Grazie Presidente, io vorrei iniziare a partire da queste ultime strumentali polemiche che arrivano da una parte dall'opposizione e che abbiamo già ascoltato in quest'Aula. Si può dire tutto del nostro Governo, si può dire tutto dell'Italia, ma non si può dire che l'Italia non ha fatto nulla per cambiare l'approccio dell'immigrazione in Europa. Se oggi non si parla più di tragedie nel Mediterraneo, a Lampedusa e nel mare più vicino a noi, è grazie a questo Paese, è grazie al popolo italiano, è grazie alla nostra Marina militare se vengono salvate ancora oggi migliaia di vite umane, in questo Mediterraneo. È grazie a questo Governo e all'Italia se per la prima volta i Paesi europei sono insieme a noi per salvare le vite di migliaia di profughi e dei richiedenti asilo nel Mediterraneo, cosa che purtroppo non accade nell'altro lato del comune Mare Nostrum. Allora, per favore, possiamo discutere, dibattere di quello che c’è da fare, ma non possiamo negare questa evidenza e questa realtà che non è patrimonio né del Partito Democratico né di questo Governo, è patrimonio del nostro Paese, della civiltà del nostro Paese.
E quindi richiamo e sottolineo anche quello che diceva prima il Presidente del Consiglio, con cui concordiamo; per favore, su temi così importanti cerchiamo di essere uniti, quando si tratta di valori, valori che riguardano le vite umane, valori che riguardano la salvaguardia di migliaia di persone e riconosciamo quella che è la realtà, che è patrimonio oggi di tutti noi. L'Italia può guardare a testa alta verso un'Europa che purtroppo, invece, si è chiusa dietro i muri, si è chiusa dietro i recinti; un'Europa che si sta chiudendo dietro le regole di Schengen, si chiude in modo strumentale dietro, appunto, alla normativa di Dublino.
Noi siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo, con tutti i limiti e tutte le difficoltà, e credo che anche al prossimo Consiglio europeo il Governo italiano, l'Italia andrà a testa alta per cercare di portare un po’ più di civiltà e di umanità nei confronti del dibattito europeo e di una condizione dei Paesi europei che purtroppo rischia di segnare un punto nero nella storia della nostra comune civiltà. Le scene che noi vediamo nei Balcani, che vediamo appunto in Grecia, sono scene indegne non solo per un Paese europeo, sono scene indegne per la nostra comune civiltà europea. E allora se l'Europa ha un senso oggi, è l'Europa che deve appunto ritornare a uno spirito davvero di civiltà, a uno spirito di umanità, a uno spirito che la faccia ragionare su come riuscire a risolvere oggi questa crisi difficile, complicata, che nessun Paese da solo può risolvere. Ma come poterla risolvere tutti insieme ?
Innanzitutto risolvendo i problemi alla radice: risolvendo i conflitti, il conflitto siriano attraverso un'iniziativa politica europea che riesca a tornare protagonista in quell'area. Che ritorni appunto ad essere protagonista in Libia, come l'Italia sta cercando di fare in modo ostinato, per evitare nuove guerre e arrivare ad una soluzione unitaria e pacifica in questo Paese prossimo a noi. Che torni ad intervenire in modo unitario con la cooperazione internazionale e il co-sviluppo in Africa; e anche questo è un elemento che sta caratterizzando la nostra politica internazionale, con le diverse visite che il Governo italiano ha fatto grazie ad una legge sulla cooperazione che è stata ricordata, ma grazie anche alla straordinaria presenza della società civile e delle ONG italiane in tanti di questi Paesi prossimi a noi.
Noi chiediamo allora proprio questo: che l'Europa inizi a pensare alla politica internazionale, mediterranea come una politica domestica, perché di questo oggi si tratta. Non è politica estera o internazionale, ma è politica interna, pienamente interna, che riguarda alla soluzione delle crisi politiche, delle guerre civili, come sta avvenendo purtroppo in Siria e in Iraq, ma riguarda anche la drammatica sfida del terrorismo di matrice jihadista, di Daesh: che non è solo evidentemente un rischio da affrontare a livello esterno, con il contrasto grazie all'impegno militare, all’intelligence, ma anche attraverso un lavoro di prevenzione, di collaborazione, di cooperazione con i nostri Paesi vicini; aiutando innanzitutto un Paese come la Tunisia, che in questo momento ci chiede supporto e sostegno.
Questa è, allora, l'Europa che dobbiamo volere tutti insieme: un'Europa che inizia a guardare al fenomeno dell'immigrazione e ai rischi del terrorismo come a due elementi che non possono solo essere affrontati con normative nazionali, con logiche autoctone, ma che finalmente divengano davvero politiche europee proiettate all'esterno, ma soprattutto proiettate anche all'interno.
E su questo ultimo punto, quello della minaccia del terrorismo, purtroppo gli attacchi di Parigi ci insegnano che non dipende dall'immigrazione: lo dico ai colleghi dalla Lega che molte volte intorbidano in modo scientifico le acque, volendo confondere tra il terrorismo e l'immigrazione. Oggi la minaccia del terrorismo purtroppo è una minaccia anche endogena, autoctona, che riguarda le nuove generazioni europee.
E allora per affrontare e fronteggiare questa sfida non basterà solo la lotta attraverso la forza militare o la forza delle polizie: servirà una lotta culturale, per combattere quella che è un'ideologia che innanzitutto si propone di essere egemone culturalmente nei Paesi di origine, ma anche in Europa. Dobbiamo allora rafforzare una politica di prevenzione culturale, stringendo un'alleanza con i protagonisti di quelle comunità, ma soprattutto cercando davvero di trovare una strategia europea, la quale riveda anche gli errori del passato sui temi per esempio dei modelli di integrazione: cosa non ha funzionato in questi anni nelle strategie di integrazione di molti Paesi europei. Su questo crediamo che l'Europa debba oggi riflettere !
E allora, signora Presidente, dico che noi siamo davvero convinti di essere dalla giusta parte in questa discussione europea, ma crediamo che il modello, l'esempio, la buona volontà di un Paese come l'Italia non possono bastare per affrontare da soli queste enormi sfide globali e mediterranee. Pieno sostegno, quindi, all'iniziativa del Governo, del Presidente del Consiglio, ma contemporaneamente un appello alle opposizioni a diventare un po’ più responsabili nell'interesse nazionale, nell'interesse europeo; e contemporaneamente un appello davvero alle istituzioni europee, affinché diventino coerenti con i loro valori.
Data:
Mercoledì, 17 Febbraio, 2016
Nome:
Khalid Chaouki