Discussione generale
Data: 
Mercoledì, 16 Marzo, 2016
Nome: 
Marina Berlinghieri

 Gentile Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, come lei ha ben sottolineato, ci ritroviamo oggi per l'ennesimo dibattito sul Consiglio europeo. La sensazione di un déjà vu è molto forte e mi sembra pienamente fondata la sua affermazione per cui la convocazione di continui Consigli europei è un segnale, l'ennesimo purtroppo, della debolezza dell'Unione europea e della sua incapacità di gestire, con le dovute tempestività ed efficacia, i problemi che si pongono. Si tratta di problemi che spesso trovano origine al di fuori dell'Unione europea, ma che colpevolmente l'Unione europea non riesce ad affrontare nel modo migliore. I continui rinvii, la mancanza di una visione comune e condivisa, la non attuazione delle decisioni prese finiscono, così, per aggravare le difficoltà. 
Oggi le istituzioni europee e i Paesi membri, compresi quelli più solidi, a partire dalla Germania, appaiono angosciati per la difficoltà di gestire il problema della crescita continua dell'emergenza migratoria, alla difficile ricerca di una soluzione accettabile e sostenibile, che tenga insieme l'esigenza di contenere gli arrivi e quella di non negare aiuto umanitario, accoglienza e riconoscimento dello status di rifugiati a chi ne ha diritto. 
Eppure, non ci troveremmo in questa situazione, con alcuni Paesi membri che unilateralmente decidono di chiudere le frontiere interne, se l'Unione europea non avesse tardato tanto a recepire le sollecitazioni italiane perché un'iniziativa comune subentrasse a Mare Nostrum, per un controllo delle frontiere marittime che garantisse anche il salvataggio in mare dei profughi. Così come non ci troveremmo ora a dover constatare che, di fatto, non ha trovato attuazione il programma di riallocazione che avrebbe dovuto alleviare, sia pure soltanto parzialmente, gli oneri che gravano sui Paesi più esposti, a cominciare dalla Grecia e dall'Italia, in coerenza con il principio della solidarietà, che, in base ai trattati, dovrebbe informare la politica europea in materia di asilo e immigrazione. 
L'emergenza migranti preoccupa anche per i costi finanziari che essa comporta. Eppure, abbiamo dovuto constatare che soltanto dopo ripetute richieste, la Commissione europea ha convenuto che le maggiori spese che i Paesi più esposti devono sopportare non sono computate nei saldi di finanza pubblica. Più in generale, l'afflusso massiccio di migranti preoccupa e allarma i cittadini europei e alimenta i movimenti xenofobi e populisti, perché si verifica in una fase in cui le economie europee, con poche eccezioni, continuano a registrare enormi difficoltà a superare le drammatica crisi economico-finanziaria che è iniziata nel 2008 e si è protratta fino a tutto il 2013. Se l'Europa crescesse di più, la crisi migratoria peserebbe meno sia sotto il profilo finanziario che dal punto di vista dei timori e delle ansie che suscita nei cittadini dei Paesi membri. 
Eppure, dobbiamo registrare la situazione paradossale per cui le istituzioni europee continuano a reagire con scetticismo alle richieste italiane perché si riorientino le politiche europee verso la crescita della domanda interna, in primo luogo attraverso un rilancio degli investimenti. Infatti, economie mature, come sono quelle europee, non possono fondare le loro prospettive di sviluppo soltanto sulle esportazioni. Senza una crescita della domanda interna, il tasso di inflazione non tornerà ai livelli fisiologici che il Presidente della BCE spera di conseguire e l'Europa resterà destinata ad una triste e prolungata fase deflazionistica, mentre non si esclude all'orizzonte una nuova crisi, che metterebbe ancora più in difficoltà il nostro continente, che non ha ancora recuperato il terreno perso in questi anni, a differenza degli Stati Uniti. 
Invece, le istituzioni europee continuano ad insistere su ricette che erano state concepite in un contesto molto diverso da quello attuale, quando il tasso di crescita delle economie europee era ben più alto di quello attuale, così come il tasso di inflazione. Bene ha fatto e sta facendo, quindi, il Governo italiano ad offrire, con uno spirito positivo e propositivo, alla discussione all'interno dell'Unione europea tanti argomenti per un rilancio dell'Europa, che non deve passare per affermazioni solenni e pronunciamenti retorici, ma che richiede interventi puntuali e mirati. La politica può dimostrare la sua utilità quando riesce a modificare paradigmi e ricette, se necessario, superando la rigida e, alla fine, poco intelligente applicazione meccanica di regole che non sono più valide. 

Insomma, dobbiamo uscire al più presto da questa trappola soffocante per cui l'Europa tarda a capire la portata degli eventi che accadono e, soprattutto, tarda ad aggiornare le sue politiche con quella flessibilità che è necessaria in presenza di scenari in rapidissima evoluzione e spesso in rapido deterioramento, come sono quelli in cui siamo chiamati a muoverci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).