Grazie Presidente, Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, mai come adesso c’è bisogno di Europa.
Di un'Europa capace di dare risposte forti e coraggiose, risposte europee ai problemi che ci sono, intorno a noi, ma anche all'interno dell'Europa.
Sono problemi che non si possono affrontare guardando al proprio ombelico: la gestione di migliaia di profughi; il pericolo terrorismo; il conflitto medio-orientale, la crisi economico monetaria.
Problemi che nessun paese può essere in grado di affrontare da solo, ricorrendo a politiche meramente nazionalistiche (anche se alcuni si illudono che sia possibile).
La verità è che abbiamo bisogno di Europa.
Un'Europa che sappia superare gli steccati particolaristici dei singoli Stati e riesca a mettere in campo una politica europea efficace, in grado di risolvere i grandi problemi internazionali che ci assillano.
Però mai come adesso l'Europa è fragile.
Mai come adesso l'Europa viene messa in discussione, e sembra essere sul punto di implodere.
Ben sette paesi (Norvegia, Svezia, Danimarca, Austria, Germania, Ungheria e Francia), sia pure in via temporanea, hanno reintrodotto controlli alle frontiere, mettendo così in discussione il principio fondativo dell'Unione Europea: quello della libera circolazione, probabilmente il risultato più significativo delle politiche europee degli ultimi decenni.
E alcuni di questi paesi si spingono ad ipotizzare un'ulteriore interruzione del trattato di Schengen per altri due anni. È notizia di queste ore l'intenzione dell'Austria di controllare in modo ancora più severo le frontiere con l'Italia.
Intanto la Gran Bretagna, si appresta ad organizzare un referendum popolare con cui legittimare l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa.
Insomma l'Europa viene messa in discussione.
Ma noi non lasciamo che l'Europa si sgretoli e che prevalgano gli egoismi nazionali.
E rincresce che esponenti dell'opposizione come il collega Scotto, davanti a momenti così complicati e decisivi per il futuro dell'Europa, preferiscano sottrarsi al confronto e buttarla in caciara.
Cosa che fanno pure i colleghi dei 5 stelle, probabilmente per cercare di ingarbugliare le carte sulle loro responsabilità al Senato sulla Legge Cirinnà.
C’è bisogno di un nuovo impulso per l'Europa per perfezionare quei processi di integrazione europea che aiutino ad uscire dalla crisi, e a promuovere una nuova fase.
Ed è una grande cosa che l'Italia – la nazione, che è stata la culla dell'Europa – non resti in una posizione subalterna (come è successo troppo a lungo nel recente passato), ma che al contrario, proprio in questa situazione complicata si muova come una nazione di respiro internazionale, come una nazione garante dei grandi valori europei, e al tempo stesso anche come una nazione moderna, sicura di sé, che stimola l'Europa a compiere i cambiamenti necessari.
Questo è possibile – e va sottolineato – perché l'Italia, a soli due anni dall'inizio di questo Governo, si presenta oggi come una nazione che si sta rinnovando profondamente.
Una nazione in grado di compiere grandi riforme – la riforma del lavoro, la riforma della scuola, la riforma della giustizia, la riforma della pubblica amministrazione, la riforma costituzionale – tutte riforme che rendono il paese più solido, più forte e per questo più rispettato anche sul piano europeo.
Solo così, in veste di un paese fortemente rispettato ed autorevole, sì è in grado di esercitare pressioni per quel rinnovamento di cui c’è bisogno, in Europa.
Lo stato attuale dell'Unione Europea fa vedere quanto ci sia bisogno di un cambio di passo.
Il fatto che per anni, a Bruxelles, tutto sia ruotato intorno all'asse franco-tedesco non ha fatto bene all'Europa. C’è bisogno di un'Europa forte, multipolare.
Ed è significativo che l'Italia inizi a farsi sentire per spingere l'Europa in questa direzione, l'Italia, da due anni a questa parte, si sta muovendo con un'energica azione di impulso, a tratti anche scuotendo l'Unione Europea, pur di mettere in discussione automatismi che sembravano diventati irremovibili.
È notevole, ad esempio, che l'Italia sia riuscita a scardinare quello che per anni a Bruxelles è stato un dogma delle politiche economiche: il principio della stabilità basata esclusivamente sull'austerità.
Grazie all'insistenza dell'Italia oggi finalmente l'Europa inizia a rendersi conto che quello della crescita non è un problema soltanto italiano.
La crescita, la SCARSA crescita è un problema europeo.
L'Intera Europa ha bisogno di un rilancio, prima di tutto economico.
Allora il tema non è tanto l'austerità, quanto piuttosto se siamo in grado di prevedere un grande piano di investimenti, per la crescita, che ci consenta di creare occupazione e di fare ripartire l'economia.
Perché solo attraverso la crescita saremo in grado di garantire stabilità.
Ecco che l'Italia ha ragione a continuare ad insistere sulle richieste di flessibilità di bilancio, anche attraverso formule innovative. Non è un ottuso egoismo.
È un modo come un altro per ribadire come ci prema rispettare le regole comuni poste da Bruxelles, ma al tempo stesso ci preme anche non venire meno ai valori di solidarietà che secondo noi devono continuare a caratterizzare l'Europa e soprattutto ci preme creare le condizioni per una ripresa economica. Perché solo attraverso la crescita saremo in grado di garantire stabilità.
Ecco perché è molto opportuno che l'Italia continui a chiedere lo stralcio dei costi sostenuti per fronteggiare l'emergenza migratoria, oggi e negli anni passati, ottenendo non necessariamente rimborsi economici, quanto piuttosto una riduzione del debito pubblico.
Insistere in questa richiesta significa, anche da parte nostra, ribadire l'importanza del rispetto delle regole europee, nella fattispecie il Fiscal compact (che prevede che quei paesi il cui debito è maggiore del 60 per cento del Pil, devono ridurre il debito dello 0,5 per cento l'anno), sottolineando però che non si può prescindere dal principio di solidarietà e dal salvataggio di vite umane.
Allo stesso modo è più che opportuno che l'Italia insista per il perfezionamento di una Unione economico e monetaria che includa anche un sistema europeo di garanzia sui depositi bancari. È un risultato di grande rilievo anche il fatto che l'Italia nell'ultimo anno sia riuscita a fare sì che l'Immigrazione sia diventata una grande questione europea, dopo che per anni era stata del tutto ignorata.
Adesso È necessario insistere per la concreta realizzazione dell'Agenda europea sull'immigrazione. Perché molti dei punti pattuiti nel 2015 a livello europeo continuano a restare scandalosamente lettera morta:
Penso: ai ricollocamenti dei profughi; alla modifica del trattato di Dublino; alla predisposizione di hotspots, con l'effettiva registrazione dei profughi; ai rimpatri dei non aventi diritto all'asilo; a un potenziamento dell'Agenzia Frontex per un maggiore controllo delle frontiere esterne; alla realizzazione di una Procura Europea che si occupi anche di contrasto alla tratta e al terrorismo.
Detto in termini più estesi, bisogna: realizzare i ricollocamenti dei migranti all'interno della stessa Unione Europea (dei 160.000 preannunciati ne sono stati ricollocati soltanto 279). Vanno introdotti dei meccanismi in virtù dei quali quei paesi che si sottraggono all'accoglienza non ricevono più risorse europee. Vanno Modificati gli accordi di Dublino. Deve decadere l'obbligo di richiedere il diritto di asilo solamente nel paese di primo approdo. E va introdotto un diritto d asilo europeo che garantisca: un sistema centralizzato di gestione europea delle domande di asilo; l'introduzione di standard e di procedure di protezione comuni europee; il riconoscimento reciproco delle decisioni di concessione di asilo; vanno resi effettivamente operativi gli hotspots e la registrazione di tutti i migranti, anche alla luce dei crescenti pericoli legati all'ingresso di terroristi islamici in Europa; va ripresa anche l'idea di offrire informazioni e servizi già nelle stesse regioni di crisi. Per esempio, creando degli hotspots nei campi per i rifugiati in Turchia, in Giordania, nel Sudan, evitando così che famiglie, donne e uomini mettano a rischio la proprio vita, mettendosi in viaggio e dando il patrimonio della famiglia a scafisti della criminalità organizzata.
Per quelli che nonostante tutto si mettono in moto e arrivano in Europa, ma non hanno diritto a nessun titolo di soggiorno va imposto il rimpatrio. Un rimpatrio che diventi sempre più europeo, attraverso il coinvolgimento ed il rafforzamento della Agenzia europea Frontex. Agenzia chiamata anche a difendere in modo più accurato le frontiere esterne dell'Unione Europea, attraverso il potenziamento di forze dell'ordine europee.
Va accelerata la creazione di una Procura Europea, non solo contro truffe a danno dell'amministrazione ma anche come unità speciale contro la criminalità organizzata ed il terrorismo).
Ma soprattutto credo che sia importante continuare a ribadire che Schengen non può essere messa in discussione è molto positivo che l'Italia si sia espressa sin dall'inizio a favore del mantenimento della libera circolazione.
Dobbiamo dirlo anche ai quattro paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) che in questi giorni si sono riuniti ed hanno dichiarato di voler chiudere le frontiere fra la Grecia da un lato e la Macedonia e la Bulgaria dall'altro.
Dobbiamo dire loro che questa è una politica contro l'unità europea, una politica che cerca di scaricare il problema dei rifugiati esclusivamente sui Paesi mediterranei. È una politica che ferisce i valori europei più profondi e proprio per questo è del tutto inaccettabile.
Non esiste che alcuni Paesi, magari proprio quelli che hanno approfittato in modo massiccio di finanziamenti europei, si rifiutino di accogliere le quote di migranti assegnate a livello europeo e al contempo cerchino di chiudere una determinata rotta dei profughi sperando che gli scafisti ne individuino un'altra. Vanno introdotti a nostro parere dei meccanismi in virtù dei quali quei paesi che si sottraggono all'accoglienza non ricevano più risorse europee. Perché il problema non può essere risolto scaricandolo su altri paesi. Il problema va risolto alla radice – e la soluzione non può essere nazionale, può essere solo europea.
In questa ottica vanno messe in campo tutte le iniziative diplomatiche possibili per risolvere il conflitto siriano.
Contemporaneamente l'Europa deve tener conto della situazione in Nord Africa e delle rotte di rifugiati che arrivano da questo continente, colpite da tantissimi conflitti, guerre civili e altre crisi. In particolare va prodigato ogni sforzo per evitare una escalation nella sempre complicatissima situazione libica.
La Siria per l'Europa è un conflitto alle soglie di casa – ma questo vale ancora di più per la situazione in Libia, situazione che va affrontata con altrettanto impegno e attenzione.
È molto positivo che l'Italia, nel corso dell'ultimo vertice italo tedesco, tenutosi a Berlino a fine gennaio, abbia indotto la Germania a finanziare in modo congiunto la formazione di forze di sicurezza libiche, finalizzate a contrastare i traffici di migranti in partenza per l'Europa.
È un passo nella giusta direzione per una politica che affronti le sfide all'insegna di una responsabilità comune, europea.
L'Europa va sensibilizzata anche rispetto allo stanziamento di ingenti risorse per la Libia, in modo analogo a quanto già previsto per la Turchia (3 miliardi di euro), al fine di migliorare la situazione nei campi profughi lì presenti e contenere la partenza di massicce ondate migratorie con il ritorno della bella stagione.
Per quanto riguarda invece il rischio Brexit, signor Presidente, è sicuramente molto positivo il fatto che anche l'Italia si impegni a compiere ogni sforzo volto a scongiurare l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa.
La Gran Bretagna è una forza mondiale importante ed è opportuno che rimanga al tavolo europeo.
Al tempo stesso però Non posso che esprimere una preoccupazione in merito a quei compromessi che si andranno a pattuire, sia per quanto riguarda la cancellazione di misure di welfare per i cittadini comunitari lì residenti, sia per quanto riguarda la limitazione della libertà di circolazione.
Compromessi che oltre ad essere contestabili nel merito, potrebbero rappresentare un inopportuno precedente nel metodo.
Perché ciascun singolo paese in futuro potrebbe sentirsi legittimato, alla stregua della Gran Bretagna di oggi, ad avanzare inaccettabili pretese di favoritismi, in contrasto con gli accordi pattuiti a livello europeo.
Allora Presidente.. E mi avvio alle conclusioni.
Il 2016 e l'anno delle grandi sfide per l'Europa. L'Europa ha davanti due alternative: o affonda nelle beghe dei gretti egoismi nazionali, oppure promuove un nuovo inizio, per un migliore futuro insieme.
Ecco che fa piacere sapere che dall'Italia sta venendo un contributo importante per ripartire insieme in Europa, per lavorare a quella Europa – Comunità di cui parlava il Presidente Renzi nel suo intervento, un'Europa più forte, un'Europa multipolare, un'Europa capace di affrontare le grandi sfide che ci troviamo davanti. Grazie tante Presidente.
Dichiarazione di voto
Data:
Mercoledì, 17 Febbraio, 2016
Nome:
Laura Garavini