Signora Presidente, onorevoli deputati, la mia non è una replica, ma soltanto una considerazione, una puntualizzazione. Ci sono stati quindici interventi, il tono è stato quasi sempre molto civile e attento ad affrontare i temi veri, reali. Siamo consapevoli che la sfida nella quale ci troviamo non è una sfida che può essere risolta semplicemente con qualche frase ad effetto. Chi viene qui a dire: «Dovreste fare così; dovreste fare cosà» non si rende conto della complessità delle regole delle istituzioni europee, alle quali, pure tutti noi, abbiamo dato un contributo.
Chi oggi dice «qui c’è una maggioranza», lo dico con affetto all'onorevole Scotto, «per cambiare un articolo della Costituzione», non si rende conto che non c’è una maggioranza nel Parlamento europeo per cambiare una politica economica se non c’è un'iniziativa politica e forse l'onorevole Scotto e il suo gruppo dovrebbero riflettere sul fatto che a quella riunione che egli ha avuto la bontà di indicare come importante – io condivido questo giudizio – partecipava anche il Premier greco che pure si era presentato alle elezioni europee con una proposta alternativa. Ma il fatto che la casa dei socialisti e dei democratici europei si apra all'esperienza di Alexis Tsipras sicuramente deve far riflettere noi ma credo debba anche far riflettere chi, talvolta in nome di un massimalismo ideologico, non riesce a cogliere la concretezza del riformismo possibile. È un tema naturalmente che possiamo affrontare e affronteremo per i prossimi anni.
Ci sono due punti che vorrei evidenziare prima di chiudere, dopo aver evidenziato con piacere che quei gruppi che oggi ci hanno spiegato che i flussi non sono bloccabili e sono inarrestabili evidentemente hanno preso le distanze dalle posizioni filo-Orban che qualche autorevole loro leaderaveva avuto in qualche trasmissione televisiva fino a pochi mesi fa. Ricordo oggi di aver sentito delle parole dall'onorevole Brescia, pronunciate in italiano, che hanno un riferimento molto chiaro alla politica che evidentemente rappresenta la linea del MoVimento 5 Stelle sui rifugiati e di cui mi compiaccio. Siamo in presenza di un fatto epocale: diverse erano state le parole di elogio al leaderungherese pronunciate non più di qualche settimana fa da un altro autorevole esponente portavoce e cittadino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia). Vengo, dicevo, ai due punti che mi sembrano importanti e lascio stare la parte di retorica che viene scritta dagli interventi di chi costantemente deve far riferimento al sistema dell'accoglienza italiano. Se c’è qualcosa che non va, si cambia; se c’è qualcuno che ruba, si persegue; se c’è qualcuno che commette un furto, si manda in galera quello ma non si spara sul mucchio, altrimenti potremmo chiederci in modo molto superficiale e provocatorio come si traduce in inglese la parola «armadietto di una palestra» e dare la responsabilità a tutta una comunità politica che invece non c'entra niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).
È quindi del tutto logico e naturale che, se ci sono responsabilità su quel modello di immigrazione, che è nato con il Ministro Maroni in questo Paese non con il Ministro Alfano – che è nato con il Ministro Maroni, ripeto, cari amici della Lega – dobbiamo, tutti insieme nessuno escluso, andare a combattere perché i criminali vadano in carcere e gli innocenti facciano politica sapendo che non ci sono generalizzazioni possibili se non per chi è superficiale e per chi rifiuta la realtà(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia). Dicevo e concludo i due punti politici che penso sia assolutamente importante evidenziare. Il primo sull'immigrazione – lo dico all'onorevole Ravetto – qualcosa è cambiato in questo biennio e lei lo sa nella sua veste di presidente del Comitato Schengen. Qualcosa è cambiato per me non a sufficienza ma qualcosa è cambiato perché l'Italia ha vinto una battaglia culturale. Infatti se vi andate a riguardare ciò che voi dicevate in quest'Aula, oltre a ciò che dicevamo noi, preparando i Consigli europei dei mesi scorsi, potete trovare le vostre frasi: l'immigrazione è un problema che viene lasciato alla sola Italia, l'Europa non se ne cura, l'Europa non si occupa di tutto ciò. Oggi il dato di fatto, che non è la risoluzione del problema ma che è oggettivo, è che la nostra posizione dal primo giorno dopo il terribile evento dell'aprile 2015 nel nostro mare, vale a dire che sia l'Europa a costruire una risposta organica, è un punto di vista che è unanimemente accettato all'interno delle istituzioni europee. Allora nel mese di aprile del 2015 c'eravamo soltanto noi e Malta, nessun altro condivideva questo principio. Basta guardare i giornali e chi a vari livelli partecipava ai Consigli ricorda la faccia dei colleghi europei: il Consiglio straordinario di aprile che non voleva andare oltre una generica mozione di solidarietà agli italiani e soprattutto alle famiglie delle vittime; il Consiglio europeo di giugno che terminò con una discussione alle tre di notte (ormai è diventata un'abitudine ai Consigli europei) ma semplicemente per ammettere il principio che non poteva essere soltanto lo Stato di approdo lo Stato in grado di dare una risposta al tema dei profughi e non eravamo moltissimi anche allora. Inoltre ciò che è accaduto nell'estate 2015 con alcuni Paesi importanti che hanno cambiato posizione. Certo, poi ci sono molti problemi aperti perché – l'ho detto in introduzione – se le decisioni che prendiamo non vengono poi implementate e concluse, è evidente che la discussione corre il rischio di creare quella vanificazione della politica e quella frustrazione che forse costituisce uno degli elementi della rabbia, come è stato credo giustamente sottolineato ed evidenziato, che è un fenomeno propriamente democratico che va rispettato per quello che è.
Ma il punto chiave è che sull'immigrazione l'Europa ha cambiato direzione: tale cambio di direzione non si è tradotto in risultati ancora apprezzabili ma il cambio di posizione è derivato da un'iniziativa italiana che ha visto non soltanto i partiti della maggioranza – lo voglio riconoscere – ma anche altre forze politiche – non tutte quelle presenti in quest'Aula – ma che ha visto altre forze politiche, coerentemente con i rispettivi approcci che abbiamo anche in sede europea, lavorare insieme. Mi piacerebbe tanto che, sulle tematiche legate all'Europa, l'Italia e gli italiani potessero sentire la voce comune e condivisa almeno sulle questioni fondamentali e non sentire, quando qualcuno è intervenuto per chiudere il semestre europeo non soltanto il sottoscritto ma anche altri membri del Governo, da alcuni parlamentari europei italiani soltanto a beneficio delle telecamere urlare ritmata la parola «mafia, mafia, mafia» semplicemente per poter dare un ulteriore elemento di pregiudizio contro l'Italia e contro ciò che noi siamo perché l'obiettivo era quello di gettare fango sul nostro Paese e non di risolvere i problemi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia). E gli italiani su questo sono decisamente più avanti della politica perché sanno perfettamente che, quando uno va a rappresentarli in Europa, chiunque sia – oggi tocca a noi domani toccherà ad altri – chiunque sia dovrebbe rappresentare questo grande Paese. Allora sull'immigrazione è cambiato qualcosa o no ? La direzione, sì. Si è evitato o no il rischio che Schengen saltasse ? Per il momento sì. Può bastare questo ? No, ma proprio per questo noi lavoriamo con ancora più determinazione. Ma proprio per questo noi pensiamo che la superficialità e la demagogia abbiano le gambe corte.
Secondo punto l'economia: noi viviamo una stagione di deflazione che è impressionante. La risposta che ha dato la Banca centrale europea merita tutto il nostro sostegno e il nostro appoggio e tuttavia, mentre diciamo questo, dobbiamo riconoscerci reciprocamente che non può bastare soltanto uno stimolo di natura monetaria. Non basta, non è sufficiente, non importa aver letto centinaia di manuali di economia per capire che la politica della Banca centrale europea è molto utile ma non è sufficiente a far ripartire non soltanto i consumi, il prezzo, l'inflazione, non è sufficiente a far recuperare competitività al sistema europeo. E allora ci sono due questioni che sono l'ABC. Primo, mettere più soldi nelle tasche abbassando le tasse. Ora – mi fa piacere che l'onorevole Bianconi e l'onorevole Palese esprimano in un sussulto il loro entusiasmo: li aspetto magnificare con un comunicato stampa gli 80 euro e poi sarò felice di unirmi a loro nell'elemento di elogio (Commenti del deputato Bianconi) – il punto centrale però qual è ?
È che per abbassare le tasse in un momento nel quale stai facendo una revisione della spesa che, piaccia o non piaccia, ha toccato quota 25 miliardi di euro, e ci sono in questo consesso polemiche per il fatto che vi sono troppi tagli, per il fatto che ci sono spese sbagliate, tagliate e compagnia bella, in questa cornice e in questo contesto, se tu vuoi abbassare la pressione fiscale, devi dare quegli elementi di flessibilità che portano a fare un'operazione sulla pressione fiscale eventualmente anche in deficit, ma senza superare i limiti del deficit, tant’è vero che negli ultimi dieci anni questo del 2016 è stato l'anno con il deficit più basso per quello che riguarda il nostro Paese. Eppure che cos’è accaduto ? È stata tolta la tassa sulla prima casa, eppure si è fatta l'operazione degli 80 euro, eppure si son fatti gli incentivi che sono, lo dico per chi continua a dirlo, non è il Jobs Act ma sono gli incentivi fiscali ad aver creato occupazione, vorrei svelarvi un segreto: gli incentivi fiscali li ha fatti questa maggioranza come secondo pilastro del Jobs Act, c’è una parte normativa e una parte fiscale. Se quelli fatti dal Governo precedente non hanno funzionato e questi sì, fatevi qualche domanda e datevi qualche risposta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Ma il punto chiave è che le operazioni fiscali che abbiamo fatto, gli incentivi fiscali, la riduzione dell'IRAP sul costo del lavoro, l'IMU prima casa, gli 80 euro vanno esattamente nella direzione di mettere più soldi in tasca agli italiani. Basta ? No. Cosa occorre ? Investimenti. E se occorrono gli investimenti, diciamoci la verità per una volta fuori dalla camicia dell'appartenenza di parte, cos’è accaduto in Italia dal 2006, 2007, 2008, 2009 ad oggi ? C'erano 40 miliardi di investimenti pubblici. Poi possiamo discutere di quanto fossero corretti e meno corretti, quali avremmo dovuto cambiare e quali no, non entro nel merito adesso perché non è questa la sede. C'erano 40 miliardi di investimenti pubblici, sono diventati nel giro di un lustro 20 miliardi. Questa è la realtà dei fatti in Italia. Gli investimenti pubblici sono passati da 40 a 20 miliardi perché i Governi hanno tagliato innanzitutto sugli enti locali e gli enti locali comprensibilmente – facevo il sindaco, posso parlare con consapevolezza – essendo al bivio tra tagliare i servizi e tagliare magari un investimento, preferivano – dal punto di vista economico era un errore, dal punto di vista del consenso era comprensibile – tagliare un investimento a lunga scadenza che non tagliare un servizio, tagliare la ristrutturazione di un grande impianto stradale o di una bonifica anziché tagliare un asilo nido o i servizi sociali per gli anziani. Accanto a questo lo Stato ha delle complessità burocratiche per le quali le opere stanziate – penso al dissesto, penso alle bonifiche, penso alla banda larga – è stata troppo a lungo bloccata dalle pastoie burocratiche, a fronte di questo siamo passati da 40 a 20 miliardi. Allora, cosa sta accadendo ? E chiudo. Nella direzione di politica economica, l'Italia ha fatto l'agenda in Europa, in primo luogo ottenendo una flessibilità che in questo ramo del Parlamento e nell'altro ramo del Parlamento è stata talvolta criticata. Io so che chi ha votato il Fiscal compact era sicuramente in buona fede, ma so anche che se non si fosse fatta la misura della flessibilità, non vi sarebbero stati qualcosa come 16 miliardi da poter utilizzare per rilanciare la nostra economia(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Secondo punto, abbiamo fatto l'agenda dicendo che Juncker e gli investimenti devono essere la centralità dell'azione della politica europea, ma se noi per primi non facciamo l'opera di ristrutturazione e di riforma del nostro Stato per cui la pubblica amministrazione sia più semplice, per cui le pastoie burocratiche non siano più un problema, non saremo credibili. Ecco perché – ho finito – nella discussione di politica economica la lotta contro la deflazione non la fai soltanto con le meravigliose misure giuste e sacrosante della Banca centrale europea – sempre sia ringraziata(Commenti del deputato Bianconi), questo lo fa l'onorevole Bianconi – ma si fa anche attraverso una politica attiva: l'abbassamento della pressione fiscale, che non può che passare in un momento di spending anche non dall'aumento del deficit, perché il deficit con i Governi precedenti era al 3 e noi siamo sotto il 2,4, quindi è il deficit più basso, ma dalla migliore flessibilità rispetto agli stretti margini dati dall'Europa e contemporaneamente con un'operazione di infrastrutture e di investimenti. Vale per l'Italia, sono molto fiero, ne parlavo qualche minuto fa con alcuni deputati del territorio, dell'aggiudicazione del tunnel del Brennero, abbiamo lavorato sulla Salerno-Reggio Calabria, dobbiamo sbloccare la ionica, dobbiamo investire finalmente in tutta una serie di opere pubbliche, penso in Sicilia su tutte all'elenco di opere pubbliche che ANAS ha pronto, penso a tutto ciò che dobbiamo fare in Italia e contemporaneamente dobbiamo spiegare agli amici europei che se vogliamo davvero rimettere in moto questo Paese, la Germania e gli altri Paesi devono ridurre il lorosurplus commerciale, oggi al 7,6 in Germania. Se la Germania arrivasse ai limiti di legge...ai limiti europei, chiedo scusa, che sono il 6 per cento, sarebbe qualcosa come a naso 38-40 miliardi di euro di investimenti da fare in Germania. Vale per l'Olanda, vale per gli altri Paesi – dico qui queste cose perché le ho dette in Consiglio europeo con la franchezza che spero mi sia riconosciuta da tutti – e vale anche da parte nostra nel riuscire finalmente a rendere questa agenda – almeno dopo due anni questo ci sarà riconosciuto – non come un'agenda spot, sporadica, ma come un disegno organico che è iniziato due anni fa e che sta provando, cambiando l'Italia, a cambiare l'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia).