Data: 
Mercoledì, 16 Dicembre, 2015
Nome: 
Marina Berlinghieri

Presidente, onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo vedrà tra i punti all'ordine del giorno i temi della gestione dei flussi migratori, della lotta contro il terrorismo, la discussione sull'Unione economica e monetaria, il completamento del Mercato unico europeo per dare nuove opportunità a cittadini e imprese. Sono questioni su cui ci siamo già pronunciati molte volte. 
Sul tema delle migrazioni e delle politiche europee per la migliore gestione dei flussi migratori, il Parlamento ha già avuto modo di esprimere il suo consenso alla linea seguita dal Governo italiano, e cioè l'aumento degli stanziamenti per la collaborazione con i Paesi dei Balcani occidentali e del vicinato meridionale nella gestione dei profughi, l'incremento dei fondi di cooperazione con l'Africa, il dialogo con i Paesi in transito e di origine delle migrazioni, il potenziamento delle tre agenzie dell'Unione europea competenti, nonché il rafforzamento dello Strumento europeo di vicinato e del Fondo fiduciario regionale in risposta alla crisi siriana.
Unitamente al sostegno a queste azioni, non possiamo però non ribadire la nostra ferma critica nei confronti dei Paesi europei che mettono in campo azioni contrastanti con i valori in cui l'Europa ha le sue varie radici più profonde, che sono i valori di accoglienza, di solidarietà e rispetto dei diritti umani. Ed uguale censura muoviamo di fronte ad atteggiamenti che ostacolano, ritardano e rischiano di far fallire le decisioni assunte in ambito comunitario sulla ricollocazione e il reinsediamento dei profughi...  E dei richiedenti asilo, e sulle forme necessarie e doverose di solidarietà europea nell'alleviare il peso gravante su alcuni Stati membri, tra i quali il nostro, a seguito dell'eccezionale flusso di migranti. 
Abbiamo apprezzato l'esito del vertice de La Valletta sull'immigrazione: è un primo passo per la creazione di una maggiore sinergia tra le politiche di sviluppo e cooperazione. Anche su questo fronte c’è però da migliorare: la dotazione del trust funddedicato ai progetti nel continente africano è ancora insufficiente, e si dovrà lavorare affinché vi sia il consenso perché gli Stati membri si impegnino ad uno sforzo maggiore in tal senso. Al Consiglio europeo si rifletterà poi su come l'Europa condurrà la lotta al terrorismo: i fatti di Parigi ci hanno dimostrato come sia oggi più che mai necessario lavorare per un'Europa della sicurezza, che vada di pari passo con l'Europa dei diritti, con un'Europa che investe in cultura e nell'educazione delle nuove generazioni, sviluppando nuove regole e strumenti comuni di prevenzione, utilizzando al meglio tutte le nuove tecnologie e assicurando una maggiore cooperazione tra le forze di polizia. 
Sul fronte economico, poi, verrà aggiornata la discussione sui contenuti del rapporto dei cinque Presidenti sulla riforma del sistema di governo dell'Unione economica e monetaria europea, rispetto al quale dobbiamo continuare a perseguire gli impegni già assunti dal Governo. La strada che dobbiamo continuare a percorrere è quella della promozione di una più efficace governanceeconomica, dell'implementazione di un mercato unico dotato di meccanismi di coordinamento fiscale, e che possa essere il canale per la diffusione dell'innovazione; la creazione di un bilancio dell'Eurozona, il raggiungimento dell'Unione bancaria e l'efficace utilizzo delle risorse del Piano Junker.
Parte essenziale di questa strategia è il perseguimento di una maggiore integrazione del mercato interno, in particolare quello del lavoro. Bisogna promuovere la realizzazione di un sistema europeo di assicurazione contro la disoccupazione ciclica, complementare alla realizzazione delle riforme e tale da migliorarne l'efficacia di impatto. Riteniamo importanti, e dunque da sostenere, gli spunti contenuti nella comunicazione della Commissione sul mercato unico per lo sviluppo delle imprese italiane e per la nostra economia, in particolare in tema di implementazione della direttiva sui servizi di sharing economy e di rimozione delle discriminazioni nel mercato digitale. 
È inoltre essenziale promuovere ogni iniziativa mirante ad ampliare i margini di apertura all'unione del mercato dei capitali, al completamento dell'unione bancaria, evitando misure che riducano e rendano più difficile la propensione delle banche a erogare credito a famiglie e imprese. Come abbiamo già avuto occasione di dire, il rapporto dei cinque Presidenti, in questo senso, è un buon punto di partenza, ma presenta debolezze, perché prevede un'articolazione del completamento dell'unione economica e monetaria in tempi troppo lunghi rispetto alla velocità con cui si determinano situazioni e problemi, soprattutto per quanto riguarda la previsione della tempistica nella revisione dei trattati. 
Bene, dunque, l'azione del Governo italiano, che, pure a fronte di una tempistica rallentata, sta svolgendo una costante attività di promozione della discussione sulle proposte contenute nel rapporto in tutte le formazioni del Consiglio, promuovendo una riflessione che rappresenta un vero cambio di metodo che attiene a far maturare la consapevolezza che le questioni riguardanti lagovernance economica non ineriscono al solo Consiglio Ecofin, ma comportano un'adeguata riflessione anche sugli aspetti sociali e su quelli inerenti la competitività. 
Il ricorrere di questi temi negli ordini del giorno dei diversi Consigli ci dà la misura di quanto la risposta che noi sapremo dare sia cruciale non solo per l'Europa di oggi, ma, soprattutto, per l'Europa che vogliamo costruire, e la fatica che misuriamo nel raggiungere i risultati che vorremmo è un altro indicatore di quanto siano centrali le risposte che saremo in grado di trovare. Sono centrali perché, come abbiamo già avuto occasione di ribadire più volte, attengono alla natura stessa dell'Europa che vogliamo essere. 
Abbiamo ben chiaro che la strada per essere all'altezza delle sfide dell'oggi sta nell'urgenza di definire dove vuole andare l'Europa e come vuole andarci. Per far questo, dobbiamo continuare a porre con autorevolezza e forza il tema del ripensamento del modo in cui l'Europa e le sue istituzioni funzionano: ci serve un'Europa diversa e ci serve subito. Dobbiamo contrastare le tendenze populistiche ed euroscettiche e dobbiamo impegnarci per dimostrare concretamente ai cittadini europei i vantaggi dello stare insieme, e, allo stesso tempo, evidenziare i rischi che possono derivare da un'inerzia che si trascina nel tempo e che rischia di relegare l'Europa a un ruolo marginale a livello internazionale. 
Per far questo, è fondamentale che l'Europa intrecci di nuovo in modo profondi i legami tra le sue scelte, i suoi valori fondativi e la sua identità. Per questo motivo, è indispensabile che i Parlamenti svolgano una funzione attiva, promuovendo tutte le sedi di confronto e di discussione utili ad aiutare i cittadini europei a capire la reale portata delle sfide da affrontare e per comprendere appieno rischi e vantaggi delle scelte che siamo chiamati a compiere. 
Nel pensare all'Italia e al ruolo da protagonista che in questo percorso ha assunto, mi sento infine di ricordare che, per compiere questo percorso, è anche necessario continuare a lavorare sul piano nazionale e costruire una forte politica europea e italiana; lavoro che Governo e Parlamento hanno già avviato fin dal loro insediamento, dando piena attuazione agli strumenti legislativi in essere, che ha portato il nostro Paese a farsi promotore della dichiarazione comune dei Presidenti delle Camere di Italia, Francia, Germania e Lussemburgo, sottoscritta alla Camera dei deputati. 
Come ha ben ricordato il Presidente del Consiglio, le scadenze di Roma 2017 sono per noi una bella occasione di impegno e una sfida: consolidare la politica europea del nostro Paese, perché sia forte e chiara, capace di rispondere alle urgenze, ma anche capace di visione di lungo periodo, nella quale il nostro Paese sia sempre più protagonista della costruzione di un'Europa sempre più democratica e sempre più capace di costruire il nostro futuro di cittadini europei e di cittadini del mondo. 
Ho già espresso altre volte in Aula questo auspicio, ma credo opportuno ribadirlo oggi, a maggior ragione dopo gli eventi che hanno coinvolto l'Europa negli ultimi mesi. L'Italia deve continuare a fare l'Italia e a lavorare affinché il 2017 possa essere il momento in cui il nostro Paese, forte della sua storia e del lavoro che sta facendo, si faccia protagonista del rilancio dell'Europa federale e della costruzione degli Stati Uniti d'Europa, perché è soltanto nel solco di un'Europa federale, con istituzioni fortemente legittimate dal punto di vista democratico e con una solida integrazione politica, che noi troveremo risposte capaci alle grandi sfide che siamo chiamati a governare.
Ci è stato chiesto dalla comunità internazionale, in particolar modo in asse con gli Stati Uniti d'America – il rapporto di vicinanza con gli Stati Uniti non è mai stato così forte in questi due anni di Governo – di preoccuparsi di intervenire insieme perché quella diga sia riparata. Non è propriamente nella zona ovviamente dello Stato islamico, ma è in una zona irachena molto vicina al fronte. Lo faremo se il Parlamento sarà d'accordo in sede di Commissione. Perché ? Perché l'Italia non si tira indietro di fronte alle proprie responsabilità, non accetta di voltarsi dall'altra parte di fronte al dolore del mondo. È presente, forte, autorevole, solida e solidale, ma non annuncia gli interventi militari bombardando a destra e a manca semplicemente perché ha bisogno di apparire più forte di quello che pensano gli altri (Applausi dei deputati del gruppo del Partito Democratico), non abbiamo un problema di autostima, ma abbiamo un problema di andare a risolvere le questioni vere che riguardano le donne e gli uomini del nostro mondo. 
Naturalmente al Consiglio europeo diremo questo, chiedendo all'Europa di fare un salto di qualità, staccando una volta per tutti il dibattito sulla sicurezza del terrorismo dalla questione immigrazione. Trovo davvero strabiliante che in Europa qualcuno abbia pensato di aprire una procedura di infrazione perché non tutte le persone che abbiamo salvato in mare sono state identificate con le impronte digitali (Applausi dei deputati del gruppo del Partito Democratico) ! Non tutte le persone che sono arrivate in Germania nel mese di agosto sono state identificate e la cancelliera Merkel disse allora queste parole: prima la solidarietà poi la burocrazia. Quello che vale per la Germania evidentemente sembra non valere per l'Italia, ma noi replichiamo in modo molto semplice su questo. Cara Europa, qual è il tuo ruolo da qui ai prossimi anni ? Quello di affermare regolamenti, norme burocratiche, linee di indirizzo o quello di risolvere i problemi ? 
Noi pensiamo che ci sia bisogno di identificare tutte e tutti, le nostre sorelle e i nostri fratelli che arrivano in Europa, e devo dire che negli ultimi mesi siamo – mi diceva il ministro dell'interno – sostanzialmente al 100 per cento della identificazione. Non solo, noi vogliamo fare un passo in più ! Proprio collegandoci all'investimento sulla cyber security che stiamo portando avanti, noi vogliamo arrivare al riconoscimento facciale, all'identificazione, perché questo è un principio di serietà nei confronti della stragrande maggioranza di persone oneste che hanno tutto da guadagnare dalla identificazione, dunque noi non siamo titubanti su questo tema ! Quello che vogliamo dire è che l'Europa non può avere il consueto approccio di reazione senza strategia anche sul tema dell'immigrazione. Abbiamo fatto quattro consigli europei su tali questioni, possiamo finalmente dirci che la questione immigrazione va affrontata con un respiro profondo ? 
Si è fatto un passo in avanti con il vertice di Malta, si è deciso di dare un contributo importante Paesi africani. Se n’è fatto un altro, l'incontro con la Turchia. Lo dico qui in questo Parlamento, io sono intervenuto in quel consesso e siccome io rappresento un Paese e non una parte politica, quando sono in Consiglio europeo, ho rivendicato che in quell'assise l'Italia non aveva da farsi perdonare un cambio di linea politica ! Ho detto espressamente all'autorevole leader che stava parlando, senza interromperla, perché noi siamo educati, che rappresentavo un Paese che con i due Presidenti del consiglio di maggiore longevità istituzionale, l'onorevole Berlusconi e l'onorevole Prodi, aveva avuto nei confronti della Turchia una linea politica esattamente identica di coinvolgimento e di valorizzazione, e che altri furono negli anni passati coloro i quali scelsero una strategia a nostro giudizio sbagliata, che possiamo immaginare una delle cause del processo negativo che si è poi creato nel dibattito fra Turchia ed Europa. Io difendo la linea del Paese tutto intero e difendo una continuità istituzionale sulla politica estera della quale non mi vergogno, perché quando rappresento il Paese rappresento l'Italia ! 
Poi, quando ci sono le campagne elettorali, quello che ho da dire lo dico, e anche a voce alta; ma siccome questa è stata la nostra posizione, lasciatemi dire, qui, adesso, che la questione della Turchia non può mettere in secondo piano ciò che sta accadendo in Giordania. È merito del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale un importante appuntamento a cui ha partecipato il re: è una grande figura del Medioriente, e direi del mondo intero, il re giordano. Non può mettere in secondo piano ciò che accade in Libano; e io sono assolutamente certo che il processo di cambiamento in corso in questo momento a livello internazionale, con il coinvolgimento dell'Iran, debba aiutarci, insieme ai nostri amici storici, ai partner storici del Golfo e non soltanto del Golfo, finalmente a portare anche a conclusione la difficile e delicata transizione libanese, con l'individuazione finalmente di un Presidente della Repubblica. 
Questo è lo scenario ! Poi ci sono gli hotspot e l'identificazione delle impronte ? Benissimo: l'Italia ha aperto il primo hotspot; domani si aprirà il secondo, a Trapani. Siamo pronti su Taranto, su Pozzallo, città di persone straordinarie; siamo pronti ad intervenire tenendo fede ai nostri impegni, che sono quelli che abbiamo sancito in Europa. Chiederemo agli europei se sono in grado di tener fede ai loro impegni. Noi avevamo parlato di hotspot, rimpatri e riallocazioni: per il momento sta andando avanti soltanto ciò che segue l'Italia. Segno evidente che prima di aprire una procedura di infrazione bisognerebbe collegare la realtà con le proprie idee, e mi pare che non sempre accada; in quel luogo straordinario che è l'Europa, del quale noi non parliamo male: noi parliamo sempre bene dell'Europa da europeisti convinti, ma che talvolta fa di tutto per dimenticare ciò che è o che dovrebbe essere. 
Infine, il Consiglio europeo affronterà la questione della «Brexit» del Regno Unito: il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha appena firmato un documento, un articolo insieme al Ministro degli esteri inglese. Credo che non ci siano Paesi più distanti, UK e Italia, dal punto di vista della storia e della visione identitaria europea; ma contemporaneamente noi sappiamo che è fondamentale fare di tutto perché il Regno Unito resti nella grande famiglia europea – senza concedere a nessuno, meno che mai agli inglesi, un diritto di veto che sarebbe inspiegabile ed inapplicabile, negando le ragioni stesse dell'identità comunitaria. 
C’è il tema dell'unione economica e monetaria, c’è una resistenza tedesca al terzo pilastro dell'unione bancaria. Credo che sia una resistenza che dovrà venire meno in prospettiva, se si vuole completare il percorso. È inimmaginabile che non si arrivi fino in fondo con una sempre più forte integrazione a livello di economie: altrimenti saremo soltanto governati da norme astratte e astruse, e non dalla realtà delle cose. 
C’è il grande tema del digital market, che è una questione strategica sulla quale l'Italia sta portando alcune buone pratiche di livello straordinario, e che comunque il Parlamento
avrà modo di seguire nel corso dell'attuazione della delega dei decreti legislativi legati alla riforma della pubblica amministrazione. 
E c’è infine – o meglio non c’è, ma vorrei che ce lo mettessimo noi come punto all'ordine del giorno in Consiglio – la consapevolezza del grande ruolo che l'Europa può avere e che dovrà avere nelle prossime settimane, nei prossimi mesi e probabilmente nei prossimi anni per attuare l'impegnativo Accordo di Parigi sul clima. Lo dico perché ritengo quell'Accordo un passaggio di portata davvero rilevante. 
L'Italia ha concorso e contribuito da protagonista a quell'Accordo. Lo ha fatto con i propri diplomatici, ma l'ha fatto anche – lasciatemelo dire – con le proprie aziende: è una cosa di cui dobbiamo essere fieri e orgogliosi. Non soltanto la politica, non soltanto la diplomazia, non soltanto l'associazionismo hanno lavorato perché in nome della sostenibilità si arrivasse ad un accordo vero: ma anche le aziende, e in particolar modo le aziende che lavorano nei settori energetici, sono state in prima fila a indicare la strada di un accordo. 
Dunque un Consiglio europeo che si annuncia importante e impegnativo. A mio giudizio dobbiamo fare uno sforzo, anche a livello europeo, per evitare toni superficiali. Ho letto il giorno dopo gli attentati: chiudiamo Schengen ! Qualcuno potrebbe dire: per far che ? Per tenerli chiusi dentro ? Perché coloro i quali sono stati considerati gli attentatori avevano un passaporto anche europeo.  La chiusura di Schengen a che cosa serve ? A dare in pasto all'opinione pubblica un elemento di tranquillità psicologica, o ad affrontare i problemi ? Io credo che se vogliamo affrontare i problemi dobbiamo andare in serietà, alla radice: e affrontare i problemi in serietà alla radice significa prendere atto che ci dev'essere un'alternativa al nichilismo. L'alternativa al nichilismo che porta generazioni di giovani a farsi saltare in aria di fronte a un ristorante, dentro un teatro, durante un concerto, fuori da uno stadio non può venire soltanto dalla politica: viene dalla risposta del senso di vita che ciascuno di noi può avere, ponendosi degli interrogativi e dandosi delle risposte. Ma la politica può agevolare questo valorizzando ciò che di più prezioso noi abbiamo: l'educazione, la cultura, il senso del bello. 
È questo il motivo per cui credo che l'Italia debba vivere da protagonista la fase che si apre: non semplicemente perché va a salvare vite umane dappertutto, e pure è una cosa enorme; non soltanto perché va ad evitare uno dei più grandi disastri ambientali che potrebbe crearsi nella zona terribile del Medioriente; non soltanto perché lavora giorno dopo giorno per trovare una soluzione in Libia; ma anche perché prova a risvegliare la vera domanda di senso su che cosa significhi oggi essere cittadini europei. Che non può essere inseguire un limite e un regolamento, ma dev'essere innanzitutto dare una risposta forte alle grandi domande del nostro tempo.