'erano monete diverse, oggi c’è l'euro, e dove c'erano cambi e passaporti oggi c’è la carta d'identità, dove c'erano osservatori militari dei rispettivi Paesi oggi ci sono Forze armate integrate. Signor Presidente, dicevo che l'Europa è molto di più; oggi l'Europa è la sanità transfrontaliera, la mobilità degli studenti e dei lavoratori e mille altre cose che abbiamo saputo costruire insieme faticosamente in questi anni.
Ma, comunque, siamo a metà di un guado di un percorso difficile. L'Europa può restare immobile, con i rischi che l'immobilismo comporta. Li abbiamo sentiti, anche oggi, raffreddare sempre più lo spirito di appartenenza europeo, gonfiare gli egoismi, alzare i muri, quelli che dividono i nostri Paesi e quelli che dividono l'Europa da chi ci sta accanto, il concentrarsi solo su regolamenti e vincoli.
«Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore, rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale, senza calore, senza vita ideale. Potrebbe anche apparire ad un certo momento una soprastruttura superflua e forse anche oppressiva. In questo caso le nuove generazioni, prese dalla spinta più ardente del loro sangue e della loro terra, guarderebbero alla costruzione europea come ad uno strumento di imbarazzo ed oppressione».
Non sono parole mie, naturalmente; sono parole che De Gasperi pronunciò nel 1954, all'Assemblea del Consiglio d'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e sono parole molto attuali e noi, davanti ad una prospettiva di un'Unione europea debole, abbiamo bisogno di infondere e pretendere coraggio, quel coraggio che i cittadini ci chiedono per affrontare le due questioni che anche lei, Presidente Renzi, ricordava stamattina nel suo intervento. La prima: il lavoro, gli strumenti per rafforzare e consolidare la ripresa. Non solo rigore dei conti pubblici, ma anche strumenti per la crescita economica. È stato il punto su cui noi abbiamo concentrato le nostre energie, in tutto il semestre di Governo italiano; è stata la linea su cui abbiamo pressato l'Unione europea per cambiare registro.
La nostra parte la stiamo facendo in casa, la stiamo facendo con le riforme e il Presidente Renzi lo ha riconosciuto a questo Parlamento, qui, e oggi io lo dico anche alle forze di opposizione: noi qui stiamo cambiando l'Italia, stiamo facendo riforme radicali per il nostro Paese, riforme che abbiamo sempre detto, che abbiamo detto da sinistra ma che avete detto anche da destra. Voi non le avete fatte, noi le stiamo facendo per rendere questo Paese più moderno, per rendere questo Paese più funzionale e per rispondere alle esigenze dei cittadini, che non hanno colore politico. Si aspettano un sistema efficiente e noi lo stiamo facendo.
Ma la crescita e lo sviluppo non sono legati solo a quello che ognuno fa a casa propria, ma sono anche legati alla salute di tutta l'Unione europea, Grecia compresa, Grecia che deve fare la sua parte, che deve fare le sue riforme, che deve fare le cose che l'Europa accompagna a fare, ma Grecia che va aiutata rispetto a chi oggi la vuole fuori dalle istituzioni europee e noi lavoriamo perché la Grecia continui a essere un partner forte dell'Unione europea, anche attraverso il suo momento di crisi più dura.
L'Europa poi potrà uscire più forte da questa crisi solo se cambierà la sua agenda. Lo abbiamo detto con enfasi in tutti questi mesi e continuiamo a sostenerlo e l'Italia ha offerto il contributo più avanzato a questo cambiamento di agenda europea, superando l'Europa intergovernativa, ma superandola nei fatti, lavorando per la cooperazione rafforzata sulle riforme strutturali, che servono all'Italia ma servono anche all'Europa, sulle forme di assicurazione per contrastare la disoccupazione ciclica, che non è solo un problema italiano, costruendo un bilancio finalmente di risorse proprie da potere destinare per le priorità, completando l'unione bancaria, con la garanzia unica sui depositi bancari. Un'Europa, insomma, che sia sempre più soggetto vivo e autonomo, piuttosto che una somma di compromessi, perché i compromessi generalmente sono sempre al ribasso.
E poi ci sono i temi della sicurezza, che maturano dentro e fuori i nostri confini. Ci sono, innanzitutto, i temi geopolitici, che affrontiamo con uno sguardo oltre i nostri confini dell'Unione europea, quelli soprattutto all'est, con l'Ucraina, con quello che accade in Moldavia, con quello che accade in Ossezia, che appaiono simulacri di una nuova forma di guerra fredda, esempi del grande problema irrisolto del rapporto tra Europa e Russia, ancora in bilico tra la ricerca di una forte partnership e le diffidenze reciproche.
C’è l'instabilità del Medio Oriente, in Africa, con il fantasma sempre reale e più concreto dello Stato Islamico, che si traduce in una pressione senza precedenti alle nostre frontiere di rifugiati, richiedenti asilo, uomini e donne che fuggono non solo più dalla miseria, ma da dittature, da guerre, da conflitti etnici. Alle legittime preoccupazioni che noi leggiamo, legate ai flussi migratori, non possiamo rispondere con urla o con slogan, quelli che abbiamo sentito anche in quest'Aula, ma con il lavoro e scelte concrete. Su questo l'agenda Juncker ha fissato e approvato il 13 maggio una road map, che è frutto in gran parte del lavoro voluto dal nostro Governo, da un protagonismo italiano, che si è anche materializzato per il lavoro svolto dalla Vicepresidente Mogherini. Ne voglio ricordare i tratti principali, perché sono quelli che affrontano le questioni di cui noi abbiamo bisogno: triplicati i fondi europei per le missioni di salvataggio in mare nel Mediterraneo, una missione è un problema che prima era solo italiano e che adesso è diventata una missione a guida italiana, ma una missione europea, per contrastare i nuovi schiavisti, quelli che portano oggi i migranti da una parte all'altra del Mediterraneo, finanziando la criminalità organizzata, finanziando il terrorismo internazionale con i loro proventi; e poi la realizzazione – ed è la prima volta che l'Europa ne parla, ci lavora e li realizza – dei punti di prima accoglienza a sud della Libia, in Africa, dove ci sono i punti di passaggio di questi grandi flussi migratori, per contrastare lì coloro che dopo affrontano le marce nel deserto, dove muoiono più che nel Mediterraneo; e la riapertura del confronto politico su Dublino 2, una responsabilità grave che noi subiamo, una responsabilità che sta nei Governi di centrodestra, che sta nella Lega, che ha firmato un trattato che oggi impone al nostro Paese di non poter..... far valere il principio di solidarietà europea, perché è stata la Lega, insieme al centrodestra, a fissare quei paletti che noi oggi stiamo subendo.
Così come la redistribuzione delle quote dei richiedenti asilo. Anche lì è una responsabilità della Lega, che in Europa non è capace neanche di votare a favore dell'Italia, per i problemi degli italiani (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini), speculando e continuando a speculare su quelle che sono invece situazioni su cui il nostro Paese dovrebbe saper essere unito. È così nell'agenda di Juncker è prevista finalmente una politica di rimpatri, una politica di rimpatri seri non solo nazionali, ma una politica di rimpatri europei, su cui si possa lavorare con una sinergia e con una serietà che consente di garantire al nostro lavoro di essere unitario. Suggerisco a chi urla oggi qui di leggersi l'editoriale di Galli Della Loggia oggi sul Corriere della Sera, non certo un uomo morbido con la sinistra, in cui spiega – vi prego leggetelo, lo dico ai colleghi che rumoreggiano – cosa significa e anche come affrontare i temi dell'immigrazione, cosa vuol dire l'immigrazione in un Paese con calo demografico come il nostro. Propone anche delle ricette che noi non condividiamo, ma mette in luce un punto che mi sembra essenziale: noi in questo Paese dobbiamo costruire delle condizione nuove, in cui l'integrazione dei cittadini deve essere realizzata facendo scomparire quel messaggio che oggi appare, in cui ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B, perché questo non è nel DNA degli italiani, non lo è mai stato. E poi, andando verso le conclusioni, Presidente, noi non intendiamo essere buonisti o morbidi sui temi dell'immigrazione. Conosciamo i rischi, li conosciamo meglio dei colleghi della Lega, perché amministriamo tante città e conosciamo i rischi per la sicurezza e la coesione sociale. Però vogliamo essere realisti, responsabili e concreti nell'affrontare questi temi e vogliamo far sì che quello spirito che invece gli italiani hanno, quello sì di solidarietà, quello che abbiamo visto nella stazione di Milano, quello che abbiamo visto nella stazione di Roma, quello che vediamo nei militari e negli uomini delle forze di polizia nel Mar Mediterraneo, a raccogliere quei bambini e quelle donne che arrivano su quei barconi, quello spirito possa concretizzarsi anche in un'Europa diversa, in un'Europa che sappia corrispondere in maniera solidale alle politiche di cambiamento che il nuovo secolo ci chiede. Per questo, noi ci riconosciamo nella risoluzione che abbiamo presentato come maggioranza, Presidente, e per questo voteremo a favore.